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Le "Linee Guida" hanno già fornito una ampia trattazione dello scenario complessivo in cui si colloca l'attività di R&S del paese. Ad esse si rinvia per una trattazione complessiva degli elementi e degli indirizzi alla base del PNR. Tuttavia i numerosi ed importanti mutamenti avvenuti a livello internazionale e le azioni sviluppate dal Governo negli ultimi anni richiedono in questa sede un opportuno aggiornamento.
Le missioni affidate dal PNR al sistema di R&S italiano
All'attività di R&S il PNR affida quattro missioni principali:
- svolgere attività di ricerca fondamentale, libera ma di eccellenza - ricerca in quanto valore in se, da tutelare e promuovere secondo il dettato costituzionale, per lo sviluppo culturale del paese e come fonte di nuove idee e nuovi avanzamenti nella conoscenza; è l'attività che tradizionalmente è stata svolta, spesso con successo, dal nostro sistema scientifico;
- svolgere attività di alta formazione, finalizzata all'incremento qualitativo e quantitativo del capitale umano, un fattore decisivo per assicurare lo sviluppo scientifico, economico e sociale del paese;
- contribuire (anche) attraverso l'assimilazione della nuova conoscenza prodotta a livello mondiale al suo trasferimento al sistema produttivo del paese;
- contribuire con lo svolgimento di queste funzioni alla competitività del paese, in collaborazione con il sistema produttivo, per lo sviluppo di nuove tecnologie, di nuovi prodotti, processi e servizi, competitivi sul mercato globale; si tratta di un aspetto fondamentale spesso sottovalutato, che richiede una forte attenzione e un potenziamento;
Nonostante la stretta correlazione esistente nello svolgimento di queste missioni, solo recentemente, nell'ambito della definizione delle priorità nelle politiche di sviluppo e di crescita, è emerso, a livello nazionale, comunitario e internazionale, il ruolo prioritario che l'attività di R&S riveste: essa nella società della conoscenza risulta infatti direttamente determinante per la competitività del sistema economico nazionale e quindi fattore fondamentale per la generazione di ricchezza, posti di lavoro e coesione sociale.
Sono questi, in sintesi, i motivi di fondo che sono alla base del PNR. Le linee direttive di questo programma in generale prevedono:
- di diffondere nella nostra società la considerazione che l'intero settore dell'educazione e della ricerca deve essere considerato di interesse strategico, alla base della competitività del paese, prioritario per il futuro del paese,
- di prevedere in questo ambito strategie, indirizzi ed interventi del Governo di carattere fortemente innovativo, nel quadro del programma di modernizzazione del paese,
- di allineare a questo fine il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di fornire un contributo decisivo alla competitività del paese.
Le azioni necessarie per il raggiungimento di questi obiettivi, previste e dettagliatamente descritte nel presente PNR e con cui il Governo intende attuare i processi di cambiamento del nostro sistema scientifico e tecnologico, possono essere ricondotte alle seguenti parole chiave:
- sviluppo e valorizzazione del capitale umano per e attraverso la ricerca,
- eccellenza nelle attività di ricerca di base,
- multidisciplinarietà,
- internazionalizzazione,
- collaborazione pubblico-privato,
- concentrazione su punti di forza e settori strategici,
- utilizzo di una pluralità di fonti di finanziamento,
- valutazione.
I settori strategici di intervento, già identificati nelle "Linee Guida (4)" sono analizzati nell'Allegato al PNR e sono rappresentati da:
- settori di rilevante interesse per l'economia del paese ( beni strumentali e sistemi di produzione, microelettronica, optoelettronica, sistema agroalimentare) ,
- settori finalizzati ad una migliore tutela dell'ambiente, per il risparmio energetico e per la produzione di energia (Energia, trasporti, clima)
- tutela della salute dei cittadini (Biotecnologie).
- Conservazione e promozione del patrimonio culturale del Paese (Beni culturali materiali ed immateriali).
Per raggiungere gli obiettivi di modernizzazione e quindi di cambiamento del sistema scientifico e tecnologico italiano previsti dal PNR è necessario un impegno comune, del Governo, delle forze politiche, degli stessi attori del sistema di R&S nazionale, Università, enti pubblici di ricerca, imprese, fino agli stessi ricercatori ed addetti, finalizzato a:
- considerare positivamente la necessità di adottare nuovi indirizzi, riforme, modalità operative aventi caratteristiche di discontinuità rispetto al passato,
- cooperare pienamente e contribuire con impegno alla realizzazione di questi obiettivi,
- assegnare una necessaria priorità nell'assegnazione di nuove risorse nell'ambito della definizione di obiettivi condivisi.
