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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di FIRENZE
RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI
FIRENZE(FI) - Università degli Studi di FIRENZE
SCIENZE DELLA TERRA
FIRENZE(FI) - Universita' degli Studi di ROMA
INGEGNERIA CHIMICA, DEI MATERIALI, DELLE MATERIE PRIME E METALLURGIA
ROMA(RM) - Università degli Studi di BARI
GEOLOGIA E GEOFISICA
BARI(BA) - Università degli Studi di TORINO
SCIENZE DELLA TERRA
TORINO(TO) - Università degli Studi di CAGLIARI
GEOINGEGNERIA E TECNOLOGIE AMBIENTALI
CAGLIARI(CA) - Politecnico di TORINO
GEORISORSE E TERRITORIO
TORINO(TO)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Conoscenza del patrimonio lapideo italiano per una valorizzazione delle risorse e per la conservazione e recupero dei beni culturali attuali e del passato
- 2 - Il "Cultural Planning", il pubblico e l'arte: il contributo della ricerca sociologica.
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Ingegneria civile e Architettura
Classificazione geografica
- Regione: Toscana
Bibliografia
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Materiali e tecniche dell'edilizia paleocristiana a Roma / a cura di MARGHERITA
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Parole Chiave
RISORSE LAPIDEE; CONSERVAZIONE; TECNOLOGIA; STORIA; MEDITERRANEO; DIVULGAZIONE; BENE CULTURALE; RECUPERO AMBIENTALE; GEOSITILe risorse lapidee dall'antichità ad oggi in area mediterranea: identità culturali e tecnologie. Sperimentazioni integrate per la conoscenza, restauro e valorizzazione.
Università degli Studi di FirenzeAbstract
Il progetto segue un filo logico costituito dall'uso delle risorse lapidee nell'area mediterranea dalla preistoria fino ai tempi recenti tramite lo studio coordinato di una serie di temi-tipo esemplificativi rappresentati da:- i primordi della raccolta ed uso della risorsa lapidea per uso razionale ed edilizio, studiato attraverso i casi di: Sa Coa de Sa Multa e di Sa Pedrosa, del Monte Arci e dei Nuraghi in Sardegna; delle aree di raccolta del Pollino e della piana fiorentina; della Miniera della Defensola in Gargano; delle cave di calcare di Antinoupolis e delle estrazioni etrusche della Pietra Serena di Fiesole; delle prime estrazioni Daune in Puglia.
- la persistenza nel tempo e nel luogo di uso della risorsa lapidea attraverso lo studio dei casi di: i graniti della Sardegna, i calcari di Antinoupolis, la Pietra Serena di Fiesole, la Pietra Caduta di Puglia, le pietre dell'Italia Nord Occidentale, il Marmo della Maremma Toscana.
- la definizione di criteri e modalità di rilievo (ivi compresi quelli applicabili in condizioni di emergenza), analisi, rappresentazioni comuni e condivise della cava come architettura, con interesse per le tracce di lavorazione, le catene operatorie, lo studio delle evidenze e dei fenonomeni di riutilizzo con funzioni diverse che le cave possono avere avuto nel tempo.
- l'individuazione dello stato di conservazione e lo studio dei meccanismi di degrado dei materiali, dissesto delle strutture e perdita della memoria storica, con definizione dei livelli di rischio.
- la definizione di criteri di interventi conservativi e la predisposizione di percorsi di recupero culturale, fisico ed economico del patrimonio costituito dalle cave storiche.
Il progetto, coordinato ed interdisciplinare, si articola in verifiche sul campo, fasi di analisi teorica, elaborazione delle esperienze in corso, confronto tra gli operatori del progetto e con soggetti esterni a livello nazionale e internazionale, e si sviluppa secondo un modus operandi comune:
- analisi della letteratura esistente.
- verifica dei modelli di indagine e omogeninazzione dei criteri di rilievo e documentazione, al fine di arrivare ad un prodotto finale comunune ed omogeneo, implementato su GIS e fruibile tramite web.
