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Occorre fornire preliminarmente alcune precisazioni in merito alla natura e alla definizione delle spese in R&S poichè tali definizioni, essendo poco note, generano spesso confusione, non solo nei "mass media" ma anche presso gli "addetti ai lavori". I termini che occorre ricordare e distinguere sono le (56,57,59):
- Spese governative in R&S intramuros, rilevate annualmente dall'ISTAT a consuntivo, e definite internazionalmente "Government Intramural Expenditure on R&D", GOVERD.
- Il totale delle spese per R&S intra-muros pubbliche e private di un paese, GERD Gross Domestic Expenditure on R&D, rilevate a consuntivo dall'ISTAT.
- Gli stanziamenti, e cioè previsioni di spesa disposti a valere sul bilancio dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, centrali e locali, rilevate annualmente dall'OCSE su dati (fino al 2002) elaborati dal CNR, definiti internazionalmente come "Government budget appropriations on R&D", GBAORD.
Esiste chiaramente una differenza sostanziale, non solo da un punto di vista temporale, tra spese in R&S (effettivamente fatte) e stanziamenti (previsioni di spesa). L'unica statistica ufficiale esistente in Italia circa le spese delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei soggetti privati è annualmente pubblicata dall'ISTAT e si riferisce solamente alle spese intra-muros, spese cioè effettuate nel periodo di riferimento dai vari soggetti, al proprio interno. Per la rilevazione 2001 sulla ricerca intra-muros, l'ISTAT ha interpellato circa 18.000 imprese, 1000 enti pubblici e ca 5200 istituzioni che avevano dichiarato di svolgere attività di R&S intra- muros. Il campione dei rispondenti nel corso del 2001 è risultato composto da ca 3000 imprese, 200 enti pubblici e ca 300 istituzioni non-profit. Occorre segnalare che i dati prodotti dall'ISTAT in tema di R&S, che saranno qui sinteticamente riassunti, si riferiscono solamente a questo ultimo campione e non includono alcun processo di estrapolazione da questo campione all'universo degli enti interessati. Da questo punto di vista la situazione sulle spese intra-muros per R&S rappresentata dall'ISTAT per l'Italia, particolarmente per quanto concerne il settore delle PMI, di difficile rilevazione, differisce da quella elaborata in alcuni altri paesi che hanno introdotto processi di estrapolazione, a partire da indagini campionarie settoriali, definite convenzionalmente, di imprese potenzialmente impegnate in R&S nell'anno di riferimento. La possibile, anzi assai probabile sotto-rappresentazione delle spese intra-muros e dei finanziamenti alla R&S delle imprese esistente nel nostro paese, dovuta all'altissimo numero di PMI rispetto ad altri paesi verrà probabilmente ad emergere a seguito dell'approvazione di incentivi a carattere automatico introdotti dalla recente legge finanziaria. Anche le spese in ricerca del settore pubblico potrebbero, in base a rilevazioni più focalizzate alla specificità delle attività di ricerca svolte nei vari settori disciplinari universitari subire un ridimensionamento. L'ISTAT sta elaborando a proposito della modalità di applicazione della TecnoTremonti opportune e specifiche proposte. Per quanto riguarda le previsioni di stanziamenti per la R&S, GBOARD, essi sono desumibili dalla rilevazione annuale svolta nei paesi OCSE sugli stanziamenti annuali per la R&S desunte dai bilanci dello Stato e degli Enti pubblici, (questo indicatore è stato elaborato fino al 2002 dal CNR, mentre sarà prodotto dall'ISTAT in collaborazione con il MIUR a partire dal 2004). Dati preliminari su questo indicatore ottenuti dal Servizio Statistico della Direzione Generale Studi e Programmazione del MIUR indicano per il 2005 un rapporto tra previsioni di stanziamento e PIL pari a 0,71. I dati più significativi del recente rapporto ISTAT (56,57) (ultimo rapporto in data 12.11.2003) sono i seguenti: la spesa per R&S intra-muros nel 2001 in Italia è pari a 13.572 milioni di euro (1,11% del PIL). Tale spesa risulta così ripartita: imprese (49%), enti pubblici di ricerca (14,2%), altre istituzioni pubbliche (4,2%) e Università (32,6%). Nel 2001 erano 153.905 le unità di personale impegnate in ricerca in "equivalente a tempo pieno", di cui 66.702 ricercatori. Il rapporto annuale dell'ISTAT contiene ulteriori ed utili elementi sulla distribuzione settoriale dell'attività di R&S delle imprese, sul personale addetto alla ricerca, sulle attività di R&S a livello regionale. Interessanti elementi sulle spese in R&S e per innovazione delle imprese e sulle misure previste dal D.L. 269/2003 sono altresì contenute nell'audizione alla Camera del Presidente dell'ISTAT l'8.10.2003 (57) e in un recente rapporto ISTAT (58). Recentissimamente il nuovo rapporto ISTAT del dicembre 2004 indica una spesa in R&S in Italia pari all'1,16% del PIL.
L'impegno finanziario italiano per la R&S a confronto con quello degli altri paesi. Come è già stato riferito dalle "Linee Guida" la spesa totale intra-muros in R&S nel nostro paese (del settore pubblico e di quello privato), è diminuita, dal 1990 al 2000, dall'1,30 al 1,07% del PIL per poi crescere lievemente nel 2001 (1,11%). Si tratta di un "trend" unico tra i paesi industrializzati dovuto in gran parte alla scomparsa del sistema di aziende a partecipazione statale e all'assorbimento di molte aziende nel sistema della multinazionali. Dai dati del "Terzo Rapporto sugli Indicatori della Scienza e Tecnologia" della UE (2003) e dai dati OCSE, questo indice per le maggiori aree scientifiche mondiali è di 2,98 (Giappone); 2,69 (Stati Uniti), 1,93 (UE dei 15).
Sempre lo stesso rapporto della UE segnala che la percentuale delle spese pubbliche sul totale delle spese di ricerca (effettuate cioè sia dal settore pubblico che da quello privato) risulta rispettivamente del 50,8% (Italia), 34,2 (Ue dei 15), 28,8 (US) e 19,6% (Giappone), (ibidem, p.63, dati riferiti al 1999, ultimo dato disponibile). Sempre secondo il rapporto europeo citato (2003, p.64) la percentuale delle spese, a carico del bilancio dello Stato rispetto al PIL di ciascuno dei paesi considerati risulta la seguente: Italia, 0,53; Giappone 0,58; UE dei 15, 0,66; US, 0,76. Per quanto concerne i maggiori paesi della UE la spesa in R&S rispetto al PIL è pari a 0,79 (Germania), 0,80 (Francia) e 0,55 (Inghilterra, dato praticamente identico a quello italiano).
Per quanto concerne gli stanziamenti governativi, GBOARD, i dati dello stesso rapporto Ue, ibidem, p.95, indicano che per il 2000 esse per l'Italia ammontavano allo 0,58% del PIL, contro una media dei paesi dell'Eu di 0,73. Da notare che lievi variazioni non significative sono contenute nelle cifre riportate nei vari documenti citati. Si noti che, come si è accennato, il MIUR ha recentissimamente accertato un valore di questo indice pari allo 0,71% del PIL per il 2005.
Come è possibile desumere da questi dati la differenza nel 2000 tra gli stanziamenti per R&S dello Stato rispetto alla media dei paesi della UE era pari allo 0,15% del PIL, (nel 2000 il PIL era pari a 1.307.312 milioni di euro) corrispondente in termini assoluti a ca 1,96 miliardi di euro. Tenendo conto di questi dati e dell'obiettivo posto dalla UE per tutti i paesi dell'Unione di raggiungere entro il 2010 l'1% del PIL degli stanziamenti pubblici al sistema ricerca, l'incremento da prevedersi a carico del bilancio dello Stato, a PIL invariato, secondo le indicazioni della UE, risulterebbe da qui al 2010 pari a 0,42% del PIL, il che si traduce, in termini assoluti, in 5,49 miliardi di euro (assumendo un PIL invariato). E' necessario quindi per il Governo del nostro paese, ai fini del raggiungimento degli obiettivi posti dalla UE, incrementare gli stanziamenti pubblici (si è preferito riferire questo target alle previsioni di spesa, GBOARD) da oggi al 2010 di circa lo 0,07% del PIL per anno, e cioè di ca 915 milioni di euro per anno. Vedasi per più accurate valutazioni Sirilli85. Per quanto concerne il sistema privato il target è assai più alto. Infatti per raggiungere gli obiettivi previsti occorre che le imprese incrementino le loro spese (unico dato accertabile) dall'attuale 0,47% del PIL al 2%, e cioè dell'1,53% rispetto al PIL che si traduce in un totale di ca 20 miliardi di euro di incremento da raggiungere nel 2010.E' un obiettivo che si prevede assai difficile da raggiungere sia dall'Italia che da parte di diversi paesi europei, tenuto conto dell'attuale struttura industriale italiana ed europea. E' necessario altresì pervenire a una più precisa definizione di attività di ricerca poiche' i confini rispetto all'attività di innovazione sono spesso assai sfumati ed applicati dalle varie nazioni in modo non omogeneo.
