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I segreti nascosti sul fondo del mare (e sotto di esso)

GLI STRUMENTI E IL METODO DI STUDIO

A bordo di Explora
Nel corso della campagna oceanografica Mediterrano 2005 sono state condotte diverse indagini sulla nave da ricerca OGS-Explora. A cura dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), Dipartimento per lo Sviluppo delle Ricerche e delle tecnologie Marine (RIMA).

GALLERIA MULTIMEDIALE

RICERCHE COLLEGATE

Lo tsunami di Santorini
Circa 3500 anni fa l'esplosione della caldera del vulcano dell'isola di Santorini, in Grecia, provocò una gigantesca onda di tsunami. Gli studi effettuati. A cura del prof. Michele Rebesco dell'Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale - OGS di Trieste.

I vulcani di fango
Una campagna di ricerca nel Mar Ionio settentrionale ha portato alla scoperta di vulcani di fango situati ad una profondità di 1900-2300 metri. A cura della dott. ssa Silvia Ceramicola dell'Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale - OGS di Trieste.
Modello digitale di un fondale marino.
Che il fondo del mare nasconda dei segreti non è una novità. Basti pensare ai galeoni scomparsi o ai relitti di navi da guerra. Ma oltre a questi ci sono innumerevoli segreti geologici che aspettano solo di essere scoperti. Sì, perché sul fondo del mare, oltre a quello che è prodotto dall'uomo (come i galeoni), si trovano depositi e strutture geologiche prodotte in epoche precedenti. Precedenti all'epoca delle strumentazioni scientifiche e delle loro misure, precedenti alla scrittura, e perfino precedenti all'uomo stesso. Se correttamente decifrate, le informazioni geologiche contenute sul fondo del mare (e negli strati sottostanti che non sono altro che fondali marini più antichi) possono quindi raccontare cosa è successo nel passato, e fornirci perciò una guida di lettura per il futuro. Il fondo del mare può ad esempio rivelare preziose informazioni sui cambiamenti climatici o sui maremoti del passato. Queste conoscenze sono indispensabili per interpretare il cambiamento climatico in atto e prepararsi a eventuali maremoti futuri.

I metodi conoscitivi
Mentre conosciamo abbastanza bene la superficie di pianeti lontani (come Marte), il fondo del mare è ancora largamente sconosciuto. Questo perché l'acqua ne impedisce l'osservazione. Il primo metodo per conoscere la profondità del mare è stato quello di calare in mare un peso legato ad una corda con le tacche dei metri. Poi sono stati inventati gli ecoscandagli, che calcolano la profondità misurando il tempo impiegato da un'onda acustica per andare dalla nave fino al fondo e tornare indietro. Da qualche decina di anni esistono gli ecoscandagli multifascio (multibeam echosounder) che permettono di ricostruire la morfologia dei fondali con il dettaglio del metro se non perfino del centimetro (a seconda della profondità e delle condizioni meteomarine). Solo negli ultimi anni questo tipo di strumenti è disponibile su molte navi da ricerca, e industriali. E quindi solo alcune piccole porzioni del fondo del mare sono state finora investigate. Molto lavoro resta ancora da fare, anche nel Mare Mediterraneo.
Una fase della messa a mare delle carotiere, con le quali si prelevano campioni di sedimento.
Gli strumenti "sismici"
Altri strumenti permettono invece di indagare gli strati geologici sottostanti. Tra questi ci sono quelli cosiddetti "sismici" che utilizzano onde acustiche prodotte da cosiddetti cannoni ad aria compressa (che non recano danno per l'uomo e per i pesci) per ricostruire delle sezioni geologiche. Queste sezioni sono delle immagini che ci permettono di "vedere" sotto il fondo del mare, un po' come le radiografie ci permettono di vedere all'interno del nostro corpo quello che sta sotto la pelle. Altri strumenti permettono invece di raccogliere con dei tubi di metallo infissi verticalmente nel fondo mare dei campioni di sedimento (dette carote perché lunghi e sottili). Altri ancora permettono di raccogliere informazioni sulle masse di acqua e le correnti sottomarine.

La nave OGS-Explora
Le moderne navi da ricerca sono quindi equipaggiate con tutti questi strumenti, che permettono di scoprire i segreti geologici nascosti sul fondo del mare. Tra queste c'è la nave OGS-Explora che nell'estate 2005 ha condotto una serie di crociere nel Mediterraneo. Le informazioni raccolte nel corso di queste crociere sono di estremo interesse per le ricerche scientifiche condotte dai singoli ricercatori. Inoltre hanno permesso di visualizzare porzioni di fondo del mare ancora inesplorate. Unite tra loro e integrate con quelle precedentemente raccolte, le mappe costituiscono un patrimonio per la conoscenza del Mare Mediterraneo ed una base per la scoperta di alcuni dei suoi segreti.
La conformazione delle scarpate marine
Tra questi "segreti" ci sono, ad esempio, la conformazione delle scarpate sottomarine (quella parte più ripida del fondo che va da circa 200 a oltre 1000 metri di profondità). Uno studio sistematico del fondo del mare che permetta di mappare le scarpate costituirebbe infatti la base per uno studio (ed un eventuale futuro monitoraggio) delle frane subacquee. Frane di questo tipo si sono prodotte nel passato, anche generando pericolose onde di tsunami. Altre potrebbero prodursi in futuro. Il fatto che noi non le vediamo (perché nascoste sott'acqua) non vuol dire che non ci siano e non siano potenzialmente pericolose per noi. Lo studio degli eventi passati ed il monitoraggio delle zone a rischio è quindi fondamentale.
Le zone non ancora mappate
Ancora "segrete" sono tuttavia anche altre zone dei fondi marini, a profondità diversa, ed interessate dall'attività umana. Non sono infatti ancora state sistematicamente mappate quelle aree potenzialmente interessanti ad esempio per la posa di cavi sottomarini, di piattaforme petrolifere, di altre infrastrutture. Così come non sono ancora mappate le aree sottomarine di interesse ecologico o scientifico e quindi da preservare come tali (evitando ad esempio l'installazione di infrastrutture o la pesca a strascico). Anche in questo caso, il fatto che ancora non le conosciamo non vuol dire che non esistano e non meritino di essere preservate. Il progresso, e non solo quello scientifico, passa attraverso la conoscenza. Una delle forme più immediate di conoscenza è la visualizzazione. Inoltre la produzione di mappe è indispensabile per una corretta pianificazione delle attività. Sulla terra emersa è impensabile non avere una mappa con cui progettare una struttura, pianificare un viaggio o... trovare un tesoro dei pirati. Poter "vedere" e mettere in mappa quello che è nascosto sul fondo del mare è dunque il primo passo per la scoperta di nuovi, interessantissimi segreti.

(A cura del prof. Michele Rebesco, GEologia MARina (GEMAR) research Group, Dipartimento per lo sviluppo delle Ricerche e delle tecnologie Marine (RIMA), Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS)