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Il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, Ministero dell'Economia e Finanze

Il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (documenti compressi Zip)

Elenco delle grandi imprese che investono in innovazione tecnologica, Fondazione CRUI


Il settore delle imprese, per la concomitanza di molteplici fattori (culturali, strutturali, dimensionali), ha contribuito sempre in quota limitata agli investimenti in R&S. I dati relativi all'anno 2002 mettono in evidenza come la parte di spese in ricerca sostenute dal settore privato sia pari al 49.0% del totale nazionale, mentre nell'UE25 la relativa quota è pari a 65.0, in Giappone a 74.0 e in USA a 75.0. E' opportuno considerare che in Italia si registra una bassa propensione delle imprese agli investimenti in R&S, pur in presenza della più alta quota di ricerca industriale finanziata dallo Stato (11.6% sul totale della R&S realizzata dalla imprese, mentre la stessa percentuale è 11.1 in USA, 9.8 nel Regno Unito, 9.3 in Francia e 7.1 in Germania).


Molteplici analisi hanno evidenziato che gli scarsi investimenti industriali nella R&S sono correlati al basso peso che in Italia hanno i settori manifatturieri ad alta tecnologia. Nel nostro Paese il peso di tali settori sul totale del valore aggiunto manifatturiero è pari al 10 %, contro una media europea che si aggira intorno al 19% e che, in alcuni casi (Svezia, Regno Unito, Finlandia), raggiunge valori più elevati.


L'"effetto settore" sulla spesa delle imprese italiane in ricerca è ulteriormente confermata dai risultati della "Community Innovation Survey" dell'Eurostat, che attestano come in Italia nella composizione della spesa per l'innovazione gli investimenti in R&S siano superati da quelli relativi alle tecnologie incorporate nei macchinari. Altre modalità importanti di perseguimento di obiettivi innovativi da parte delle imprese italiane sono le spese di progettazione, l'acquisto di tecnologie e know-how non incorporati in beni strumentali, l'attività formativa, l'assunzione di personale qualificato e le attività di marketing.


Un altro fattore, oltre a quello settoriale, che condiziona notevolmente la spesa delle imprese nella R&S, è quello dimensionale. Le imprese manifatturiere fino a 100 addetti, che in Italia rappresentano il 99% del totale, coprono soltanto il 5.4% della spesa in R&S dell'industria. Contemporaneamente, quasi tre quarti della spesa è compiuta dalle imprese di grandi dimensioni (oltre 250 addetti). Ebbene, questa classe di addetti si sta riducendo progressivamente in Italia (nell'industria in senso stretto nel 2003 ne sono rimaste 1.534), e la dimensione media è ormai di appena 3.8 addetti, che colloca l'Italia all'ultimo posto in Europa.


Quando la dimensione aziendale è troppo bassa diviene difficile per un'impresa orientarsi alla ricerca e all'innovazione, perché tali spese non possono essere inserite in un vero e proprio progetto di sviluppo: l'imprenditore si trova fagocitato dalla routine gestionale e produttiva; le poche figure al contorno sono per lo più "generaliste" e non possono sedimentare un know-how su cui costruire competenze da far valere come vantaggio competitivo; viene, così, a ridursi la capacità assimilativa dell'innovazione e la possibilità di valorizzarla in termini produttivi e di mercato.
Recentemente il IV Rapporto ENEA su "L'Italia nella competizione tecnologica internazionale " (2005) ha dimostrato che, tenuto conto della dimensione e della specializzazione produttiva predominanti in Italia, non vi sono differenze significative nell'entità della spesa in R&S sostenuta dalle imprese rispetto a quella degli operatori privati negli altri Paesi industrializzati. Sono le peculiari caratteristiche settoriali e dimensionali degli attori economici in Italia a determinare comportamenti poco orientati agli investimenti scientifici. Le imprese, nella sostanza, spendono poco in ricerca e sviluppo perché hanno strutturalmente meno necessità di investire in questo ambito per competere sul loro mercato. Conseguentemente, per stimolare un effettivo innalzamento del contenuto scientifico-tecnologico del nostro sistema produttivo è necessario promuovere un aggiustamento strutturale attraverso la nascita di nuove specializzazioni nei settori orientati alla scienza e alla tecnologia.
Se si procede ad una analisi per macro-area della spesa di R&S delle imprese si rileva il consistente gap esistente tra il dato del Centro-Nord e quello del Mezzogiorno.

Sul sito della Fondazione CRUI è disponibile un elenco aggiornato delle grandi imprese che investono in ricerca e sviluppo tecnologico.

Fonte: Documento di orientamento programmatico del MIUR per il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013.