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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Studi sull'attività biologica di estratti vegetali con particolare riguardo alle Meliaceae
- 2 - SOSTANZE NATURALI AD ATTIVITA' ANTIOSSIDANTE DA FONTI VEGETALI
- 3 - Ricerca e valorizzazione di sostanze bioattive in scarti di lavorazione dell'industria di trasformazione di prodotti di origine vegetale
- 4 - IMPIEGO DI SOSTANZE DI AROMA DI ORIGINE VEGETALE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' MICROBIOLOGICA DEI PRODOTTI ALIMENTARI
- 5 - Chinoni citotossici da Ascidiacei marini: caratterizzazione chimica,modelli sintetici ed attività farmacologica
- 6 - Un'agricoltura per le aree protette
- 7 - Fitoterapici e Prodotti salutistici di Origine Vegetale: studi tecnologici per il miglioramento della loro qualità e sicurezza d'uso
- 8 - Studio dell'effetto fisiologico e dell'azione cellulare di nutraceutici nei ruminanti da latte
- 9 - Approccio integrato al riconoscimento di taxa problematici della meiofauna marina: realizzazione di volumi della serie "Fauna d'Italia" e sviluppo e valutazione di tecniche di DNA-barcoding per l'identificazione di Gastrotrichi, Proseriati e Rotiferi
- 10 - SVILUPPO DI NUOVI FARMACI ANTITUBERCOLARI, VALUTAZIONE DELLA LORO ATTIVITA' ANTIMICOBATTERICA E IDENTIFICAZIONE DEL BERSAGLIO CELLULARE
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze economiche e statistiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze biologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze agrarie e veterinarie
Classificazione brevettuale
- CHEMISTRY; METALLURGY
- BIOCHEMISTRY; BEER; SPIRITS; WINE; VINEGAR; MICROBIOLOGY; ENZYMOLOGY; MUTATION OR GENETIC ENGINEERING
- MEASURING OR TESTING PROCESSES INVOLVING ENZYMES OR MICRO-ORGANISMS (immunoassay G01N33/53); COMPOSITIONS OR TEST PAPERS THEREFOR; PROCESSES OF PREPARING SUCH COMPOSITIONS; CONDITION RESPONSIVE CONTROL IN MICROBIOLOGICAL OR ENZYMOLOGICAL PROCESSES
- MICRO-ORGANISMS OR ENZYMES; COMPOSITIONS THEREOF (biocides, pest repellants or attractants, or plant growth regulators, containing micro-organisms, viruses, microbial fungi, enzymes, fermentates or substances produced by or extracted from micro-organisms or animal material A01N63/00; food compositions A21, A23; medicinal preparations A61K; chemical aspects of, or use of materials for, bandages, dressings, absorbent pads or surgical articles A61L; fertilisers C05); PROPAGATING, PRESERVING OR MAINTAINING MICRO-ORGANISMS (preservation of living parts of humans or animals A01N1/02); MUTATION OR GENETIC ENGINEERING; CULTURE MEDIA (micro-biological testing media C12Q)
- BIOCHEMISTRY; BEER; SPIRITS; WINE; VINEGAR; MICROBIOLOGY; ENZYMOLOGY; MUTATION OR GENETIC ENGINEERING
- HUMAN NECESSITIES
- AGRICULTURE; FORESTRY; ANIMAL HUSBANDRY; HUNTING; TRAPPING; FISHING
- NEW PLANTS OR PROCESSES FOR OBTAINING THEM; PLANT REPRODUCTION BY TISSUE CULTURE TECHNIQUES
- AGRICULTURE; FORESTRY; ANIMAL HUSBANDRY; HUNTING; TRAPPING; FISHING
Classificazione geografica
- Regione: Sardegna
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Http://www.nepcon.dk/page.php?node=184&lang=ENG
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Http://www.parks.it/parco.etna/nov.html
Http://www.regione.basilicata.it/consiglio/basilicata_regione_notizie/BRN99_2001/08%20Monteleone.pdf
Http://www.ecology.or.jp
Http://www.iso.ch/iso/en/prods-services/otherpubs/pdf/survey11thcycle.pdf
Parole Chiave
BIODIVERSITÀ; MACCHIA MEDITERRANEA; SELEZIONE; FLAVONOIDI; ATTIVITÀ ANTIOSSIDANTE; CICLO DI VITA DI PRODOTTO; ATTIVITÀ ANTIMICROBICA; CONCENTRAZIONE MINIMA INIBENTE; GESTIONE AMBIENTALEUtilizzazione sostenibile delle specie legnose della macchia mediterranea per la valorizzazione e certificazione di parchi naturali.