In conclusione, per quanto riguarda le risorse per la R&S la differenza tra l'Italia e la media degli altri paesi della UE, pari a tutto il 2003 allo 0,9% del PIL italiano è da addebitarsi in buona parte alle ridotte spese in ricerca da parte del settore privato. Da questo punto di vista questo dato è da porsi in relazione con la particolare struttura del sistema produttivo italiano, composto di piccole e medie imprese con bassa propensione a sostenere elevate spese di ricerca, che inoltre operano per una parte assai consistente in settori a bassa intensità tecnologica. A ciò si aggiunge la difficoltà, come è stato sopra accennato, di stimare per queste imprese il reale importo delle spese di R&S. Il MIUR ha in corso consultazioni con l'ISTAT e con l'UE per giungere ad una stima più accurata delle spese in ricerca delle imprese italiane che, come si è detto, potrebbero essere per vari motivi attualmente significativamente sotto stimate. L'assegnazione di un "budget" consistente per il 2004 per assegnazioni di carattere trasversale di incentivi fiscali all'industria italiana contribuirà con ogni probabilità a far emergere un volume aggiuntivo di spese in R&S da parte della piccola e media industria, contribuendo a spiegare l'attuale paradosso italiano di un sistema produttivo che esporta ogni anno merci pari a oltre il 28% del PIL, pari a ca 380 miliardi di dollari, con alle spalle una apparente ridotta spesa in R&S. E' indubbio che il nostro paese ha saputo meglio interiorizzare la conoscenza prodotta all'estero e contemporaneamente innovare profondamente le fasi di processo.
L'incremento previsto negli stanziamenti per l'attività di R&S nella finanziaria 2004-2006
Il Governo nella finanziaria 2003/2004 ha previsto un'ampia manovra per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, che interviene su stanziamenti aggiuntivi per la ricerca (GBOARD) su più fronti:
- detassazione di parte dei costi per le imprese che fanno investimenti in ricerca e sviluppo, con un costo stimato dal Ministero per l'Economia di circa 650 milioni di euro per il 2005;
- bonus fiscale a favore dei ricercatori che rientreranno in Italia entro i prossimi anni (20 milioni);
- cartolarizzazione, e quindi anticipazione, per circa 600 milioni di euro, dei crediti dello Stato e di altri enti pubblici relativi ai finanziamenti per investimenti in ricerca ed innovazione, da utilizzare per il finanziamento dei programmi di ricerca industriale;
- lancio dell'Istituto Italiano di Tecnologia, 50 milioni di euro nel 2004 e 100 nei 10 anni successivi allo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico del paese in sinergia ed in rete con le università ed i centri di ricerca;
- incremento di circa 310 milioni di euro per il Fondo per il Funzionamento Ordinario degli atenei, e per il finanziamento degli atenei privati, e di 40 milioni di euro per le assunzioni di ricercatori vincitori di concorso. E' stimabile che di tali fondi ca 195 milioni siano addebitabili ad attività di ricerca;
- a questi fondi attualmente previsti dalla legge finanziaria si aggiungono 246 milioni di euro per il 2004 attribuiti dal CIPE alle attività di R&S sul fondo aree depresse.