- definizione dello stato conoscitivo delle varie situazioni analizzate, tramite indagini sulle cave campione.
- individuazione di procedure per la tutela dei siti di cava utilizzando soluzioni già conosciute e sperimentandone di nuove, maggiormente aderenti alla singolarità delle varie situazioni; compreso il riutilizzo ai fini del restauro dei monumenti con essi edificati.
Sono previsti i seguenti momenti di incontro e diffusione:
- Convention di apertura del progetto con lo scopo di presentare lo stato conoscitvo delle varie situazioni considerate e definire i tempi ed i modi di interoperatività.
- Creazione di un data-base bibliografico comune, da diffondere tramite WEB.
- Apertura di un sito WEB del progetto per la diffusione delle informazioni disponibili, con foruma pubblico di discussione.
- Workshop di medio termine per un aggiornamento congiunto sui lavori in corso, e per riprogrammare le azioni successive. Pubblicazione degli atti.
- Presentazione di lavori nell'ambito di una partecipazione organizzata e coordinata a Convegni e Congressi.
- Formazione di un atlante in cui siano rappresentate le diverse tipologie di cave utilizzabile come supporto per la formazione di carte tematiche a più chiavi di lettura e come elemento di connessione per le diverse indagini che sulle stesse cave i vari gruppi svolgono.
- Congresso di chiusura del progetto, con contributi anche esterni, da tenersi presso un sito esemplificativo studiato, con visite scientifiche sul terreno.
- Pubblicazione di manuali pratici che traccino i metodi operativi e suggeriscano le modalità di ricognizione e di rilievo sul campo, utilizzabili da tutti gli specialisti operanti nel settore. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Luigi MARINO Università degli Studi di FIRENZEObiettivo del Programma di Ricerca
La risorse lapidee di un territorio hanno da sempre costituito una delle principali fonti di materiale per l'attività umana in gener ed edilizia in particolare, dalle costruzioni minori e d'uso quotidiano fino ai grandi monumenti.Le cave storiche sono la tangibile traccia di attività umane legate all'uso della risorsa lapidea e dei cicli di produzione, trasporto ed impiego. Le cave, considerate come NEGATIVO DELL'ARCHITETTURA COSTRUITA, e come bene archeologico, presentano proficue prospettive per quanto riguarda lo studio e le problematiche relative al restauro ed alla valorizzazione.
I resti di cave costituiscono un luogo previlegiato, e per ora poco esplorato, per le osservazioni e la ricerca degli ARCHIVI DEL SUOLO, i luoghi nei quali sono conservate, in collocazione primaria, le tracce materiali e le documentazioni originali dell'attività edificatoria dell'uomo. La cava rappresenta in molti casi l'embrione del monumento costruito, e ne menaiene la valenza storica in un continuo culturale ed anche come luogo di reperimento dei materiali originali per una corretta conservazione.
Pertanto, la cava nel suo insieme rappresenta un luogo culturale previlegiato di incontro e di simbiosi interdisciplinare tra specialisti di varia formazione ed estrazione, disponibili a intervenire in stretta collaborazione, nella specificità delle proprie discipline.
Il progetto si pone l'obiettivo di recuperare alla memoria, alla conoscenza scientifica e di valorizzare la valenza culturale, il valore storico-artistico ed economico di un patrimonio che proprio perché finora poco conosciuto, e quindi poco tutelato, richia di andare perduto, costituendo in questo uno dei primi momenti di confronto e collaborazione intedisciplinare coordinata.
Attualmente sembra di cogliere primi accenni di un rinnovato interesse nell'ambiente scientifico e dell'amministrazione pubblica, verso queste tematiche, come testimoniato dalle varie iniziative locali mirate alla valorizzazione delle cave, la formazione di ecomusei e altre attività didattiche a diversa scala divulgativa.
Tale situazione appare condivisa da un'ampia rete di centri di ricerca a livello sia nazionale che internazionale; quindi in una visione più ampio si ritiene opportuno proporre la costruzione di nuovi strumenti critici ed operativi partendo dalle esperienze svolte in precedenza dagli afferenti al progetto, anche con confronto con analoghe esperienze svolte in altri paesi. Si ritiene qualificante, sotto il profilo metodologico, che la ricerca si articoli in verifiche sul campo, fasi di analisi teorica, elaborazione delle esperienze in corso, confronto tra gli operatori del progetto e con soggetti esterni a livello nazionale e internazionale.
Il progetto si sviluppa secondo un filo logico costituito dall'uso delle risorse lapidee nell'area mediterranea dalla preistoria fino ai tempi recenti. A questi fini sono stati individuati una serie di temi-tipo esemplificativi il cui studio viene coperto, in modo coordinato, sia all'interno delle singole unità operative, sia tra unità diverse dalle varie competenze coinvolte. I temi individuati e studiati sono rappresentati da:
- I PRIMORDI DELLA RACCOLTA ED USO DELLA RISORSA LAPIDEA PER USO RAZIONALE ED EDILIZIO, studiato attraverso i casi di: Sa Coa de Sa Multa e di Sa Pedrosa, del Monte Arci e dei Nuraghi in Sardegna; delle aree di raccolta del Pollino e della piana fiorentina, della Miniera della Defensola in GarganO; delle cave di calcare di Antinoupolis e delle estrazioni etrusche della Pietra Serena di Fiesole; delle prime estrazioni Daune in Puglia.
- LA PERSISTENZA NEL TEMPO E NEL LUOGO DI USO DELLA RISORSA LAPIDEA DI INTERESSE EDILE, studiato attraverso i casi di: i graniti della Sardegna, i calcari di Antinoupolis, la Pietra Serena di Fiesole, la Pietra Caduta di Puglia, le pietre dell'Italia Nord Occidentale, il Marmo della Maremma Toscana.
- LA DEFINIZIONE DI CRITERI E MODALITA' DI RILIEVO (ivi compresi quelli applicabili in condizioni di emergenza), analisi, rappresentazione comuni e condivisi, della cava come architettura con interesse per le tracce di lavorazione, catene operatorie, studi delle evidenze, e fenonomeni di riutilizzo con funzioni diverse che le cave possono avere avuto nel tempo.
- L'INDIVIDUAZIONE DELLO STATO DI CONSERVAZIONE, attraverso lo studi dei meccanismi di degrado dei materiali, dissesto delle strutture e della perdita della memoria storica, con definizione dei livelli di rischio.
- LA DEFINIZIONE DI CRITERI DI INTERVENTO CONSERVATIVO e la predisposizione di percorsi di recupero culturale, fisico ed economico del patrimonio costituito dalle cave storiche, anche ai fini del restauro dei monumenti edificati con tali materiali.
Le singole U.O., pur nella specificità dei propri compiti hanno come modus operandi comune:
- analisi della letteratura esistente allo scopo di verificare le linee metodologiche entro cui muoversi, individuando i livelli di conoscenze sufficientemente distribuiti e quelli che invece possono presentare alti livelli di incremento.
- verifica dei modelli di indagine e omogeninazzione dei criteri di rilievo e documentazione, al fine di arrivare ad un prodotto finale comunune ed omogeneo, implementato su GIS e fruibile tramite web.
- definizione dello stato conoscitivo delle varie situazioni analizzate, tramite indagini sulle cave campione, un livello tale da consentirne una adeguata diffusione e valorizzazione.
- individuazione di procedure per la tutela (conservazione e valorizzazione) dei siti di cava (fronti e costruito connesso, utilizzando soluzioni già conosciute e sperimentandone di nuove, maggiormente aderenti alla singolarità delle varie situazioni; compreso il riuso di tali materiali nei restauri dei monumenti con essi edificati.
