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6 Marzo 2008

Scienza è cultura. Come rafforzare la ricerca?

Immagine di un microscopio

"La luce della scienza cerco e 'l beneficio"

La citazione di Galileo Galilei, che campeggia nella Sala Convegni del Cnr, è ancora oggi attuale e perfettamente aderente alle riflessioni che sono state al centro dell'incontro Scienza è cultura che si è tenuto il 5 marzo al Cnr.

Più sostegno alla ricerca e maggiore impegno nella sua divulgazione sono i nodi centrali del documento avanzato dal Gruppo di Lavoro per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica, costituito dai Ministeri dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, delle Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione e dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.

La scienza e la formazione scientifica sono un bene pubblico, una necessità per un paese moderno, dire che la Scienza è cultura può sembrare un'affermazione banale, purtroppo non sembra esserlo nel paese di Leonardo, Galileo, Fermi.

L'impegno nella scienza nel mondo era fino a poco tempo fa appannaggio quasi esclusivo di pochi paesi. Ora si è esteso e dagli anni '90 Usa, Canada ed Europa non sono più l'asse portante della ricerca di base. Nuove realtà indo-pacifiche sono emerse e si prevede che nel prossimo decennio oltre il 90% dei chimici, fisici e ingegneri sarà asiatico.
La situazione italiana si presenta, a questo proposito, assai grave e il documento del Gruppo di Lavoro interministeriale ne denuncia lacune e criticità ma allo stesso tempo fornisce delle idee per superarle, prima fra tutte quella di una cooperazione fra mondo politico, istituzionale e mediatico.

I risultati del sapere sono necessari all'intera società e per far sì che si tratti davvero di un bene comune occorre innanzitutto che venga mostrata al pubblico.
Galileo diceva "la scienza si deve esprimere nella lingua comune perché tutti la capiscano". Il problema della divulgazione esiste ancora oggi, la scienza non appartiene solo agli scienziati ma è di tutti e comunicare la scienza è un compito importante, da svolgere in maniera semplice e corretta. Mostrare la ricerca al pubblico è possibile anche grazie alla rete dei musei scientifici, pensiamo a quelli di Milano, Firenze, Napoli che costituiscono una ricchezza nazionale sulla quale occorre fare leva.

Prima ancora di arrivare alla comunicazione è necessario però formare le giovani generazioni affinché possano diventare i ricercatori di domani.
Il documento del Gruppo di Lavoro nell'affermare che occorre maggiore sostegno alla ricerca sottolinea le azioni su cui dovrebbero impegnarsi i principali attori della ricerca, a partire dalla scuola, seguita da università, istituzioni, organizzazioni culturali, associazioni, imprese e media creando un sistema a rete all'interno del quale i diversi soggetti possano operare interagendo fra loro.
È importante soprattutto il modo in cui la scienza viene insegnata, in Italia c'è soprattutto teoria, mentre manca un coinvolgimento dello studente, una messa in pratica di quanto appreso. L'assenza dei laboratori nelle scuole è solo un esempio, e anche dove questi laboratori esistono è scarsa la loro frequentazione, mancano tecnici di laboratorio e insegnanti che introducano la sperimentalità.
All'incontro di oggi è stato detto "Non si può insegnare a nuotare con una lezione di tipo frontale". L'esempio è calzante ed esemplificativo della realtà attuale.

Vediamo di seguito alcune specifiche note fatte dal Gruppo di Lavoro:

Per la scuola, il documento propone un programma per lo sviluppo professionale dei docenti, con

- metodi di insegnamento che avvicinino i giovani all'indagine sperimentale
- uso sistematico della pratica di laboratorio
- ricorso a una vasta gamma di strumenti didattici e di nuove tecnologie, con il supporto di personale tecnico

Il programma riguarda tutti i livelli scolastici, con particolare attenzione alla scuola primaria per sfruttare questo momento della vita in cui si ha la massima curiosità e desiderio di scoprire e apprendere.
Occorrerebbe, inoltre, una ridefinizione dei curricoli, si tenga presente ad esempio la scarsità di tempo dedicato alle scienze in indirizzi come il Liceo Scientifico.

Per l'Università, nel documento si parla di riprogettazione dei percorsi formativi, tenendo presenti fin dalle fasi di orientamento i possibili sbocchi professionali.
Lo sbocco occupazionale sembra una delle principali preoccupazioni che tiene i giovani lontani dai corsi di laurea relativi alle scienze di base, nonostante le analisi del Consorzio AlmaLaurea dicano che, a 5 anni dalla laurea, il tasso di occupazione per laurati in Chimica, Fisica, Matematica e Statistica è superiore a quello del complesso dei laureati. È stato proprio il basso numero di immatricolati che ha fatto nascere il Progetto Lauree Scientifiche, per il quale è previsto il consolidamento di un modello di orientamento formativo da estendere anche ad altri corsi di laurea.

Se è vero che lo stato della ricerca in Italia sta vivendo un momento difficile, è anche vero che nel nostro Paese si registrano diverse eccellenze, e l'incontro del 5 marzo al Cnr è stato anche l'occasione per premiare giovani ragazzi e ragazze che si sono distinti, in alcuni casi a livello internazionale (Vietnam), nel campo della Matematica, della Chimica, della Fisica e delle Scienze naturali.
Per niente intimidito dalla presenza delle autorità uno di loro ci ha tenuto a sottolineare che seppure esperti in calcoli matematici o formule chimiche lui e i suoi colleghi possono dirsi "ragazzi 'normali', che hanno amici ed escono la sera". Un'affermazione che punta il dito sulla generale tendenza a considerare la scienza e gli scienziati come qualcosa di estraneo, strano, o peggio ancora sconosciuto. Nulla di più sbagliato, la scienza è vicina a noi più di quanto immaginiamo, è in ogni cosa che facciamo e che viviamo.

L'auspicio di tutti i presenti all'incontro è che si possano portare le scoperte scientifiche nella vita di tutti i giorni. Una significativa crescita della cultura scientifica rappresenterebbe, senza dubbio, una crescita per tutto il Paese.