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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di TORINO
FILOLOGIA, LINGUISTICA E TRADIZIONE CLASSICA
TORINO(TO) - Università degli Studi di PAVIA
SCIENZE MUSICOLOGICHE E PALEOGRAFICO-FILOLOGICHE
PAVIA(PV) - Università "Cà Foscari" di VENEZIA
SCIENZE DELL'ANTICHITA' E DEL VICINO ORIENTE
VENEZIA(VE) - Università degli Studi di MACERATA
Filologia classica
MACERATA(MC) - Università degli Studi di TRIESTE
SCIENZE DELL'ANTICHITA
TRIESTE(TS) - Università degli Studi di MILANO
STORIA DELLE ARTI, DELLA MUSICA E DELLO SPETTACOLO
MILANO(MI)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - I paradigmi greci nella cultura latina di età flavia e la formazione della coscienza di un impero bilingue
- 2 - LA BIBLIOTECA DEL PETRARCA
- 3 - TEATRO UMANISTICO. SAGGI ED EDIZIONI
- 4 - I Padri greci nelle versioni latine degli umanisti: realizzazione di una banca dati informatica della tradizione manoscritta e a stampa (secc. XIV-XVII)
- 5 - Pubblicazione integrale delle opere di Marsilio Ficino. Edizione critica e digitale
- 6 - La biblioteca dell'architetto. XV-XX secolo.
- 7 - L'influenza del mondo greco sulla lingua e la retorica latina.
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Piemonte
Bibliografia
(1) Testi dei Padri greci nell'Occidente umanistico.Umanesimo e Padri della Chiesa. Manoscritti ed incunaboli di testi patristici da Francesco Petrarca al primo Cinquecento, a cura di S. Gentile, Milano, 1997.
AA.VV., Tradizioni patristiche nell'Umanesimo: atti del Convegno, Istituto nazionale di studi sul Rinascimento, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 6-8 febbraio 1997, a cura di M. Cortesi e C. Leonardi, Firenze 2000.
AA.VV., I Padri sotto il torchio. Le edizioni dell'antichità cristiana nei secoli XV-XVI. Atti del Convegno di studi, Certosa del Galluzzo, Firenze, 25-26 giugno 1999, a cura di M. Cortesi e C. Leonardi, Firenze 2002.
(2) Testi bizantini nell'Occidente umanistico.
J. Hankins, Plato in the Italian Renaissance, I-II, Leiden-New York 1990.
Dotti bizantini e libri greci nell'Italia del secolo XV. Atti del Convegno internazionale (Trento, 22-23 ottobre 1990), a c. di M. Cortesi ed E. V. Maltese, Napoli 1992.
Bessarione e l'Umanesimo. Catalogo della mostra, a c. di G. Fiaccadori, Napoli 1994.
J. Monfasani, Byzantine Scholars in Renaissance Italy: Cardinal Bessarion and Other Emigrés, Aldershot 1995.
C. Bianca, Da Bisanzio a Roma. Studi sul cardinale Bessarione, Roma 1999.
N. G. Wilson, Da Bisanzio all'Italia. Gli studi greci nell'Umanesimo italiano, ed. ital. riv. e aggiornata, Alessandria 2000
Bessarione di Nicea, Orazione dogmatica sull'unione dei Greci e dei Latini, a cura di G. Lusini, Napoli 2001.
Manuele Crisolora e il ritorno del greco in Occidente. Atti del Convegno internazionale (Napoli, 26-29 giugno 1997), a c. di R. Maisano e A. Rollo, Napoli 2002.
(3) Manoscritti e biblioteche greche nei secc. XIV-XIV.
Kardinal Bessarion als Theologe, Humanist und Staatsman, I-III, Paderborn 1923-1942 (rist. 1967).
L. Labowski, “Bessarion’s Library and the Biblioteca Marciana. Six Selected Inventories”, Roma 1979.
A. Iani Parrhassi Commentarii in Raptum Proserpinae Cl. Claudiani, Milano 1505.
C. Tristano, La biblioteca di un umanista calabrese: Aulo Giano Parrasio, Roma 1988; Catalogus codicum graecorum Bibliothecae Nationalis Neapolitanae, I, a cura di E. Mioni, Roma 1992 e II, a cura di M.R. Formentin, Roma 1995.
(4) L'apporto bizantino nella cultura figurativa rinascimentale.
L. Puppi, La principessa di Trebisonda, in Verso Gerusalemme. Immagini e temi di urbanistica e di architettura simboliche tra il XIV e il XVIII secolo, Roma 1982, pp. 44-61.
F. Lollini, Bologna, Ferrara, Cesena: i corali del Bessarione tra circuiti umanistici e percorsi d'artisti, in Corali miniati del Quattrocento nella Biblioteca Malatestiana, a c. di P. Lucchi, Milano 1989, pp. 19-36.
