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26 Maggio 2009

Fondali marini del Sud d'Italia. La mappa dell'Ogs

Dendritic pattern
Fonte: Ogs

L'Italia presenta una costa ad alta densità abitativa, eventuali tsunami o terremoti marini sarebbero potenzialmente devastanti per un'area con queste caratteristiche. Attualmente sono in corso molte ricerche che hanno l'obiettivo di monitorare le coste italiane a rischio geologico, una fra queste è stata condotta recentemente dall'Ogs (Istituto di Oceanografia e Geofisica sperimentale) di Trieste.

Le mappe batimetriche realizzate sono le prime di una serie di 72 mappe in scala 1:50.000, che insieme ad altre carte tematiche formeranno la Carta degli Elementi di Pericolosità dei Fondali Marini, uno strumento di cui il Dipartimento della Protezione civile si servirà per gestire il rischio territoriale legato alla presenza, in Italia, di aree marine geologicamente complesse e ancora in parte sconosciute.

Il progetto è iniziato nel 2007 con una individuazione delle aree a maggiore pericolosità della costa calabra. L'ultima missione condotta in ordine di tempo ha acquisito invece nuovi dati geofisici su specifiche zone di fondomare, principalmente sul margine pugliese, per stimare quali sono le "aree di criticità" delle coste di Puglia e Calabria, e individuare i siti in cui vi è una concreta possibilità di processi geologici in grado di deformare o erodere il fondale del margine della piattaforma continentale.

Una prima scoperta biologica ha riguardato la costa pugliese: "A largo di questa costa sono stati identificati banchi carbonatici molto probabilmente costituiti da coralli bianchi già individuati a Santa Maria di Leuca, che si pensava non esistessero più. Si tratta di ecosistemi delicati che si sviluppano solo con temperature e nutrienti particolari. Non sono direttamente correlati a condizioni di criticità del fondale, ma piuttosto rappresentano zone da evitare se si ipotizza, per esempio, di posare sul fondale marino pipeline od opere varie. Vanno evitati sia perché si tratta di strutture intrinsecamente fragili, sia perché preziose in termini di biodiversità".

Una seconda serie di scoperte riguarda il versante apulo, depositi sedimentari tipici di correnti di fondo, piccole frane e zone di collassamenti minori. Il risultato di maggior rilievo di questa prima parte degli studi è stato l'acquisizione di dati ad altissima risoluzione sui giganteschi canyon sottomarini che si sviluppano per decine di chilometri arrivando, in alcuni casi, a poche decine di metri dalla costa, come per esempio le strutture che occupano il golfo di Squillace. Questi canyon sono in retrogressione, questo significa che stanno arretrando lentamente e si fratturano, un comportamento che va tenuto sotto controllo quanto più vicino alla costa si verifica.
Si è inoltre avuta la prova che alcuni rilievi identificati in precedenza sono vulcani di fango, uno dei quali - di fronte a Crotone - è risultato attivo e ha prodotto uno sbuffo di gas proprio durante i rilevamenti.

Infine, sono state identificate frane a vari stadi di attività, strati piegati con inclinazioni improbabili, troncati, erosi, faglie da cui esce gas.
Ma questo è solo l'inizio di uno studio che durerà 4 anni. Questa missione, infatti, rientra nel progetto quinquennale MaGIC (Marine Geohazards along the Italian Coasts 2007-2013) finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile italiana e realizzato grazie alla collaborazione dell'intera comunità scientifica italiana attiva nel settore della geologia marina.