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Comunicato stampa dell'Ogs

I CENTRI DI RICERCA

Ogs - Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale

I RICERCATORI

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APPROFONDIMENTI

Al progetto hanno preso parte i seguenti ricercatori:
Federica Donda, Sergio Persoglia (OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale);
Ruggero Marocco (Università degli Studi di Trieste);
Angelo Carmelenghi, Isabel Cacho (University of Barcelona);
Bruno Capaccioni, Giuliana Panieri
(Università degli Studi di Bologna);
Franco Tassi (Università degli Studi di Firenze )

Speciale dedicato all'Ogs - La XXI spedizione italiana in Antartide


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CLASSIFICAZIONE


5 Ottobre 2009

Ogs, nave da ricerca esplora i fondali adriatici

Fasi di lavoro a bordo della nave Explora
Fonte: Ogs

Dal 18 al 21 settembre, la nave da ricerca Explora, dell'Ogs (Ist. Naz. di Oceanografia e Geofisica Sperimentale) si è occupata di un'indagine nei fondali dell'Alto Adriatico con un Progetto che porta il nome di EmiGas. Più esattamente: Emissioni gassose in aree costiere dell'Alto Adriatico (CH4, CO2) e definizione delle relazioni esistenti con i fenomeni di cementazione precoce dei sedimenti marini superficiali.

Responsabile del progetto e responsabile scientifico a bordo della nave Emiliano Gordini, ricercatore OGS, che ha collaborato alla realizzazione di questo articolo.

Gli studi condotti fino ad oggi hanno evidenziato che i fondali marini dell'Alto Adriatico sono sabbioso-limosi e prevalentemente monotoni dal punto di vista morfologico e delle forme di vita animali e vegetali. Questa caratteristica viene interrotta solamente dalla presenza di elevazioni a substrato roccioso denominate "Grebeni" e "Trezze" nell'area giuliana (in particolare dalla marineria del litorale gradese) e friulana, "Tegnùe" nell'area veneta e "Scagni" lungo la costa istriana. Peculiare è anche la caratteristica di osservare numerose fuoriuscite di gas che gorgoglia dal sedimento circostante gli affioramenti e in alcuni casi dal substrato roccioso stesso. Questi ammassi rocciosi hanno da sempre destato forte interesse da parte degli operatori del settore della pesca, da un lato, per i danni che possono provocare alle attrezzature da pesca, dall'altro per le generose raccolte di pesce pregiato che è possibile ottenere nelle loro immediate vicinanze.
La loro segnalazione ufficiale al mondo scientifico, risale già al 1792 nell'ambito dell'importante lavoro di faunistica adriatica dell'Abate Giuseppe Olivi ed intitolata "Zoologia Adriatica" in cui dà forse per la prima volta notizia, a livello accademico, dell'esistenza di tali substrati ...elevazione di qualche masso calcareo nudo durissimo, il quale sorge isolato dal fondo molle. Tali eminenze, dette volgarmente Tegùe, conosciute ed aborrite dai nostri pescatori...esistono dirimpetto a Maran, a Carole, ai Tre Porti,...soprattutto dirimpetto a Malamocco ed a Chioggia, e dal volgo sono creduti residui di due antiche Città sprofondate per una impetuosa inondazione dal mare...

Il valore naturalistico di questi peculiari e caratteristici ecosistemi può essere compreso solamente attraverso la frequentazione diretta in immersione che offre al subacqueo anche non esperto, e non interessato all'importanza scientifica del sito, una grande ricchezza biologica, resa palese da un'esplosione di colori ed organismi di varie specie e forme.

Questi ambienti, oltre al grande fascino visivo che evidenziano, se indagati con interesse scientifico, stimolano il geologo marino subacqueo per le singolarità morfologiche e per le possibili ipotesi genetiche che è possibile formulare.
I risultati raggiunti dal mondo scientifico prima del presente Progetto di Ricerca, nell'ambito della definizione della genesi e dell'età di questi depositi cementati, non hanno fornito una risposta univoca, ma hanno permesso solamente di formulare alcune ipotesi. Le ipotesi proposte considerano la cementazione di depositi sabbiosi marino-litorali con processi analoghi a quelli che portano alla formazione delle beachrocks, o alla venuta a giorno di depositi alluvionali cementati della preesistente paleopianura tardiglaciale, o secondo alcuni autorevoli autori legata ai processi di ossidazione del metano, tramite un meccanismo diagenetico analogo a quello individuato in varie parti del mondo che prevede la precipitazione di carbonati autigeni derivanti da processi chemiosintetici (la chemiosintesi batterica è un processo, operato dagli organismi chemiosintetici, che sfrutta l'energia liberata da alcune reazioni chimiche e che porta alla produzione di altre sostanze derivate) mediati microbicamente e basati sull'ossidazione del metano e successiva incorporazione del carbonio derivante, all'interno di minerali carbonatici.

Obiettivi del progetto
Gli obiettivi che si cerca di raggiungere con questo Progetto di Ricerca rappresentano la continuazione e l'ampliamento di studi già realizzati nell'area alto adriatica dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica Sperimentale di Trieste e in collaborazione con colleghi dell'Università di Trieste, Bologna, Firenze e Barcellona che allo stato attuale hanno permesso, attraverso l'integrazione di acquisizioni geofisiche Side Scan Sonar, Subbottom profiler Chirp e Multibeam, campionamenti superficiali di sedimento e di roccia, registrazioni video e fotografiche, misure in laboratorio, di ampliare il quadro delle conoscenze acquisite fino ad ora sugli affioramenti rocciosi presenti nel fondale marino dell'alto Adriatico, e di aggiungere nuove indicazioni sull'età dei depositi cementati e sui processi diagenetici che hanno portato alla loro formazione. Il presente progetto intende investigare l'esistenza di gas nel sottofondo ed eventualmente quantificarne gli stock presenti oltre ad inquadrare la presenza dei substrati rocciosi cementati nel contesto della formazione dei depositi trasgressivi o nell'ambito dei depositi sottostanti del inerenti l'antica piana alluvionale.
Questa proposta prospetta inoltre l'importante obiettivo di analizzare i gas che gorgogliano in corrispondenza delle aree ad affioramento roccioso ai fini di determinarli e caratterizzarli dal punto di vista geochimico. Inoltre, si propone di studiare dal punto di vista petrografico e isotopico le strutture carbonatiche in corrispondenza di queste emissioni gassose. E' noto che i carbonati metano-derivati, precipitati o secreti in ambienti caratterizzati dalla presenza di gas metano, risultano essere alleggerito dell'isotopo 13C, fornendo una chiara firma del passaggio del metano.

Metodologia
Il raggiungimento degli obiettivi in precedenza esposti è stato effettuato mediante:

- mappatura dettagliata delle emissioni di gas nelle aree studiate, mediante l'acquisizione di profili sismici ad alta risoluzione (sub bottom profiler Chirp e sismica monocanale-water guns, per un totale di circa 450 km) e loro integrazione con il data set esistente (dati Side Scan Sonar, Singlebeam, Multibeam e profili Chirp acquisiti nell'ambito di progetti OGS);
- carotaggi tramite carotiere a gravità nelle coperture sedimentarie delle gas-related facies, per un totale di 14 carote.

Alla fase di acquisizione dei nuovi dati geofisici ed al prelievo delle carote di sedimento appena conclusa, seguirà la fase di analisi che sarà realizzata in laboratorio e che interesserà i sedimenti delle carote prelevate, ma anche il substrato roccioso ed il gas.