Competitività, innovazione e ricerca
La competitività, il cui incremento, per la parte scientifica e tecnologica, rappresenta la nuova missione affidata al sistema di R&S italiano, secondo una definizione largamente accettata (50,87) è la "capacità di una economia di produrre beni e servizi competitivi nel mercato mondiale, e di fornire contemporaneamente alla sua popolazione, su base sostenibile, un alto tenore di vita e un alto livello di impiego per tutte le persone abili al lavoro" . Uno dei più importanti fattori della competitività è rappresentato dall'innovazione, di cui l'attività di R&S è una importante determinante; l'innovazione è la capacità di sviluppare nuovi prodotti, processi e servizi, competitivi sul mercato mondiale. L'attività di R&S risulta fondamentale non solo per lo sviluppo dei settori basati su una elevata intensità di conoscenza, ma anche per la diffusione dell'innovazione nell'intero tessuto industriale, inclusi i settori cosiddetti tradizionali o maturi. Lo svolgimento di questa attività ha come presupposto indispensabile anche la conoscenza dello stato dell'arte e quindi l'assimilazione e l'utilizzo della nuova conoscenza che viene continuamente prodotta a livello mondiale. L'importanza di questa attività può essere desunta dal fatto che il nostro paese contribuisce alla creazione di nuova conoscenza per ca il 4% del totale mondiale (un fatto desumibile dal numero di lavori scientifici e di brevetti prodotti dal nostro paese). Una nota di attenzione risulta indispensabile. L'equazione più ricerca uguale più innovazione-più ricchezza-più competitività non è esatta e la sua soluzione richiede una attenta considerazione di una pluralità di fattori. La catena del valore che parte dalla ricerca e sviluppo, prosegue infatti con la produzione dei beni e servizi, la distribuzione, il marketing ed è strettamente associata a ulteriori cruciali fattori di natura finanziaria (crediti, agevolazioni etc.). E' l'insieme di questi fattori, tra cui la R&S assume particolare rilievo, a determinare, per un sistema economico o per un paese, più ricchezza, posti di lavoro, e maggiore coesione sociale (104,105).
Uno scenario in rapido mutamento
Lo scenario in cui si collocano gli interventi e gli indirizzi nel settore della R&S è in rapido mutamento ed è caratterizzato da un complesso ed accelerato processo di globalizzazione che ha accentuato la debole posizione dell'economia europea e italiana nel quadro dell'economia mondiale. Le difficoltà nella congiuntura internazionale si sono ripercosse maggiormente su queste economie, caratterizzate da rigidità strutturali e da tassi di crescita più bassi rispetto al Nord America e alle economie emergenti. La globalizzazione, con la rapida diffusione ed accesso alla conoscenza prodotta a costi fortemente ridotti rispetto al passato, ha anche investito lo stesso sistema di ricerca italiano che si trova a competere in un sistema globale e che quindi richiede per continuare a competere con successo rapidi adattamenti nelle strategie, nella dimensione finanziaria, nei sistemi di gestione e di valutazione.
Nazioni emergenti sulla scena mondiale - India e Cina particolarmente- invece di affidare il loro futuro sviluppo alla tradizionale catena di crescita utilizzata nel tempo dalle nazioni europee -agricoltura, industria pesante, alta tecnologia- saltano il passaggio intermedio e puntano direttamente sui settori più innovativi. Ad esempio la Cina in pochi anni ha incrementato fortemente la percentuale nel suo export di prodotti high-tech. L'Europa e l'Italia in particolare si trovano così ad affrontare sul piano della competitività una duplice sfida, da un lato dal sistema scientifico e produttivo americano che gode di formidabili investimenti pubblici e privati nel settore civile e in quello della difesa, e di una nuova politica estremamente flessibile ed innovativa in materia di supporto all'attività di R&D del Governo federale, dall'altro da paesi i cui prodotti, ormai di buona qualità e con contenuti tecnologici medio-alti, possono competere con successo sul mercato globale a causa del minor costo del lavoro.
Le criticità strutturali del sistema produttivo europeo ed italiano
Tra le criticità strutturali del sistema produttivo europeo e italiano risalta la limitata dimensione delle imprese, la bassa percentuale di valore aggiunto e di occupazione attribuibile al settore "high tech" rispetto all'intero settore produttivo; la scarsa utilizzazione di processi di trasferimento tecnologico che consentano alle imprese di utilizzare nuova conoscenza che proviene dal settore della ricerca di base; la scarsa propensione a generare brevetti o altre forme di tutela della proprietà intellettuale. Questa peculiarietà del tessuto produttivo italiano determina da un lato un'alta flessibilità e capacità di competere con successo, ma dall'altro genera debolezza strutturale e conseguente impossibilità di sostenere i grandi investimenti in R&S nei nuovi settori ad alta crescita su un orizzonte temporale adeguato. Tale debolezza è resa ancora più critica dall'accentuarsi di nette discontinuità rispetto al passato nello sviluppo di nuove tecnologie, nel più rapido passaggio dalle scoperte effettuate dalla ricerca di base al mercato, nella tendenza in vari paesi a concentrare competenze e risorse in settori strategici. E' questa situazione che rende ancora più rilevante l'intervento pubblico nel settore della R&S per sostenere il sistema produttivo soprattutto in presenza di una forte competizione da parte di paesi emergenti quali India e Cina la cui dinamica di crescita è sempre più alimentata dall'innovazione tecnologica nei beni e nei servizi. E' opportuno, anzi necessario sottolineare che i processi di discontinuità nello sviluppo di nuove conoscenze che caratterizzano attualmente il settore della R&S sostenute da processi di convergenza tecnologica particolarmente nei settori delle info, nano e bioscienze determinano spesso e con rapidità una forte riduzione nei vantaggi competitivi detenuti da altri sistemi scientifici o gruppi di ricerca, aprendo contemporaneamente ampi spazi che possono permettere al nostro sistema scientifico di utilizzare proficuamente nuovi investimenti. La corsa per l'eccellenza in questi ambiti non è affatto perduta anche perchè il nostro paese può contare su un capitale umano di grande qualità, competitivo a livello internazionale.