In sintesi l'incremento previsto negli stanziamenti a carico del bilancio dello Stato per il 2004 e per il 2005 (gli interventi di agevolazioni fiscali avranno ricadute sul bilancio 2005) è pari a circa 1,761miliardi di euro, e ciò corrisponde ad un incremento negli stanziamenti effettuati sul bilancio dello Stato pari allo 0,13% del PIL (2002). Si tratta però di stanziamenti in parte per interventi a fondo perduto e in parte a credito agevolato. Con ciò il nostro paese si avvicina alle indicazioni della Ue di incrementare per i due anni 2003 e 2004 dello 0,14% gli stanziamenti pubblici per la ricerca (+0,07% per anno).
Si tratta di un importante risultato che il nostro Governo ha previsto nella prossima legge finanziaria 2004-2006, tanto più apprezzabile in quanto ottenuto in un momento di ridotta crescita del PIL del paese.
E' del tutto chiaro che le analisi e le possibili azioni che possono essere prevedibili in futuro nel campo dei:
- grandi progetti di ricerca europei inerenti al VII P.Q.,
- Il progetto "Iter",
- i progetti di interesse spaziale,
- le grandi infrastrutture scientifiche,
- la partecipazione a grandi progetti internazionali nel settore delle scienze della vita (bioinformatica),
- le iniziative previste dall'iniziativa europea per la crescita,
- la messa in opera di piattaforme tecnologiche europee,
- la realizzazione operativa degli accordi previsti per il sostegno a grandi interventi nel settore della R&S finanziati dalla BEI e dal FEI,
- le prossime iniziative del PON,
- i nuovi interventi da prevedersi nell'ambito del programma FIRB nelle aree strategiche di sviluppo identificate nelle "Linee Guida" e illustrate nell'allegato al PNR, presuppongono una assai maggiore capacità di "foresight", di progettazione e di gestione dei progetti da parte di ricercatori ed istituzioni. La necessità di modalità di interventi, anche finanziari, di natura diversa rispetto a quelli tradizionalmente utilizzati dal sistema scientifico nazionale per consentire al nostro sistema scientifico di utilizzare completamente queste nuove opportunità richiederà un forte impegno e la necessità da parte di tutti gli operatori interessati a queste iniziative di attrezzarsi con nuove modalità, strutture e competenze economico-finanziarie.
L'incremento della competitività attraverso l'innovazione richiede anche una riconsiderazione dei modelli tradizionali di intervento (54,65,69). Come si è detto precedentemente la logica del modello di sviluppo lineare delle attività di ricerca -ricerca di base, applicata, industriale- secondo la quale i forti investimenti nel settore della ricerca di base pubblica promuovevano, in modo quasi automatico, a cascata, importanti effetti sull'attività di ricerca e sviluppo industriale, originando prodotti, processi e servizi innovativi, è stata negli ultimi anni affiancata negli U.S.A. da una nuova direzione strategica, di sostegno finanziario e di management dell'attività di R&S che prevede una stretta cooperazione tra i diversi attori, Università, enti pubblici di ricerca, industria.
La nuova politica di supporto pubblico alla R&S civile è stata così indirizzata, sulla scorta delle esperienze maturate per la conduzione di grandi progetti di ricerca nel settore militare e spaziale, verso il supporto di programmi in settori strategici per l'economia e l'industria -es. nanotecnologie, nuovi materiali, genomica - che vedono la partecipazione congiunta di università, di enti federali d ricerca e di aziende e che prevedono attività coordinate spinte fino allo sviluppo di nuove tecnologie di immediato utilizzo per le imprese del settore e alla prototipazione di prodotti in grado di passare rapidamente in produzione. Contestualmente, attraverso un diverso orientamento in tema di applicazione della legislazione anti monopolio, si è favorita la concentrazione di più imprese in programmi di alto livello tecnologico che prevedono forti ricadute applicative. Il fatto che gli enti pubblici e le imprese partecipanti a questi programmi di grande dimensione, molto vicini alla produzione, vengano finanziati al 100% dei costi, che includono anche quelli del personale impegnato nei contratti, implica un forte vantaggio competitivo rispetto a quanto previsto dalle attuali normative europee di supporto ai programmi del VI programma quadro (co-finanziamente europeo dei costi pari al 50%) e al vigente regime concernente gli aiuti di stato.