Data la novità del tema di ricerca e il coinvolgimento di operatori di varie sedi ed estrazione, nell'ambito del progetto si ritiene necessario moltiplicare le occasioni di scambio di informazioni e pertanto si prevede di svolgere una serie di incontri comuni, ma anche con valenza e partecipazione esterna; in fase preliminare sono previsti i seguenti momenti di incontro:
- Convention di apertura del progetto da tenersi a Firenze fine 2004, con lo scopo di presentare lo stato conoscitvo delle varie situazioni considerate e definire i tempi ed i modi di interoperatività.
- Creazione di un data-base bibliografico comune, da diffondere tramite WEB.
- Apertura di un sito WEB del progetto per la diffusione delle informazioni disponibili, con foruma pubblico di discussione.
- Workshop di medio termine, da tenersi all'Ecomuseo della Fortezza dell'Isola di Palmaria (SP) per un aggiornamento congiunto sui lavori in corso, e per riprogrammare le azioni successive. Pubblicazione degli atti.
- Presentazione di lavori, illustranti lo stato di avanzamento dei singoli studi, nell'ambito di una partecipazione organizzata e coordinata a Convegni e Congressi nazionali ed internazionali.
- Formazione di un atlante in cui siano rappresentate le diverse tipologie di cave utilizzabile come supporto per la formazione di carte tematiche a più chiavi di lettura e come elemento di connessione per le diverse indagini che sulle stesse cave i vari gruppi svolgono.
- Congresso di chiusura del progetto, con contributi anche esterni, da tenersi presso un sito esemplificativo studiato, con visite scientifiche sul terreno. Pubblicazione degli atti su un Quaderno Monografico di GEAM (Associazione Georisorse e Ambiente).
- Pubblicazione di manuali pratici che traccino i metodi operativi e suggeriscano le modalità di ricognizione e di rilievo sul campo, utilizzabili da tutti gli specialisti operanti nel settore. <<<
Risultati parziali attesi
Lo scopo di questa prima fase é la definizione delle competenze specifiche, delle caratterizzazioni delle singole Unità Operative e i possibili spazi di interconnessione fra le diverse U.O.Le verifiche avverranno attraveso riunioni di lavoro e sopralluoghi operativi allo scopo di collaborare alla evidenziazione di interfacce tra i sistemi informativi definiti dalle singole Unità.Formazione di un sistema integrato di ricognizione, sensibile alle differenziazioni disciplinari presenti, capace di definire con efficacia le condizioni di visibilità di superficie e l'intensità delle evidenze. Redazione e sperimentazione di schede di ricognizione che consentano l'organizzazione dei dati raccolti per la formazione di carte tematiche (implementate in GIS) specializzate, utilizzabili a più chiavi di lettura allo scopo di facilitare le successive operazioni di elaborazione.I risultati parziali attesi, quindi, sono: redazione di cartografia tematica dei bacini estrattivi passati e presenti, considerati; individuazione delle tecniche analitiche più appropriate per la valutazione della qualità dei lapidei; rilievo delle emergenze tecniche estrattive e delle tracce di lavorazione.Il lavoro delle singole U.O., a seguito delle sperimentazioni eseguite localmente ma in costante collegamento con le altre U.O., potrà produrre modelli operativi che, seppure dimensionati e verificati sulle specificità locali, potranno essere impiegati su più ampia scala. L'apporto mirato delle singole U.O. consentirà la produzione di materiali di base (già localmente collaudati) che, opportunamente correlati e dimensionati sulle singolarità delle diverse U.O., potranno costituire una banca dati di grande valenza metodologica e di efficace applicabilità in contesti diversi.I risultati attesi dalla realizzazione del progetto di ricerca riguardano:
- il collaudo di un lavoro di indagine realmente interdisciplinare, svolto da specialisti diversi ma collegati da una rete di interrelazioni a livelli variabili di approfondimento, su tematiche che, sebbene poco conosciute, sembrano mostrare un rinnovato interesse e un potenziale di sviluppo futuro di grande interesse
- il valore aggiunto che il lavoro di collaborazione potrà offrirà a vantaggio all'avanzamento dei singoli settori disciplinari che partecipano al progetto, in un ampio quadro di competenze.
