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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
  • FIXED CONSTRUCTIONS
    • EARTH DRILLING; MINING
      • EARTH DRILLING, e.g. DEEP DRILLING (mining, quarrying E21C; making shafts, driving galleries or tunnels E21D); OBTAINING OIL, GAS, WATER, SOLUBLE OR MELTABLE MATERIALS OR A SLURRY OF MINERALS FROM WELLS
Classificazione geografica
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Parole Chiave
LITOSFERA OCEANICA; CIRCOLAZIONE IDROTERMALE; FRATTURAZIONE; OFIOLITI; CROMITITE; SOLFURI; EPIDOSITI; PGE

CONTROLLO TETTONICO E VULCANICO SULLA CIRCOLAZIONE IDROTERMALE NELLA LITOSFERA OCEANICA E IN COMPLESSI OFIOLITICI

Università degli Studi di Milano
Abstract
La ricerca si baserà sullo studio della struttura della litosfera oceanica attuale in rapporto alla circolazione idrotermale, e dell'assetto geologico-strutturale e metallogenico delle ofioliti metamorfiche. In corrispondenza dei sistemi di dorsale oceanica, l'assetto strutturale e la stratigrafia della crosta oceanica sono differenziati in base alla diversa velocità di espansione. Pertanto, la geometria dei circuiti idrotermali potrebbe variare, essendo fortemente controllata dalla permeabilità e porosità della crosta che, a loro volta, dipendono dalla struttura vulcanica. I circuiti idrotermali portano alla concentrazione di metalli sotto forma di solfuri e ossidi, sia in prossimità dei fondi oceanici che nella crosta profonda.
Le mineralizzazioni a solfuri e ossidi-idrossidi delle sorgenti idrotermali e delle ofioliti sono ben note e studiate da lungo tempo. Al contrario alcune mineralizzazioni tipiche dei complessi ofiolitici, come quelle a Cr e PGE, sono oggi oggetto di discussione: la classica interpretazione magmatica è oggi ampiamente discussa in quanto si sta riconoscendo il ruolo fondamentale dei fluidi idrotermali nella loro genesi.

L' obiettivo principale della ricerca sarà quindi la comprensione dell'interazione tra assetto strutturale e circolazione di fluidi idrotermali nella litosfera oceanica attuale e in complessi ofiolitici, valutandone la ricaduta sui caratteri acquisiti dalle mineralizzazioni ad essi associate, e quindi l'eventuale utilizzo ai fini della prospezione e della valutazione dell'impatto ambientale.

Verranno prese in esame le seguenti aree geologiche: due siti perforati dall'Ocean Drilling Program, ubicati nell'Oceano Pacifico Equatoriale vicino a due centri di espansione, la East Pacific Rise e il Rift di Costa Rica, caratterizzati rispettivamente da velocità di espansione di 220 mm/anno e 70 mm/anno, rispettivamente; alcune sequenze metaofiolitiche nella catena degli Urali (Russia) e nelle Alpi nordoccidentali.

Lo studio riguarda la caratterizzazione strutturale della crosta oceanica superiore perforata con lo scopo principale di confrontare la tipologia della fratturazione nei pozzi ODP1256C, 1256D (East Pacific Rise) e nel pozzo DSDP/ODP 504B (Costa Rica Rift), al fine di determinare lo stile deformativo, il campo di stress e il controllo che tali elementi strutturali, unitamente alle caratteristiche litologiche, possono avere sulla circolazione idrotermale. Nelle metaofioliti verrà condotto un rilevamento geologico-strutturale per definirne l'evoluzione tettonico-metamorfica, dalla formazione in ambiente oceanico alla messa in posto tettonica; per identificare le vie preferenziali di circolazione dei fluidi idrotermali, la presenza e i caratteri tessiturali delle mineralizzazioni e le relazioni tra i precedenti elementi riscontrabili sul terreno. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Paola TARTAROTTI Università degli Studi di MILANO
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'attività vulcanica e tettonica delle dorsali medio-oceaniche è fortemente controllata dalla velocità di espansione oceanica, variabile tra ~10-200 mm/anno (Chen, 1992; Bown e White, 1994; Cannat, 1996). Si prevede quindi che, in corrispondenza di sistemi di dorsale a diversa velocità di espansione, l'assetto strutturale e la stratigrafia della crosta oceanica siano differenziati. Analogamente, la geometria dei circuiti idrotermali è fortemente controllata dalla permeabilità e porosità della crosta, che, a loro volta, dipendono dalla struttura vulcanica. Ad esempio, nella sezione vulcanica della crosta superiore, le colate basaltiche massive agiscono come barriere impermeabili nei confronti della circolazione dei fluidi, mentre le lave a cuscini e le brecce forniscono delle vie preferenziali per il passaggio dei fluidi (Muehlenbachs, 1979; Pezards et al., 1992; Larson et al., 1993). I circuiti idrotermali portano alla concentrazione di metalli sotto forma di solfuri e ossidi, sia in prossimità dei fondi oceanici che nella crosta profonda.
Al fine di comprendere i diversi ruoli assunti dai processi idrotermali profondi e superficiali, è necessario capire come la stratigrafia e la struttura influiscano sulla permeabilità del substrato roccioso e, di conseguenza, come questi parametri controllino le interazioni tra roccia e acqua marina/fluidi idrotermali e la precipitazione di fasi metalliche.