La situazione di debolezza strutturale dovuta alla presenza dei fattori precedentemente descritti è particolarmente accentuata per il nostro paese, che ormai dispone solo di un numero esiguo di gruppi industriali di grandissime dimensioni 116 - solo quattro con fatturato superiore ai 20 miliardi di euro (ENI, FIAT, Pirelli, Telecom)- e di un numero straordinariamente elevato di imprese medio piccole, (le aziende registrate alle Camere di Commercio nel settore informatica nel 2002 sono 80.834, nel settore biotech 1887, nel settore Tlc 2454 per un totale di 85.175 aziende). Ciò come si è detto rappresenta un fattore di alta flessibilità, ma anche di debolezza. Predomina la specializzazione manifatturiera incentrata sui settori tipici del cosiddetto "made in Italy" -, supportata però da un forte settore di meccanica strumentale, concentrata in oltre 200 distretti industriali, spesso leader o co-leader mondiali nei loro settori con oltre 2 milioni di addetti e circa 1/3 dell'export nazionale. In Italia operano infine un numero significativo di medie imprese "high-tech" di rilevanza mondiale nei settori della microelettronica, della robotica, dell'optoelettronica, della motoristica, della chimica e delle tecnologie biomediche.
Tra il 1997 ed il 2002, mentre l'incremento degli scambi internazionali di beni e servizi è stato del 28%, le esportazioni italiane sono cresciute solo del 16%, contro il 31% di Francia e Germania. Nei cinque anni dal 1997 al 2002 la produzione industriale italiana è aumentata del 3%, contro l'11% della Francia e un valore ancora superiore della Germania. Le nostre quote di esportazione che tuttavia ancora si attestano su dimensioni assai elevate, ca il 28% del PIL, con una bilancia positiva tra export ed import, stanno lentamente diminuendo in vari importanti settori quali macchine e apparecchi meccanici, autoveicoli, apparecchi elettrici di precisione, mentre il complesso delle nostre esportazioni continua a concentrarsi in settori a limitata tecnologia, esposti così alla concorrenza di paesi terzi emergenti caratterizzati da un costo del lavoro nettamente minore.
Un'analisi della distribuzione del valore aggiunto tra i più importanti macrosettori, dimostra che il settore "immobiliare e dei servizi per le imprese" contribuisce al totale italiano per 254 miliardi di euro, il "manifatturiero" con 296 miliardi, i "servizi sociali e personali" con 236, e il settore "commercio all'ingrosso e al dettaglio" con 151 miliardi. La struttura del valore aggiunto lordo dell'Italia (in %) a confronto con quello dei paesi dell'UE, 2001, è la seguente: Agricoltura, Italia 2,7 contro una media UE di 2,1; Industria manifatturiera, 22,9 vs. 22,3; Costruzioni 4,9 vs.5,4; Commercio, trasporti, comunicazioni 24,0 vs.21,5; Servizi alle imprese 26,3 vs. 27,2; Altri servizi 19,2 vs. 21,6. Tra questi settori quello caratterizzato da una più alta intensità di ricerca (spesa in R&S su valore aggiunto) è quello manifatturiero. Un esame aggregato conferma tuttavia che anche questo settore, cruciale per la produzione di ricchezza e per sostenere l'export italiano, è caratterizzato da una bassa intensità di ricerca rispetto a quello di altri paesi. Per il totale manufatturiero l'intensità di ricerca è rispettivamente (in %): 2,1 (Italia); 7,4 (Germania), 8,6 (Giappone); 8,3 (USA), 8,1 (UK). L'insufficiente sforzo in ricerca nel nostro paese anche nei settori cosiddetti "maturi" fornisce una importante chiave di lettura su uno dei vari motivi alla base della costante perdita di competitività del nostro paese anche nel settore del "made in Italy", tuttora cruciale per la produzione di ricchezza nazionale. Per i diversi settori che concorrono a caratterizzare il settore manifatturiero (dati 1999-2000, in %), l'intensità di ricerca risulta:
- per il settore macchine e apparecchi meccanici 1,70 (Italia), 5,4 (Germania), 6,60 (Giappone), 5,00 (USA) 4,90 (U.K.);
- per l'industria tessile e dell'abbigliamento 0,1; 2,0; 2,1, 0,5; 0,4;
- per le industrie di mezzi di trasporto 9,7; 19,8; 13,1; 15,5; 10,3;
- per le industrie alimentari 0,30; 0,5; 1,20; 1,60; 1,20;
- per la fabbricazione di prodotti chimici e fibre, 2,20 (Italia); 15,20 (Giappone) 6,60 (USA); 6,60 (UK).
