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18 Marzo 2008

Arte e scienza di 2000 anni fa nel Papiro di Artemidoro

Il papiro di Artemidoro
Fonte: Infn

Tre minuscoli frammenti sono bastati per stabilire che la data di nascita del papiro di Artemidoro si aggira intorno al primo secolo dopo Cristo.

Più esattamente la datazione lo farebbe risalire al periodo fra il 40 a.C. e il 130 d.C., quindi ci troveremmo non di fronte al testo geografico originale di Artemidoro di Efeso (vissuto nel I sec. a.C.) ma di fronte a una trascrizione successiva.

Questa datazione, ottenuta presso il laboratorio Labec-Infn (Laboratorio di Tecniche nucleari per i Beni culturali) di Firenze è stata poi confermata da altre indagini svolte da fisici nucleari napoletani presso il laboratorio Circe di Caserta.

Dopo la Madonna dei Fusi di Leonardo, il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina (del quale ci siamo occupati sul portale), i manoscritti di Galileo e le tonache che la tradizione attribuiva a S. Francesco, il Laboratorio Labec ha applicato il metodo di analisi che sfrutta la spettroscopia di massa con acceleratore al papiro di Artemidoro. Grazie a questa tecnica non invasiva, senza prelevare parti del reperto, gli studiosi del Labec hanno eseguito interessanti analisi sull'inchiostro utilizzato. La tecnica denominata "Ion beam analysis" ha dimostrato che il papiro non fu scritto con un inchiostro metallo-gallico usato nel 1800 (fino ad ora si era ritenuto il papiro un "falso" del 19° secolo), ma un inchiostro a base organica.

Con schizzi raffiguranti parti del corpo umano, disegni di animali reali e immaginari e carte geografica, il papiro di Artemidoro, lungo in origine oltre 2 metri e mezzo, rappresenta una testimonianza eccezionale della scienza e dell'arte nell'antichità.

Un altro importante risultato va quindi ad aggiungersi all'elenco di quelli già ottenuti dal Laboratorio Labec, dove si sta già lavorando ad altre opere d'arte e reperti di rilievo, segnalati dai centri di restauro.

Il Laboratorio Labec-Infn

A livello mondiale è considerato un punto di riferimento per le applicazioni di tecniche nucleari basate sull’uso di un acceleratore di particelle.
Il Labec svolge attività intense in vari settori, in particolare in quello delle analisi sui beni culturali e dello studio dell’inquinamento.
Labec vanta un’esperienza di oltre 20 anni nell’utilizzo di queste tecniche su materiali come: carte, pergamene, tessuti, dipinti e metalli. Ciò ha permesso di confermare più volte che un’analisi PIXE si rivela del tutto non invasiva sul materiale trattato.

Con un nuovo acceleratore acquistato dall’Infn, operativo da 3-4 anni, si ha adesso anche la possibilità di effettuare analisi al 14C (radiocarbonio) per le datazioni di reperti archeologici. L’acceleratore si rivela utile non solo nell’ambito dei Beni culturali, ma anche in altri campi, come quello della vulcanologia o dell’inquinamento atmosferico. Proprio in questo settore il Laboratorio Labec svolge, in collaborazione con enti che si occupano di monitoraggio ambientale (ad es. l’Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale Toscana) analisi sulle polveri fini. Queste indagini servono a scoprire la quantità delle polveri fini presenti nell’aria che respiriamo e la loro composizione. Finora è la tecnica più potente conosciuta e serve a indagare sui fumi industriali, sul traffico e sugli scarichi e sull’impatto ambientale che queste emissioni hanno sulla salute dell’uomo.