- proposte di metodi innovative per lo studio delle cave e delle risorse lapidee nonché sperimentazione di strategie operative adeguate alla singolarità dei casi in cui ci si trova ad operare;
- proposte operative per operazioni sul terreno e definizione di procedure di collaudo
- proposte di criteri operativi per la conservazione e valorizzazione delle cave e delle risorse lapidee
- produzione di strumenti informativi immediatamente utilizzabili dagli specialisti dei settori coinvolti
- produzione di strumenti didattici a più livelli formativi per utenti non specialisti
- possibilità di ricadute immediate a vantaggio di programmi conoscitivi e di tutela del patrimonio rappresentato dalle cave
- possibilità di avviare progetti di intervento mirati alla valorizzazione delle cave storiche nel quadro di programmi di sviluppo sostenibili da condurre in collaborazione con le Amministrazioni locali;
- possibilità di una ricaduta economica dovuta ad un maggiore impegno nella riapertura e gestione di cave storiche per uso edilizio e, soprattutto, per il restauro <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La materia prima litica entra nella storia dell'Uomo sin dalle origini, nella fase di passaggio dalla natura alla cultura. Le prime esperienze di astrazione e di progettualità, tipiche del genere Homo e che lo differenziano dal mondo animale, riguardano la manipolazione della pietra, come materia da elaborare per le strutture monumentali e per i manufatti destinati alle attività quotidiane attraverso tecnologie che vedono uno specifico sviluppo e affinamento durante la preistoria (da 2 My sino all'età del Ferro) e nelle varie epoche storiche. Il reperimento di risorse lapidee nel territorio, con la sua valenza culturale, storica ed ambientale, va intesa in un'ampia accezione che include varie fonti di approvvigionamento. Durante la preistoria, infatti, l'Uomo ha dapprima raccolto materiali in alveo e in affioramento, come in una sorta di cava atipica, e quindi ha aperto cave a cielo aperto e miniere.Tutta l'area mediterranea è stata storicamente influenzata nel campo minerario, sia da un punto di vista tecnologico che di concezione demaniale della risorsa, dall'impronta conferitale dalla Civiltà Romana, che aveva a sua volta fortemente risentito dell'influenza delle precedenti civiltà etrusca ed egizia con cui era venuta in contatto.
Ma fu nel periodo fenicio-punico e soprattutto in quello romano che la pietra cominciò ad essere apprezzata anche per il suo valore estetico, divenendo la protagonista nell'arte dei monumenti celebrativi e religiosi. L'impulso più cospicuo lo diedero i romani che iniziarono a sfruttare le pietre anche per l'edilizia civile dei ceti più ricchi, utilizzando le cave in maniera più razionale Le manifestazioni più importanti caratterizzarono lo sviluppo urbano dei centri maggiori e proprio con i romani le risorse lapidee di pregio acquisirono grande rilievo.
L'oscuramento delle epoche barbariche e l'arretramento delle tecniche costruttive coincise con una certa decadenza sia dell'attività estrattiva sia dell'utilizzo della pietra, che riprese poi sempre più intensamente dopo l'anno Mille.