Università degli Studi di SassariAbstract
Il progetto prevede l'individuazione di strategie integrate per la tutela di specie legnose della macchia mediterranea, ipotizzando un loro utilizzo sostenibile. Le indagini mirano allo sviluppo di nuovi prodotti o al recupero di usi tradizionali nei settori alimentare, fitoterapico e della cosmesi, nonché ornamentale. Ulteriore obiettivo sarà la possibile certificazione ambientale sia di aree sia di specie della macchia mediterranea, che necessitano di caratterizzazione e potenziale valorizzazione d’uso. In primo luogo, saranno identificati genotipi delle specie corbezzolo (Arbutus unedo), fillirea (Phillyrea latifolia), mirto (Myrtus communis) e lentisco (Pistacia lentiscus) che, sulla base dei caratteri morfologici e funzionali, risultano idonei per i diversi usi. Un primo screening sarà condotto nell'ambito delle collezioni ex situ esistenti, analizzando prioritariamente i genotipi già sottoposti a selezione e domesticazione. La caratterizzazione morfologica e genetica, con l'applicazione di marcatori molecolari, consentirà una catalogazione dei genotipi selezionati anche in aree protette. Adottando specifiche metodologie di estrazione, identificazione e quantificazione di composti polifenolici, sarà possibile la caratterizzazione chemotassonomica delle specie in esame. Allo scopo di valorizzare la polifunzionalità delle specie oggetto di studio, le indagini prevedono l'esecuzione di saggi di attività biologica ed antiossidante, sia di composti isolati sia di estratti polifenolici standardizzati. Gli estratti vegetali, ottenuti dai genotipi selezionati, saranno anche valutati per le loro proprietà antimicrobiche, utilizzando un'ampia collezione di biodiversità microbica, e per ogni composto identificato saranno determinate le concentrazioni minime inibenti (MIC50 e MIC90). In tal modo, sarà possibile valutare accuratamente l’attività antimicrobica posseduta dai prodotti di origine vegetale sui microrganismi saggiati in termini di variabilità intraspecifica. L'approccio interdisciplinare proposto, fornirà indicazioni di base per studi di Life Cycle Assessment (LCA), utili per la messa a punto di manuali operativi per una certificazione ISO 14000 e/o registrazione EMAS delle aree protette a parco, delle specie analizzate e delle loro potenziali applicazioni. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Innocenza CHESSA Università degli Studi di SASSARIObiettivo del Programma di Ricerca
L'interesse nei riguardi delle specie vegetali dell'area mediterranea è essenzialmente legato alle diverse funzioni, da quella più strettamente naturalistica a quelle di risorsa economica, che ne hanno condizionato l'evoluzione nel tempo e nello spazio. Il recupero e la valorizzazione di tale risorsa, le cui utilizzazioni del passato fanno oggi parte della tradizione, è diventato obiettivo prioritario della programmazione economica delle comunità del mediterraneo, quale proposta per modelli produttivi sostenibili. Le aree protette rappresentano un'importante bacino di tale risorsa, che richiede interventi mirati per garantire la tutela dell'ambiente e, allo stesso tempo, favorire lo sviluppo economico delle comunità interessate.Pertanto, l'obiettivo principale del presente progetto è la tutela delle risorse genetiche di specie tipiche della macchia mediterranea, quali corbezzolo, fillirea, mirto e lentisco, attraverso la valorizzazione delle loro potenzialità d'utilizzo in diversi comparti produttivi, che consentono lo sviluppo di prodotti innovativi in campo fitoterapico e bio-farmacologico, e la validazione degli usi tradizionali nei settori alimentare ed ornamentale. Il raggiungimento di tali finalità generali sarà conseguito integrando, attraverso azioni di ricerca coordinate, competenze scientifiche nei settori genetico-agronomico, analitico, fitochimico e bio-farmacologico, avvalendosi peraltro di materiali e strutture già acquisite, quali le collezioni di biodiversità vegetale e microbica.
