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10 Marzo 2010

Robot FACE. Un amico contro l'autismo

Volto del robot Face dalle sembianze femminili
Fonte: Università di Pisa

FACE (Facial automation for conveying emotions) è un robot nato con l'obiettivo di arrivare a definire un protocollo clinico innovativo nella valutazione e nel trattamento dell'autismo, basato sull'imitazione e sull'uso pragmatico della reciprocità sociale ed emotiva.

Si tratta del risultato di una ricerca condotta da un gruppo coordinato dalla professoressa Arti Ahluwalia e dall'ingegner Giovanni Pioggia nel campo dell'ingegneria biomimetica. Allo studio hanno collaborato anche l'Istituto per la neuropsichiatria Stella Maris di Tirrenia e l'Accademia delle belle arti di Carrara.

Sono previsti 2 anni di sperimentazione applicata a forme di ausilio per bambini autistici. I soggetti affetti da questo disturbo cerebrale hanno difficoltà nell'interpretare la molteplicità di elementi e sfumature che compongono l'alfabeto della comunicazione non verbale, fatto da espressioni facciali, vocalizzi, prosodia, mimica, postura. Di fronte a questo complesso universo comunicativo, i soggetti autistici reagiscono chiudendosi in se stessi e isolandosi da tutto ciò che li circonda. Face interviene proprio su questo aspetto, semplificando i livelli della comunicazione non verbale e consentendo una più semplice ermeneutica delle espressioni facciali.

Il robot, com'è fatto.
Dotato di sembianze antropomorfe e di un volto estremamente realistico, questo androide biomimetico utilizza una pelle artificiale sensorizzata che gli permette di mappare informazioni tattili e cinestesiche, ed è fornito di un sistema visivo artificiale che scansiona l'ambiente circostante, individua il soggetto che ha di fronte, ne coglie l'espressione e ne segue lo sguardo.
Posto di fronte a un soggetto affetto da Autistic Spectrum Disorder, il volto di Face riesce a modulare la gamma delle emozioni primarie: rabbia e paura, tristezza e gioia, sorpresa e attesa, disgusto e accettazione. A questo punto, una maglietta sensorizzata indossata dal paziente, consente di valutarne il tipo di risposta, acquisendo in tempo reale segnali fisiologici quali la frequenza cardiaca, respiratoria e la risposta elettrodermica.
Presto il robot sarà dotato anche di un corpo ingegnerizzato, ma al momento il suo pezzo forte è rappresentato dal volto, che ha raggiunto livelli di realismo assolutamente straordinari grazie alla collaborazione di David Hanson. Scultore, musicista ed esperto di umanoidi, Hanson in passato ha collaborato anche con la Walt Disney e ha realizzato magnifiche copie robotiche di personaggi famosi (ad esempio Albert Einstein).

Finora è stato testato su alcuni ragazzi offrendo risultati positivi, ma ci vorrà ancora del tempo per svilupparne a pieno le potenzialità. "I bambini autistici in particolare - spiega Danilo De Rossi, professore ordinario al dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'università di Pisa - riescono a interagire meglio con le macchine che con gli uomini. L'introduzione di un androide crea dunque una situazione ambigua capace di stimolare la curiosità del bimbo che, se da un lato percepisce di trovarsi di fronte a una macchina, dall'altro ne individua la forma umana".