Le risorse lapidee rappresentano anche un elemento culturale in quanto impiegate come materia prima per realizzare i capolavori della scultura e dell'architettura che fanno ormai parte del patrimonio culturale dell'umanità, che costituisce uno strumento formidabile di trasmissione di testimonianze, e quindi di collegamento culturale fra le generazioni passate e quelle future. Pertanto, la conoscenza culturale delle risorse lapide, del loro uso, delle loro tecniche di coltivazione, delle loro caratteristiche intrinseche, dall'epoca romana ad oggi, può fornire un ampio panorama del significato storico e culturale di questi materiali, sottolineando l'importanza di un'attività economica assai rilevante nella storia e nelle tradizioni dei popoli. Bisogna inoltre prendere atto del fatto che vi sono pietre il cui pregio non dipende dall'attuale domanda di mercato: si tratta delle "pietre storiche", e cioè delle pietre, spesso non più in produzione, che si trovano in opera nei monumenti, nelle opere d'arte, nei siti archeologici e come manufatti di uso comune, e che fanno parte del patrimonio culturale e in particolare di quello storico-artistico-architettonico-archeologico della società. In tal caso il pregio della risorsa lapidea risiede non solo nel significato che essa assume ai fini della salvaguardia e della conservazione, attraverso il restauro, di tale patrimonio, ma, più in generale, nel fatto che le pietre costituiscono un retaggio culturale di un'attività talora assai rilevante nella storia e nelle tradizioni locali e culturali di una civiltà.
Lo studio delle risorse lapidee riveste inoltre una particolare importanza per la corretta conservazione dei beni architettonici ed artistici; spesso, infatti, l'attività di restauro delle opere d'arte fu condotta con pietre esteticamente simili alle originali (per colore) ma non provenienti dal medesimo sito estrattivo. Solo recentemente si sta prendendo coscienza della opportunità e della possibilità di reperire il medesimo materiale originario, identificando il luogo di provenienza e magari abbinando all'operazione estrattiva un intervento di recupero ambientale dei siti di cava.
Negli anni recenti una nuova sensibilità riguardo alle tematiche del territorio, inteso come connubio tra ambiente naturale ed ambiente antropico, ha concentrato l'attenzione pubblica sulla valorizzazione di intere aree territoriali, portando alla rivalutazione di molti aspetti tradizionali dell'uso del territorio (creazione di ecomusei, parchi culturali, musei delle civiltà contadine, musei industriali, parchi minerari etc.)fra i quali si colloca l'uso delle risorse lapidee.
Le strategie di conservazione e valorizzazione necessitano un approccio di studio multidisciplinare, in cui le varie competenze concorrono all'approfondimento conoscitivo dell'oggetto da recuperare e tutelare, ed alla programmazione della conservazione dello stesso.
Nello specifico il presente programma di ricerca ha come base di conoscenza il lavoro singolarmente svolto da anni dai molti ricercatori afferenti alle varie aree tematiche confluite nel presente programma, che copre in modo unitario l'area mediterranea in un ideale percorso spazio-temporale e storico-culturale dalle Alpi alle Piramidi e dalla preistoria ai giorni d'oggi, nonché la valorizzazione a livello territoriale e culturale generale delle risorse lapidee storiche.
Il pregio delle pietra di uso storico risiede nel fatto che essa, e le cave associate, rappresentano un elemento di trasmissione di testimonianze, e quindi di collegamento culturale fra le generazioni passate e quelle future. Risulta dunque fondamentale il suo ruolo per conseguire l'obiettivo della "sostenibilità culturale", da intendere come la garanzia che la cultura di una generazione possa trasmettersi, mantenersi ed essere fruita dalle generazioni successive. L'insieme di queste operazioni deve avvenire in un contesto economicamente sostenibile sia in relazione al mantenimento e/o ripresa delle attività estrattive storiche, sia al loro inserimento in parchi, ecomusei e contesti culturali, ed anche tramite la valorizzazione delle risorse lapidee storiche locali, come ad esempio tramite la rinascita di un artigianato artistico qualificato e il corrispondente indotto turistico-culturale nel contesto territoriale di piccole comunità di montagna, dove tipicamente nasce la produzione di pietre ornamentali.