Il presente programma di ricerca si pone come obiettivo principale la comprensione dell'interazione tra assetto strutturale e circolazione di fluidi idrotermali nella litosfera oceanica attuale e in complessi ofiolitici, valutandone la ricaduta sui caratteri acquisiti dalle mineralizzazioni ad essi associate, e quindi l'eventuale utilizzo ai fini della prospezione e della valutazione dell'impatto ambientale.
In dettaglio si vuole:
- determinare l'assetto strutturale della litosfera oceanica negli oceani attuali, per valutare come la distribuzione della fratturazione, e quindi della permeabilità, influiscano sulla geometria della circolazione dell'acqua marina e dei fluidi idrotermali
- estendere tale studio a "campioni" di crosta oceanica generati in corrispondenza di dorsali a diversa velocità di espansione, al fine di verificare quanto la velocità di espansione incida sulla struttura e sulla distribuzione dei processi di interazione acqua/roccia
- riconoscere ed interpretare nei complessi ofiolitici i processi attribuibili all'evoluzione oceanica degli stessi: evidenze mineralogiche, geochimiche e metallogeniche dell'alterazione idrotermale
- definire l'evoluzione tettonico-metamorfica delle ofioliti, dalla loro formazione in ambiente oceanico alla messa in posto tettonica
- definire le variazioni nei caratteri delle mineralizzazioni a Fe, Cr e nella distribuzione degli elementi del gruppo del Platino (PGE), in funzione dell'assetto strutturale dei complessi ofiolitici ospiti e dell'ambiente geodinamico ad essi collegato
- definire il ruolo dei fluidi idrotermali nella genesi e successiva trasformazione delle suddette mineralizzazioni
- valutare gli effetti del metamorfismo sulle mineralizzazioni
- valutare l'utilizzo delle mineralizzazioni allo scopo di determinare i caratteri primari della roccia ospite dove questa sia stata completamente trasformata dai processi metamorfici
- valutare la possibilità di rimobilizzazione di elementi pesanti dalla mineralizzazione a seguito della circolazione di fluidi idrotermali o ad opera dell'alterazione collegata agli agenti esogeni. <<<
Risultati parziali attesi
Per lo studio della litosfera oceanica si prevedono i seguenti risultati:
- caratterizzazioni delle strutture fragili osservate sulle carote
- distribuzione e densità corretta delle strutture con la profondità ed in rapporto alle diverse unità litologiche
- pattern geometrico tridimensionale delle strutture planari lungo l'intera estensione dei pozzi.


Dallo studio delle sequenze ofiolitiche si prevedono i seguenti risultati:
- approfondimento e aggiornamento delle conoscenze sull'argomento e sui siti di indagine
- realizzazione di un data base relativo al materiale preesistente
- rilevamento geologico e strutturale di settori significativi di corpi ofiolitici
- interpretazione degli elementi strutturali, tessiturali e petrografici osservabili sul terreno
- preliminare stesura delle carte geologiche relative alle aree indagate
- campionatura mirata delle due areeAl termine di questa fase si prevedono i seguenti risultati parziali:

- Caratterizzazione microstrutturale delle associazioni mineralogiche studiate (es: rapporto tra fratturazione ed eventuale riempimento di minerali secondari; cronologia cinematica)
- Ricostruzione della Crystal Size Distribution
- Determinazione della composizione mineralogica delle fasi di riempimento delle vene, della matrice delle brecce e caratterizzazione della facies metamorfica
- Caratterizzazione chimica e geochimica dei campioni studiati.Al termine di questa fase di prevede di giungere alla costruzione di modelli compatibili con i dati acquisiti

