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La Ricerca e il mare

Il mare nella sua complessità e per la sua importanza ha attratto studiosi delle più disparate estrazioni e delle più varie discipline che hanno svolto attività di ricerca scientifica e tecnologica in maniera uni, pluri ed interdisciplinare, a seconda delle tematiche da affrontare. Le Scienze del Mare sono, pertanto, il risultato dell'interesse culturale di biologi, geologi, sedimentologi, geofisici, fisici, chimici, meteorologi, ecc. L'elenco non può essere mai completo perché aperto anche alle scienze umane, all'ingegneria, ed a quant'altro possa concorrere a conoscere meglio, anche per meglio utilizzare, una porzione così importante del territorio.

Gli "ingredienti" che servono alle Scienze del Mare
Gli ingredienti dei quali necessitano le Scienze del Mare sono quelli tradizionali: ricercatori, tecnici, apparecchiature, laboratori. Hanno, in più, la necessità di dover contare sulla trasferibilità in mare di tali ausili con tutti gli adattamenti perché la loro resa sia la migliore possibile, tanto da essere supporto fondamentale per l'avanzamento della conoscenze. Da qui il problema di disporre di una adeguata nave attrezzata come un vero e proprio "laboratorio mobile polivalente". È il caso della nave da ricerca Universitatis di proprietà del CoNISMa la cui progettazione e costruzione è avvenuta nell'ambito di un progetto cofinanziato dal MIUR; è stata attrezzata, al meglio del possibile, con fondi provenienti da altri due progetti del MIUR e risorse economiche del CoNISMa.

Un'attività spesso anche ricognitiva
L'attività di ricerca in mare è spesso anche ricognitiva e non per questo meno importante in quanto la conoscenza dettagliata di un ambito condiziona o forse dovrebbe condizionare tutte le scelte gestionali, sia di tutela che di sviluppo, non solo in mare ma anche nella terra emersa! È il caso solo di ricordare:
- che le acque marine sono acque superficiali
- che il fondo marino è la prosecuzione della parte emersa della costa terrestre
- che il mare è il corpo recettore dell'attività svolta dall'uomo nella città, nelle industrie, nei campi
- che le immense risorse del mare sono utilizzabili solo se si conoscono, soprattutto, i sistemi di interrelazioni, a volte più complessi di quanto l'apparente "semplicità" ci porterebbe a pensare.

Una seria strategia di formazione
Fare ricerca scientifica presuppone che si è adottata una seria strategia di formazione. Di conseguenza nelle Scienze del Mare si formano studenti in appositi corsi di laurea, o si forniscono elementi di conoscenza di alcune discipline (per esempio, biologia marina, geologia marina, oceanografia) in corsi di laurea di natura diversa. Il processo di formazione continua poi con i dottorati di ricerca, con master, con corsi di specializzazione. Anche per la formazione fondamentale risultano, oltre ovviamente che i docenti, i laboratori, le attrezzature sia fisse che mobili. Riemerge il ruolo insostituibile della nave da ricerca, come di mezzi nautici minori.

Il sistema consortile
Per un'attività così complessa ed impegnativa anche sotto il profilo organizzativo ed operativo e nella quale il concorso universitario è di fondamentale importanza pareva inevitabile dover ricorrere al sistema consortile, mettendo insieme singole risorse umane e strumentali per moltiplicarne le capacità. Il Consorzio interuniversitario peraltro non realizza solo la somma di docenti, ricercatori e tecnici, di apparecchiature ed infrastrutture di più Università (nel caso del CoNISMa 29 Università italiane) ma porta un valore aggiunto che deriva dagli effetti sinergici di collaborazioni stabili, con apertura del fronte delle possibilità a confronto con le necessità o solo con le opportunità.

(A cura del prof. Francesco Maria Faranda, vice presidente del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CoNISMa).