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L'incenso nell'antichità

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La resina dell'albero dell'incenso. La resina dell'albero dell'incenso.
L'incenso costituisce il trait d'union per eccellenza tra il mondo mediterraneo e quello orientale ed è attestato fin da tempi antichissimi. Secondo gli studiosi il più antico ricordo proviene dalla Mesopotamia: in alcune tavolette in cuneiforme risalenti alla fine del II millennio si dice che dei marinai del Paese di Magan (il nome antico dell'odierno Oman) caricarono le navi di beni quali olio, perle, legname pregiato e incenso, e salparono dalle regioni del sud per raggiungere le coste del Golfo Persico.
Queste fonti confermano che la migliore qualità del prodotto proveniva dall'Arabia del sud.
Particolare di una statua di Alessandro Magno a cavallo. Particolare di una statua di Alessandro Magno a cavallo.
Una terra mitica, meta di conquista di Alessandro Magno
Per la presenza della pregiata resina, gli autori classici trasformarono l’Arabia stessa in una terra mitica, simbolo di purezza e meta inespugnabile dei sogni di conquista di Alessandro Magno prima, e di Augusto poi.
Il mito dell'Arabia Felice, Eudaimon Arabia nelle fonti greche, Arabia Felix in quelle romane, non è solo strettamente legato alla fortuna e al largo uso dell’incenso nel mondo antico, ma anche alla difficoltà di ottenere il prodotto. L'incenso, infatti, che è la resina dell'lbero, cresce soltanto in climi aridi con particolari condizioni d’umidità.
Anche i faraoni egiziani e gli imperatori romani cercarono di piantare l’albero ma ogni tentativo di attecchimento della pianta risultò vano, e quindi l’incenso che arrivava sui mercati di Alessandria, Atene, Roma o Gerusalemme proveniva solo dall’Arabia del sud.
Dipinto raffigurante la carovana della regina di Saba. Dipinto raffigurante la carovana della regina di Saba.
La rotta carovaniera che attraversava il deserto arabico
Oltre alla rotta di commercio via mare, molto importante era la rotta carovaniera via terra che attraversava il deserto dell'Arabia. Nel famoso episodio biblico della visita della regina di Saba al re Salomone, si dice, infatti, che la regina arrivò a Gerusalemme con una carovana di cammelli carichi d'oro, pietre preziose e incenso. I cammelli sono anche frequentemente incisi sugli incensieri.
Tra le fonti classiche, l'autore romano Plinio (79 d.C.) descrive in dettaglio le modalità del commercio e il viaggio del prodotto, chiarendo sia le difficoltà del trasporto che il costo assai elevato del prodotto: “… Lungo tutta la via, bisogna pagare, qui per l’acqua, là per il foraggio, per le soste, per i pedaggi, così che le spese salgono a 688 dinari a cammello …” (Plinio, Naturalis Historia, XII, 63-64).
Ciò nonostante l'incenso godette di un'enorme popolarità. Gli antichi Egizi usavano le fumigazioni nei riti religiosi e nelle cerimonie ufficiali, ma anche per fare cosmetici, balsami e profumi. Da cronache antiche sappiamo che il tempio di Baal a Babilonia usava due tonnellate e mezzo d'incenso ogni anno.
Anche i Greci e i Romani furono grandi consumatori d'incenso e questa sostanza era usata anche come trattamento in numerose malattie. Si dice che l'imperatore Nerone abbia consumato la produzione di un anno d'incenso per il funerale della moglie Poppea (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XII, 41).
Il suo uso è stato celebrato dai poeti greci e romani e, lo storico Erodoto, ha trasmesso una curiosa leggenda riguardo l'albero dell'incenso, secondo la quale a guardia della pianta vi erano strane creature, che potevano essere allontanate solo con il fumo di una resina particolare:
"… gli alberi che danno l’incenso sono custoditi da serpenti alati, piccoli e di colori diversi, molto numerosi accanto a ciascun albero…" (Erodoto, Storie, III 107-113).
Alessandro Magno (e tre secoli dopo Augusto), considerava la conquista dell'Arabia del sud come la conquista della terra dell'incenso:
"… ciò che lo spingeva era anche la prosperità del paese, perché aveva sentito dire che la cassia cresce tra le oasi, che gli alberi producono mirra e incenso …" (Arriano, Anabasi, VII, 20, 1-2).
Infine frequenti allusioni sono presenti nelle sacre scritture e i Re Magi offrirono oro, incenso e mirra al Gesù Bambino.

(A cura di Alexia Pavan, Dottoranda, Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico)