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- Disciplina: Scienze della terra
Asteroidi, nessun pericolo per la Terra
Un algoritmo che permette di calcolare in poche ore se un nuovo asteroide, appena avvistato nel cielo, rischia di cadere sulla Terra nei prossimi 100 anni.
E' quanto sviluppato dagli esperti di "impact monitoring", una branca dell'astronomia nata in Italia poco più di 10 anni fa. Gli autori sono un matematico dell'Università di Pisa, Andrea Milani, associato INAF, un astronomo dell'INAF-IASF di Roma, Giovanni Valsecchi, e l'americano Steve Chesley, allora all'Università di Pisa ed ora al Jet Propulsion Laboratory della NASA.
Negli ultimi mesi il telescopio WISE della NASA ha scoperto 25 mila nuovi asteroidi nel cielo. Circa un centinaio di questi sono Near Earth Objects (NEO), oggetti vicini alla Terra. Ovvero, a una distanza minima dal Sole, circa 200 milioni di chilometri.
Ma possiamo stare tranquilli, nessuno di questi sassi vaganti nello spazio rischia di entrare in rotta di collisione con la Terra senza che lo si sappia in anticipo. Ci sono infatti scienziati che non li perdono di vista un istante e seguono le orbite e le loro minime variazioni 24 ore su 24.
Valsecchi spiega che la prima stima è, ovviamente, approssimativa. "Sarebbe come osservare per un solo secondo un aereo a 10 mila metri di altezza e voler stabilire dove si troverà tra 10 ore".
Ma con il passare dei giorni, i dati si raffinano. "Ma le orbite degli asteroidi cambiano nel tempo, sotto l'influenza gravitazionale dei pianeti. Anche quando avremo completato la ricognizione di tutti gli asteroidi potenzialmente minacciosi per la Terra, non potremo dirci del tutto tranquilli e continueremo a pedinarli, seguendo l'evoluzione delle loro orbite nel tempo".
L'asteroide più temuto
Nelle tabelle di rischio, che riportano le probabilità di collisione, aggiornate giorno per giorno, degli asteroidi "sorvegliati speciali" (si possono consultare sul sito italiano http://newton.dm.unipi.it/neodys/ e quello americano http://neo.jpl.nasa.gov/), ad uno dei primi posti c'è Apophis. L'eventualità che nella fatidica data del 13 aprile 2036 cada sulla Terra sono molto remote. Attualmente, una su 235.000. Significa che, ad oggi, al 99,99957% scamperemo l'impatto. Nella sventurata ipotesi che si dovesse verificare proprio quello 0,00043 per cento sarebbe la catastrofe.
Cosa succederebbe?
Si sprigionerebbe un'energia pari a 800 megatoni, qualcosa come 100mila bombe atomiche, con effetti devastanti per l'umanità. Ma perché ciò si verifichi, Apophis dovrebbe passare nel 2029 per un key-hole, un buco della serratura, ovvero un punto compreso in un segmento di 600 metri sui circa 300 chilometri che costituiscono il margine di incertezza con il quale siamo in grado di calcolare la posizione di Apophis il 13 aprile 2029, quando esso passerà molto vicino al nostro pianeta. Nel malaugurato caso, Apophis verrebbe deviato in un'orbita risonante, ovvero dopo otto sue rivoluzione intorno al Sole si troverebbe esattamente nello stesso punto della Terra sette anni dopo.
Paura?
No, risponde Valsecchi. Tra pochi anni potremo stimare con maggior precisione il rischio che Apophis passi proprio per il buco della serratura e potremo approntare missioni spaziali per deflettere la sua orbita ben prima del 2036. Facendo gli opportuni scongiuri, l'ESA sta già studiando come attrezzarsi per la missione Don Quijote.