Una prima azione è essenzialmente mirata alla selezione di genotipi delle specie indicate che, per le loro specificità morfologiche, fisiologiche ed agronomiche, risultano idonei per gli usi proposti. Lo studio delle caratteristiche genetiche del materiale vegetale, mediante l'applicazione di marcatori molecolari, consentirà di valutare non solo la variabilità intraspecifica, ma di definire il livello di rappresentatività delle popolazioni esaminate, al fine di poter applicare adeguate metodiche di conservazione ex situ e in situ. Inoltre, la possibilità di un loro inserimento in sistemi colturali che prevedono metodi di gestione a basso impatto ambientale, costituisce un elemento di riduzione dei fenomeni d’erosione genetica di quelle specie soggette a raccolta indiscriminata in ambiente naturale.
E' noto che l'utilizzo di specie vegetali per l'alimentazione influisce sulla salute umana, quindi, i loro componenti dovrebbero essere identificati e studiati in dettaglio per aumentare gli effetti benefici e ridurre al minimo quelli tossici. La ricerca si propone, infatti, di identificare i bioflavonoidi presenti nei tessuti delle specie indicate, prelevati da genotipi selezionati e caratterizzati nell'ambito delle popolazioni della Sardegna e della Toscana, al fine di valutarne l'attività biologica in preparati d'interesse cardiovascolare. La scelta delle specie è stata guidata dalla loro interessante composizione in bioflavonoidi. Pertanto, la ricerca si pone l'obiettivo di valutare quali-quantitativamente i polifenoli ed i composti volatili presenti, nonché ottimizzare estratti e frazioni standardizzate da saggiare come attività antiossidante e su preparati cardiovascolari. In particolare, l'attenzione sarà concentrata sull'azione antiossidante dei polifenoli per la sua importanza a livello cardiovascolare. Infatti, in accordo all'ipotesi ossidativa delle aterosclerosi, è proprio lo stress ossidativo uno dei momenti più importanti nella patogenesi e nella progressione della malattia. Inoltre, le specie reattive dell'ossigeno sono importanti per il controllo del tono vasale e per il remodelling. A questo riguardo, saranno studiati a livello cellulare fenomeni influenzati dai ROS come l'apoptosi e l'espressione delle stress proteine. Infine, l'attività biologica di questi composti sarà valutata anche su sistemi più integrati, come i vasi isolati in modo da valutare il loro effetto sul tono vasale. Di particolare rilevanza appare la valutazione delle curve dose effetto di estratti e composti isolati, perché è noto che gli antiossidanti in determinate condizioni possono diventare pro-ossidanti con un'inversione della loro attività che da benefica potrebbe diventare tossica.