Netto risulta quindi il divario dell'intensità di ricerca del settore manifatturiero dell'Italia rispetto alla Germania, nostro benchmark principale in quanto operante nello stesso sistema economico e politico europeo e caratterizzato da una simile tipologia di industrializzazione. La Germania dimostra un'intensità di ricerca nel manifatturiero pari a tre volte quella dell'Italia, dato che dimostra la criticità e il prevedibile accentuarsi della debolezza del nostro sistema produttivo nei prossimi anni. Esistono quindi anche per il nostro paese, nonostante la peculiare struttura produttiva e la generale bassa intensità tecnologica dei suoi prodotti, ampi spazi di crescita e di necessità di intervento nel settore della R&S.
Insufficienti investimenti in R&S in Europa e in Italia da parte dei governi e delle imprese e necessità di adozione di nuove politiche nel settore R&S.
Alle criticità strutturali caratteristiche del sistema economico europeo ed italiano si aggiungono i bassi investimenti e l'insufficiente attenzione al ruolo della R&S e all'innovazione. Dagli anni '90 si è assistito ad un continuo allargarsi del divario nella spesa europea in R&S, rispetto agli U.S.A.(28). Nel 2000 l'America ha investito in questo settore 288 miliardi di euro, contro i 164 dei Quindici e i 154 del Giappone. Nel periodo 1995-2000 le spese americane sono aumentate in media del 5,7% annuo, quelle della Ue del 3,4%. Il numero di laureati nelle discipline di base nei paesi europei (matematica, fisica e chimica) è in costante diminuzione, mentre ad esempio la Cina si propone di raggiungere in breve tempo il traguardo di 1.000.000 di laureati in ingegneria all'anno e le esportazioni di prodotti high-tech da parte dei paesi asiatici sta rapidamente aumentando. Il ritardo europeo emerge anche dal fatto che il 33% delle richieste di brevetto nella Ue sono effettuate da aziende americane, mentre all'Ue vanno solo il 19% dei brevetti depositati negli U.S.A.
Anche per quanto concerne il capitale umano investito nella R&S esistono marcate differenze tra le tre aree geografiche28. Mentre in Europa 459.000 ricercatori operano nell'industria e ca 445.000 nel settore pubblico (istituzioni governative ed educazione superiore), gli Stati Uniti contano 1.015.000 ricercatori nell'industria e 182.000 nel settore pubblico, mentre per il Giappone di fronte ai 433.00 ricercatori dell'industria solo 208.000 afferiscono al settore pubblico. il rapporto tra ricercatori pubblici e quelli privati è in Italia pari a 1,51, mentre per la UE è 1,03, per il Giappone 0,48 e per gli US 0,17.
Un'ulteriore fonte di debolezza per il sistema scientifico europeo e, particolarmente per quello italiano, è rappresentato dal basso livello di spesa pubblica nel settore della ricerca per la difesa, non bilanciato da maggiori interventi in altri settori (28,49). La spesa dello stato italiano per la ricerca per la difesa è inferiore all'1% della spesa totale per R&S, mentre U.K spende ca il 30%, la Francia il 22% e la media dei paesi della Ue il 14%. Negli USA tale rapporto sale al 57%. Non si tratta solo di dimensioni del supporto USA di cui beneficiano una molteplicità di settori industriali, ma anche del fatto che mentre nei paesi dell'Ue i governi co-finanziano questa tipologia di ricerca, negli USA le agenzie governative finanziano gli interi costi del programma di ricerca e sviluppo affidato alle industrie e alle università.
