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Giardini di corallo nelle profondità del Mediterraneo
La presenza di esemplari viventi di due specie di coralli "bianchi", che si credevano scomparsi dal Mediterraneo alla fine dell'ultimo periodo glaciale, tra i 18.000 e i 15.000 anni fa, è stata documentata per la prima volta dal Progetto APLABES. Si trovano lungo i pendii dell'Apulian Plateau, corrispondente alla punta estrema del "tallone d'Italia", dove la Puglia si tuffa nel Mar Jonio (a largo di Leuca). Le colonie di questi coralli formano, in similitudine con quelle delle barriere coralline attuali, dei veri e propri edifici biocostruiti alti qualche metro e lunghi diverse decine.
Staff scientifico: C. Corselli, A. Savini, E. Malinverno (CoNISMa Università di Milano-Bicocca); P. Favali, G. Etiope (INGV-Roma); A.Tursi, M. Matarrese, F. Mastrototaro (CoNISMa Università si Bari); A. Rosso, S.I. Di Geronimo (CoNISMa Università si Catania); M. Taviani, A. Remia (ISMAR-CNR, Bologna), G. Spezie e G. Budillon (CoNISMa Università Parthenope di Napoli).
(A cura di Edoardo Papa, CoNISMa)
Le due specie ritrovate: Madrepora oculata e Lophelia Pertusa
Le due specie rinvenute, Madrepora oculata e Lophelia Pertusa, solitamente si trovano in acque fredde e profonde con temperature non superiori ai 13 gradi, come quelle della Norvegia e dell'Atlantico e si ritenevano scomparse nel nostro mare conseguentemente al riscaldamento delle acque seguito all'ultimo periodo glaciale. Recentemente, invece, i pescatori dello Jonio hanno ripetutamente segnalato il ritrovamento di qualche ramo di corallo bianco che si riteneva di origine fossile. Allo scopo di verificare queste informazioni è stato avviato il Progetto APLABES (Biocostruzioni a coralli bianchi nel Mar Ionio settentrionale - Apulian Plateau Bank), finanziato nei programmi FIRB del MIUR e coordinato dal CoNISMa con la partecipazione di ricercatori appartenenti a quattro università (Milano-Bicocca, Bari, Catania e Napoli-Parthenope), all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma, all'Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna.La mappatura dell'Apulian Plateau eseguita grazie alle tecnologie della nave Universitatis
Grazie alle moderne tecnologie della nave da ricerca Universitatis del CoNISMa, la campagna di ricerca ha eseguito una mappatura dell'Apulian Plateau e le prove definitive della presenza di specie vive di coralli bianchi sono state fornite dalle immagini trasmesse a bordo della nave dal Modus dell'INGV che ha filmato a circa 650 metri di profondità un banco di coralli di circa 50 metri di diametro, battezzato nell'occasione Atlantis. I coralli bianchi sono oggi sotto l'attenzione della comunità scientifica internazionale per il ruolo fondamentale che rappresentano per la vita marina in profondità. L'intrico dei rami corallini e la ricca fauna che vi si insedia vengono a costituire una vera e propria oasi di vita nel buio delle acque profonde, costituendo probabilmente il rifugio e l'area di riproduzione di un grande numero di organismi e facendo sì che tali aree vengano indicate come le più importanti aree da proteggere nelle profondità oceaniche. L'importanza della scoperta è stata sottolineata anche dal Wwf, che ha presentato al Summit mondiale sulla Biodiversità a Montecatini l'inclusione dell'area con le colonie di coralli di Leuca fra le sei aree d'alto mare da proteggere in Mediterraneo. Le altre cinque aree, sono: il santuario delle Pelagie; le montagne sottomarine di Alboran; il canyon di Cap de Creus, nel Golfo di Lione, le fumarole del Delta del Nilo e il monte sottomarino Eratostene a sud di Cipro.L'equipe del Progetto APLABES
Coordinatore: C. Corselli (CoNISMa Università Milano-Bicocca).Staff scientifico: C. Corselli, A. Savini, E. Malinverno (CoNISMa Università di Milano-Bicocca); P. Favali, G. Etiope (INGV-Roma); A.Tursi, M. Matarrese, F. Mastrototaro (CoNISMa Università si Bari); A. Rosso, S.I. Di Geronimo (CoNISMa Università si Catania); M. Taviani, A. Remia (ISMAR-CNR, Bologna), G. Spezie e G. Budillon (CoNISMa Università Parthenope di Napoli).
(A cura di Edoardo Papa, CoNISMa)



