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Tecnologie dell'informazione e giustizia
Per discutere del binomio tecnologia-giustizia e del progetto ASTREA, abbiamo parlato con il prof. Giuseppe Di Federico, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e Direttore dell'Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari (IRSIG) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bologna. All'incontro sono intervenuti anche due collaboratori del professore, Francesco Contini e Marco Fabri: le loro considerazioni in questa interessante intervista.
Tutti i paesi democratici sono afflitti dal fenomeno della lentezza con cui viene resa giustizia. L'Italia è certamente il Paese in cui i ritardi sono più marcati che negli altri Paesi europei. Proprio per questo, siamo il Paese che ha ricevuto il maggior numero di condanne dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. In alcuni anni le condanne per i ritardi della giustizia italiana sono stati superiori a quelli di tutti gli altri Paesi europei messi insieme. Abbiamo ricevuto preoccupate condanne a livello Europeo con richieste di porre rimedio all'inefficienza nel settore giustizia. È ormai da tutti i Paesi condivisa la convinzione che solo con l'innovazione tecnologica ed organizzativa dell'apparato giudiziario si possa far fronte all'incremento ed alla maggiore complessità del lavoro giudiziario di cui soffre l'amministrazione della giustizia. È un'esigenza che per il nostro Paese è ancora più pressante che in altri.
Molti pensano che le tecnologie siano degli strumenti magici. Cioè che basti acquisirle per ottenere i risultati voluti. Non è certamente così. A riguardo un noto studioso dei processi di innovazione tecnologica ha usato un efficace esempio ricordando che se si compra una Ferrari e si hanno a disposizione solo delle mulattiere, la Ferrari non serve a nulla. Occorrono strade asfaltate e piste. L'innovazione organizzativa è strettamente collegata alle caratteristiche delle tecnologie che si adottano; è, per così dire, la "pista su cui corrono" le tecnologie, una condizione imprescindibile per una loro efficace utilizzazione. Non si tratta solo di ridisegnare le caratteristiche strutturali e funzionali dei flussi di lavoro e di acquisire nuove competenze professionali, ma anche, e non meno, di far accettare e far adottare le nuove modalità di lavoro a tutto il personale della giustizia già in servizio. È certamente un compito difficile, ma l'averlo a lungo trascurato è stato non solo fonte di consistenti sprechi di pubblico danaro ma anche di ricadute molto limitate degli investimenti fatti sulla funzionalità degli uffici giudiziari.
Il progetto ASTREA è finanziato dal MIUR nell'ambito del Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base. L'idea nasce sostanzialmente dal nostro Istituto - l'IRSIG - e si basa su una collaborazione con il Centro Studi e Ricerche sull'Ordinamento Giudiziario del Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico dell'Università di Bologna, con il CINECA, la Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia, e CM una società informatica. L'idea è quella di progettare e sperimentare applicativi tecnologici e metodologie di sviluppo dei sistemi informativi negli uffici giudiziari in modo innovativo, con la partecipazione di diverse professionalità ed una particolare attenzione alle esigenze degli utenti. Spesso, infatti, gli applicativi informatici per gli uffici giudiziari sono realizzati considerando solo gli aspetti tecnologici e non le caratteristiche organizzative e gestionali degli uffici. Il progetto di ricerca terminerà il 5 novembre 2006, ma speriamo che i suoi frutti possano essere ulteriormente sviluppati anche negli anni successivi.
I risultati della ricerca possono essere utili a livello operativo solo se vi sarà la disponibilità dell'amministrazione della giustizia ad utilizzarli, e degli operatori della giustizia a collaborare alla loro realizzazione. Noi siamo sicuri che i prodotti di questo nostro progetto, che è tutto inteso a migliorare l'amministrazione della giustizia, abbiano una notevole utilità; la scommessa per noi - ora come in passato - è quella di riuscire a trasformare le nostre proposte in modificazioni organizzative e ad ottenere un'ampia accettazione di quelle modificazioni da parte di coloro che operano all'interno degli uffici giudiziari. Non solo da parte dei magistrati, ma anche, e non meno, da parte del personale della giustizia che svolge funzioni diverse da quelle giudiziarie.
