Contenuto
Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »Risultati della Ricerca »Risultati CIVR 2001-2003INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
Risultati CIVR 2001-2003
Il CIVR - Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca - è l'organo nato per monitorare la qualità della ricerca scientifica nel nostro Paese. Con esso si fa strada anche in Italia una "cultura della valutazione" come elemento essenziale della filiera della conoscenza: istruzione-università-ricerca. Il CIVR deve infatti giudicare i prodotti della ricerca, ovvero tutto ciò che è frutto della ricerca: articoli su riviste scientifiche, libri, atti di congressi, brevetti, mostre, opere d’arte.
I risultati di oltre 17mila prodotti della ricerca relativi al triennio 2001-2003, proposti da atenei, enti pubblici e istituzioni private, sono stati sottoposti a valutazione, con esiti positivi: il 30% ha ottenuto un giudizio "eccellente" mentre il 46% si è visto riconoscere un "buono".
L'Italia si uniforma agli altri Paesi dove già la valutazione della ricerca è un processo condiviso e partecipato, vissuto dai ricercatori come opportunità più che come rischio.
Grazie al prototipo avanzato di modello di valutazione impiegato, interamente telematico, gestito dal Cineca, si è avviata una verifica sullo stato della ricerca nazionale. Inoltre, dall'analisi dei risultati del rapporto messo a punto dal CIVR, emerge un livello medio molto buono di qualità del lavoro prodotto nelle istituzioni italiane.
Il CIVR ha esaminato gli esiti di ben 17.329 programmi di ricerca, proposti da 102 strutture (77 atenei, 12 enti pubblici di ricerca, 13 istituzioni private) alle quali fanno capo 64.028 ricercatori.
La valutazione è stata eseguita utilizzando il metodo internazionalmente condiviso del peer reviewing. I panel di valutatori hanno preso in considerazione qualità, rilevanza e originalità/innovatività dei lavori presentati, e il loro potenziale di competitività nel panorama internazionale.
I lavori che hanno partecipato alla verifica sono stati divisi nelle 20 aree disciplinari attivate: Scienze matematiche e informatiche, Scienze fisiche, Scienze chimiche, Scienze della terra, Scienze biologiche, Scienze mediche, Scienze agrarie e veterinarie, Ingegneria civile ed architettura, Ingegneria industriale e dell'informazione, Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artistiche, Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche, Scienze giuridiche, Scienze economiche e statistiche, Scienze politiche e sociali, Scienze e tecnologie per una società dell'informazione e della comunicazione, Scienze e tecnologie per la qualità e la sicurezza degli alimenti, Scienze e tecnologie dei nano/microsistemi, Scienze e tecnologie aerospaziali, Scienze e tecnologie per lo sviluppo e la governance sostenibili, Scienze e tecnologie per la valutazione e la valorizzazione dei beni culturali.
A giudicare i programmi, 151 Panelist e 6.661 esperti esterni.
I Panelist hanno provenienza eterogenea: 79 (cioè il 52%) proviene dall'Università; 37 (25%) da Istituzioni estere; 19 (12%) da Enti di ricerca italiani; 16 (11%) da Imprese italiane, estere, multinazionali. Lo stesso vale per i 6661 Esperti, di cui 3.930 (59%) appartengono a Università italiane; 1.465 (22%) a Istituzioni estere; 1.132 (17%) a Enti di ricerca italiani; 134 (2%) a Imprese italiane, estere, multinazionali.
Secondo un raggruppamento per Aree affini si contano 2.125 esperti in Scienze della vita, 2.017 nel settore scientifico, 993 in quello tecnologico, 833 nell'umanistico, 408 nel campo giuridico e socio-politico e 285 nell'economico. Si tratta evidentemente di una numerosa task force di addetti ai lavori, italiani e stranieri, che hanno dialogato tra loro, soprattutto per via telematica.
Ogni prodotto è stato valutato da almeno due esperti esterni (sconosciuti l'un l'altro) e dai componenti dei diversi Panel, che hanno seguito un metodo a più livelli di controllo. Sono state così elaborate le "classifiche di Area", che prevedono quattro gradi di giudizio: eccellente, buono, accettabile e limitato.
Sul totale delle ricerche valutate, il 30% ha ottenuto "eccellente", il 46% "buono", il 19% "accettabile" e il 5% è definito "limitato".
