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Comunicato stampa - Università La Sapienza

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Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo - La Sapienza, Roma

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31 Ottobre 2008

Mammiferi: emergenza estinzione in Italia e nel mondo

Numero di specie minacciate di mammiferi nel mondo
Fonte: Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo - La Sapienza

Mammiferi in pericolo? Sì, ma non troppo.
La conferma arriva da uno studio condotto dall'Università La Sapienza di Roma; iniziata nel 2003, la ricerca è stata pubblicata su Science nel mese di ottobre.

La valutazione globale dello stato di conservazione delle specie di mammiferi è un'attività della Species Survival Commission dell'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). I ricercatori coinvolti a vario titolo, nel corso dei 5 anni di studio, sono stati oltre mille.


I risultati della ricerca hanno evidenziato che su 5.487 specie di mammiferi attualmente conosciute, 1129 rientrano in una delle tre categorie di minaccia di estinzione: 188 specie sono in pericolo critico di estinzione, 450 sono in pericolo, e 501 vulnerabili. A queste specie a rischio si aggiungono probabilmente numerose delle altre 836 specie indicate come "data deficient", per le quali mancano dati sufficienti per una valutazione dello stato di conservazione.

La perdita e il degrado dell'habitat rappresenta la principale minaccia per il 40% di tutti i mammiferi del mondo. La maggior parte delle specie minacciate di estinzione si concentra in centro e sud America, nella fascia tropicale dell'Africa, in Madagascar, nel sud e sud-est asiatico. Almeno 76 specie di mammiferi si sono estinte dal 1500.

Tuttavia i risultati presentati non inducono esclusivamente al pessimismo: circa il 5% di specie di mammiferi considerati sino a ora minacciati di estinzione stanno dando segni di ripresa in natura. Tra questi il furetto dai piedi neri (Mustela nigripes) in Nord America e il cavallo selvatico (Equus nigripes) in Nord America e il cavallo selvatico (Equus ferus) in Mongolia, in precedenza classificati come estinti in natura, ma che a seguito di riusciti programmi di reintroduzione sono passati nella categoria critically endangered.

Di seguito, proponiamo l'intervista al professor Luigi Boitani e al dottor Carlo Rondinini, rispettivamente ordinario e ricercatore di Zoologia presso il Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo dell'Università La Sapienza.

La pubblicazione su Science rappresenta un importante riconoscimento da parte della comunità scientifica. Come avete/ha accolto la notizia?
Con soddisfazione accademica velata dalla preoccupazione per i risultati ottenuti. La buona notizia è che la pubblicazione su Science garantisce la massima diffusione e visibilità dei nostri risultati. Questo fatto è essenziale per la conservazione perché può aumentare attenzione e finanziamenti per le azioni di tutela della biodiversità, il fine ultimo del nostro lavoro.
Dichiarare che il 25% delle specie di mammiferi è minacciato di estinzione sarà stata ben magra consolazione, se il dato sarà ignorato e non stimolerà governi e individui a agire.

Quali mammiferi sono in via di estinzione in Italia e nel mondo?
Un mammifero su quattro è minacciato di estinzione. Tra questi molti grandi mammiferi, perché per vivere hanno bisogno di vaste aree naturali non impattate dall'uomo: tra questi ad esempio la tigre. Ma in generale sono minacciate di estinzione moltissime specie di foresta e specialmente le grandi e piccole scimmie.
La foresta è il tipo di ambiente a maggior rischio nel mondo a causa della deforestazione ancora intensissima che avviene specialmente nelle aree tropicali. La maggiore emergenza per la conservazione dei mammiferi riguarda il SudEst Asia (Indocina, Indonesia, Borneo, Filippine, Papua Nuova Guinea), dove si concentrano numerosissime specie di mammiferi, una popolazione umana ad alta densità e tuttora in espansione, un'economia in crescita che richiede sempre più risorse per essere alimentata, sfruttamento delle risorsa da parte di paesi limitrofi (specialmente la Cina). Questa regione inoltre è composta da migliaia di piccole isole, il che rende impossibile ai mammiferi che le abitano sfuggire alle minacce cui sono soggetti. In Italia la situazione, per quanto riguarda i mammiferi, è al confronto meno drammatica: sono a rischio di estinzione nel paese le popolazioni di una decina di specie tra cui quelle di orso, lontra, diversi pipistrelli.

Sono state individuate le cause di questo cambiamento? Inquinamento e cambiamenti climatici sono fra queste?
La principale minaccia per i mammiferi è rappresentata dalla distruzione, frammentazione e degradazione dei loro habitat, causata dalle attività dell'uomo. Questi fenomeni avvengono in tutti gli ambienti naturali: non solo nelle foreste ma anche nelle praterie, nelle aree costiere, molto impattate dallo sviluppo del turismo, nelle zone umide. Sono ancora relativamente poco minacciati dall'attività diretta dell'uomo solo i deserti. Tra le cause delle trasformazioni degli habitat si annoverano anche l'inquinamento e i cambiamenti climatici.
Tuttavia, anche se i cambiamenti climatici rappresentano un grave rischio nel lungo termine, la conversione degli habitat naturali in aree agricole e urbane avviene in tempi molto più rapidi. Quindi se non ci preoccupiamo di salvare le specie da questa minaccia, molte potrebbero estinguersi ancor prima che i cambiamenti climatici esercitino i loro effetti nocivi su di esse. La seconda minaccia per i mammiferi a livello globale è rappresentata dalla caccia, tanto intensa da non dare tempo ai nuovi nati di rimpiazzare gli individui uccisi. Questo avviene soprattutto nelle foreste tropicali in Asia, Africa equatoriale e anche in Sud America. Per esempio molte foreste del Sud e SudEst Asia, la cui vegetazione appare ancora intatta, sono quasi completamente prive di fauna perché questa è cacciata fino all'estinzione, un fenomeno tristemente noto come "la foresta vuota". In gran parte la caccia non è mirata alla conquista di trofei, ma alla pura sussistenza: in molte aree tropicali del pianeta il sovraffollamento e la povertà della popolazione umana sono talmente drammatici che qualunque risorsa è consumata fino alla sua scomparsa. Un terzo fattore di minaccia per i mammiferi è costituito dalle specie introdotte, il cui effetto è più immediatamente visibile sulle isole. Per esempio l'introduzione di ratti e gatti nelle isole caraibiche e in quelle dell'Oceania, volontariamente o involontariamente perpetrata dall'uomo, ha condotto o sta conducendo all'estinzione moltissime specie di mammiferi ma anche di uccelli, rettili e anfibi.