Riteniamo che tutto il progetto serva a migliorare l'efficienza dell'organizzazione giudiziaria; ci sono alcune attività che hanno portato allo sviluppo di applicativi che già potrebbero essere utilizzati dall'amministrazione giudiziaria, producendo un miglioramento di efficienza. Ce ne sono altre, invece, che generano effetti indiretti ma potenzialmente positivi rispetto ad un incremento di efficienza. Per esempio, abbiamo visto che, dall'analisi testuale delle sentenze di un tribunale, si possono ricavare informazioni piuttosto dettagliate sul funzionamento dell'ufficio come i tempi delle procedure, il numero di cause "definite", cioè risolte, a seconda della tipologia, e così via. Sono informazioni che servono a chi deve organizzare l'ufficio, o governare il sistema giudiziario per prendere decisioni sulle politiche da intraprendere. Quindi tutto il progetto può, anche se in modo indiretto, presentare risultati anche sotto questo profilo.
Attraverso il Giudice di Pace il cittadino ottiene, anzitutto, una serie di informazioni generali, relative alle modalità con le quali agire in giudizio presso i suoi Uffici. Tra poco sarà disponibile anche il calendario delle udienze, per cui un cittadino, con una causa iscritta al Giudice di Pace potrà andare a verificare sul sito la data nella quale avrà la sua udienza. È un servizio apparentemente semplice ed utile che oltretutto permette di fornire queste informazioni senza violare le regole sulla privacy; regole che stanno rendendo lo sviluppo dei sistemi informativi in quest'ambito molto problematico. I servizi per gli avvocati, attualmente in sperimentazione, sono molto più ricchi. Permettono loro di accedere ai registri informatizzati e ai data base della cancelleria del Giudice di Pace e quindi di ottenere informazioni sull'andamento dei procedimenti via Internet. Questo, da un lato, avvantaggia l'Ufficio giudiziario che riduce le risorse che deve destinare agli sportelli per fornire queste informazioni agli avvocati; e dall'altro riduce i tempi con i quali gli avvocati ottengono queste informazioni. Tra poco sperimenteremo nuovi servizi sviluppati dal CINECA grazie ai quali gli avvocati potranno ricevere per posta elettronica, tutta una serie di aggiornamenti sui data base della cancelleria relativi alle cause in cui sono impegnati, senza dover quindi consultare i servizi on-line.
(Giuseppe Di Federico)
È opportuno aggiungere che questo progetto ha anche realizzato un prodotto che serve da un canto a sollecitare ulteriori e sempre più aggiornate innovazioni tecnologiche, e dall'altro a fornire nuovi strumenti formativi per il personale degli uffici giudiziari. Si tratta di un laboratorio informatico, detto CTLab, predisposto sul modello di quello operante presso il National Center for State Courts negli USA, e che verrà collocato presso i nuovi uffici del giudice di pace di Bologna. È un laboratorio che permetterà di verificare sperimentalmente la efficacia e la trasferibilità nei nostri uffici giudiziari dei prodotti tecnologici per le corti sviluppati in altri Paesi. Non solo. Poiché il laboratorio potrà, all'occorrenza, assumere la configurazione di un'aula giudiziaria, le sue tecnologie potranno essere anche sfruttate per attività formative del personale della giustizia, non solo dei funzionari ma anche dei magistrati. Faccio solo un esempio: per la formazione degli uditori giudiziari il laboratorio potrà essere utilizzato per organizzare processi simulati, stanziali ed anche a distanza in videoconferenza. Gli uditori potranno quindi, sotto la guida di magistrati esperti, rivedere, valutare ed eventualmente correggere le loro prestazioni, ed al contempo acquisire familiarità con le tecnologie che dovranno usare allorquando svolgeranno effettivamente le funzioni giudiziarie.
Possono le tecnologie dell'informazione migliorare il rendimento dell'organizzazione della giustizia?