Le strategie di approvvigionamento della materia prima litica nella preistoria sono affrontate tramite l'analisi dei siti di Sa Coa de Sa Multa e Sa Pedrosa-Pantallinu (Sardegna) che rappresentano due siti all'aperto datati al Paleolitico inferiore (500.000 anni fa il primo, circa 200.000 il secondo) connessi con cave di estrazione di selce, dove gli studi già eseguiti hanno evidenziato una situazione di cava ed atelier. L'approvvigionamento delle materie prime tramite l'uso di risorse litiche locali per la produzione dei manufatti è analizzato tramite le testimonianze presenti nell'area fiorentina e nelle aree attorno al Pollino tra Calabria e Cilento meridionale dove sono presenti varie evidenze preistoriche. La Miniera di selce della Defensola, nel Gargano rappresenta invece la più antica miniera neolitica in Europa con una serie di gallerie, luoghi di sosta e di lavorazione, aree di raccolta dei residui, in un palinsesto incontaminato ed ancora poco indagato.
La Sardegna rappresenta un unicum chiuso di uso delle risorse lapidee dal paleolitico, alcune "industrie litiche" di selce scheggiata, al neolitico, ossidiana del M.te Arci, fino ai graniti usati dai romani ed oggigiorno. In tale lasso di tempo momenti culturalmente significativi sono rappresentati dall'uso delle risorse lapidee per i Menhir, le "pietre fitte", le tombe dei giganti, le fonti sacre e per i Nuraghi. La rivalutazione conoscitiva e culturale di questo uso della risorsa lapidea locale è stato intrapreso negli ultimi anni tramite ricerche tese alla caratterizzazione minero-petrografica dei differenti materiali impiegati nella monumentistica locale ai fini di individuare le aree di provenienza dei materiali stessi con lo scopo principale di reperire i materiali più idonei ai restauri. Risulta istituito il Parco Geominerario della Sardegna (patrocinato dall'UNESCO) con il fine del ripristino, recupero e valorizzazione turistico-culturale di varie aree minerarie dismesse.
I primordi e l'evoluzione di prime attività estrattive organizzate e poi persistenti sino ai giorni d'oggi sono rappresentati dal sito estrattivo egizio delle cave di calcare presso Antinoupolis nel Medio Egitto, dove è operante dagli anni '30 la missione archeologica dell'Università di Firenze diretta dall'Istituto Papirologico "G. Vitelli". L'indagine archeologica finora svolta ha messo in luce un'ininterrotta presenza umana dall'inizio dell'età faraonica, all'età romana, cristiana e fino al giorno d'oggi, rappresentando un continuo estrattivo plurimillenario.
In Italia una situazione simile è rappresentata dalla Pietra Serena di Fiesole, il cui uso fu stabilito dagli etruschi (tombe del periodo orientalizzante?, VII-VI sec. a.C. e mura cittadine), proseguito dai romani (Mura, Teatro e Terme), per raggiungere il suo apice culturale nel Rinascimento, quando tale pietra diviene la pietra preferita da artisti quale Brunelleschi (Cupola di Santa Maria del Fiore, colonne delle chiese di Santo Spirito e di San Lorenzo), Michelangelo (Biblioteca Laurenziana) e Vasari (loggiato degli Uffizi), per poi essere progressivamente abbandonata fino ad arrivare ad essere obliterata sia nella memoria, sia nel paesaggio, soprattutto in seguito agli intensi rimboschimenti della seconda metà del XX secolo. Grazie agli studi connessi all'istituzione dell'ANPIL "Parco di Monte Céceri" sono disponibili prime caratterizzazioni geologiche, indagini sulla localizzazione, modalità, e tecniche di coltivazione, studi delle tracce dell'antica viabilità di cava e dei principali usi architettonici della Pietra Serena.
L'insieme delle situazioni di uso nel tempo della risorsa lapidea presente nel Nord Ovest d'Italia, e degli studi conoscitivi e di caratterizzazione connessi, rappresenta un valore culturale, con evidenti potenziali riflessi sociali legati alle possibilità di ripresa del settore lapideo nel contesto territoriale di piccole comunità di montagna, spesso depresse, dove tipicamente nasce la produzione di pietre ornamentali. La riscoperta dei siti estrattivi, oltre che dei monumenti "minori" lapidei - quali i semplici borghi caratterizzati dall'uso della pietra - porta anche all'individuazione di percorsi culturali, didattici e turistici, di straordinaria valenza ambientale e paesaggistica.
