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10 Novembre 2008
Esiste una differenza tra la percezione ed espressione emotiva maschile e femminile. In generale, le donne sembrerebbero più inclini a esprimere le proprie emozioni agli altri e mostrerebbero una maggiore facilità nella decodifica degli indicatori non verbali connessi all’espressione delle emozioni altrui.
Gli studi condotti forniscono interessanti indizi sull’esistenza di differenze di sesso nei circuiti neurali dell’empatia e aiutano in parte a comprendere la diversa incidenza tra i sessi delle disfunzioni cerebrali legate alla mancanza di empatia (per es., autismo e personalità antisociale, patologie più frequenti negli uomini che nelle donne)”.
La ricerca, condotta dal gruppo di Alice Mado Proverbio presso il laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Alberto Zani dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia molecolare del CNR di Milano-Segrate, ha investigato l’esistenza di possibili differenze di sesso nella risposta cerebrale, indicando come le donne mostrino effettivamente risposte più marcate in confronto all’uomo alla vista di esseri umani che interagiscono socialmente (rispetto a scenari neutri). Questo dato sembra suggerire un possibile maggiore ‘interesse’ del cervello femminile per i propri simili.
“In questo studio”, spiega Alice Mado Proverbio, “sono state osservate le risposte cerebrali di 12 uomini e 12 donne (studenti universitari destrimani e sani) alla vista di circa 220 immagini a colori raffiguranti persone di varia età, numero e genere in differenti contesti sociali (a passeggio, in bicicletta, mentre leggono, giocano, si salutano, vanno a far la spesa, danno da mangiare al cane, fanno sport, ecc.) o paesaggi urbani o naturali (interni od esterni di uffici, scuole, appartamenti, boschi, colline, spiagge, ecc..) privi di persone visibili”.
I risultati evidenziano una maggiore risposta cerebrale per immagini raffiguranti esseri umani piuttosto che scenari solamente nelle donne e non negli uomini, a partire dai 210 millesecondi dopo lo stimolo sulla parte anteriore (frontale) del cervello. Per entrambi i sessi, la vista di esseri umani stimolava l’attivazione bilaterale del giro fusiforme della corteccia occipito/temporale (BA19/37), aree che normalmente elaborano le facce e i corpi (anche dette face fusiform area ed extra-striate body area).
Soltanto nella donna, però, la vista di esseri umani stimolava l’attivazione del giro temporale superiore destro e soltanto negli uomini dell’area paraippocampale, probabilmente legata all’analisi delle componenti spaziali non-umane del paesaggio.
“Poiché le immagini presentate ai soggetti non erano emotivamente stimolanti”, prosegue la ricercatrice, “i dati suggeriscono un maggiore interesse/preferenza/attenzione da parte del cervello femminile per questa classe di stimoli biologicamente rilevanti (cioè le immagini dei propri simili).
E’ infatti pensabile che il ruolo biologico di nutrice/allevatrice sia ottimizzato da una maggiore empatia nei confronti dei piccoli. In particolare, sono state registrate le risposte bio-elettriche di superficie chiamate ERP (potenziali correlati ad eventi) che riflettono l’attività sincronizzata del cervello in risposta a specifici stimoli sensoriali, da 128 canali di registrazione EEG alla frequenza di campionamento di 512 Hz”.
La predisposizione genetica della donna ad essere più interessata a stimoli sociali, piuttosto che, poniamo, a macchinari è in parte confermata da studi comparativi che evidenziano differenze di sesso in primati non-umani (per esempio i cebi subsahariani femmine preferiscono di gran lunga giocare con le bambole piuttosto che con palle o macchinine, e viceversa; i piccoli macachi rhesus femmina passano molto più tempo dei maschi a prendere in braccio e manipolare i piccoli del loro gruppo, ecc.).
Gli studi condotti forniscono interessanti indizi sull’esistenza di differenze di sesso nei circuiti neurali dell’empatia e aiutano in parte a comprendere la diversa incidenza tra i sessi delle disfunzioni cerebrali legate alla mancanza di empatia (per es., autismo e personalità antisociale, patologie più frequenti negli uomini che nella donne)”.
Lo studio ha richiesto più di 2 anni di lavoro (è iniziato nell’inverno del 2005), per la validazione e preparazione degli stimoli sensoriali, del setting sperimentale, la programmazione al computer delle sequenze di stimolazione, le registrazioni EEG effettive, le procedure di eliminazione degli artefatti elettromagnetici, la quantificazione delle risposte ERP, il trattamento statistico dei dati e l’analisi del segnale elettromagnetico LORETA. I principali autori dello studio sono stati coadiuvati da 2 giovani ricercatori (Laura Trestianu e Marzia Del Zotto) che hanno aiutato ad effettuare le registrazioni EEG (ad esempio, ad applicare gli elettrodi e inserire il gel elettroconduttore nei 128 canali di registrazione).
Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Mado Proverbio:
Le indagini sono state svolte su gruppi di donne e uomini, è stata presa in considerazione la differenza di età all’interno dello stesso gruppo?
Come sempre avviene in questi casi l’età dei soggetti è stata perfettamente bilanciata tra i due gruppi (età media per entrambi, 22 anni), quindi non c’erano significative differenze d’età.
I risultati della ricerca fanno pensare che non si tratti di un luogo comune il ritenere le donne “più sensibili” degli uomini. Cosa pensa di questa affermazione?
Vari dati in letteratura (inclusi alcuni nostri recenti studi) dimostrano come le donne siano più emotive, cioè reagiscano con risposte cerebrali di maggiore entità a stimoli emotigeni (ad es: immagini drammatiche raffiguranti incidenti stradali, scene di guerra, catastrofi naturali, persone gravemente ferite, disperate, terrorizzate, angosciate, ecc...) specialmente a livello di amigdala e di corteccia cingolata. Altri studi comportamentali hanno dimostrato come le donne siano più espressive ed accurate nella decodifica dell’espressività facciale e corporea (più competenti a livello emotivo). Diverso è il discorso del nostro studio ora pubblicato su BMC Neuroscience, in cui abbiamo accuratamente evitato che le immagini fossero emotigene (per non creare differenze tra i sessi) e che dimostra invece un interesse maggiore del cervello femminile per stimoli sociali (i propri simili), che sembra siano per esse “entità biologicamente rilevanti”. La capacità di prendersi cura dei propri simili, e in particolare della prole, prevede infatti un interesse specifico per questi ultimi, accompagnato da frequenti contatti oculari, dal desiderio di avvicinarsi e di interagire socialmente, e soprattutto da una maggiore empatia (capacità di comprendere lo stato emotivo e le intenzioni degli altri).
Quando incontriamo uomini particolarmente empatici, possiamo pensare che abbiano un “cervello da donna”, e viceversa?
Direi di no, stiamo parlando di differenze globali tra i due sessi, di natura sia biologica, che culturale, che ormonale. Naturalmente poi esistono differenze interindividuali per cui possiamo avere donne estremamente poco empatiche (pensiamo a coloro che commettono infanticidio) e uomini estremamente sensibili. A questo proposito è interessante considerare i risultati di un recente studio svedese fMRI (PNAS, 2008) che ha mostrato come le risposte cerebrali ad immagini emotigene registrate in un gruppo di uomini omosessuali fossero simili a quelle di donne eterosessuali (intensa attivazione bilaterale dell’amigdala). Una maggiore attenzione per gli stati emotivi altrui si può inoltre trasmettere culturalmente, e può variare a seconda dell’età delle persone e del loro vissuto personale. Per esempio i padri sono mediamente più empatici degli uomini senza figli (il concetto del cosiddetto “padre di famiglia”).
Come si è sviluppato questo specifico tema di ricerca?
Siamo partiti dall’osservazione dei meccanismi cerebrali alla base della capacità di comprendere il contenuto affettivo delle espressioni facciali di dolore, disagio, conforto e gioia, e ci siamo immediatamente resi conto dell’esistenza di importanti differenze tra i due sessi. Poi abbiamo investigato i circuiti neurali delle emozioni, constatando come il cervello femminile sia più reattivo ad informazioni affettive.
Che strumentazioni avete usato?
Ci siamo avvalsi di apparecchiature di stimolazione audiovisiva EEvoke, di registrazione dell’elettroencefalogramma e dell’elettrooculogramma da 128 canali digitali (all’interno di una cabina elettricamente ed acusticamente schermata) mediante sistema EEprobe. Abbiamo proceduto all’analisi dei potenziali correlati ad aventi (ERP) mediante sistema EEmagine ed ASA e all’analisi del segnale bioelettrico cerebrale mediante tomografia elettromagnetica (standardized weighted Low-resolution Electromagnetic Tomography, LORETA). Questa strumentazione (ANT, Advanced Neuro Technology, Enschede, The Netherlands) è in dotazione presso il “Laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva” del Dipartimento di Psicologia, ed è stata acquistata sulla base di fondi che l’ateneo (Università di Milano-Bicocca) ha reso disponibili per promuovere la ricerca scientifica mediante l’acquisto di grande attrezzature.
Qual è stata la sorpresa maggiore durante le indagini?
Riscontrare differenze di genere di tale entità in un compito implicito, cioè che non richiedeva che le persone prestassero attenzione alle immagini con persone, ma che rispondessero alla comparsa di dipinti astratti tipo Mondrian.
Quali saranno i prossimi passaggi?
Stiamo ora studiando la presenza di eventuali differenze di genere nei circuiti neurali per l’empatia da parte del sistema fronto-parietale dei neuroni specchio.
A cosa è rivolta ora la vostra attenzione?
Sul modo in cui il cervello elabora e comprende le azioni e le intenzioni degli altri, sulla base del linguaggio dei gesti.
Le donne sono empatiche, gli uomini...meno
Esiste una differenza tra la percezione ed espressione emotiva maschile e femminile. In generale, le donne sembrerebbero più inclini a esprimere le proprie emozioni agli altri e mostrerebbero una maggiore facilità nella decodifica degli indicatori non verbali connessi all’espressione delle emozioni altrui.
Gli studi condotti forniscono interessanti indizi sull’esistenza di differenze di sesso nei circuiti neurali dell’empatia e aiutano in parte a comprendere la diversa incidenza tra i sessi delle disfunzioni cerebrali legate alla mancanza di empatia (per es., autismo e personalità antisociale, patologie più frequenti negli uomini che nelle donne)”.
La ricerca, condotta dal gruppo di Alice Mado Proverbio presso il laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Alberto Zani dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia molecolare del CNR di Milano-Segrate, ha investigato l’esistenza di possibili differenze di sesso nella risposta cerebrale, indicando come le donne mostrino effettivamente risposte più marcate in confronto all’uomo alla vista di esseri umani che interagiscono socialmente (rispetto a scenari neutri). Questo dato sembra suggerire un possibile maggiore ‘interesse’ del cervello femminile per i propri simili.
“In questo studio”, spiega Alice Mado Proverbio, “sono state osservate le risposte cerebrali di 12 uomini e 12 donne (studenti universitari destrimani e sani) alla vista di circa 220 immagini a colori raffiguranti persone di varia età, numero e genere in differenti contesti sociali (a passeggio, in bicicletta, mentre leggono, giocano, si salutano, vanno a far la spesa, danno da mangiare al cane, fanno sport, ecc.) o paesaggi urbani o naturali (interni od esterni di uffici, scuole, appartamenti, boschi, colline, spiagge, ecc..) privi di persone visibili”.
