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I ricercatori
Secondo i dati contenuti nell'indagine condotta da David A. King, consigliere scientifico del governo inglese risulta quanto segue (Nature, 14 luglio 2004, The Scientific Impact of Nations, pag. 315):
La riduzione del numero di addetti alla R&S è imputabile prevalentemente al ridimensionamento della R&S nelle imprese (-3,2% il personale, -4,1% i ricercatori) e, in misura più contenuta, nelle università, (-1,5% il personale -1,9% i ricercatori) che subiscono una battuta d'arresto dopo alcuni anni di costante crescita del personale di ricerca. Le amministrazioni pubbliche registrano un aumento del personale di R&S (+1,7%) e dei ricercatori (+3%).
Sempre secondo i dati ISTAT sui ricercatori, tra il 2003 e il 2004 una crescita significativa si registra solo nella fabbricazione di autoveicoli (+25,6%) e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto (+18,6%). Incrementi più contenuti riguardano le costruzioni (+13,2%) e la sanità e gli altri servizi pubblici (+12,3%). La riduzione è invece più marcata nella fabbricazione di prodotti in metallo (-40,2%) e di apparecchi di precisione (-29%) e nelle altre attività professionali e imprenditoriali (-24,5%).
Le imprese nel 2003 perdono oltre 1.100 ricercatori, a fronte di un aumento di 1.500 unità avvenuto nel 2002 (in unità equivalenti a tempo pieno). Tale diminuzione riguarda quasi esclusivamente il settore manifatturiero, con un picco di 670 ricercatori nell'ambito della fabbricazione di apparecchi di precisione.
Nel settore dei servizi il numero dei ricercatori appare stabile nonostante riduzioni rilevanti in alcuni settori, tra cui i servizi di R&S che perdono 500 ricercatori.
- L'Italia si classifica al terzo posto nel mondo, dopo USA e UK, per il numero di lavori scientifici per ricercatore;
- Il numero di proposte di finanziamento presentate dai nostri ricercatori nel VI Programma Quadro è stato di poco inferiore a quelle di Germania e UK. Le proposte accettate e ammesse alla negoziazione per il finanziamento nei progetti sono state 538 (Germania), 452 (Francia), 448 (UK) e 420 (Italia). Ciò alla luce di un numero di ricercatori pari alla metà rispetto agli altri paesi citati (in Italia è presente il più basso numero di ricercatori per unità di pil fra i Paesi industrializzati - la percentuale dei ricercatori sulla popolazione attiva è pari allo 0,33% , contro lo 0,61% della Francia e della Germania e lo 0,55% del Regno Unito). Nei "Progetti Integrati" il numero dei gruppi italiani che partecipa ai progetti finanziati ci colloca al terzo posto, dopo Germania e Francia. I ricercatori italiani infine sono presenti in 66 reti di eccellenza approvate.
- Il numero di brevetti depositati presso l' European Patent Office e l'US Patent Office è passato da 2879 nel 2000 a 4235 nel 2003, con un incremento di circa il 47% in soli 4 anni.
- L'incidenza delle pubblicazioni scientifiche italiane sul totale di quelle dei paesi dell'OCSE è passato dal 4,59 del 1998 al 4,97% del 2002, un incremento di circa il 9%. Analogo incremento si registra nel numero di citazioni e in quello dei lavori più altamente citati. Nessun paese al mondo ha avuto una crescita così alta, tranne il Giappone che ha una quota di articoli più citati superiore.
La riduzione del numero di addetti alla R&S è imputabile prevalentemente al ridimensionamento della R&S nelle imprese (-3,2% il personale, -4,1% i ricercatori) e, in misura più contenuta, nelle università, (-1,5% il personale -1,9% i ricercatori) che subiscono una battuta d'arresto dopo alcuni anni di costante crescita del personale di ricerca. Le amministrazioni pubbliche registrano un aumento del personale di R&S (+1,7%) e dei ricercatori (+3%).
Sempre secondo i dati ISTAT sui ricercatori, tra il 2003 e il 2004 una crescita significativa si registra solo nella fabbricazione di autoveicoli (+25,6%) e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto (+18,6%). Incrementi più contenuti riguardano le costruzioni (+13,2%) e la sanità e gli altri servizi pubblici (+12,3%). La riduzione è invece più marcata nella fabbricazione di prodotti in metallo (-40,2%) e di apparecchi di precisione (-29%) e nelle altre attività professionali e imprenditoriali (-24,5%).
Le imprese nel 2003 perdono oltre 1.100 ricercatori, a fronte di un aumento di 1.500 unità avvenuto nel 2002 (in unità equivalenti a tempo pieno). Tale diminuzione riguarda quasi esclusivamente il settore manifatturiero, con un picco di 670 ricercatori nell'ambito della fabbricazione di apparecchi di precisione.
Nel settore dei servizi il numero dei ricercatori appare stabile nonostante riduzioni rilevanti in alcuni settori, tra cui i servizi di R&S che perdono 500 ricercatori.