L'incremento della competitività attraverso l'innovazione richiede anche una riconsiderazione dei modelli tradizionali di intervento (47,48,71,69,70). La logica del modello di sviluppo lineare delle attività di ricerca -ricerca di base, applicata, industriale- secondo la quale i forti investimenti nel settore della ricerca di base pubblica promuovevano, in modo quasi automatico, a cascata, importanti effetti sull'attività di ricerca e sviluppo industriale, originando prodotti, processi e servizi innovativi, è stata negli ultimi anni affiancata decisamente negli U.S.A., da una nuova direzione strategica e di sostegno finanziario dell'attività di R&S che prevede una stretta cooperazione tra i diversi attori, Università, enti pubblici di ricerca, industria. La nuova politica di supporto pubblico alla R&S civile è stata così indirizzata, sulla scorta delle esperienze maturate per la conduzione di grandi progetti di ricerca nel settore militare e spaziale, verso il supporto di programmi in settori strategici per l'economia e l'industria -es. nanotecnologie, nuovi materiali, genomica - che vedono la partecipazione congiunta di università, di enti federali d ricerca e di aziende e che prevedono attività coordinate spinte fino allo sviluppo di nuove tecnologie di immediato utilizzo per le imprese del settore e alla prototipazione di prodotti in grado di passare rapidamente in produzione. Contestualmente, attraverso un diverso orientamento in tema di applicazione della legislazione anti monopolio, si è favorita la concentrazione di più imprese in programmi di alto livello tecnologico che prevedono forti ricadute applicative. Il fatto che gli enti pubblici e le imprese partecipanti a questi programmi di grandi dimensioni, molto vicini alla produzione, vengono finanziati al 100% dei costi, che includono anche quelli del personale impegnato nei contratti, implica un forte vantaggio competitivo rispetto a quanto previsto dalle attuali normative europee di supporto ai programmi del VI programma quadro (recentemente aggiornate per quanto concerne gli aiuti alle PMI) e al vigente regime concernente gli aiuti di stato. Quanto ai paesi asiatici la "deregulation" per quanto concerne il supporto pubblico alla ricerca e eventuali vincoli ambientali è totale. Occorre tener ben presente che se si devono alla ricerca di base imprevedibili discontinuità nella conoscenza e quindi l'apertura di ampie e nuove prospettive, è attraverso il rapido utilizzo della nuova conoscenza con ingenti investimenti, attività quest'ultima deficitaria in Europa e in Italia, che si determinano le ricadute economiche di questi avanzamenti. Basti un solo esempio: tutte le più rilevanti scoperte e avanzamenti nelle conoscenze nel settore della scienza della vita sono stati ottenuti in Europa, particolarmente in U.K. senza praticamente alcuna protezione della proprietà intellettuale, ma è negli Stati Uniti che tali scoperte sono state utilizzate a livello applicativo e industriale, creando l'industria biotech più innovativa, redditizia e competitiva al mondo.
In Italia la carenza negli investimenti, unita per molto tempo, in generale, allo scarso apprezzamento generalizzato della rilevanza del settore R&S per il futuro del paese è documentata da dieci anni di continua caduta in Italia degli investimenti in questo settore, passati dall'1,30% del PIL (1990) all'1,07 (2001), unico caso tra i paesi industrializzati. Tra le maggiori cause, la privatizzazione delle partecipazioni statali e l'assorbimento di grandi imprese italiane nel sistema delle multinazionali. Questo indice per le maggiori aree scientifiche mondiali è di 2,98 (Giappone); 2,69 (Stati Uniti), 1,93 (UE dei 15) (28). A questa situazione, una delle cause del progressivo indebolimento nella capacità innovativa della nostra industria, si aggiungono spesso forti resistenze nell'ambito dello stesso mondo della ricerca pubblica ad adottare nuove forme organizzative, nuovi meccanismi incentivanti e selettivi per favorire l'eccellenza, la valorizzazione dei giovani talenti e la collaborazione con il mondo produttivo, tutte azioni urgenti e necessarie per poter competere e collaborare con i sistemi scientifici dei paesi più avanzati.
La percentuale del finanziamento pubblico italiano sul totale delle spese di ricerca (effettuate cioè sia dal settore pubblico che da quello privato) risulta rispettivamente del 50,8% (Italia, 1999), 34,4 (Ue dei 15), 27,8 (US) e 18,5% (Giappone), (2001). Tale rapporto è il più alto tra tutti i paesi industrializzati, preceduto solo dal Portogallo (61%). La percentuale del finanziamento governativo, pubblico, a carico del bilancio dello Stato rispetto al PIL di ciascuno dei paesi considerati risultava, prima del 2004, la seguente (dati 2001) (28): Italia, 0,53; Giappone 0,57; UE dei 15, 0,66; US, 0,76. Per quanto concerne i maggiori paesi della UE il finanziamento pubblico alla R&S rispetto al PIL è pari a 0,79 (Germania), 0,82 (Francia) e 0,57 (Inghilterra, dato praticamente identico a quello italiano).
Le risposte dell'Unione Europea.
In questo scenario un fondamentale processo è costituito dalla progressiva strutturazione economica e politica dell'UE, di cui l'Italia è uno dei principali attori. Secondo le indicazioni del Consiglio Europeo di Lisbona, 2000 (6), l'obiettivo centrale per l'Europa è quello di divenire entro il 2010 "l'economia più competitiva al mondo, basata sulla conoscenza, capace di una crescita economica sostenibile, con più numerosi e migliori posti di lavoro ed una maggiore coesione sociale".
Per dare attuazione all'agenda di Lisbona, l'Unione europea si è impegnata (Consigli di Stoccolma, marzo 20017; Barcellona, marzo 20028, Bruxelles, dicembre 2003 (9) ) in una serie di azioni e di iniziative nei settori della ricerca e dell'istruzione. Al riguardo vanno citati:
- la creazione dello spazio europeo della ricerca e dell'innovazione (14);
- l'obiettivo di aumentare lo sforzo di ricerca e sviluppo europeo fino al 3% del PIL dell'Unione entro il 20108,10,13;
- l'iniziativa europea per la crescita (Commissione Europea, Novembre 2003 e Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo, Bruxelles, dicembre 2003 (9,45).