La UE, attraverso il VI programma quadro (programmi integrati e reti di eccellenza), ha recepito in parte questa nuova strategia per le attività scientifiche e tecnologiche ed ha previsto nei grandi settori strategici di intervento il supporto a progetti integrati sia rispetto alla tipologia di ricerca prevista (di base e applicata) che rispetto agli attori partecipanti (università, enti di ricerca, imprese). Una componente fondamentale dei progetti di ricerca finanziati nell'ambito del VI PQ europeo è infatti la presenza contemporanea nei progetti di attività di R&S di base ed applicata, di attività di alta formazione, di azioni per la diffusione della nuova conoscenza prodotta, per la protezione della proprietà intellettuale e per il suo utilizzo da parte delle aziende partecipanti. La dimensione economica e quindi il loro presumibile impatto sull'economia dei programmi di ricerca Ue è tuttavia ben lontana dai valori U.S.A.
L'applicazione nel nostro paese di una nuova strategia integrata di promozione e supporto della R&S, la cui adozione è fortemente appoggiata dal ruolo attribuito dalle forze sociali e produttive del paese al settore della R&S e a quello della formazione, rappresenta per i motivi sopra accennati, un punto qualificante ed essenziale del presente PNR.
Ferma restando la ripartizione tra le varie tipologie di ricerca (Assi 1-4) prospettate nelle "Linee Guida", sembra necessaria una attenta considerazione della strategia negli interventi attuata con successo negli ultimi anni negli U.S.A. e recentemente adottata anche in Europa con i progetti integrati del VI PQ. Secondo questa strategia gli interventi di ricerca di base strategica, orientata in settori cruciali per la competitività del paese, le attività di ricerca applicata, le attività di formazione, di sviluppo pre-competitivo industriale, di trasferimento tecnologico, e di diffusione della conoscenza attualmente promossi negli stessi settori da vari attori, vengono integrati in progetti di ampio respiro e dimensione, di durata pluriennale, di particolare interesse strategico, scientifico e socio-economico. In progetti quindi capaci di indurre trasformazioni strutturali, di abolire la duplicazione degli interventi da parte di università, enti pubblici di ricerca, imprese, di ridurre, (come più volte sollecitato dalla Ue) la frammentazione operativa, di introdurre significative economie di scala e per questi motivi di particolare interesse per il progresso del paese e per lo sviluppo della sua competitività.
La necessità di integrare le azioni pubbliche e private in programmi di interesse nazionale, potrebbe essere ottenuta attraverso nuove modalità di gestione che recuperino e migliorino le esperienze ottenute dal CNR nell'ambito dei Progetti Finalizzati. (la cui esperienza potrebbe evolvere per esempio in Programmi Integrati Nazionali, PIN) è indicata e supportata:
- dalle analisi, precedentemente sintetizzate in questo documento, sulle grandi aree di sviluppo identificate nelle "Linee Guida"; tali analisi dimostrano la necessità, per ridurre la dispersione e mancanza di coordinamento attualmente esistente degli interventi nei settori strategici considerati, di integrare le azioni promosse da più soggetti istituzionali,
- dalla necessità di raggiungere una significativa massa critica nei settori strategici identificati,
- dalla forte visibilità a livello internazionale delle iniziative programmate,
- dalla opportunità di concentrare in settori caratterizzati da una forte prospettiva di sviluppo scientifico ed economico i nuovi fondi, nonchè strutture e competenze disponibili e già operanti negli stessi settori,
- da una migliore possibilità di valutazione da parte di esperti internazionali, a causa dell'omogeneità e della dimensione dei progetti, dei risultati ottenuti,
- dalla possibilità, ancora determinata dalla dimensione dei progetti, e dalla loro articolazione pluriennale, di utilizzare un unità di personale, derivabile da quello utilizzato dal CNR per la gestione dei Progetti Finalizzati per la loro gestione tecnico-amministrativa,
- dalla possibilità di programmare ed attuare i progetti in collaborazione con enti ed istituzioni internazionali realizzando opportune sinergie ( L'Ue ha sollecitato più volte gli stati membri ad operare in questa direzione per ridurre la frammentazione delle attività a livello nazionale ed internazionale, e vari progetti aventi queste caratteristiche sono già coordinati tra vari paesi della Ue), riducendo le duplicazioni nelle attività,
- dalla possibilità di dare un forte punto di riferimento settoriale al sistema produttivo nazionale,
- dalla opportunità di concentrare nei progetti le varie strutture di ricerca e i vari programmi di ricerca strategica nei rispettivi settori recentemente finanziati e identificati secondo procedure concorsuali internazionali (Centri di eccellenza universitari, nuovi dipartimenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, unità operative afferenti al settore specifico finanziate attraverso i Fondi FIRB e FISR, distretti tecnologici, grandi infrastrutture scientifiche, aziende finanziate con fondi FAR).