I risultati evidenziano una maggiore risposta cerebrale per immagini raffiguranti esseri umani piuttosto che scenari solamente nelle donne e non negli uomini, a partire dai 210 millesecondi dopo lo stimolo sulla parte anteriore (frontale) del cervello. Per entrambi i sessi, la vista di esseri umani stimolava l’attivazione bilaterale del giro fusiforme della corteccia occipito/temporale (BA19/37), aree che normalmente elaborano le facce e i corpi (anche dette face fusiform area ed extra-striate body area).
Soltanto nella donna, però, la vista di esseri umani stimolava l’attivazione del giro temporale superiore destro e soltanto negli uomini dell’area paraippocampale, probabilmente legata all’analisi delle componenti spaziali non-umane del paesaggio.
“Poiché le immagini presentate ai soggetti non erano emotivamente stimolanti”, prosegue la ricercatrice, “i dati suggeriscono un maggiore interesse/preferenza/attenzione da parte del cervello femminile per questa classe di stimoli biologicamente rilevanti (cioè le immagini dei propri simili).
E’ infatti pensabile che il ruolo biologico di nutrice/allevatrice sia ottimizzato da una maggiore empatia nei confronti dei piccoli. In particolare, sono state registrate le risposte bio-elettriche di superficie chiamate ERP (potenziali correlati ad eventi) che riflettono l’attività sincronizzata del cervello in risposta a specifici stimoli sensoriali, da 128 canali di registrazione EEG alla frequenza di campionamento di 512 Hz”.
La predisposizione genetica della donna ad essere più interessata a stimoli sociali, piuttosto che, poniamo, a macchinari è in parte confermata da studi comparativi che evidenziano differenze di sesso in primati non-umani (per esempio i cebi subsahariani femmine preferiscono di gran lunga giocare con le bambole piuttosto che con palle o macchinine, e viceversa; i piccoli macachi rhesus femmina passano molto più tempo dei maschi a prendere in braccio e manipolare i piccoli del loro gruppo, ecc.).
Gli studi condotti forniscono interessanti indizi sull’esistenza di differenze di sesso nei circuiti neurali dell’empatia e aiutano in parte a comprendere la diversa incidenza tra i sessi delle disfunzioni cerebrali legate alla mancanza di empatia (per es., autismo e personalità antisociale, patologie più frequenti negli uomini che nella donne)”.
Lo studio ha richiesto più di 2 anni di lavoro (è iniziato nell’inverno del 2005), per la validazione e preparazione degli stimoli sensoriali, del setting sperimentale, la programmazione al computer delle sequenze di stimolazione, le registrazioni EEG effettive, le procedure di eliminazione degli artefatti elettromagnetici, la quantificazione delle risposte ERP, il trattamento statistico dei dati e l’analisi del segnale elettromagnetico LORETA. I principali autori dello studio sono stati coadiuvati da 2 giovani ricercatori (Laura Trestianu e Marzia Del Zotto) che hanno aiutato ad effettuare le registrazioni EEG (ad esempio, ad applicare gli elettrodi e inserire il gel elettroconduttore nei 128 canali di registrazione).
Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Mado Proverbio:
Le indagini sono state svolte su gruppi di donne e uomini, è stata presa in considerazione la differenza di età all’interno dello stesso gruppo?
Come sempre avviene in questi casi l’età dei soggetti è stata perfettamente bilanciata tra i due gruppi (età media per entrambi, 22 anni), quindi non c’erano significative differenze d’età.
I risultati della ricerca fanno pensare che non si tratti di un luogo comune il ritenere le donne “più sensibili” degli uomini. Cosa pensa di questa affermazione?