- L'adozione di un "Piano d'azione" (12) per il raggiungimento degli obiettivi previsti.
Per quanto concerne la ricerca, il "Piano d'Azione" presentato dalla Commissione Europea il 4.06.2003 (12), comprende quattro gruppi di iniziative:
- la creazione di "piattaforme tecnologiche chiave" a livello europeo per la cui definizione, realizzazione e uso si richiede l'azione congiunta di una pluralità di attori, organizzazioni di ricerca, industrie, gruppi di utenti - una piattaforma tecnologica secondo la Ue è un meccanismo per riunire una pluralità di attori interessati a sviluppare e realizzare una visione a lungo termine per risolvere uno specifico problema, generando una competitività sostenibile e una leadership mondiale per la Ue nello specifico settore-
- un secondo gruppo di iniziative è diretto ad aumentare il supporto pubblico alla R&S, a migliorare la condizione e le opportunità di carriera per i ricercatori, ad incrementare i rapporti di collaborazione tra la ricerca pubblica e le imprese, ad eliminare i vincoli di carattere normativo che impediscono la cooperazione e il finanziamento di programmi tra stati europei e il trasferimento di tecnologie tra gli stessi stati.
- nel terzo gruppo di azioni l'UE intende aumentare il monitoraggio, l'efficacia e l'intensità del supporto finanziario pubblico alle attività di R&S, anche attraverso una ridistribuzione degli aiuti di stato che favorisca le attività trasversali quali quelle caratteristiche del sistema di R&S.
- un ultimo gruppo di azioni è diretta al miglioramento delle condizioni di contorno, atte a favorire le attività di R&S; tra queste la necessità di una più generale attenzione al valore della protezione della proprietà intellettuale, con l'approvazione del brevetto europeo, una più incisiva regolazione dei mercati e degli standards, la migliore definizione delle regole per la competizione.
Il raggiungimento di un livello di finanziamento delle attività di R&S del 3% rispetto al PIL (un risultato che, in accordo con studi econometrici promossi dalla Commissione determinerebbe la crescita dello 0,5% del PIL e l'aumento di 400,000 posti di lavoro ogni anno dopo il 2010), richiederebbe per la media delle nazioni europee una crescita dell'8% dello sforzo complessivo, pubblico e privato, in R&S annuale, di cui il 6% per il supporto pubblico e il 9% del supporto privato. Si tratta indubbiamente, come ha fatto rilevare G.Sirilli (85), di un obiettivo assai difficile da raggiungere in mancanza di forti intendimenti politici e dell'adozione di una serie di misure incentivanti dei vari governi europei. Non è sorprendente registrare a questo proposito che nel piano decennale per la R&S recentemente delineato dal Governo inglese (106) gli obiettivi posti dall'UE sono stati ridimensionati ad una spesa prevista per la R&S del 2,5% del PIL da conseguirsi entro il 2014. Il rapporto della Commissione specifica per ciascun stato membro gli obiettivi, le politiche da sviluppare e i processi di "governance" richiesti. Per l'Italia gli obiettivi previsti dalla "Linee Guida 2002" e cioè il raggiungimento per il 2006 di un livello di finanziamento della R&S dell'1,75% del PIL, di cui l'1% pubblico e lo 0,75% privato risultano pienamente condivisi dalla Commissione, anche se tale raggiungimento deve necessariamente correlarsi con l'atteso incremento del PIL e con la situazione della finanza pubblica. Per quanto concerne le politiche, la Commissione concorda con le indicazioni prioritarie formulate dal Governo italiano di utilizzare la leva pubblica per incrementare l'attività di ricerca privata. Da un punto di vista operativo le azioni previste dal rapporto della Ue per ciascun stato membro sono:
- Iniziare un processo di coordinamento nelle azioni per il potenziamento del capitale umano e delle infrastrutture.
- Sviluppare piattaforme tecnologiche comuni europee
- Sviluppare la collaborazione pubblico - privato.
- Promuovere iniziative dirette della UE in materia di R&S.
- Adottare nuove misure fiscali e di politica economica per sostenere le attività di R&S.
- Raggiungere un miglior bilanciamento tra il previsto incremento degli aiuti di Stato alla R&S e necessità di non produrre distorsioni nella concorrenza
- Migliorare le condizioni generali per promuovere gli investimenti privati nella R&S.
Le azioni del Governo in materia di R&S, propedeutiche al PNR.
Dall'inizio della sua attività il Governo, ha assunto una serie di iniziative ed ha svolto numerose azioni che, pur scontando il forte rallentamento dell'economia a livello mondiale e nazionale, hanno tuttavia precostituito la necessaria base per gli indirizzi e la previsione di interventi di potenziamento, riorientamento e coordinamento del settore della R&S nazionale da prevedersi nel presente PNR.