Analogamente a quanto riportato per la verifica dell'attività antiossidante di composti d'origine vegetale, anche la ricerca dell'attività antimicrobica da essi posseduta rappresenta uno degli obiettivi del presente progetto. La sempre più evidente insufficienza di nuovi agenti antimicrobici ha orientato una larga parte della comunità scientifica verso l'esecuzione di screening su larga scala, con lo scopo di individuare piante (o parti di esse) produttrici di molecole ad attività antimicrobica, che abbiano rilevanza per uno sfruttamento di tipo industriale. Questo appare d'estrema attualità anche per il fatto che il consumatore sta diventando sempre più propenso all'utilizzo di composti di "origine naturale". In tal senso, particolare attenzione è stata rivolta alle specie vegetali legnose, utilizzate nella medicina tradizionale ed etnica, per le quali esiste una forte tradizione relativa all'utilizzo di estratti grezzi vegetali per terapie antimicrobiche. Una potenziale fonte di sostanze di tipo fitofarmaceutico potrebbe pertanto essere rappresentata da alcune delle specie legnose sopra elencate. Queste, sotto forma di preparazioni grezze potrebbero rappresentare una fonte di prodotti ad attività antimicrobica. Gli screening su larga scala avranno l'obiettivo di arrivare ad una prima individuazione delle specie legnose più interessanti, dal punto di vista della loro attività antimicrobica. Un obiettivo di secondo livello sarà invece rappresentato dalla caratterizzazione dell'attività antimicrobica posseduta dai singoli composti isolati tramite purificazione degli estratti vegetali. La determinazione delle MIC dei singoli composti rappresenterà uno degli obiettivi finali del progetto.
L'individuazione di strategie di sviluppo sostenibile in aree protette, attraverso l'utilizzazione consapevole e la valorizzazione delle risorse ambientali, presuppone una gestione coordinata di tutte le attività ed i processi che direttamente o indirettamente influenzano l'ambiente. La risposta a tale esigenza si concretizza attraverso studi di Life Cycle Assessment, per l'applicazione di sistemi di gestione ambientale, quale strumento utile per conseguire il miglioramento progressivo e duraturo della qualità ambientale, non disgiunto dallo sviluppo di attività produttive compatibili.
La ricerca, relativa all'adozione di un SGA per un Parco, si propone di far evolvere lo standard per contemperare l'impostazione macroscopica, che si sostanzia nel controllo di aspetti ambientali ampi, con quella microscopica, rappresentata dalle valutazioni molto approfondite, riferite a singole specie vegetali, condotte dalle altre Unità.
Il lavoro interdisciplinare deve essere molto intenso poiché il SGA si propone di controllare gli aspetti ambientali significativi, attraverso un'opportuna organizzazione, risorse, piani e programmi. Pertanto, già nella definizione degli aspetti ambientali significativi è dal dibattito congiunto tra le Unità che devono essere verificate ed esplicitate le relazioni sistemiche tra i dati rilevati e tra la capacità degli stessi di essere influenzati dagli aspetti generali, sui quali interviene il sistema.
La potenziale evoluzione è senza dubbio interessante poiché potrebbe portare il SGA ad incorporare indicatori non tradizionali, però specifici per i Parchi, la cui prima ragion d'essere è la conservazione della Natura. Verificata l'esistenza di interretrorelazioni tra i valori rilevati e le attività economiche svolte nell'ambito del Parco, si possono elaborare scenari alternativi di sviluppo del parco, stimando l'influenza degli stessi sulle specie d'interesse per il progetto. <<<
Risultati parziali attesi
Il programma di ricerca proposto prevede l’acquisizione di risultati scientifici, derivanti da attività coordinate ed interdisciplinari per lo studio delle specie corbezzolo (Arbutus unedo), fillirea (Phillyrea latifolia), mirto (Myrtus communis)e lentisco (Pistacia lentiscus), per la loro tutela tramite diverse utilizzazioni, proponibili per lo sviluppo economico anche di aree protette.Specifici risultati attesi nella Fase 1 sono:
- la caratterizzazione morfologica delle accessioni selezionate in Sardegna, nell’ambito di collezioni di germoplasma;
- la caratterizzazione genetica mediante l’applicazione di marcatori molecolari RAPD