Integrazione dei risultati ottenuti
I risultati ottenuti sui campioni di crosta oceanica costituiranno la chiave di lettura per riconoscere ed interpretare, nei complessi ofiolitici, i processi attribuibili all'evoluzione oceanica degli stessiI principali risultati della ricerca verranno presentati a congressi nazionali e internazionali, che si svolgeranno anche oltre il termine ultimo del progetto e che permetteranno la presentazione e discussione dei risultati davanti alla comunità scientifica nazionale e internazionale. Durante questa fase verrano presi in considerazione i risultati più significativi per la stesura di articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali.
I risultati del lavoro, oltre ad importanti ricadute scientifiche, quali carte geologiche, modelli evolutivi, articoli scientifici, hanno anche finalità pratiche, come l'individuazione delle direttrici preferenziali delle mineralizzazione, la valutazione dei giacimenti minerari e dell'impatto ambientale legato alle mineralizzazioni e al loro sfruttamento. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Introduzione

La circolazione idrotermale nella crosta oceanica sull'asse di dorsale e nei fianchi di dorsale rappresenta uno dei principali processi responsabili del trasferimento di acqua marina, materia ed energia dall'interno della Terra verso la litosfera, idrosfera e biosfera (Stein e Stein, 1994). L'acqua marina penetra attraverso la crosta oceanica porosa e permeabile, fino alla parte sommitale della camera magmatica, in corrispondenza dell'asse di dorsale. Nella crosta oceanica superiore, costituita da vulcaniti molto porose e permeabili, l'acqua marina circola liberamente, mentre nella sezione più profonda del complesso dei dicchi basici, essa circola con maggior difficoltà. Avvicinandosi al tetto della camera magmatica, l'acqua marina si riscalda e, poiché acquisisce una minor densità, viene incanalata verso l'alto. I processi magmatici alle dorsali medio-oceaniche forniscono l'energia necessaria per innescare la circolazione convettiva di acqua marina attraverso la crosta oceanica. Ciò provoca l'interazione tra il basamento roccioso e l'acqua marina, caratterizzata da trasferimento di materia, che porta alla formazione di sorgenti idrotermali di bassa (< ~ 200°C) e di alta temperatura (200-400°C) sul fondo oceanico. Le sorgenti idrotermali contribuiscono in modo significativo al bilancio di calore terrestre.
Nei campi di sorgenti idrotermali, i fluidi idrotermali acidi e ad alta temperatura vengono introdotti nell'acqua marina, cha ha un carattere alcalino ed è caratterizzata da basse temperature (~ 2°C). Tale mixing ha come effetto la precipitazione di depositi metalliferi e getti d'acqua ricchi di sospensioni metalliche. Solfuri massivi vengono prodotti in corrispondenza di sorgenti di media-alta temperatura (150°- 400°C), solitamente a costituire delle strutture a camino, come i tipici "black smokers". I depositi di ossidi metalliferi si possono formare congiuntamente ai "camini" sulfurei, o direttamente sul fondo marino, da emissioni a bassa temperatura, oppure per alterazione del substrato roccioso sui fondali. Al di sotto del fondo marino, entro la crosta oceanica superiore, si possono depositare mineralizzazioni a solfuri disseminate, simili agli stockwork, come risultato dell'interazione tra l'acqua marina fredda che percola dall'alto e i fluidi idrotermali a più alta temperatura che risalgono dalla crosta più profonda, e che non sono sufficientemente incanalati per raggiungere il fondo marino. A differenza delle sorgenti idrotermali e dei depositi metalliferi, gli stockwork sono stati campionati solo raramente negli oceani. Le porzioni più profonde della circolazione idrotermale non sono state ancora identificate nella crosta oceanica: solamente gli studi sulle ofioliti hanno messo in luce gli effetti della circolazione convettiva idrotermale profonda, come ad esempio la formazione di rocce molto particolari, quali le epidositi o di mineralizzazioni a Cr.
Al fine di comprendere i diversi ruoli assunti dai processi idrotermali profondi e superficiali, è necessario capire come la stratigrafia e la struttura influiscano sulla permeabilità del substrato roccioso e, di conseguenza, come questi parametri controllino le interazioni tra roccia e acqua marina e fluidi idrotermali.