Il processo di valutazione ha avuto un costo di 3.550.000 euro, quindi una cifra assolutamente vantaggiosa rispetto agli altri Paesi (per esempio il Regno Unito che con il suo Research Assessment Exercise - RAE - sino a oggi è stato il punto di riferimento internazionale per la valutazione della ricerca ha una spesa di circa 15.250.000 euro).
I risultati di oltre 17mila prodotti della ricerca relativi al triennio 2001-2003, proposti da atenei, enti pubblici e istituzioni private, sono stati sottoposti a valutazione, con esiti positivi: il 30% ha ottenuto un giudizio "eccellente" mentre il 46% si è visto riconoscere un "buono".
L'Italia si uniforma agli altri Paesi dove già la valutazione della ricerca è un processo condiviso e partecipato, vissuto dai ricercatori come opportunità più che come rischio.
Grazie al prototipo avanzato di modello di valutazione impiegato, interamente telematico, gestito dal Cineca, si è avviata una verifica sullo stato della ricerca nazionale. Inoltre, dall'analisi dei risultati del rapporto messo a punto dal CIVR, emerge un livello medio molto buono di qualità del lavoro prodotto nelle istituzioni italiane.
Il CIVR ha esaminato gli esiti di ben 17.329 programmi di ricerca, proposti da 102 strutture (77 atenei, 12 enti pubblici di ricerca, 13 istituzioni private) alle quali fanno capo 64.028 ricercatori.
La valutazione è stata eseguita utilizzando il metodo internazionalmente condiviso del peer reviewing. I panel di valutatori hanno preso in considerazione qualità, rilevanza e originalità/innovatività dei lavori presentati, e il loro potenziale di competitività nel panorama internazionale.
I lavori che hanno partecipato alla verifica sono stati divisi nelle 20 aree disciplinari attivate: Scienze matematiche e informatiche, Scienze fisiche, Scienze chimiche, Scienze della terra, Scienze biologiche, Scienze mediche, Scienze agrarie e veterinarie, Ingegneria civile ed architettura, Ingegneria industriale e dell'informazione, Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artistiche, Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche, Scienze giuridiche, Scienze economiche e statistiche, Scienze politiche e sociali, Scienze e tecnologie per una società dell'informazione e della comunicazione, Scienze e tecnologie per la qualità e la sicurezza degli alimenti, Scienze e tecnologie dei nano/microsistemi, Scienze e tecnologie aerospaziali, Scienze e tecnologie per lo sviluppo e la governance sostenibili, Scienze e tecnologie per la valutazione e la valorizzazione dei beni culturali.
A giudicare i programmi, 151 Panelist e 6.661 esperti esterni.
I Panelist hanno provenienza eterogenea: 79 (cioè il 52%) proviene dall'Università; 37 (25%) da Istituzioni estere; 19 (12%) da Enti di ricerca italiani; 16 (11%) da Imprese italiane, estere, multinazionali. Lo stesso vale per i 6661 Esperti, di cui 3.930 (59%) appartengono a Università italiane; 1.465 (22%) a Istituzioni estere; 1.132 (17%) a Enti di ricerca italiani; 134 (2%) a Imprese italiane, estere, multinazionali.
Secondo un raggruppamento per Aree affini si contano 2.125 esperti in Scienze della vita, 2.017 nel settore scientifico, 993 in quello tecnologico, 833 nell'umanistico, 408 nel campo giuridico e socio-politico e 285 nell'economico. Si tratta evidentemente di una numerosa task force di addetti ai lavori, italiani e stranieri, che hanno dialogato tra loro, soprattutto per via telematica.
Ogni prodotto è stato valutato da almeno due esperti esterni (sconosciuti l'un l'altro) e dai componenti dei diversi Panel, che hanno seguito un metodo a più livelli di controllo. Sono state così elaborate le "classifiche di Area", che prevedono quattro gradi di giudizio: eccellente, buono, accettabile e limitato.
Sul totale delle ricerche valutate, il 30% ha ottenuto "eccellente", il 46% "buono", il 19% "accettabile" e il 5% è definito "limitato".
Il processo di valutazione ha avuto un costo di 3.550.000 euro, quindi una cifra assolutamente vantaggiosa rispetto agli altri Paesi (per esempio il Regno Unito che con il suo Research Assessment Exercise - RAE - sino a oggi è stato il punto di riferimento internazionale per la valutazione della ricerca ha una spesa di circa 15.250.000 euro).