- l’identificazione dei genotipi e la valutazione delle distanze genetiche tra le accessioni;
- l'individuazione dei genotipi più rispondenti alle diverse esigenze produttive;
- la valutazione quali-quantitativa dei composti polifenolici dei genotipi più rispondenti alle diverse esigenze produttive;
- l’ottenimento di frazioni standardizzate in polifenoli per la valutazione della attività antiossidante ed antimicrobica
- l’individuazione di estratti vegetali con attività antiossidante valutata sia sul radicale stabile DPPH, sia su LDL umane;
- la selezione di un pannello di microrganismi target e screening primario volto all’individuazione delle proprietà antimicrobiche degli estratti vegetali;
- l’individuazione di estratti vegetali caratterizzati da proprietà antimicrobiche;
- la messa a punto di parte del data-base per il preliminare studio di LCA mirato alla implementazione di un sistema di gestione ambientale delle specie, dei loro prodotti e delle aree.Specifici risultati attesi nella fase II sono:
- la caratterizzazione morfologica e genetica di genotipi selezionati nell’ambito di popolazioni naturali presenti in aree protette;
- l'individuazione di eventuali associazioni tra le caratteristiche genetiche, morfologiche e funzionali tra le diverse accessioni analizzate;
- confronto tra i genotipi selezionati nell’ambito di collezioni ex situ e le popolazioni naturali;
- l'individuazione dei genotipi più rispondenti alle diverse esigenze produttive;
- la valutazione di curve dose–effetto e della EC50 di estratti vegetali con attività antiossidante valutata sia sul radicale stabile DPPH, sia su LDL umane;
- l’applicazione di metodi di estrazione liquido-liquido e liquido-solido per l’ottenimento di estratti utilizzabili nei settori alimentare cosmetico e fitoterapico;
- l’individuazione delle proprietà antimicrobiche possedute degli estratti purificati e la determinazione dell’attività residua degli stessi;
-la determinazione delle MICs per ogni estratto purificato e studio preliminare relativo all’ipotetico meccanismo d’azione;
- applicazione di LCA ed implementazione un sistema di gestione ambientale secondo la norma ISO 14000 per la certificazione delle aree protette. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Sulla spinta della progressiva erosione genetica, cui le specie vegetali ed animali sono soggette in misura sempre più preoccupante, le tematiche inerenti la biodiversità hanno assunto rilevanza mondiale, dando origine ad un movimento d'opinione internazionale culminato nell'elaborazione della Convenzione sulla Diversità Biologica. Le risoluzioni assunte hanno modificato profondamente la percezione della diversità biologica, riconoscendo il valore economico e sociale delle risorse genetiche vegetali ed animali e, soprattutto, attribuendo alle popolazioni e ai governi la sovranità sulle proprie risorse biologiche, quale base per uno sviluppo sostenibile delle attività produttive, garantendo al contempo un'equa distribuzione dei benefici derivanti dal loro utilizzo.Una nuova concezione della diversità biologica, denominata agrobiodiversità o agrodiversità (Qualset et al., 1995; Brookfield e Stocking, 1999), si è così affermata, quale strumento basilare per lo sviluppo sostenibile dell'attività agricola e per la stabilità degli agroecosistemi, specialmente in aree fragili, come quelle delle isole e quando coesistono condizioni di semi-aridità o aridità. In tale contesto interessanti prospettive emergono dalla rivalutazione e valorizzazione di numerose specie che, per la molteplicità d'utilizzo, potrebbero costituire maggiori opportunità economiche e consentire una diversificazione delle produzioni (Chessa et al., 2002; Chessa e Nieddu, 2003). L'identificazione e la selezione delle specie selvatiche ha portato alla formazione delle attuali specie coltivate, quale risultato di un complesso processo evolutivo che ha determinato la creazione di nuova variabilità genetica e di diversità (Harris and Hillman, 1989). Il Mediterraneo è uno dei centri d'origine delle specie coltivate riconosciuto da Vavilov e, pertanto, ha espresso un potere evolutivo che ha portato ad un ampliamento della base genetica disponibile. Tale variabilità risulta, altresì, accresciuta da fenomeni di introgressione tra specie coltivate e specie selvatiche (Hammer et al., 2003).
