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La XXI Spedizione italiana in Antartide
GLI STRUMENTI E IL METODO DI STUDIO
La strumentazione di bordo
Descrizione e caratteristiche delle apparecchiature impiegate sulla nave Explora.
GALLERIA MULTIMEDIALE
APPROFONDIMENTI
La Ricerca in diretta
In collegamento con i ricercatori e i tecnici attualmente in missione in Antartide a bordo dell'OGS-Explora.CLASSIFICAZIONE
- Disciplina: Scienze della terra
RICERCHE COLLEGATE
A bordo di Explora
Nel corso della campagna oceanografica Mediterrano 2005 sono state condotte diverse indagini sulla nave da ricerca OGS-Explora. A cura dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), Dipartimento per lo Sviluppo delle Ricerche e delle tecnologie Marine (RIMA).La Ricerca e il Mar Mediterraneo
Uno speciale sul Mare Nostrum che raccoglie i contributi dei ricercatori italiani.
La XXI Spedizione italiana in Antartide, come le precedenti, vede la programmazione di diverse ricerche in mare e per l'OGS-Explora, la nave da ricerca dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, con sede a Trieste, questa è la decima campagna. La prima, nell'estate australe 1988/89, che dopo una lunga circumnavigazione del Continente antartico, partendo da Ushuaia in Patagonia, la portò nel Mare di Ross e poi, negli anni successivi, in Penisola Antartica, nel Mare di Weddell e poi ancora in Ross e ancora in Weddell e così per ben nove volte.
Quest'anno è la volta del Mare di Ross, ma non solo, perché il programma di ricerche interesserà anche la zona costiera delle Wilkes Land nell'Oceano meridionale e la zona oceanica a sud delle isole Macquarie, a metà strada tra la Nuova Zelanda e l'Antartide, in una spedizione lunga e complessa. Sarà la più lunga di tutte, iniziata a Hobart in Tasmania due ore prima dello scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2005 e che si concluderà dopo 101 giorni di navigazione, il 10 aprile 2006 sempre ad Hobart con un solo scalo tecnico intermedio per rifornimenti e per avvicendare il personale scientifico responsabile dei diversi progetti di ricerca.
Quest'anno è la volta del Mare di Ross, ma non solo, perché il programma di ricerche interesserà anche la zona costiera delle Wilkes Land nell'Oceano meridionale e la zona oceanica a sud delle isole Macquarie, a metà strada tra la Nuova Zelanda e l'Antartide, in una spedizione lunga e complessa. Sarà la più lunga di tutte, iniziata a Hobart in Tasmania due ore prima dello scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2005 e che si concluderà dopo 101 giorni di navigazione, il 10 aprile 2006 sempre ad Hobart con un solo scalo tecnico intermedio per rifornimenti e per avvicendare il personale scientifico responsabile dei diversi progetti di ricerca.
La "gente" di Explora
La "gente" di Explora (è giusto chiamarla così perché ci sono tecnici che non hanno perso una sola missione), ha portato a casa in questi lunghi anni, oltre a preziosi risultati scientifici, esperienze ed emozioni senza pari che li spingono ad imprecare contro il primo giorno in cui hanno messo piede a bordo e ad attendere impazienti il momento dell'imbarco per una nuova spedizione. Tempeste oceaniche mai viste e neppure immaginate alle nostre latitudini, con onde alte come palazzi di quattro piani ed un vento cattivo che penetra dappertutto. Il ghiaccio che stratifica sulle strutture della nave rendendola sempre più pesante e pigra alla risposta dei motori che rombano regolari nel profondo della sala macchine.
Gli spettacoli unici della costa orlata di ghiacci secolari
La barriera dei ghiacci che sbarra l'accesso al Mare di Ross, entro la quale bisogna trovare lentamente un varco, procedendo con attenzione estrema per non danneggiare l'elica, il timone e le preziose strumentazioni fissate sulla chiglia. Infine la calma del Mare di Ross, con gli spettacoli unici della costa orlata di ghiacci secolari, icebergs alla deriva ed un cielo sempre chiaro, dai colori a volte vividi a volte lividi e rapidamente cangianti, premonitori di improvvise burrasche che mettono fine a quella innaturale tranquillità. Ma non è certo lo spirito di avventura che spinge ricercatori e tecnici ad andare in Antartide, quello semmai ne corrobora le fatiche, ne alimenta gli entusiasmi, ci sono invece complesse motivazioni scientifiche che fanno sì che l'intero Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, sostenuto ormai da ventuno anni dallo Stato italiano, rivesta un ruolo di importanza primaria nel quadro della ricerca scientifica mondiale.[
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