La struttura della crosta oceanica
Le indagini geofisiche (sismica a riflessione e a rifrazione; Raitt, 1963; Solomon e Toomey, 1992), il confronto con i complessi ofiolitici, che rappresentano frammenti di crosta oceanica esposti sulla terra ferma (Coleman, 1977; Nicolas, 1989), e la campionatura diretta della crosta oceanica attuale (Bonatti et al., 1975, Becker et al., 1989; Auzende et al., 1989) mostrano che la struttura della crosta oceanica è di tipo stratiforme. Il modello di crosta stratificata prevede che, al di sotto di uno strato di sedimenti pelagici, il substrato oceanico sia costituito da una sequenza di vulcaniti basaltiche (lave a cuscini, colate massive, e brecce), avente spessore di ~ alcune centinaia di metri, a sua volta seguita da un sottostante complesso di dicchi basici, potente ~ 1 km, composto da una serie di filoni verticali basaltici che alimentano le vulcaniti sovrastanti. Al di sotto dei dicchi vi è uno strato di rocce gabbriche, cristallizzate dalla camera magmatica a reffreddamento lento, potente alcuni km. Lo spessore totale della crosta raggiunge i 6-7 km circa.
I risultati più recenti delle scienze marine mettono in luce come in realtà esistano molte eccezioni a questo modello idealizzato di struttura crostale, specialmente in corrispondenza delle dorsali a bassa o molto bassa velocità di espansione oceanica. Vicino alle principali trasformi oceaniche, i dati sismici mostrano che la crosta va via via assottigliandosi procedendo dai settori centrali dei segmenti di dorsale verso le trasformi (Purdy e Detrick, 1986), consentendo l'esposizione di rocce mantellari direttamente sul fondo oceanico (Mével et al., 1987; Bonatti et al., 1994). L'accrezione crostale lungo le dorsali avviene in modo ciclico, mediante l'alternanza di cicli magmatici e cicli tettonici distensivi, che determinano in modo significativo la stratigrafia e la struttura della crosta, ad ogni scala. Si è constatato che l'intensa attività tettonica, specie nelle dorsali lente come la Dorsale Medio-Atlantica, può portare al denudamento di mantello sub-oceanico anche in settori distanti dalle trasformi (Karson, 1990). Differenze nella struttura, stratigrafia e spessore della crosta influiscono necessariamente sulla sua permeabilità, sia in corrispondenza dei centri di espansione che lontano da questi e, di conseguenza, sullo schema della circolazione idrotermale.
Altri fattori determinanti per la caratterizzazione della struttura crostale sono le fratture e le faglie: la loro estensione e geometria attraverso la crosta controllano fortemente la geometria dei circuiti idrotermali e influenzano l'ubicazione delle sorgenti idrotermali. Le faglie listriche che immergono ad alto angolo verso l'asse di dorsale e che attenuano la loro pendenza a mano a mano che si avvicinano al limite della deformazione fragile-duttile, vicino alla camera magmatica, focalizzano i fluidi in direzione perpendicolare all'asse (Cann et al., 1985; Harper et al., 1988; Johnson et al., 1993). Perciò, determinando la permeabilità della crosta oceanica superiore mediante lo studio della distribuzione della fratturazione e delle faglie, è possibile acquisire maggiori conoscenze sulla circolazione dei fluidi e sulla distribuzione delle mineralizzazioni.