(Giuseppe Di Federico)Tutti i paesi democratici sono afflitti dal fenomeno della lentezza con cui viene resa giustizia. L'Italia è certamente il Paese in cui i ritardi sono più marcati che negli altri Paesi europei. Proprio per questo, siamo il Paese che ha ricevuto il maggior numero di condanne dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. In alcuni anni le condanne per i ritardi della giustizia italiana sono stati superiori a quelli di tutti gli altri Paesi europei messi insieme. Abbiamo ricevuto preoccupate condanne a livello Europeo con richieste di porre rimedio all'inefficienza nel settore giustizia. È ormai da tutti i Paesi condivisa la convinzione che solo con l'innovazione tecnologica ed organizzativa dell'apparato giudiziario si possa far fronte all'incremento ed alla maggiore complessità del lavoro giudiziario di cui soffre l'amministrazione della giustizia. È un'esigenza che per il nostro Paese è ancora più pressante che in altri.
Secondo Lei la tecnologia da sola è sufficiente? O è necessaria una metodologia, o un'organizzazione?
(Giuseppe Di Federico)Molti pensano che le tecnologie siano degli strumenti magici. Cioè che basti acquisirle per ottenere i risultati voluti. Non è certamente così. A riguardo un noto studioso dei processi di innovazione tecnologica ha usato un efficace esempio ricordando che se si compra una Ferrari e si hanno a disposizione solo delle mulattiere, la Ferrari non serve a nulla. Occorrono strade asfaltate e piste. L'innovazione organizzativa è strettamente collegata alle caratteristiche delle tecnologie che si adottano; è, per così dire, la "pista su cui corrono" le tecnologie, una condizione imprescindibile per una loro efficace utilizzazione. Non si tratta solo di ridisegnare le caratteristiche strutturali e funzionali dei flussi di lavoro e di acquisire nuove competenze professionali, ma anche, e non meno, di far accettare e far adottare le nuove modalità di lavoro a tutto il personale della giustizia già in servizio. È certamente un compito difficile, ma l'averlo a lungo trascurato è stato non solo fonte di consistenti sprechi di pubblico danaro ma anche di ricadute molto limitate degli investimenti fatti sulla funzionalità degli uffici giudiziari.
Com'è nata l'idea di creare un progetto come ASTREA?
(Marco Fabri)Il progetto ASTREA è finanziato dal MIUR nell'ambito del Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base. L'idea nasce sostanzialmente dal nostro Istituto - l'IRSIG - e si basa su una collaborazione con il Centro Studi e Ricerche sull'Ordinamento Giudiziario del Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico dell'Università di Bologna, con il CINECA, la Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia, e CM una società informatica. L'idea è quella di progettare e sperimentare applicativi tecnologici e metodologie di sviluppo dei sistemi informativi negli uffici giudiziari in modo innovativo, con la partecipazione di diverse professionalità ed una particolare attenzione alle esigenze degli utenti. Spesso, infatti, gli applicativi informatici per gli uffici giudiziari sono realizzati considerando solo gli aspetti tecnologici e non le caratteristiche organizzative e gestionali degli uffici. Il progetto di ricerca terminerà il 5 novembre 2006, ma speriamo che i suoi frutti possano essere ulteriormente sviluppati anche negli anni successivi.
Quali sviluppi ha apportato e apporterà all'organizzazione della giustizia il Progetto ASTREA?
(Giuseppe Di Federico)I risultati della ricerca possono essere utili a livello operativo solo se vi sarà la disponibilità dell'amministrazione della giustizia ad utilizzarli, e degli operatori della giustizia a collaborare alla loro realizzazione. Noi siamo sicuri che i prodotti di questo nostro progetto, che è tutto inteso a migliorare l'amministrazione della giustizia, abbiano una notevole utilità; la scommessa per noi - ora come in passato - è quella di riuscire a trasformare le nostre proposte in modificazioni organizzative e ad ottenere un'ampia accettazione di quelle modificazioni da parte di coloro che operano all'interno degli uffici giudiziari. Non solo da parte dei magistrati, ma anche, e non meno, da parte del personale della giustizia che svolge funzioni diverse da quelle giudiziarie.