L'eccessivo sfruttamento delle risorse vegetali naturali, la perdita di valore della biodiversità e il degrado ambientale sono fenomeni associati ad un'agricoltura estremamente specializzata, in alcuni casi sino alla monocoltura, che rende sempre più precario l'equilibrio tra agricoltura ed ambiente. Data la complessità del sistema nella sua globalità e delle interazioni agricoltura-ambiente, i più recenti indirizzi della ricerca scientifica suggeriscono la necessità di affrontare le diverse problematiche integrando le conoscenze acquisite in ambiti di ricerca differenziati e avvalendosi di diverse competenze (Wood e Lennè, 1999). Il rapido sviluppo della biologia molecolare ha dato un notevole impulso al progresso scientifico nel settore della biodiversità. La diffusione dei marcatori molecolari ha consentito l'analisi della diversità a livello di sequenze di DNA e l'ampliamento delle conoscenze scientifiche sulla varietà e variabilità presente nelle specie vegetali (Hammer, 2003). Sono numerosi i metodi utilizzati (AFLP, ISSR, SSR), sebbene l'applicazione della metodologia RAPD sia la più comune, nonostante una certa debolezza del metodo (Karp et al., 1997).
La tutela delle risorse genetiche vegetali produce benefici e servizi correlati con la sicurezza alimentare, con la diversificazione delle attività produttive e la protezione dei prodotti tradizionali, con la disponibilità di materie prime per beni di consumo non alimentari e per lo sviluppo di molecole bioattive, impiegate nei settori fitoterapico, farmaceutico e della cosmesi, nonché con la salvaguardia dell'ambiente.
In particolare, la variabilità genetica intraspecifica espressa da numerose specie della macchia mediterranea, è la principale fonte di genotipi per il recupero di produzioni oggi considerate tradizionali, ottenibili con metodi di produzione a ridotto input energetico e scarso impatto ambientale (Chessa, 2003). In tale ambito, di recente sono state condotte numerose indagini finalizzate all'identificazione, selezione e caratterizzazione di genotipi di specie della macchia mediterranea (Mulas e Deidda, 1998). Le finalità principali perseguite hanno riguardato l'applicazione di metodologie per la domesticazione diretta di specie difficilmente propagabili per via vegetativa, come il lentisco (Mulas et al., 1998), e la selezione di genotipi da popolazioni spontanee per la costituzione di varietà da impiegare in coltivazione, per specie parzialmente domesticate come il mirto (Mulas e Cani, 1999; Mulas et al., 2002). Specifiche indagini sul corbezzolo (Chessa et al., 1998) hanno consentito la definizione di una specifica lista descrittiva e la realizzazione di una collezione in situ europea, nell'ambito del progetto comunitario RESGEN 029.
I prodotti di origine naturale, in particolare quelli derivati dal regno vegetale, sono la più antica fonte di sostanze biologicamente attive e di farmaci. La scoperta e l'isolamento di prodotti in grado di svolgere attività di tipo biologico hanno rappresentato tappe fondamentali nella medicina ed hanno prodotto una miriade di derivati, di importanza fondamentale in terapia e nello studio dei meccanismi fisiologici degli organismi viventi. Questi prodotti sono utilizzati come farmaci o come mezzi farmacologici di indagine e come modelli per lo sviluppo di nuovi farmaci.
