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I ricercatori

Secondo i dati contenuti  nell'indagine condotta da David A. King, consigliere scientifico  del governo inglese risulta quanto segue (Nature, 14 luglio 2004, The Scientific Impact of Nations, pag. 315):

  • L'Italia  si classifica al terzo posto nel mondo,  dopo USA e UK,  per il numero di lavori  scientifici per ricercatore;
  • Il numero di proposte di finanziamento presentate dai nostri ricercatori nel VI Programma Quadro è stato di poco inferiore a quelle di Germania e UK. Le proposte accettate e ammesse alla negoziazione per il finanziamento nei progetti sono state 538 (Germania), 452 (Francia), 448 (UK) e 420 (Italia). Ciò alla luce di un numero di ricercatori  pari alla metà rispetto agli altri paesi citati   (in Italia è  presente il  più basso numero di ricercatori  per unità di pil fra i Paesi industrializzati -  la percentuale  dei ricercatori sulla popolazione attiva è pari allo 0,33% , contro  lo 0,61% della Francia e della Germania e lo 0,55% del  Regno Unito). Nei "Progetti Integrati" il numero dei gruppi italiani che partecipa ai progetti finanziati ci colloca al terzo posto, dopo Germania e Francia. I ricercatori italiani infine sono presenti in 66 reti di eccellenza approvate.
  • Il numero di brevetti depositati presso l' European Patent Office e l'US Patent Office è passato da 2879 nel 2000 a 4235 nel 2003, con un incremento di circa  il 47% in soli 4 anni.
  • L'incidenza delle pubblicazioni scientifiche italiane sul totale di quelle dei paesi dell'OCSE è passato dal 4,59 del 1998 al 4,97% del 2002, un incremento di circa il 9%. Analogo incremento si registra nel numero di citazioni e in quello dei lavori più altamente citati. Nessun paese al mondo ha avuto una crescita così alta, tranne il Giappone che  ha una quota di articoli  più citati superiore.
Secondo il rapporto ISTAT "La Ricerca e Sviluppo in Italia nel periodo 2003-2005", presentato nell'ottobre 2005, la ricerca intra-muros nel 2003 ha coinvolto 161.830 unità di personale impegnate a tempo pieno (erano 164.023 nel 2002), di cui 70.333 ricercatori (erano 71.242 nel 2002).
La riduzione del numero di addetti alla R&S è imputabile prevalentemente al ridimensionamento della R&S nelle imprese  (-3,2% il personale, -4,1%  i ricercatori) e, in misura  più contenuta, nelle università, (-1,5%  il personale -1,9% i ricercatori) che subiscono una battuta d'arresto  dopo alcuni anni di costante crescita  del personale di ricerca. Le amministrazioni pubbliche registrano  un aumento del personale  di R&S (+1,7%) e dei ricercatori (+3%). 
Sempre secondo i dati ISTAT sui ricercatori, tra il 2003 e il 2004 una crescita significativa si registra solo nella fabbricazione di autoveicoli (+25,6%) e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto (+18,6%). Incrementi più contenuti riguardano le costruzioni (+13,2%) e la sanità e gli altri servizi pubblici (+12,3%). La riduzione è invece più marcata nella fabbricazione di prodotti in metallo (-40,2%) e di apparecchi di precisione (-29%) e nelle altre attività professionali e imprenditoriali (-24,5%).
Le imprese nel 2003 perdono oltre 1.100 ricercatori, a fronte di un aumento di 1.500 unità avvenuto nel 2002 (in unità equivalenti a tempo pieno). Tale diminuzione riguarda quasi esclusivamente il settore manifatturiero, con un picco di 670 ricercatori nell'ambito della fabbricazione di apparecchi di precisione.
Nel settore dei servizi il numero dei ricercatori appare stabile nonostante riduzioni rilevanti in alcuni settori, tra cui i servizi di R&S che perdono 500 ricercatori.