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Tumori ereditari
GLI STRUMENTI E IL METODO DI STUDIO
Strumenti e metodo di studioI RISULTATI
I Risultati della ricercaI RICERCATORI
SVILUPPI FUTURI
Sviluppi futuri della ricercaAPPROFONDIMENTI
Genetica e cancro: perchè ci si ammala?I fenomeni che portano alla nascita e allo sviluppo di un tumore sono molto complessi perchè più funzioni si intrecciano tra loro, influenzandosi in diverse fasi della malattia. Scopriamo quali sono, schematicamente, i meccanismi che portano al tumore
Il Test APC
Analisi di laboratorio in grado di identificare alterazioni APC ereditarie per finalità cliniche: questo è il Test APC. Nell'approfondimento scopriamo quando e a che scopo può essere utilizzato, e quali sono i tempi necessari
I Test genetici BRCA1 e BRCA2
Donne portatrici di mutazioni dei geni BRCA e appartenenti a certi tipi di famiglie sono ad alto rischio di sviluppare un tumore al seno e all'ovaio. Ecco un approfondimento sui Test genetici BRCA1 e BRCA2: quando farli e quale la loro utilità
La prevenzione dei tumori ereditari e familiari
Quali sono gli approcci e che esami devono essere effettuati per la prevenzione dei tumori colon-rettali, della mammella e dell'ovaio, sia familiari che ereditari
La consulenza genetica
Di cosa si tratta, quando è utile e quanto è importante individuare i soggetti ad aumentato rischio genetico. Un approfondimento sulla consulenza genetica per i tumori ereditari dell’intestino, della mammella e dell’ovaio
Bibliografia
CLASSIFICAZIONE
- Regione: Liguria
- Disciplina: Scienze mediche
Il legame tra genetica e tumori è al centro dei progetti più all’avanguardia nelle scienze della vita e della salute. Innumerevoli dati mostrano che questo legame è cruciale, al punto da definire il cancro come una “malattia del Dna”. A scatenare la malattia sarebbe infatti la presenza di geni difettosi (mutati) e/o l’accumulo di errori nel patrimonio genetico delle cellule durante la loro vita, la loro crescita e la loro naturale replicazione. I dati sono tanti, ma è difficile avere un quadro semplice e sintetico sulle cause del cancro.
I geni finora individuati, tra quelli che provocano tumori, sono più di cento. E duecento sono i diversi tipi di tumori descritti in oncologia. Anche volendo restringere il campo di indagine a queste due sole variabili (escludendo, per esempio, l’ambiente esterno e lo stile di vita) le combinazioni possibili sono migliaia. Quello che si pensa è che all’interno di ognuno dei 200 tipi di tumori morfologicamente oggi descritti esistano sottogruppi genetici molto diversi che corrispondono a malattie diverse (che magari un giorno definiremo in base al profilo genetico e non più all’esame istologico). Il ruolo di ambiente e stile di vita è innegabile.
Ma la richiesta di saperne sempre di più viene da ogni parte del mondo, perchè il cancro colpisce persone di ogni etnia, età, sesso e condizione sociale. Solo in Italia ogni anno si registrano circa 240 mila nuovi casi di tumore. Molti si ammalano in tarda età, pagando in un certo senso il prezzo dell’allungamento della vita media nelle popolazioni più ricche e industrializzate. Ma non pochi si ammalano anche da giovani. Si tratta soprattutto di persone affette da tumori ereditari: un gruppo limitato di casi (3% del totale) cui i ricercatori guardano con particolare interesse.
Il progetto “Basi ereditarie della suscettibilità allo sviluppo dei tumori” è un programma italiano che va in questa direzione, con il coordinamento scientifico di Liliana Varesco dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. I geni studiati sono quelli definiti come “ad alta penetranza” - che comportano un alto rischio di sviluppare la malattia - in contrapposizione a quelli “a bassa penetranza” che pure sono causa di tumori, ma con meno rischio. Obiettivo di questo progetto è approfondire le conoscenze sui meccanismi genetici che provocano il cancro attraverso due strade principali.
La prima riguarda lo studio del meccanismo d'azione di geni di suscettibilità al cancro già noti. Esempi di questa parte del progetto sono lo studio delle mutazioni p53, responsabili della sindrome di Li-Fraumeni, e dei geni BRCA1 e BRCA2 correlati a tumori del seno e dell’ovaio, cercando di individuarne i rapporti con l'età di comparsa del tumore, al suo tipo e localizzazione (seno o ovaio) e al decorso clinico.
La seconda mira all’identificazione di nuovi geni di suscettibilità al cancro, partendo dall’osservazione in famiglie adatte come, per esempio, alcune selezionate tra quelle con un eccesso di alcuni tipi di cancro del colon-retto.
In nessun caso, comunque, chi è portatore di geni di suscettibilità al cancro (sia ad alta che a bassa penetranza) ha la certezza di ammalarsi, perché la presenza della mutazione conferisce un rischio di malattia (che varia nelle condizioni sopra citate). Tra l’20% e il 80% dei portatori di mutazione non svilupperà mai un tumore nella sua vita.
