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Distretti tecnologici: saperne di più

I Distretti in Italia

L’attrattività dell’Italia come sede di centri di Ricerca e Sviluppo di imprese multinazionali e l’ampia varietà dei possibili settori di interesse costituiscono caratteristiche peculiari sulle quali puntare attenzione.
In Italia, finora, sono stati approvati 25 Distretti Tecnologici, relativi a vari settori e distribuiti nelle seguenti regioni: Campania 1 (materiali polimerici e strutture), Piemonte 1 (tecnologie wireless), Veneto 1 (nanotecnologie), Liguria 1 (sistemi intelligenti integrati per la logistica), Lombardia 3 (ICT, biotecnologie, materiali avanzati), Sicilia 3 (micro e nanosistemi, aerobio e pesca ecocompatibile, logistica), Lazio 1 (aerospazio e difesa), Emilia Romagna 1 (Hi-Mech), Sardegna 1 (biomedicina e tecnologie per la salute), Calabria 2 (beni culturali, logistica), Friuli-Venezia Giulia 1 (biomedicina molecolare), Puglia 3 (biotecnologie, hi-tech, meccatronica), Toscana 1 (ICT), Trentino Alto Adige 1 (tecnologie per l’edilizia sostenibile).
Inoltre, sono in corso azioni preparatorie per la costituzione di altri 4 Distretti nelle regioni: Abruzzo (innovazione, sicurezza e qualità degli alimenti), Basilicata (tecnologie innovative per la tutela dei rischi idrogeologici), Molise (innovazione agroindustriale), Umbria (edilizia sostenibile).

Trasformazioni nel tessuto della Ricerca e dell’impresa in Italia che hanno portato alla creazione dei Distretti
Negli ultimi anni si sono verificati cambiamenti nel sistema universitario e nel settore della produzione, di conseguenza il modo di accedere alla conoscenza e alla ricerca ha subito profonde modifiche.

La grande impresa necessita di saper integrare conoscenze sviluppate in campi diversi: è quindi necessario avere degli specialisti e ancora più necessario è creare un sistema di comunicazione fra specialisti.

La grande impresa deve per questo interagire con Università ed enti di ricerca, luoghi in cui viene sviluppata nuova conoscenza da poter utilizzare sul mercato. Cambia in maniera significativa anche il ruolo dei sub-fornitori (che diventano partner tecnologici). La piccola impresa non opera più solo in maniera esecutiva su un progetto sviluppato da una grande impresa, ma diventa partner della grande impresa. Mettere insieme produttori e utilizzatori di conoscenza è il compito dei Distretti.

Le Regioni hanno ottenuto un ruolo forte per avviare un’attività di innovazione e ricerca. L’azione prima per un Distretto viene proprio dalla Regione che conosce il territorio, propone il campo di ricerca su cui concentrarsi basandosi sui punti di forza regionali.
La creazione di un Distretto
La Regione ha facoltà esclusiva di proposta per la costituzione di un Distretto tecnologico. Il MIUR valuta la situazione di partenza del territorio, la fattibilità e potenzialità del progetto e la capacità di attrarre investimenti.
Le caratteristiche che un ’cluster high tech’ deve possedere sono:
  • coerenza con le Linee Guida del Governo in materia di Politica Scientifica e Tecnologica
  • presenza di aziende leader nel settore
  • presenza dei principali attori pubblici
  • presenza di una struttura di governance
  • definizione di una entità giuridica responsabile del coordinamento delle iniziative
  • apporto di competenze e di finanziamenti pubblici e privati e previsto intervento di attori significativi del sistema finanziario a livello regionale
  • previsione a medio-lungo termine dell’autosostenibilità del Distretto Tecnologico
La firma di un Protocollo d’intesa fra il Ministro del MIUR e il Governatore della Regione e del successivo Accordo di programma pongono le basi per la definizione delle attività di competenza dei soggetti coinvolti per il raggiungimento degli obiettivi.
Le attività e i modelli di riferimento
Le principali attività svolte nei Distretti comprendono:
  • ricerca industriale, per le grandi imprese, e sviluppo precompetitivo, per piccole e medie imprese
  • formazione specialistica nelle aree di competenza del Distretto
  • marketing territoriale
  • attrazione degli investimenti anche di venture capital
  • internazionalizzazione delle imprese
I Distretti Tecnologici si configurano come interfacce nella filiera della conoscenza per:
  • aggregare masse critiche
  • ammodernare le infrastrutture e le piattaforme tecnologiche
  • concentrare le risorse per obiettivi e progetti strategici.
Esistono tre modelli di riferimento , la scelta dipende dall'assetto esistente sul territorio:
  • attrazione di investimento: in questo modello si parte con forte competenza accademica e il ruolo del Distretto è quello di attrarre investimenti e far arrivare nel territorio nuove imprese
  • servizi di alta qualificazione alla piccola e media impresa: il committente industriale è molto distribuito/parcellizzato sul territorio e ha necessità di competenze molto diversificate, per cui il distretto diventa un punto di riferimento per il trasferimento di conoscenza
  • “corporate research center”, più aziende non competitive fra loro, ma che costituiscono un'unica filiera competitiva, supportano un’attività di ricerca di medio/lungo termine per mantenere insieme il sistema, elevarlo e aumentare la competitività a livello mondiale.
Tali modelli di Distretto che si evolvono nel tempo e cambiano in relazione ai cambiamenti che avvengono nel territorio.