Le risorse lapidee presenti nel Lazio rappresentano un caso di importante valore culturale e monumentale per le applicazioni che nel tempo hanno avuto alcune di esse, quali ad esempio il travertino, il peperino, la tefrite leucitica (basaltina), utilizzate per il rivestimento di numerosi edifici storici dalla Roma Imperiale, a quella papalina, a quella fascista, fino ai giorni d'oggi. Ma l'abbondanza del materiale lapideo disponibile, congiunta ad una scarsa sensibilità ambientale e alla mancanza di regole certe nel settore si è concretizzata nella poca attenzione dedicata al problema della caratterizzazione qualitativa dei giacimenti. Le attuali problematiche di restauro, connesse alla perdita della memoria storica, necessitano di ricerche sulla caratterizzazione tecnico-scientifica del valore commerciale delle rocce ornamentali mediante studi volti ad individuare l'insieme dei parametri estetici, merceologici, volumetrici che rendono queste rocce indispensabili nelle fasi di restauro o di mantenimento dei monumenti o parti di essi o centri storici e per le quali sia indispensabile isolare e preservare parte o tutta la produzione per questo scopo.
La persistenza d'uso a livello locale di una stessa risorsa lapidea è ben rappresentata dal caso della calcarenite di Gravina presente nelle aree di cava di "Pietra Caduta", nei pressi di Canosa di Puglia (BA). Le numerose varietà merceologiche prodotte sono state utilizzate da secoli nell'edilizia urbana e rurale come testimoniano menhir, tombe, trulli, castelli, chiese monumentali, torri di avvistamento, campanili, cinta murarie, masserie-fortino e masserie-casa. In particolare l'elemento costruttivo modulare di base, il "tufo", consentiva, con una molteplicità di accoppiamenti, la realizzazione di elementi strutturali portanti (pilastri, murature, archi e volte), che rappresentano delle mirabili espressioni di tecniche costruttive di varie culture e civiltà: Dauni, Peuceti e Messapi, periodo magno-greco, periodo romano, Medioevo con gli interscambi tra mondo bizantino e mondo occidentale fino all'età moderna. La necessità di un recupero culturale e conoscitivo di questa risorsa lapidea passa necessariamente attraverso una sua dettagliata conoscenza, prima di tutto come oggetto roccia, e quindi dalla sua caratterizzazione geologica e di uso storico.
Lo studio dei materiali lapidei va inteso sia come analisi della principale risorsa per l'architettura costruita fuori terra sia, nel caso delle cave antiche, come studio dell'architettura scavata, aspetto questo che non sembra ancora sufficientemente esplorato e studiato. Numerosi studi a scala locale contribuiscono in maniera determinante a definire i caratteri delle attività estrattive antiche con molta attenzione per i cicli produttivi e anche per la normativa relativa, gli utensili impiegati e le tecnologie applicate. Le diversità di risultati cui sono giunti i diversi studiosi se, da una parte, sono la conseguenza delle differenze di approccio iniziale e dei diversi sviluppi delle indagini, dall'altra sono la dimostrazione del potenziale di indagini che è ancora possibile avviare in questo ambito disciplinare. Le cave storiche sono la tangibile traccia di attività umane legate ai materiali lapidei da costruzione e dei cicli di produzione, trasporto, impiego e presentano proficue prospettive future per quanto riguarda il loro studio e, più direttamente, le problematiche relative al restauro e alla valorizzazione dei siti stessi e dei monumenti con essi costruiti. I resti di cave costituiscono un luogo privilegiato per le osservazioni e la ricerca di quelli che si definiscono archivi del suolo, i luoghi nei quali sono conservate, in collocazione primaria, le tracce materiali e le documentazioni originali dell'attività edificatoria dell'uomo. <<<