Gli interventi nel settore della R&S sono stati attuati, per la prima volta, in modo sistematico, nel contesto e coerentemente con una vasta azione di riforma del sistema della formazione primaria, secondaria e terziaria. La linea direttiva alla base di questa azione è basata sull'adozione di un complesso di azioni interdipendenti che insieme concorrono allo sviluppo della capacità di innovazione e quindi alla competitività del paese:
- la produzione della conoscenza, basata principalmente sulla ricerca scientifica,
- la sua trasmissione attraverso la formazione e l'educazione,
- la sua disseminazione attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione,
- il suo uso per la produzione di beni e servizi innovativi
Le azioni del Governo, svolte principalmente attraverso il MIUR, Ministero cardine per l'attuazione di questo complesso di interventi, sono state pertanto assunte o programmate nel contesto di questa visione unitaria, e sono finalizzati alla modernizzazione e all'adeguamento del sistema educativo, di alta formazione e di ricerca nazionale ai migliori standards internazionali, in stretto collegamento con le linee politiche europee in materia di educazione, di ricerca e di alta formazione, perseguendo l'obiettivo generale di migliorare significativamente la competitività del paese.
Le azioni ed interventi più significativi assunti nel settore della R&S nei primi tre anni del Governo, di particolare rilevanza per il PNR, sono rappresentate da:
- approvazione delle "Linee Guida per la politica scientifica e tecnologica del Governo" che hanno identificato i punti di forza e di debolezza del sistema scientifico italiano, le priorità di settore, il riposizionamento degli attori, il quadro degli interventi finanziari da prevedersi nel PNR;
- ripresa degli stanziamenti nel bilancio dello Stato in R&S con la legge finanziaria 2004-2006, (+14%) e con quelle 2005-2007 dopo un decennio di diminuzione;
- interventi legislativi di sistema per la formazione primaria e secondaria;
- fondamentale contributo all'adozione dell'iniziativa europea per la crescita da parte della Presidenza Italiana della Ue;
- approvazione di nuovi provvedimenti legislativi per il riordino ed il potenziamento della rete degli enti pubblici di ricerca vigilati dal MIUR, tra cui CNR, INAF, Agenzia Spaziale, ENEA; di tutto rilievo la ristrutturazione del CNR destinata a rafforzare il maggiore Ente Nazionale di ricerca e a focalizzarne la sua attività verso settori strategici;
- approvazione del Piano Spaziale Nazionale;
- incisivo contributo della delegazione italiana e del MIUR alla definizione del VI PQ Europeo (con particolare riferimento agli interventi svolti a favore del settore delle PMI, agroalimentare, trasporti, beni culturali, emergenze naturali);
- approvazione di un piano organico per la valutazione di strutture e programmi di ricerca per tutto il sistema scientifico nazionale;
- definizione della strategia generale per la creazione di distretti tecnologici regionali e istituzione dei primi distretti tecnologici di interesse regionale di Torino, Napoli, Padova, Modena, Milano, Catania, Roma;
- approvazione di una legge di sostegno per l'inserimento di giovani nel settore della R&S;
- approvazione da parte del C.d.M. di un disegno di legge sullo stato giuridico del personale docente e ricercatore universitario;
- istituzione della Fondazione "Istituto Italiano di Tecnologia";
- istituzione del nuovo "Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica" attraverso la fusione di due istituzioni operanti nel settore;
- ristrutturazione della rete degli Istituti di Ricovero e Cura a carattere scientifico.
Gli indirizzi per il PNR
Gli indirizzi per gli interventi da prevedersi dal PNR partono quindi da una base ormai consolidata di analisi e di indicazioni formulate a livello nazionale ed internazionale. Tali indicazioni, particolarmente quelle formulate in sede Ue, hanno un carattere necessariamente generale, e richiedono nella loro traduzione operativa al sistema scientifico, tecnologico ed economico italiano un opportuno adattamento per superare specifici punti critici esistenti ed inserirsi con profitto nella realtà economica, strutturale, scientifica e tecnologica italiana.
Il MIUR, successivamente all'approvazione delle "Linee Guida", con le quali sono state identificate, in base a criteri ed analisi di carattere generale, le aree strategiche di intervento (in base a: impatto economico, mercato e occupazione, impatto sulla spesa pubblica, anche in termine di riduzione di costi, impatto sociale, in termine di bisogni ed aspettative dei cittadini, posizionamento competitivo del sistema nazionale nelle sue componenti(imprese, istituzioni e operatori tecnico-scientifici), ricadute degli investimenti in R&S sotto forma di prodotti, processi e servizi ad elevata intensità tecnologica), ha provveduto ad approfondire con le varie amministrazioni dello Stato e con le Regioni, secondo le procedure previste dalla legge 204/98, i temi prioritari di intervento del PNR. Tutti i Ministeri sono intervenuti con osservazioni e proposte contribuendo sostanzialmente alla predisposizione del PNR. (vedi pareri dettagliati nella sezione relativa dell'allegato). E' la prima volta che si registra nel nostro paese un concreto processo di coordinamento nelle iniziative a sostegno dell'attività di R&S da parte delle amministrazioni centrali dello Stato e delle Regioni. Si tratta di un processo positivo che, tra l'altro, ha determinato nell'ambito di ciascuna amministrazione e in talune regioni la costituzione di un nucleo di funzionari e di esperti nello specifico settore della R&S. Le indicazioni programmatiche di cui sopra sono state integrate con analisi e approfondimenti relativi ai settori considerati prioritari, identificati nell'ambito delle "Linee Guida", da parte di specifici gruppi di lavoro. L'allegato accluso dà ragione di questo ampio sforzo di coordinamento effettuato dal MIUR.
Ulteriori indicazioni di particolare rilievo per il PNR provengono dall'accordo tra Confindustria e rappresentanze sindacali (17). Esso prevede un graduale innalzamento della percentuale tra spesa in ricerca e PIL per la realizzazione di quattro grandi priorità condivise: ricerca, formazione, infrastrutture e mezzogiorno. Per il conseguimento di questi obiettivi, il rapporto tra spesa per R&S e PIL- secondo l'accordo- dovrebbe passare, per quanto concerne la parte pubblica, a partire dal 2004 fino al 2006, allo 0,75, 0,85 e 1%, in linea con quanto previsto dalle "Linee Guida" del Governo. In cifre le parti sociali propongono di incrementare l'attuale spesa in R&S di 6-14 miliardi di euro nel periodo 2004-2006, a seconda della crescita economica, e di introdurre una Tremonti-bis per gli investimenti in ricerca delle imprese. Per quanto riguarda le politiche nazionali le parti sociali hanno richiesto di introdurre una agevolazione fiscale per gli utili reinvestiti per le imprese che, attraverso una adeguata certificazione, mostrino di investire in ricerca e sviluppo risorse superiori alla media dei tre anni precedenti. Un'ulteriore richiesta al Governo è di introdurre, specialmente per le piccole e medie imprese e per i progetti di minore dimensione uno strumento di agevolazione fiscale a carattere permanente per le aziende che investono in ricerca. La Confindustria, in particolare, in successivi interventi sull'argomento ha chiesto l'abolizione dell'IRAP per il personale impegnato in attività di ricerca e il sostanziale rifinanziamento dei fondi FAR e FIT.
La strategia e gli indirizzi del Governo: l'insieme degli elementi raccolti e le azioni propedeutiche già svolte ed illustrate precedentemente permettono di sintetizzare le linee direttive della strategia e le priorità negli interventi che il Governo intende realizzare in questo settore. Da un punto di vista generale:
- dichiarare l'intero settore della ricerca da quella di base a quella applicata, fino allo sviluppo sperimentale, di interesse strategico, prioritario per la competitività e il futuro del paese,
- perseguire: eccellenza nelle attività di ricerca previste, multidisciplinarietà, internazionalizzazione, collaborazione pubblico-privato, concentrazione su punti di forza e settori strategici, utilizzo di una pluralità di fonti di finanziamento e valutazione. Sono, questi i processi con cui il Governo intende caratterizzare il cambiamento del nostro sistema scientifico e tecnologico definiti nel presente programma,
- attuare a questi fini strategie, indirizzi ed interventi fortemente innovativi, nel quadro dell'azione e del programma del Governo per la modernizzazione del paese,
- porre al primo posto nella scala degli interventi quelli dedicati alla piena valorizzazione del Capitale Umano, per e attraverso la R&S,
- ampliare e sostenere attraverso interventi "di sistema", con nuove caratteristiche, l'interazione tra Università, enti di ricerca ed imprese in settori strategici per la competitività del paese,
- promuovere sistematicamente una stretta collaborazione tra il sistema scientifico nazionale e quelli dei paesi più avanzati, Ue e USA in primo luogo,
- adottare riforme e meccanismi operativi in grado di allineare rapidamente il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di svolgere le missioni ad esso affidate.
Da un punto di vista operativo:
Pur essendo le quattro principali missioni affidate al sistema della R&S (v. punto 2) fortemente intercorrelate, il loro svolgimento, la loro promozione, finanziamento e valutazione differisce in modo sostanziale, anche perchè gli attori chiamati a svolgere tali missioni -università, enti pubblici di ricerca, imprese- differiscono nella loro organizzazione, finalità, scala di valori. Sembra utile, anche se per certi aspetti ciò può apparire artificioso, distinguere, essenzialmente da un punto di vista operativo ed illustrativo due aree:
- gli indirizzi e le iniziative previste dal PNR, secondo i quattro assi di intervento definiti dalle "Linee Guida": ricerca di base, ricerca "mission oriented", ricerca industriale, promozione attraverso la R&S della capacità di innovazione delle PM e creazione di aggregazioni sistemiche a livello territoriale,
- analisi ed interventi in grandi settori trasversali di interesse per tutto il sistema nazionale di ricerca: Capitale Umano, Mezzogiorno, Internazionalizzazione, "non profit", grandi infrastruttture di ricerca.