In particolare i fenilpropanoidi o polifenoli, sono ampiamente diffusi nel regno vegetale, le loro caratteristiche chimiche sono legate alla presenza di anelli aromatici idrossilati e sono riconducibili in natura a numerose sottoclassi, quali ad esempio: acidi fenolici e derivati, catechine e procianidine, flavoni, flavonoli, isoflavoni, antociani etc. Rientrano in numerosi meccanismi di difesa delle piante, sia nei confronti di stress abiotici (alta temperatura, stress idrico e/o salino, eccesso di radiazioni UV-A e UV-B) sia in stress biotici, correlati anche al grado di maturazione ed ai parametri qualitativi di alcuni frutti, sia come radical scavenger direttamente in vivo nella pianta. E' stato evidenziato in diverse specie, alcune appartenenti alla macchia mediterranea, un incremento di flavonoidi a livello della superficie fogliare, in piante prelevate da dune sabbiose, e quindi sottoposte a stress idrico e ad eccesso di radiazioni UV-A e UV-B (Agati G., et al. 2002). La loro presenza in matrici di interesse alimentare e farmaceutico e recenti studi che dimostrano numerose attività biologiche ne hanno incrementato importanza anche nei confronti della tutela della salute umana, in particolare nel contrastare gli stati di stress ossidativo, al quale sono correlate numerose patologie, quali l'aterosclerosi, le malattie cardiovascolari e l'insorgenza di forme tumorali. Indagini preliminari effettuate su foglie di Pistacia lentiscus L., e Myrtus communis L. (Romani A., et al. 1999), hanno evidenziato in particolare la presenza di tannini idrolizzabili, riconducibili ad esteri dell'acido gallico e dell'acido chinico e di glicosidi flavonolici, in particolare della miricetina . Un recente studio mostra le attività anti-infiammatorie di estratti e di flavonoidi isolati da foglie di Phillyrea latifolia (Pieroni A., et al. 1998).Tra questi composti quelli di natura flavonoidica rappresentano una delle più importanti classi di molecole presenti anche negli alimenti di origine vegetale poiché sono coinvolti nei processi immunitari, nell’espressione genica, nella regolazione del flusso sanguigno capillare e cerebrale, e nel metabolismo di collagene, fosfolipidi, colesterolo ed istamina (Hertog et al., 1993). In particolare essi proteggono le LDL dalla perossidazione lipidica, favoriscono la vasodilatazione e modificano la sintesi degli eicosanoidi (Daniel et al., 1999).
Inoltre la crescente richiesta di nuovi composti antimicrobici per trattamenti in ambito medico è determinata dalla crescente insorgenza di fenomeni di resistenza da parte di microrganismi patogeni verso le classi di composti antibiotici di maggiore impiego. Molti ceppi di batteri, lieviti e funghi filamentosi presentano, infatti, una vasta resistenza ad alcuni degli antibiotici conosciuti e largamente utilizzati nella normale pratica clinica (Ainsworth, 1986; Anaissie & Bodey, 1989; Cimolai et al., 1987; Wingard et al., 1991; Goodman et al., 1992; Gutiérrez et al., 1995; Gold, 1996; Kremery et al., 1998). L’attuale carenza di nuovi agenti antimicrobici è probabilmente il risultato dell’abbandono da parte delle industrie farmaceutiche della ricerca di nuovi composti ad azione antimicrobica (Travis, 1994). Sulla base di ciò, una larga parte della comunità scientifica ha nuovamente orientato i propri programmi di ricerca verso l’esecuzione di screening su larga scala applicati condotti su migliaia di campioni di origine vegetale, con lo scopo finale di selezionare vegetali produttori di composti di rilevanza industriale. In tal senso, gli estratti vegetali purificati (fitofarmaceutici) sono spesso considerati una delle più importanti fonti di nuove classi di composti antimicrobici.
L'elevato interesse da parte delle industrie farmaceutiche verso estratti vegetali ad azione antimicrobica risiede anche nel fatto che il mercato dei prodotti ad attività biologica si sta sempre più orientando verso il consumo di composti di "origine naturale".E' pertanto evidente che la comunità scientifica rivolge sempre maggiore attenzione alla ricerca ed allo sviluppo di nuovi composti vegetali ad azione antimicrobica tramite la progettazione e la realizzazione di ampi programmi di screening volti alla selezione di molecole ad attività biologica.