Alterazione idrotermale della crosta oceanica

I sistemi idrotermali sottomarini influenzano la composizione sia dell'acqua marina che della crosta oceanica. L'acqua marina ed i fluidi di derivazione acquosa che circolano attraverso la crosta reagiscono con la porzione basaltica e sono responsabili della loro alterazione. Nel pozzo dell'Ocean Drilling Program ODP 504B (Rift di Costa Rica, Oceano Pacifico equatoriale), che rappresenta uno dei pozzi di riferimento per lo studio della crosta oceanica, essendo il pozzo più profondo perforato finora in oceano, la sezione vulcanica viene alterata dall'interazione con acqua marina di relativamente bassa temperatura. L'effetto che produce l'acqua fredda e ossidante diminuisce con la profondità (Anderson et al., 1985; Alt et al., 1996). Ciò provoca un generale arricchimento in alcali, soprattutto K, e in Rb, B, CO2, e H2O rispetto al basalto non alterato (Honnorez et al., 1983; Alt et al., 1986). La zona di transizione compresa tra lave a cuscini e dicchi basici e la parte sommitale dei dicchi veongono alterati per la confluenza di acqua marina fredda e fluidi idrotermali più caldi. Questa zona è caratterizzata da un arricchimento in Cu, Zn, Mn e S, che consente la precipitazione di solfuri. I minerali di alterazione secondaria cristallizzati durante stadi successivi sono: 1) clorite, anfibolo actinolitico, albite-oligoclasio e titanite; 2) quarzo, epidoto, solfuri; 3) anidrite e, infine, zeoliti e calcite. I primi due stadi indicano condizioni fisiche compatibili con la facies metamorfica degli scisti verdi. La parte inferiore dei dicchi ha subito un primo stadio di alterazione ad alta temperatura (> 400°C) con sviluppo di orneblenda e plagioclasio calcico secondario, in coerenza con quanto previsto per le zone di reazione più profonde. Tale zona è inoltre contraddistinta da lisciviazione di metalli e solfuri, rappresentando la fonte di tali elementi per le sorgenti idrotermali e mineralizzazioni oceaniche. Pertanto, le variazioni chimiche più significative nei dicchi profondi consistono in una perdita di Cu, Zn, e S (Seyfried et al, 1991, Zuleger et al., 1995). Gli stadi più tardivi di alterazione nei dicchi inferiori sono caratterizzati dalla precipitazione di epidoto+quarzo entro vene; di zeoliti e prehnite come effetti di idrotermalismo lontano dalla dorsale.
La distribuzione dei minerali secondari nella crosta oceanica, legata all'interzaione fluido-roccia, diviene cruciale qualora si consideri l'effetto dell'alterazione crostale sull'evoluzione geodinamica della litosfera oceanica. Ad esempio, la crosta oceanica alterata può contribuire, una volta entrata in zona di subduzione, alle eterogeneità chimiche ed isotopiche del mantello (Zindler e Hart, 1986); può avere effetti anche sul vulcanesimo di arco insulare (Perfit et al., 1980; Tatsumi, 1989). Inoltre, se si considerano i complessi ofiolitici, sia obdotti su margine continentale, sia coinvolti in una catena orogenica, gli effetti dell'alterazione crostale possono incidere sulla tipologia dei minerali che si sviluppano durante il metamorfismo regionale (Messiga e Scambelluri, 1988; Bocchio et al. 2000).

Confronto con le ofioliti
Gli studi condotti sui complessi ofiolitici di varie parti del mondo hanno messo in luce notevoli somiglianze con la crosta oceanica attuale, per quanto riguarda lo stile di alterazione idrotermale. Ad esempio, le ofioliti di Troodos, a Cipro, mostrano un gradiente di temperatura ripido attraverso la zona di transizione tra le lave a cuscini e i dicchi (Gillis and Robinson, 1990). La zona di transizione e i dicchi superiori nelle ofioliti mostrano mineralizzazioni sulfuree disseminate con arricchimento di metalli e solfuri, del tutto simili a quelle rinvenute nel pozzo ODP 504B (Harper et al., 1988; Nehlig et al., 1994). La concentrazione di metalli e solfuri tende a diminuire nella parte inferiore dei dicchi nelle ofioliti di Troodos e Josephine come nel pozzo 504B (Harper et al., 1988; Baragar et al., 1989; Alt, 1994). Tuttavia, si osservano pure notevoli differenze tra ofioliti e crosta oceanica, in termini di alterazione idrotermale. Infatti, le ofioliti sono complessivamente più ricristallizzate della crosta attuale, e ciò è in gran parte dovuta al metamorfismo regionale sovraimposto a quello idrotermale. Infine, l'epidoto è molto più abbondante nelle ofioliti che nella crosta oceanica e le epidositi (e.g., Richardson et al., 1987; Schiffmann et al., 1987) sono pressochè assenti, o per lo meno sono state scarsamente rinvenute, nei contesti oceanici. Le epidositi rappresentano zone di reazione profonda dove grandi volumi di fluidi idrotermali vengono focalizzati e incanalati verso l'alto. Al contrario, la parte più profonda dei dicchi del pozzo 504B rappresenta una regione in cui il rapporto acqua/roccia integrato era basso e la ricristallizzazione idrotermale e gli scambi chimici e isotopici furono limitati.


