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Sistemi di bonifica e disinfezione

I metodi a disposizione per il controllo della diffusione e moltiplicazione di Legionella negli impianti sono numerosi, tutti efficaci nel breve periodo ma non altrettanto a lungo termine. La scelta della metodica più appropriata dipende dalle caratteristiche della struttura in cui si intende operare (ad esempio uno stabilimento termale o un albergo), dell’impianto idrico e dell’acqua stessa (ad esempio la complessità e il materiale di costruzione delle tubazioni possono impedire l’azione di un disinfettante, così come pH, temperatura e torbidità dell’acqua possono ridurne l’efficacia).

Mezzi fisici di disinfezione
  • Temperatura
Minima temperatura efficace: 60°C. Condizioni di utilizzo: fare scorrere l’acqua ad almeno 60° C in tutte le uscite (rubinetti, docce ecc.) per almeno 30 minuti ogni giorno. Condizioni di mantenimento: mantenere l’acqua ad almeno 60°C nel sistema, altrimenti Legionella ricompare entro poche settimane. I trattamenti termici non sono però sempre applicabili, date le elevate temperature da mantenere, la resistenza meccanica dei materiali dell’impianto ed anche il consistente consumo energetico.

  • Radiazione ultravioletta
Agisce sul DNA impedendone la replicazione ed ha massima attività disinfettante a 254 nm. Data la mancanza di potere residuo, i raggi UV da soli non sono sufficienti a controllare la presenza di Legionella. La torbidità dell’acqua, la presenza di biofilm e depositi possono agire da scudo alla radiazione proteggendo i batteri dall’azione disinfettante.

  • Filtrazione
Tale tecnica si basa sull’impiego di filtri da applicare ai punti d’uso (rubinetti, docce) che forniscono acqua esente da Legionella spp. Sono utilizzati soprattutto in ambito ospedaliero per la protezione dei pazienti e degli operatori sanitari dei reparti a rischio ma attualmente sono in vendita anche per gli alberghi.

Mezzi chimici di disinfezione

  • Ioni metallici


  • Rame e argento interferiscono con i sistemi enzimatici della respirazione cellulare e si legano al DNA con un effetto sinergico. Sono aggiunti nell’acqua elettroliticamente o come ioni metallici in quantità pari a 100-400 µg/L per il rame e 10-40 µg/L per l’argento. L’utilizzo degli ioni richiede una attenta valutazione delle dosi secondo le caratteristiche del sistema, il monitoraggio dei livelli raggiunti ed una costante manutenzione degli elettrodi.

    • Agenti ossidanti


  • Cloro gassoso o ipoclorito (di Na o Ca). Legionella spp è particolarmente resistente alla clorazione, soprattutto quando si trova in associazione con amebe. L’iperclorazione shock prevede l’immissione di dosi elevate di cloro (20-50 mg/L), il drenaggio dell’acqua e il passaggio di nuova acqua fino ad avere una concentrazione di cloro di circa 1 mg/L. L’iperclorazione continua consiste nell’iniezione continua di cloro per avere circa 2 mg/L di cloro libero ai rubinetti. I principali svantaggi sono la corrosione delle tubature, la formazione di sottoprodotti organici tossici (trialometani), l’alterazione del sapore/odore dell’acqua e la ricolonizzazione del sistema idrico nel lungo periodo.

    Biossido di cloro

    È un gas preparato in situ ed usato per la disinfezione dell’acqua potabile. A differenza del cloro non determina formazione di clorofenoli maleodoranti e riduce fortemente il biofilm.

    Clorammine

    (monoclorammina T) Sono più stabili del cloro libero, hanno un maggior potere residuo, non danno origine a trialometani e penetrano meglio nel biofilm. Sono ancora in fase di sperimentazione. 

    Ozono

    Agisce rapidamente danneggiando il DNA batterico. E’ più efficace del cloro ma non ha potere residuo.

    Perossido di idrogeno e argento

    Questo trattamento si basa sull’utilizzo di una soluzione stabile di perossido di idrogeno e ioni argento, che agiscono con effetto sinergico e sono in grado di demolire anche il biofilm. E’ una tecnica recente che necessita di ulteriori conferme.