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8 Febbraio 2008

Glaciazioni: scoperto il meccanismo che le regola

Logo dell'Ingv. Globo stilizzato e sigla dell'ente
Fonte: Ingv

Nell’estate del 2007 lo scioglimento della calotta glaciale del Polo Nord raggiunge i massimi livelli storici. Il dato è preoccupante per il complesso ecosistema del Pianeta e le cause vengono individuate nell’aumento della temperatura globale della Terra, ma il meccanismo non risultava ancora del tutto chiaro.

A far luce sul fenomeno è intervenuto uno studio condotto da Fabrizio Marra, Fabio Florindo ed Enzo Boschi dell’Ingv, i cui risultati sono contenuti in un articolo intitolato “The history of glacial terminations from the Tiber River (Rome): insights to glacial forcing mechanism” che è stato recentemente accettato dalla prestigiosa rivista internazionale Paleoceanography.

I tre studiosi hanno avuto come base di partenza della loro ricerca la teoria di Milutin Milankovitch matematico serbo che all’inizio del ’900 aveva trovato una correlazione tra le variazioni dell’orbita della Terra attorno al Sole e l’alternarsi delle glaciazioni con periodi più caldi.
Milankovitch scoprì così che le glaciazioni e la loro scomparsa si verificano in seguito al fatto che l’orbita della Terra non è sempre identica a sé stessa e questo, nel corso del tempo, determina delle variazioni dell’energia che arriva dal Sole.

La teoria era esatta, ma non sufficiente per comprendere come si innesca lo scioglimento dei ghiacci.
Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, Fabrizio Marra e Fabio Florindo (di lui abbiamo già trattato nel Primo piano “ANDRILL, perforare il passato per comprendere il clima del futuro”) hanno elaborato un modello originale di correlazione fra i tempi di deposizione della successione sedimentaria del Tevere e il verificarsi dell’ultima terminazione glaciale e applicano questo modello alle successioni sedimentarie del Tevere più antiche, fornendo un set di dati relativo a una serie di terminazioni glaciali avvenute tra 800mila e 350mila anni fa.

Il modello messo a punto dai ricercatori evidenzia che non è il verificarsi di particolari massimi di insolazione (periodi molto caldi dell’anno) ma il verificarsi di minimi “moderati” (inverni meno freddi della media) a innescare lo scioglimento veloce delle calotte polari.
In poche parole, sullo scioglimento agisce di più un inverno mite che un’estate molto calda.

Come spiega Marra “il nostro studio sottolinea che quanto scoprì Milankovitch era giusto, ma in più abbiamo scoperto l’esistenza di una soglia di insolazione estremamente piccola che discrimina tra il permanere della glaciazione e uno scioglimento delle calotte polari che regrediscono rapidamente fino allo stabilirsi di condizioni simili a quelle dell’attuale periodo temperato”.

Alla domanda “E’ possibile che il sistema atmosfera-oceani sia sensibile a minime variazioni di temperatura globale?” risponde Enzo Boschi:

“Il sistema atmosfera-oceani è molto sensibile a minime variazioni di temperatura globale. Però bisogna evidenziare che riaffermare il ruolo dell’insolazione sulla regolazione dei cambiamenti climatici a scala globale, fa riflettere sul ruolo dell’anidride carbonica come fattore predominate sull’andamento della temperatura. La scoperta che questo meccanismo naturale potrebbe avere un ruolo prevalente nell’attuale cambiamento climatico non attenua le preoccupazioni sulla possibilità che nei prossimi decenni ci si avvii verso un pianeta sempre più surriscaldato”.