Mineralizzazioni
La letteratura scientifica sulle mineralizzazioni a solfuri e ossidi-idrossidi delle sorgenti idrotermali e delle ofioliti è molto estesa e consolidata. Al contrario alcune mineralizzazioni tipiche dei complessi ofiolitici come quelle a Cr ed elementi del gruppo del platino (PGE) sono oggi oggetto di discussione: la classica interpretazione magmatica è oggi ampiamente discussa in quanto si sta riconoscendo il ruolo fondamentale dei fluidi idrotermali nella loro genesi.
Lo studio delle mineralizzazioni a Cr e PGE in complessi ofiolitici ha inoltre conosciuto negli ultimi anni un rinnovato interesse dovuto a molteplici fattori:
- un notevole impulso alla prospezione per il Cr nella Federazione Russa che ha portato alla recente apertura della miniera di Ray-Iz e a studi attualmente in svolgimento in altre aree per l'apertura di nuove miniere
- la crescente domanda sul mercato di metalli del gruppo del platino e le recenti innovazioni tecnologiche che permettono l'estrazione economicamente utile di tali metalli dalle mineralizzazioni a cromitite
- il riconoscimento dell'importanza ambientale dei processi in grado di far circolare il Cr (ed altri metalli pesanti tossici legati alle mineralizzazioni a Cr, quali Ni, Cd, Ti), metallo altamente tossico
- il ruolo fondamentale dei processi metallogenici nel riconoscimento della evoluzione petrografica e geodinamica delle rocce ospiti, in particolare dove, come nelle ofioliti metamorfiche, le cromititi costituiscono spesso uno dei pochi relitti dell'associazione primitiva.

Le mineralizzazioni a cromite sono state classicamente distinte in base alla caratterizzazione chimica e geochimica in due tipologie fondamentali: cromititi di tipo stratiforme, legate a complessi basici stratificati e cromititi di tipo podiforme, legate a complessi ofiolitici. I caratteri fondamentali delle cromititi podiformi sono gli elevati tenori in Cr e Ti della cromite, trend evolutivi caratteristici nel diagramma Cr# vs Mg# e pattern condritici dei PGE arricchiti in Os, Ir e Ru (Leblanc e Nicolas, 1992; Barnes et al., 1985; Augè, 1987).
Recenti studi hanno messo in evidenza che tale classificazione è troppo semplicistica, in particolare le mineralizzazioni a cromitite nei complessi ofiolitici presentano una vastissima gamma di caratteri tessiturali, chimici e geochimici, che sono strettamente correlati all'assetto strutturale ed alla posizione dei corpi cromititici all'interno della sequenza ofiolitica, ai processi genetici della mineralizzazione e alle successive modificazioni occorse in campo metamorfico. In particolare è oggi riconosciuta l'importanza dei processi metasomatici di interazione tra peridotite incassante e fusi percolanti nella genesi delle mineralizzazioni a cromite nelle peridotiti tettonitiche di mantello (Zhou, 1997; Grieco et al., 2001; Grieco et al., 2004). D'altra parte non esiste una modellizzazione adeguata dei processi genetici delle cromititi nelle sequenze cumulitiche dei complessi ofiolitici, mentre studi sulle cromititi nelle cumuliti dei plutoni basici stratificati, ed in particolare nel Bushveld, hanno messo in evidenza che esse non possono essere spiegate unicamente attraverso processi di frazionamento e accumulo, ma che la circolazione di fluidi acquosi riveste un ruolo determinante nella loro genesi, nella loro caratterizzazione ed in particolare nell'abbondanza e distribuzione dei PGE (Cawthorn, 1999; Schoenberg et al., 1999; Penberthy and Merkle, 1999). Il riconoscimento del ruolo dei fluidi in sequenze cumulitiche di plutoni basici stratificati, insieme a dati sperimentali sul ruolo dei fluidi acquosi nella precipitazione di cromite in sistemi basaltici (Matveev e Ballhaus, 2002), mettono in evidenza che i tempi sono maturi per una completa reinterpretazione delle mineralizzazioni a cromite nelle sequenze cumulitiche delle ofioliti. Tale reinterpretazione potrà far luce su aspetti fondamentali quali la distribuzione, l'estensione e la tessitura dei corpi cromititici ed i pattern ed arricchimenti estremamente variabili in PGE, oltre a fornire un contributo significativo per l'interpretazione di massicci ofiolitici metamorfici dove i silicati sono stati completamente trasformati. <<<