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Legionella. La paura dell'acqua calda

Questa storia inizia trentuno anni fa, nel '76, a Philadelphia durante una riunione di reduci dalla guerra del Vietnam, oltre quattromila i partecipanti, tutti membri dell'American Legion, alloggiati al Bellevue Stratford Hotel. Era estate e gli impianti di condizionamento andavano a pieno ritmo, diffondendo, insieme al fresco, un germe allora “sconosciuto” e patogeno. Tra i Legionari, 221 si ammalarono di polmonite e 29 di loro persero la vita. Scampati alla guerra, beffati dal destino di una malattia infettiva emergente. Al “nuovo” batterio fu dato il nome di Legionella e da allora la vigilanza su di esso non ha potuto mai abbassarsi.
Le infezioni sostenute da Legionella rappresentano oggi un problema di sanità pubblica per la frequente presenza del microrganismo nell’acqua calda sanitaria di case, alberghi, campeggi, centri sportivi, ospedali, case di riposo, ecc., oltre che nelle torri di raffreddamento degli impianti di condizionamento di grandi edifici e in ogni situazione in cui l’acqua ristagna a temperatura di almeno 25°C. L’Italia ha attivato un sistema specifico di sorveglianza sui casi notificati presso l’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, dal 2000 è attivo un Gruppo Multicentrico di Studio guidato dalla professoressa Paola Borella del Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Oggetto dello Speciale è la ricerca condotta da questi ricercatori, supportata dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica - PRIN Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale).

Come ogni team di ricerca che opera su questioni di sanità pubblica, anche quello sulla Legionella si avvale della collaborazione di più università (otto) e di diversi ospedali distribuiti in ogni parte d’Italia. Una rete di contatti che si è dovuta allargare, per la specificità del progetto, ai gestori di alberghi e alla popolazione generale in modo da avere la massima capacità di osservazione su un germe che facilmente si abitua a vivere nelle condizioni più varie, è capace di sopravvivere nell’acqua in condizioni sfavorevoli agli altri germi (temperatura elevata, presenza di disinfettanti, ecc.) e si moltiplica in nicchie ecologiche particolari (amebe e altri protozoi, biofilm).
Il più grande rischio causato dalla Legionella non è bere l’acqua, ma inalarla sotto forma di aerosol, ad esempio facendo la doccia. Se l’acqua contiene legionelle queste raggiungono il polmone e possono provocare l’insorgenza di una polmonite, talora grave e anche letale se non curata prontamente. La malattia può riguardare singoli individui o gruppi di persone (“clusters”) esposte alla medesima fonte contaminata, mentre non si trasmette da persona a persona. Un problema che naturalmente diventa massimo quando a essere colpiti sono persone ricoverate in ospedale e più vulnerabili delle persone sane.
Infatti, data la notevole diffusione del germe nell’ambiente, è relativamente facile incontrarlo, ma fortunatamente la comparsa di malattia rimane un fenomeno raro, di solito associato a condizioni di immunodepressione, in soggetti non più giovani, prevalentemente maschi, che fumano e assumono alcolici, spesso affetti da patologie cronico-degenerative.
Non è il caso di creare inutili allarmismi, ma potrebbe essere molto pericoloso ignorare il rischio. Gli esperti concordano che le strutture pubbliche che decidono di affrontare il problema isolando le legionelle dall’ambiente e individuando i casi dovrebbero essere “premiate” per il contributo che forniscono alla conoscenza del problema.

Le infezioni da Legionella rappresentano infatti una delle nuove emergenze nel campo delle malattie infettive. Uno di quei casi che hanno fatto cambiare idea a chi pensava che l’uso di antibiotici, farmaci e igiene pubblica avessero portato ormai a una situazione di pieno controllo sulle malattie infettive, come sostenevano anche persone autorevoli e storici della medicina del peso di William I.B. Beveridge che, nel 1977, scrisse: Influenza. The last great plague: an unfinished story of discovery” (Trad.: Influenza. L’ultima grande piaga: la storia infinita della ricerca).

La polmonite da Legionella (Malattia dei Legionari) è in costante aumento, sia in Italia che in Europa, non solo perché sono sempre più frequenti le occasioni di contatto con il microrganismo ma anche perché c’è maggiore attenzione da parte dei medici alla malattia e la diagnosi è resa più facile dall’introduzione di test rapidi (antigene specifico nelle urine).
L’isolamento del germe dall’escreato (materiale espulso dai polmoni) rimane comunque il test di elezione per la possibilità di disporre del ceppo responsabile e risalire quindi alla fonte dell’infezione.

Si può prevenire la legionellosi?

Non esistono al momento soluzioni definitive e standardizzate per prevenire la contaminazione ambientale di Legionella. Per questo, Sono state formulate linee guida nazionali e internazionali (anche perché in ogni paese esiste un tipo differente di Legionella) per la prevenzione della legionellosi con il supporto della Comunità Europea (EWGLI – European Working Group for Legionella Infections) con lo scopo di aiutare i responsabili della Sanità Pubblica e i gestori di strutture pubbliche e private a prevenire la malattia attraverso la sorveglianza ei controllo delle situazioni a rischio.

Il controllo della contaminazione ambientale da Legionella e la prevenzione della malattia dei legionari non è facile. Richiede un lavoro d’equipe con il coinvolgimento di molte professionalità. Occorre studiare le caratteristiche dell’impianto e dell’acqua, ed in presenza di contaminazione capirne la dinamica e individuare i punti critici del sistema. Non bisogna poi trascurare di porre attenzione alle persone a rischio e, trattandosi di una patologia ambientale e sociale, di effettuare valutazioni di tipo economico, bilanciando costi e benefici di ogni intervento.

Le motivazioni e i contenuti della ricerca

Il progetto di ricerca nasce dalla esigenza di approfondire molti aspetti critici delle legionellosi che sono ancora da chiarire, utilizzando un approccio integrato epidemiologico e biomolecolare che interessa il germe Legionella, l’ambiente e l’ospite. Il gruppo di ricerca guidato da Paola Borella ha già raccolto, in 7 anni di attività, molti dati e informazioni preziose su vari aspetti del problema:
  • diffusione delle legionelle nelle strutture italiane (case, alberghi, ospedali)
  • fattori che favoriscono la presenza del batterio nei sistemi idrici
  • caratteristiche molecolari dei ceppi isolati
  • prevalenza dell’infezione e della malattia
  • fattori di rischio che si associano alla comparsa di malattia
  • efficacia dei sistemi di disinfezione
I dati raccolti hanno suggerito altre strategie di indagine che sono in corso, quali la valutazione dei rapporti tra legionelle e altri germi acquatici, un aspetto generalmente trascurato nelle indagini di ecologia ambientale, ma di grande interesse per la possibilità di individuare batteri competitori e/o sostanze inibitrici della crescita del germe, con nuove prospettive nella prevenzione e controllo della contaminazione idrica. La ricerca si propone, inoltre, di individuare geni candidati alla virulenza, un aspetto di grande rilevanza per la possibilità di sviluppare farmaci efficaci o vaccini per popolazioni particolarmente suscettibili. Infine, il progetto intende indagare sui fattori di resistenza/suscettibilità dell’ospite, compresa la ricerca dei polimorfismi genetici che favoriscono/inibiscono la malattia offrendo rilevanti prospettive per le applicazioni in Sanità Pubblica, per spiegare differenze nell'epidemiologia della legionellosi e impostare interventi di screening mirato su gruppi a rischio.