Cosa può comportare la scomparsa di alcuni mammiferi all’interno del ciclo della biosfera, e in che tempi?
Alcune specie giocano un ruolo chiave negli ecosistemi, ad esempio i grandi pipistrelli frugivori noti come volpi volanti garantiscono la dispersione dei semi di molte specie di piante da frutto, dalla cui presenza dipende un gran numero di altre specie. La scomparsa delle volpi volanti quindi ha un effetto rapido e prevedibile su un ecosistema. Il ruolo di altre specie è molto più difficile da comprendere, perché dipende da un insieme di interazioni complesse e non facili da individuare. A questo quadro dobbiamo anche aggiungere il fatto che molte specie tuttora esistenti, ma con popolazioni molto ridotte, potrebbero essere già condannate all'estinzione.
Infatti, quando una popolazione diventa troppo piccola, non è più in grado di invertire la tendenza anche se le condizioni in cui vive divengono improvvisamente favorevoli. Questa sorta di inerzia è nota come il “debito di estinzione”: un debito la cui esatta entità non ci è nota ma che dovremo necessariamente pagare. Per tutte queste ragioni ancora non sappiamo quantificare i danni alla biosfera dovuti alle estinzioni e neppure prevedere quando questi danni saranno più evidenti. Per questo potrebbe essere anche molto difficile capire se e quando avremo raggiunto un punto di non ritorno.

Come avete svolto le vostre indagini?
Per raccogliere i dati abbiamo contattato e coinvolto centinaia di esperti delle varie specie in ogni parte del mondo. In questo modo è stato possibile raccogliere le informazioni più aggiornate sullo stato dei mammiferi, anche quelle non ancora pubblicate, direttamente alla fonte. Con questi dati abbiamo realizzato per la prima volta le mappe delle distribuzioni globali di ciascuna specie, quantificato la numerosità delle popolazioni e le loro variazioni negli ultimi anni, identificato le minacce principali per ciascuna. Questi dati ci hanno consentito di effettuare la valutazione dello stato di conservazione di ogni specie applicando una metodologia standard sviluppata nel corso degli ultimi 20 anni dalla IUCN.

C'è un database disponibile per la consultazione?
Tutti i dati che abbiamo raccolto sono consultabili sul sito della Lista Rossa della IUCN.

Durante la ricerca avete scoperto qualcosa che proprio non vi aspettavate?
Nonostante i mammiferi siano uno dei gruppi animali più studiati al mondo, per il 15% delle specie ci è stato impossibile raccogliere dati sufficienti a valutarne lo stato di conservazione. Colmare questa lacuna costituisce una priorità assoluta di ricerca per i prossimi anni. Si teme anche che la maggior parte delle specie per le quali non esistono informazioni siano in realtà minacciate: infatti si tratta in genere di specie poco abbondanti, che in molti casi non sono state avvistate da decenni.

Ci sono ricerche in corso su altre classi del regno animale (pesci, anfibi, rettili, uccelli)?
Altre valutazioni globali condotte dalla IUCN-SSC includono quella degli anfibi terminata nel 2004 (consultabile anche sul sito) e quelle in corso dei rettili, delle specie di acqua dolce, delle specie marine, delle piante, delle libellule. Lo stato di conservazione degli uccelli è già da alcuni anni tenuto sotto stretto controllo da parte dell'Associazione BirdLife che cura la Lista Rossa IUCN per queste specie.

Ci sono episodi particolari di cui ci vuole parlare? Desidera aggiungere qualcos’altro?
I nostri risultati mostrano una situazione certamente molto preoccupante. Tuttavia sarebbe sbagliato e pericoloso trarne un messaggio negativo. Al momento stiamo lavorando a simulazioni delle distribuzioni dei mammiferi fino al 2050, entro gli habitat che saranno disponibili in base a differenti scenari di sviluppo sociale e economico. Certo gli scenari più negativi, quelli in cui le risorse continuano a essere sfruttate al di là delle capacità di rigenerazione così come avviene oggi, prevedono estinzioni sempre più frequenti. Tuttavia secondo gli scenari che ipotizzano un uso più razionale delle risorse e una riduzione delle differenze socioeconomiche tra nazioni, è ancora possibile un recupero degli ambienti naturali parallelo allo sviluppo economico. Questi scenari mostrano che l'uomo può e deve fare ancora moltissimo per influenzare il futuro delle altre specie animali, e con il loro anche il proprio futuro.