Dopo un periodo di incertezza, dovuto principalmente alle difficoltà di separazione e identificazione dei principi attivi ed alla sempre crescente disponibilità di nuovi prodotti di sintesi, questo tipo di approccio sembra aver riacquistato vitalità. La ricerca può essere in qualche modo guidata dalle indicazioni della medicina popolare. Una crescente attenzione è stata infatti rivolta a quelle specie vegetali tradizionalmente utilizzate per usi domestici (scopi terapeutici e/o alimentari) in quanto facenti parte della vegetazione spontanea. Sulla base di queste considerazioni, la vegetazione della macchia mediterranea potrebbe essere considerata un utile serbatoio di molecole ad azione potenzialmente fitofarmaceutica. L'interesse per le specie vegetali dell'area mediterranea è divenuta ultimamente argomento di un notevole rilievo nel comparto agricolo del nostro Paese anche alla luce delle rinnovate potenzialità in termini di attività biologica da loro possedute. Infatti l'utilizzo di estratti a vario grado di purificazione come agenti antimicrobici e antiossidanti di origine naturale nelle formulazioni farmacologiche è sicuramente una strada di sicuro sviluppo.
L’individuazione di strategie di sviluppo sostenibile delle aree protette, attraverso l’utilizzazione consapevole e la valorizzazione delle risorse ambientali, presuppone una gestione coordinata di tutte le attività ed i processi che direttamente o indirettamente influenzano l’ambiente. La risposta a tale esigenza si concretizza attraverso studi di Life Cycle Assessment, per l’applicazione di sistemi di gestione ambientale, quale strumento utile per conseguire il miglioramento progressivo e duraturo della qualità ambientale, non disgiunto dallo sviluppo di attività produttive compatibili. Il LCA è un procedimento oggettivo di valutazione dei carichi energetici ed ambientali relativi ad un prodotto, un processo o un’attività, effettuato attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia e dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente (Olivieri et al., 2002). Un recente studio di Life Cycle Assessment (LCA), ha preso in considerazione il possibile utilizzo innovativo come materia prima che dopo assorbimento su resine permetta la possibile produzione di estratti a contenuto standardizzato in polifenoli da poter utilizzare nei settore alimentare farmaceutico e cosmetico (progetto EU FAIR PL 973039) (Olivieri et al., 2004) e parte di questi risultati potranno essere utilizzati anche per altre matrici vegetali.
I Parchi hanno una rilevanza strategica in tutto il mondo per la conservazione della biodiversità. Una corretta gestione che contemperi obiettivi di conservazione, di fruibilità e vivibilità per le popolazioni locali può essere garantita dai Sistemi di gestione ambientale, uno strumento utile a concretizzare il concetto di sviluppo sostenibile.
Le esperienze internazionali dimostrano che è possibile progettare, introdurre e rendere operativi sistemi di gestione ambientale che si ispirano o sono completamente aderenti allo standard ISO14001. Attività significative sono presenti negli Stati Uniti, in Australia ed in Europa. In Italia 2 parchi stanno avviando l'iter per la certificazione del proprio sistema di gestione ambientale, secondo lo standard ISO 14001 ed è notevole l'interesse anche da parte di altre realtà. Inoltre, sono state pubblicate linee-guida per applicare la norma UNI EN ISO 14001 all'interno delle aree naturali protette (SINCERT-ENEA-UNI, 2001).
Il SGA è un momento di unione tra i dati provenienti dall'esperienza scientifica di monitoraggio del territorio ed i soggetti che svolgono attività di diverso tipo sul territorio, chiamati a cooperare per mantenere elevato il livello di qualità ambientale, requisito imprescindibile per un parco.
Infine, lo standard ISO 14001, rappresenta una metodologia la cui applicabilità e validità sono provate, sia dalla diffusione a livello mondiale, sia perché costituisce un riferimento certo. Se lo standard è una buona base da cui partire, accompagnato dai dati forniti dalle numerose ricerche condotte nell'area di interesse, è dimostrata la centralità dell'elemento umano, i cui valori si riflettono nell'adesione ad un SGA, dalla fase di progettazione fino all'implementazione del sistema. Pertanto, è indispensabile un collegamento interdisciplinare dal quale possono emergere elementi nuovi, utili alle attività di ricerca dei gruppi che partecipano al progetto. <<<