- dalla possibilità, attraverso una più forte integrazione tra università, enti di ricerca ed aziende di ottenere una libera e più dinamica circolazione di giovani talenti tra questi enti.
L'intervento che si propone è finalizzato a fare convergere i migliori laboratori di ricerca pubblici, e relativo stock di ricercatori, tecnici, infrastrutture, (i cui costi sono già in gran parte coperti con interventi di carattere ordinario) aventi significativa esperienza e competenza nello sviluppo di progetti di carattere applicato in taluni specifici settori industriali, con attività di ricerca proposte e sviluppate da gruppi di industrie nell'ambito di specifiche filiere di significativo interesse per l'economia del paese. Al riguardo il MIUR ha proposto per il decreto governativo a sostegno dello sviluppo l'utilizzo del 30% del Fondo di cui all'art. 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per finanziare Programmi Strategici mirati alla valorizzazione della ricerca tecnologica in taluni settori manifatturieri caratterizzati tra l'altro da un significativo tasso di export. Sarebbero esclusi dall'intervento, per la natura rotativa del fondo, industrie in crisi o per le quali si richiedono processi di ristrutturazione. Gli interventi dovrebbero assumere una duplice natura: interventi di credito agevolato, rimborsabili dopo un periodo di grazia di cinque-sette anni, concessi al tasso dello 0,5%, destinati all'industria, per un totale fino a 1,8 miliardi di euro e interventi finanziari destinati ai laboratori pubblici per incentivare la loro confluenza nei progetti di ca 200 milioni di euro.
Sono stati definiti dieci programmi strategici:
Area Salute
- Salute dell'uomo con particolare riferimento alle malattie a larga diffusione e dell'anziano (studio e trattamento dei tumori e delle malattie degenerative con nuovi approcci derivati dalla conoscenza del genoma umano).
- Sviluppo di programmi di interesse per l'industria farmaceutica, anche attraverso la chimica fine dei composti naturali, lo sviluppo di farmaci generici, lo sviluppo di studi epidemiologici e clinici basati sui recenti progressi della genetica e della farmacogenomica.
- Tecnologie Biomediche, nuovi devices cardiovascolari, nuovi sistemi diagnostici e terapeutici, bioimmagini, utilizzo di cellule staminali.
Area sistemi di produzioni e meccanica avanzata
- Sistemi avanzati di manifattura con impatto sia sull'industria delle macchine utensili, sia su comparti manifatturieri del "made in Italy" quali tessile, abbigliamento, meccanica strumentale con lo sviluppo di progetti congiunti.
- Sviluppo di un'azione integrata per il rafforzamento e sviluppo dell'industria motoristica, in particolare per le due ruote, con motori a basso consumo e a basso impatto ambientale.
- Cantieristica, aeronautica, elicotteristica con particolare riferimento all'industria della difesa e con dimostrata capacità di penetrazione nei mercati esteri.
- Materiali avanzati (in particolare ceramici) per applicazioni strutturali.
Area ambiente, trasporti e sicurezza
- Sistemi di telecomunicazione innovativi a larga banda con impiego di satelliti per utenze differenziate in materia di osservazione, sicurezza, prevenzione e intervento in caso di catastrofi naturali. Utilizzo del sistema Galileo per varie applicazioni con base a terra.