Vari dati in letteratura (inclusi alcuni nostri recenti studi) dimostrano come le donne siano più emotive, cioè reagiscano con risposte cerebrali di maggiore entità a stimoli emotigeni (ad es: immagini drammatiche raffiguranti incidenti stradali, scene di guerra, catastrofi naturali, persone gravemente ferite, disperate, terrorizzate, angosciate, ecc...) specialmente a livello di amigdala e di corteccia cingolata. Altri studi comportamentali hanno dimostrato come le donne siano più espressive ed accurate nella decodifica dell’espressività facciale e corporea (più competenti a livello emotivo). Diverso è il discorso del nostro studio ora pubblicato su BMC Neuroscience, in cui abbiamo accuratamente evitato che le immagini fossero emotigene (per non creare differenze tra i sessi) e che dimostra invece un interesse maggiore del cervello femminile per stimoli sociali (i propri simili), che sembra siano per esse “entità biologicamente rilevanti”. La capacità di prendersi cura dei propri simili, e in particolare della prole, prevede infatti un interesse specifico per questi ultimi, accompagnato da frequenti contatti oculari, dal desiderio di avvicinarsi e di interagire socialmente, e soprattutto da una maggiore empatia (capacità di comprendere lo stato emotivo e le intenzioni degli altri).
Quando incontriamo uomini particolarmente empatici, possiamo pensare che abbiano un “cervello da donna”, e viceversa?
Direi di no, stiamo parlando di differenze globali tra i due sessi, di natura sia biologica, che culturale, che ormonale. Naturalmente poi esistono differenze interindividuali per cui possiamo avere donne estremamente poco empatiche (pensiamo a coloro che commettono infanticidio) e uomini estremamente sensibili. A questo proposito è interessante considerare i risultati di un recente studio svedese fMRI (PNAS, 2008) che ha mostrato come le risposte cerebrali ad immagini emotigene registrate in un gruppo di uomini omosessuali fossero simili a quelle di donne eterosessuali (intensa attivazione bilaterale dell’amigdala). Una maggiore attenzione per gli stati emotivi altrui si può inoltre trasmettere culturalmente, e può variare a seconda dell’età delle persone e del loro vissuto personale. Per esempio i padri sono mediamente più empatici degli uomini senza figli (il concetto del cosiddetto “padre di famiglia”).
Come si è sviluppato questo specifico tema di ricerca?
Siamo partiti dall’osservazione dei meccanismi cerebrali alla base della capacità di comprendere il contenuto affettivo delle espressioni facciali di dolore, disagio, conforto e gioia, e ci siamo immediatamente resi conto dell’esistenza di importanti differenze tra i due sessi. Poi abbiamo investigato i circuiti neurali delle emozioni, constatando come il cervello femminile sia più reattivo ad informazioni affettive.
Che strumentazioni avete usato?
Ci siamo avvalsi di apparecchiature di stimolazione audiovisiva EEvoke, di registrazione dell’elettroencefalogramma e dell’elettrooculogramma da 128 canali digitali (all’interno di una cabina elettricamente ed acusticamente schermata) mediante sistema EEprobe. Abbiamo proceduto all’analisi dei potenziali correlati ad aventi (ERP) mediante sistema EEmagine ed ASA e all’analisi del segnale bioelettrico cerebrale mediante tomografia elettromagnetica (standardized weighted Low-resolution Electromagnetic Tomography, LORETA). Questa strumentazione (ANT, Advanced Neuro Technology, Enschede, The Netherlands) è in dotazione presso il “Laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva” del Dipartimento di Psicologia, ed è stata acquistata sulla base di fondi che l’ateneo (Università di Milano-Bicocca) ha reso disponibili per promuovere la ricerca scientifica mediante l’acquisto di grande attrezzature.
Qual è stata la sorpresa maggiore durante le indagini?
Riscontrare differenze di genere di tale entità in un compito implicito, cioè che non richiedeva che le persone prestassero attenzione alle immagini con persone, ma che rispondessero alla comparsa di dipinti astratti tipo Mondrian.
Quali saranno i prossimi passaggi?
Stiamo ora studiando la presenza di eventuali differenze di genere nei circuiti neurali per l’empatia da parte del sistema fronto-parietale dei neuroni specchio.
A cosa è rivolta ora la vostra attenzione?
Sul modo in cui il cervello elabora e comprende le azioni e le intenzioni degli altri, sulla base del linguaggio dei gesti.