Quali sono le ricerche, dentro ASTREA, che hanno come obiettivo quello di migliorare l'efficienza dell'organizzazione giudiziaria?
(Francesco Contini)Riteniamo che tutto il progetto serva a migliorare l'efficienza dell'organizzazione giudiziaria; ci sono alcune attività che hanno portato allo sviluppo di applicativi che già potrebbero essere utilizzati dall'amministrazione giudiziaria, producendo un miglioramento di efficienza. Ce ne sono altre, invece, che generano effetti indiretti ma potenzialmente positivi rispetto ad un incremento di efficienza. Per esempio, abbiamo visto che, dall'analisi testuale delle sentenze di un tribunale, si possono ricavare informazioni piuttosto dettagliate sul funzionamento dell'ufficio come i tempi delle procedure, il numero di cause "definite", cioè risolte, a seconda della tipologia, e così via. Sono informazioni che servono a chi deve organizzare l'ufficio, o governare il sistema giudiziario per prendere decisioni sulle politiche da intraprendere. Quindi tutto il progetto può, anche se in modo indiretto, presentare risultati anche sotto questo profilo.
Attraverso il modello di sito del Giudice di Pace, quali servizi si possono ottenere?
(Francesco Contini)Attraverso il Giudice di Pace il cittadino ottiene, anzitutto, una serie di informazioni generali, relative alle modalità con le quali agire in giudizio presso i suoi Uffici. Tra poco sarà disponibile anche il calendario delle udienze, per cui un cittadino, con una causa iscritta al Giudice di Pace potrà andare a verificare sul sito la data nella quale avrà la sua udienza. È un servizio apparentemente semplice ed utile che oltretutto permette di fornire queste informazioni senza violare le regole sulla privacy; regole che stanno rendendo lo sviluppo dei sistemi informativi in quest'ambito molto problematico. I servizi per gli avvocati, attualmente in sperimentazione, sono molto più ricchi. Permettono loro di accedere ai registri informatizzati e ai data base della cancelleria del Giudice di Pace e quindi di ottenere informazioni sull'andamento dei procedimenti via Internet. Questo, da un lato, avvantaggia l'Ufficio giudiziario che riduce le risorse che deve destinare agli sportelli per fornire queste informazioni agli avvocati; e dall'altro riduce i tempi con i quali gli avvocati ottengono queste informazioni. Tra poco sperimenteremo nuovi servizi sviluppati dal CINECA grazie ai quali gli avvocati potranno ricevere per posta elettronica, tutta una serie di aggiornamenti sui data base della cancelleria relativi alle cause in cui sono impegnati, senza dover quindi consultare i servizi on-line.
(Giuseppe Di Federico)
È opportuno aggiungere che questo progetto ha anche realizzato un prodotto che serve da un canto a sollecitare ulteriori e sempre più aggiornate innovazioni tecnologiche, e dall'altro a fornire nuovi strumenti formativi per il personale degli uffici giudiziari. Si tratta di un laboratorio informatico, detto CTLab, predisposto sul modello di quello operante presso il National Center for State Courts negli USA, e che verrà collocato presso i nuovi uffici del giudice di pace di Bologna. È un laboratorio che permetterà di verificare sperimentalmente la efficacia e la trasferibilità nei nostri uffici giudiziari dei prodotti tecnologici per le corti sviluppati in altri Paesi. Non solo. Poiché il laboratorio potrà, all'occorrenza, assumere la configurazione di un'aula giudiziaria, le sue tecnologie potranno essere anche sfruttate per attività formative del personale della giustizia, non solo dei funzionari ma anche dei magistrati. Faccio solo un esempio: per la formazione degli uditori giudiziari il laboratorio potrà essere utilizzato per organizzare processi simulati, stanziali ed anche a distanza in videoconferenza. Gli uditori potranno quindi, sotto la guida di magistrati esperti, rivedere, valutare ed eventualmente correggere le loro prestazioni, ed al contempo acquisire familiarità con le tecnologie che dovranno usare allorquando svolgeranno effettivamente le funzioni giudiziarie.