Il Programma Nazionale per la Ricerca 2005-2007


L’attuazione di una strategia generale per la creazione dei Distretti è una delle azioni più significative del (PNR 2005-2007).
Nell’asse 4, vengono esposti gli interventi riservati alle competenze regionali (potenziamento della capacità di ricerca e innovazione delle piccole imprese, valorizzazione territoriale della ricerca) e dello Stato.
Accanto agli interventi di competenza esclusiva dell’una e dell’altro, il PNR indica un necessario concorso di competenze regionali e nazionali, le prime utili per una valorizzazione del patrimonio territoriale esistente, le seconde per garantire ai Distretti un grado di competitività che vada oltre i confini nazionali.

I finanziamenti

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha previsto la destinazione di fondi per la ricerca nel Mezzogiorno, secondo modalità da individuarsi tra Regioni, MIUR e Ministero dell’Economia e Finanza (MEF). Per le altre Regioni appositi fondi sono destinati dal MIUR.
Tali stanziamenti cofinanziano l'impegno regionale e di eventuali aziende del settore che possono offrire finanziamenti per la costituzione del Distretto e per le attività di ricerca.

La realtà internazionale dei Distretti Tecnologici

Esistono vari esempi di Distretti nello scenario mondiale. In alcuni casi le imprese scelgono di localizzarsi su un territorio che già ospita imprese dello stesso settore (economia di aggregazione); in altri casi, soggetti diversi promuovono iniziative che vanno a integrarsi fra loro anche in assenza di una pianificazione di base (meccanismo bottom-up 'che parte dal basso').
Esempio di successo di un Distretto tecnologico “partito dal basso” è quello della Silicon Valley; fenomeni analoghi sono il Distretto tecnologico di Bangalore in India, l’Hsinchu cluster a Taiwan, la Silicon Wadi in Israele, il Distretto del software in Irlanda e la Silicon Fen di Cambridge.
Non è casuale che Distretti Tecnologici si siano sviluppati proprio in paesi privi di una tradizione industriale: la risposta è nel concetto “costo/opportunità”. In paesi dove mancano alternative imprenditoriali interessanti, il costo/opportunità di investire in nuove iniziative è inferiore rispetto ai paesi più industrializzati. Anziché concentrare gli interessi in settori già avviati, con elevati costi di entrata, sono stati privilegiati, in un’ottica a lungo termine, i nuovi settori dell’alta tecnologia.
Queste possibili dinamiche per la nascita di un Distretto presuppongono l'esistenza di alcune condizioni essenziali per la crescita e lo sviluppo del territorio, come la valorizzazione della specifica identità locale.
In tal modo si attua una crescita legata all'accumulazione di competenze specifiche, un incremento di competitività dell'area, che è così in grado di attirare dall'esterno attori e attività produttive (imprenditori, multinazionali, enti di ricerca) e allo stesso tempo di rendersi competitiva fuori dai confini nazionali.
Le condizioni fondamentali di un territorio per attrarre investimenti dall'esterno sono: esistenza di una diffusa imprenditorialità, dotazione di risorse umane altamente qualificate, presenza di università autorevoli, supporto di una adeguata rete di infrastrutture, presenza di servizi dedicati al trasferimento tecnologico, elevata qualità della vita.
Il processo coinvolge attori diversi per natura ma comunque tutti interessati a partecipare a una strategia comune, in grado di aumentare la competitività dell'area, che così sarà capace di imporsi anche all'estero.


Fonti: MIUR, presentazione sui Distretti On. Luigi Nicolais