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I Distretti tecnologici
Distribuiti nelle 20 regioni italiane, i Distretti tecnologici sono stati creati grazie a un’azione congiunta fra Regioni e Governo. Il loro ruolo è quello di promuovere la collaborazione fra grandi e piccole/medie imprese su progetti innovativi.
La creazione di un Distretto è determinata da alcune caratteristiche di base della Regione. Il Miur valuta la situazione del territorio, la fattibilità, la potenzialità del progetto e la capacità di attrarre investimenti.
È necessaria la presenza sul territorio di università e centri di ricerca autorevoli, di una diffusa imprenditorialità e di risorse umane altamente qualificate.
Una struttura di governance ha il ruolo di collettore fra le attività dei centri di ricerca e le attività delle imprese attorno a progetti altamente tecnologici in grado di avere ricadute positive sul mercato.
I 24 distretti italiani sono stati creati in aree strategiche e sono i seguenti:
Applicazioni wireless (Piemonte), Biomedicina molecolare (Friuli Venezia Giulia), Biotecnologie, ICT, Materiali avanzati (Lombardia), Materiali polimerici e compositi (Campania), Meccatronica (Emilia Romagna), Microelettronica (Sicilia), Nanotecnologia (Veneto), Sistemi intelligenti integrati (Liguria), Aerospazio (Lazio), Energie rinnovabili (Trentino), ICT e sicurezza (Toscana), Innovazione Sicurezza e Qualità degli Alimenti (Abruzzo), Agro-industria (Molise e Puglia), High-Tech (Puglia), Tutela dei rischi idrogeologici (Basilicata), Logistica, Beni culturali (Calabria), Biomedicina e delle Tecnologie per la Salute (Sardegna), Trasporti navali, Agro-bio e pesca eco-compatibile (Sicilia), Nanomicrotecnologie e materiali speciali (Umbria).
Oltre ai Distretti tecnologici, alcune regioni conducono nel sul proprio territorio altri progetti di ricerca innovativa e tecnologica. Una di queste regioni è il Piemonte che si occupa di nanotecnologie, Scienze della vita, nuovi materiali e forme alternative di energia in relazione al S&T report del 2006.
Il Piemonte è anche concentrato sull’ICT, settore molto ben sviluppato se si considerano i 2000 ricercatori coinvolti, la presenza di grandi imprese e di oltre 6000 mila piccole e medie imprese attive in questo campo.
La creazione di un Distretto è determinata da alcune caratteristiche di base della Regione. Il Miur valuta la situazione del territorio, la fattibilità, la potenzialità del progetto e la capacità di attrarre investimenti.
È necessaria la presenza sul territorio di università e centri di ricerca autorevoli, di una diffusa imprenditorialità e di risorse umane altamente qualificate.
Una struttura di governance ha il ruolo di collettore fra le attività dei centri di ricerca e le attività delle imprese attorno a progetti altamente tecnologici in grado di avere ricadute positive sul mercato.
I 24 distretti italiani sono stati creati in aree strategiche e sono i seguenti:
Applicazioni wireless (Piemonte), Biomedicina molecolare (Friuli Venezia Giulia), Biotecnologie, ICT, Materiali avanzati (Lombardia), Materiali polimerici e compositi (Campania), Meccatronica (Emilia Romagna), Microelettronica (Sicilia), Nanotecnologia (Veneto), Sistemi intelligenti integrati (Liguria), Aerospazio (Lazio), Energie rinnovabili (Trentino), ICT e sicurezza (Toscana), Innovazione Sicurezza e Qualità degli Alimenti (Abruzzo), Agro-industria (Molise e Puglia), High-Tech (Puglia), Tutela dei rischi idrogeologici (Basilicata), Logistica, Beni culturali (Calabria), Biomedicina e delle Tecnologie per la Salute (Sardegna), Trasporti navali, Agro-bio e pesca eco-compatibile (Sicilia), Nanomicrotecnologie e materiali speciali (Umbria).
Oltre ai Distretti tecnologici, alcune regioni conducono nel sul proprio territorio altri progetti di ricerca innovativa e tecnologica. Una di queste regioni è il Piemonte che si occupa di nanotecnologie, Scienze della vita, nuovi materiali e forme alternative di energia in relazione al S&T report del 2006.
Il Piemonte è anche concentrato sull’ICT, settore molto ben sviluppato se si considerano i 2000 ricercatori coinvolti, la presenza di grandi imprese e di oltre 6000 mila piccole e medie imprese attive in questo campo.
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