- Trasporti e logistica avanzata, infomobilità di persone e merci.
Area agroalimentare
- Valorizzazione dei prodotti tipici dell'agroalimentare e sicurezza alimentare attraverso nuovi sistemi di caratterizzazione e garanzia di qualità.
Gli interventi previsti saranno integrati con le azioni di ricerca e sviluppo a carico del VII P.Q. Europeo; con le azioni avviate, a livello territoriale da parte del sistema dei distretti tecnologici già attivati in 10 regioni italiane in collaborazione tra MIUR, Regioni e sistema pubblico di ricerca; con le iniziative previste a livello europeo e nazionale nel settore dello sviluppo di piattaforme tecnologiche in settori strategici per l'industria europea (es. microelettronica, idrogeno, bioinformatica).
Nell'ambito di ciascun intervento sono previsti interventi di formazione avanzata, sulle specifiche tematiche di ciascun progetto, attraverso un grande progetto di formazione con il coinvolgimento di circa 500 giovani per ciascuna filiera produttiva (in totale quindi 5000 giovani ricercatori).
Con riferimento alle previsioni effettuate nelle "Linee Guida", tabella a p. 77, sembra ragionevole concludere, tenendo conto delle approssimazioni inerenti ai dati sopra riferiti, che le previsioni di incremento delle risorse finanziarie al sistema di R&S italiano sono state fino ad ora in parte rispettate dal Governo. Ciò nonostante l'imprevedibile rallentamento dell'economia dei paesi europei e italiana per le note complesse situazioni verificatesi dopo l'11 Settembre. Circa le previsioni formulate dalle "Linee Guida" in merito alla distribuzione dell'incremento degli stanziamenti tra i vari settori di attività, (v. tabella 7, ibidem) occorre registrare, rispetto al quadro precedentemente prospettato, una forte predominanza, tra le varie misure definite dalla finanziaria 2004-2006, di quelle a favore degli aiuti alle imprese. I maggiori interventi della finanziaria si riferiscono infatti alla cartolarizzazione dei crediti rinvenienti dagli interventi FAR, e alle agevolazioni fiscali della TecnoTremonti. Si tratta di un complesso di aiuti alle imprese per ca 1,25 miliardi di euro, da porsi in relazione alla necessità di superare la particolare fase di stagnazione nella crescita del PIL registrata sia in Italia che nei maggiori paesi della Ue.
Per quanto concerne il quadro economico finanziario inerente al settore della R&S, sembra opportuno segnalare che le ampie analisi prospettate sia nelle "Linee Guida" che nel presente PNR, unite alle sostanziali riforme legislative in corso e alle azioni del Governo dettagliatamente riportate in questo rapporto forniscono un'ampia base conoscitiva e documentano la fattibilità di una specifica, ampia azione che sarebbe auspicabile fosse di carattere pluriennale (es. legge pluriennale di intervento) per lo sviluppo di questo settore cruciale per la competitività del paese. Le varie sezioni di questo rapporto hanno indicato indirizzi, riforme, azioni da prevedersi nel settore della ricerca di base, della ricerca "mission oriented", della ricerca industriale, delle azioni a favore della collaborazione tra Stato e Regioni a livello territoriale e hanno fornito un'ampia analisi delle opportunità, dei punti di forza, di debolezza e delle minacce esistenti nell'ambito dei settori strategici di possibile intervento. Una cosa è certa, il rafforzamento del settore R&S ha carattere prioritario per le economie dei paesi avanzati, per l'Italia in particolare è rilevante per lo sviluppo sia dei settori industriali avanzati che di quelli cosidetti "maturi", tuttora caratterizzati da una bassa intensità tecnologica. Le azioni di rafforzamento del settore sono attualmente auspicate fortemente da tutti i partiti politici, di maggioranza e di opposizione e dagli stessi attori, dalle università, agli enti pubblici di ricerca alle imprese. Sono questi gli elementi di fondo che, insieme alla disponibilità degli elementi riportati nel presente PNR, possono rappresentare la base di un'ampio dibattito nel paese e stimolare conseguenti azioni a favore di questo settore da parte del Governo e del Parlamento.