Comprendere quanto la scienza oggi conosce (e valutare quanto ancora non conosce) e utilizzare queste informazioni in modo corretto, e in modo utile per la persona che chiede di sapere se ha un alto rischio genetico, è un processo complicato. Sono necessari tempo e professionalità di più operatori che devono aiutare la persona a decidere come gestire il proprio potenziale rischio di malattie. Questo processo viene chiamato consulenza genetica oncologica da effettuare prima di eseguire un test genetico. Tale consulenza si consiglia generalmente alle persone con molti casi di cancro in famiglia specialmente se in giovane età (meno di 40-50 anni).
I geni finora individuati, tra quelli che provocano tumori, sono più di cento. E duecento sono i diversi tipi di tumori descritti in oncologia. Anche volendo restringere il campo di indagine a queste due sole variabili (escludendo, per esempio, l’ambiente esterno e lo stile di vita) le combinazioni possibili sono migliaia. Quello che si pensa è che all’interno di ognuno dei 200 tipi di tumori morfologicamente oggi descritti esistano sottogruppi genetici molto diversi che corrispondono a malattie diverse (che magari un giorno definiremo in base al profilo genetico e non più all’esame istologico). Il ruolo di ambiente e stile di vita è innegabile.
Ma la richiesta di saperne sempre di più viene da ogni parte del mondo, perchè il cancro colpisce persone di ogni etnia, età, sesso e condizione sociale. Solo in Italia ogni anno si registrano circa 240 mila nuovi casi di tumore. Molti si ammalano in tarda età, pagando in un certo senso il prezzo dell’allungamento della vita media nelle popolazioni più ricche e industrializzate. Ma non pochi si ammalano anche da giovani. Si tratta soprattutto di persone affette da tumori ereditari: un gruppo limitato di casi (3% del totale) cui i ricercatori guardano con particolare interesse.
Il progetto “Basi ereditarie della suscettibilità allo sviluppo dei tumori” è un programma italiano che va in questa direzione, con il coordinamento scientifico di Liliana Varesco dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. I geni studiati sono quelli definiti come “ad alta penetranza” - che comportano un alto rischio di sviluppare la malattia - in contrapposizione a quelli “a bassa penetranza” che pure sono causa di tumori, ma con meno rischio. Obiettivo di questo progetto è approfondire le conoscenze sui meccanismi genetici che provocano il cancro attraverso due strade principali.
La prima riguarda lo studio del meccanismo d'azione di geni di suscettibilità al cancro già noti. Esempi di questa parte del progetto sono lo studio delle mutazioni p53, responsabili della sindrome di Li-Fraumeni, e dei geni BRCA1 e BRCA2 correlati a tumori del seno e dell’ovaio, cercando di individuarne i rapporti con l'età di comparsa del tumore, al suo tipo e localizzazione (seno o ovaio) e al decorso clinico.
La seconda mira all’identificazione di nuovi geni di suscettibilità al cancro, partendo dall’osservazione in famiglie adatte come, per esempio, alcune selezionate tra quelle con un eccesso di alcuni tipi di cancro del colon-retto.
In nessun caso, comunque, chi è portatore di geni di suscettibilità al cancro (sia ad alta che a bassa penetranza) ha la certezza di ammalarsi, perché la presenza della mutazione conferisce un rischio di malattia (che varia nelle condizioni sopra citate). Tra l’20% e il 80% dei portatori di mutazione non svilupperà mai un tumore nella sua vita.
Comprendere quanto la scienza oggi conosce (e valutare quanto ancora non conosce) e utilizzare queste informazioni in modo corretto, e in modo utile per la persona che chiede di sapere se ha un alto rischio genetico, è un processo complicato. Sono necessari tempo e professionalità di più operatori che devono aiutare la persona a decidere come gestire il proprio potenziale rischio di malattie. Questo processo viene chiamato consulenza genetica oncologica da effettuare prima di eseguire un test genetico. Tale consulenza si consiglia generalmente alle persone con molti casi di cancro in famiglia specialmente se in giovane età (meno di 40-50 anni).
Un esempio di Cariotipo (Fonte: Università di Catanzaro)
Il caso Brca 1 e 2 e la “mastectomia preventiva”
La possibilità di eseguire test genetici che mostrano la presenza di geni che potrebbero causare il cancro sta ponendo nuovi problemi in sanità e nella vita di tante persone. La presenza di questi geni infatti non significa certezza di malattia (come può accadere in altri tipi di patologie diverse dal cancro), ma può mettere in moto paure forti e legittime. E’ cronaca degli ultimi anni la decisione di alcune donne che – negli Usa e in Olanda – hanno deciso di amputarsi entrambe le mammelle perchè sapevano di essere portatrici dei geni Brca1 e/o Brca2 correlati al cancro del seno e dell’ovaio. Hanno, in sostanza, preferito subire l’amputazione “a freddo”, piuttosto che vivere nel terrore di sviluppare il cancro.Ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo in medicina. I geni Brca sono stati individuati poco più di dieci anni fa (nel ’94-’95) e, accanto alle conoscenze della biologia molecolare, dovrà crescere la scienza dell’assistenza ai malati di cancro: prima, durante e dopo la diagnosi. Ancora oggi scelte irreversibili e mutilanti come quelle della mastectomia profilattica sono per la medicina valide opzioni di riduzione del rischio: una donna che effettua tale operazione riduce del 90% la sua probabilità di ammalarsi di tumore al seno. La donna portatrice di mutazione Brca deve essere aiutata a comprendere i limiti delle scelte di prevenzione che la medicina le offre (sorveglianza intensa versus la mastectomia) e a scegliere cosa è meglio per lei.



