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15 Giugno 2006

Non solo ghiaccio: trovati in Antartide vulcani di fango e rilievi sottomarini

OGS

Si è conclusa la XXI Spedizione italiana in Antartide organizzata dal Consorzio per l’attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e volta allo studio dei ghiacci presenti - superficiali e profondi - e del fondale marino circostante.

La campagna geofisica è stata svolta per comprendere i legami tra la cinematica e la successione temporale dei movimenti crostali cenozoici della Terra di Vittoria con la fratturazione dell’Oceano Meridionale, e ha conseguito pienamente i risultati scientifici prefissati al momento della partenza. Con qualche sorpresa. In prossimità della costa occidentale del Mare di Ross, infatti, i ricercatori hanno scoperto la presenza di circa quindici rilievi sottomarini, alcuni dei quali sono veri e propri vulcani di fango. Le perforazioni profonde nel ghiaccio hanno invece portato alla luce campioni di circa 850 mila anni fa.

Le strutture vulcaniche localizzate dalla nave di ricerca Explora si trovano all’interno di una zona di circa 20x30 chilometri, situata a una profondità compresa tra i 500 e i 700 metri dalla superficie del mare. I rilievi sono stati riconosciuti per mezzo di sondaggi morfo-batimetrici eseguiti grazie all’ecoscandaglio multifascio montato sulla nave dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste. Similmente a quelli che si trovano sulle terre emerse, queste montagne sottomarine presentano dimensioni di tutto rispetto, con diametro fino ai 3 chilometri e altezze di 100 metri. Con una peculiarità. Molti di essi sono infatti dei vulcani di fango.

L’origine dei vulcani di fango è complessa: essi si formano per la presenza nel sottosuolo di gas e fluidi ad alta pressione (mescolati a sedimenti) che trovano sbocco verso la superficie risalendo lungo sistemi di debolezza strutturale della crosta (definite in geologia fratture e faglie). Nella fuoriuscita sul fondo del mare i gas e i fluidi si disperdono nell’acqua, mentre i sedimenti eruttati, composti principalmente da fango, si depositano in prossimità del punto di emissione, costruendo in tal modo gli edifici a forma conica tipici dei vulcani. Il loro monitoraggio è importante per i risvolti nell’ambito degli studi climatici e ambientali. I gas idrati che da essi fuoriescono, sono infatti formati principalmente da metano e acqua, costituiscono una grande riserva di carbonio organico e hanno un elevato potenziale di effetto serra. Questi stessi gas, inoltre, possono creare le condizioni per lo sviluppo di ecosistemi in ambienti estremi, aprendo nuove prospettive anche per le ricerche biologiche.

Oltre all’analisi dei fondali oceanici, la spedizione di ricerca ha svolto attività di perforazione profonda nel ghiaccio. In particolare i glaciologi hanno bucato il plateau antartico per portare a giorno campioni di ghiaccio e avanzare sulle teorie dei cambiamenti climatici avvenuti nel passato. Nel carotaggio EPICA DC (European Program for Ice Coring in Antartica – Dome C), questo il nome della perforazione, gli strumenti si sono spinti fino a 3270 metri di profondità ed è stato estratto ghiaccio risalente a circa 850 mila anni fa, il più antico finora rinvenuto. L’analisi dei dati ha fatto luce sugli ultimi 8 cicli climatici, nei quali i gas serra si sono mantenuti sempre su valori inferiori a quelli attualmente raggiunti a seguito delle alterazioni climatiche prodotte recentemente dall’uomo.