F. Lollini, Una possibile connotazione antiebraica della "Flagellazione" di Piero della Francesca, "Bollettino d'Arte", LXV (1991), pp. 1-28.
M. Baxandall, Giotto e gli umanisti. Gli umanisti osservatori della pittura in Italia e la scoperta della composizione pittorica (1350-1450), ed. it., Milano 1994.
A. Cutler, From Loot to Scholarship: Changing Modes in the Italian Response to Byzantine Artifacts, ca. 1200-1750, "Dumbarton Oaks Papers", XLIX (1995), pp. 237-267.
J. Hankins, Renaissance Crusaders: Humanist Crusade Literature in the Age of Mehmed II, "Dumbarton Oaks Papers", XLIX (1995), pp. 111-207.
A. Kazhdan, The Italian and Late Byzantine City, "Dumbarton Oaks Papers", XLIX (1995), pp. 1-22.
R.S. Nelson, The Italian Appreciation and Appropriation of Illuminated Byzantine Manuscripts, ca. 1200-1450, "Dumbarton Oaks Papers", XLIX (1995), pp. 209-235.
A. Weyl Carr, Byzantines and Italians on Cyprus: Images from Art, "Dumbarton Oaks Papers", XLIX (1995), pp. 339-357.
C. Barsanti, Costantinopoli e l'Egeo nei primi decenni del XV secolo: la testimonianza di Cristoforo Buondelmonti, "Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte", 56, s. III, XXIV (2001), pp. 83-253.
A. Paribeni, Iconografia, committenza, topografia di Costantinopoli: sul cassone di Apollonio di Giovanni con la "Conquista di Trebisonda", "Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte", 56, s. III, XXIV (2001), pp. 255-304.
Parole Chiave
BISANZIO; MEDIOEVO; UMANESIMO; PADRI DELLA CHIESA; TESTI GRECI; MANOSCRITTI GRECI; BIBLIOTECHE; ARTE FIGURATIVALibri e testi patristici e bizantini tra Oriente e Occidente nei secoli
XIV-XVI: fortuna, diffusione, riuso e suggestioni iconografiche.
Università degli Studi di Torino
Abstract
I rapporti culturali tra Oriente e Occidente in età tardomedievale e umanistica costituiscono un campo di ricerca fecondo, ma in parte ancora insufficientemente esplorato. Il progetto per il quale si domanda qui un finanziamento si propone di contribuire all'indagine di tali rapporti, concentrando la propria attenzione su un aspetto fondamentale: l'apporto che libri e testi greci di ambito patristico e bizantino diedero alla formazione della cultura umanistica. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Enrico MALTESE Università degli Studi di TORINOObiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto intende contribuire a una migliore conoscenza della presenza culturale greca in epoca tardomedievale e umanistica (secc. XIV-XVI), con particolare riferimento alla diffusione, circolazione, influenza, e suggestione iconografica di testi patristici e bizantini.Considerata l'ampiezza dell'oggetto di indagine, si individuano i seguenti campi prioritari, rispondenti alle specifiche competenze delle unità locali partecipanti al progetto: (1) testi dei Padri greci nell'Occidente umanistico; (2) testi bizantini nell'Occidente umanistico; (3) manoscritti e biblioteche greche nei secc. XIV-XIV; (4) l'apporto bizantino nell'arte figurativa rinascimentale. <<<
Risultati parziali attesi
repertorio e analisi delle traduzioni latine degli scritti di Gregorio di Nazianzo — iindagine su Bessarione e i Padri della Chiesa — studi sulla "Catena dei Tre Padri" al "Cantico dei Cantici" — studi su Matteo Caldo, "Vita Christi Salvatoris"; Francesco Maurolico, "Breviarium Apostolorum" — edizione critica di Eustazio di Tessalonica, "Commentarii in Homerum", l. IX — studi su Bessarione, "In calumniatorem Platonis" — studi su Manuele II Paleologo, "Praecepta educationis regiae" — studi sul commento di Poliziano "in Odysseam" — introduzione, traduzione e commento di Giorgio di Pisidia, "De vanitate vitae" — ricostruzione e indagine del fondo teologico della biblioteca di Bessarione — ricostruzione e indagine del fondo teologico della biblioteca di Cusano — studio paleografico-codicologico dei mss. greci di Aulo Giano Parrasio — studi sulla correlazione tra "arti di Bisanzio" e "arti degli Umanisti" <<<Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
(1) Testi dei Padri greci nell'Occidente umanistico.I rapporti culturali tra Oriente e Occidente in età tardomedievale e umanistica costituiscono un campo di ricerca tanto fecondo quanto, in buona parte, inesplorato. Anche recentemente, in occasione del convegno internazionale 'Padri greci e latini a confronto. Secoli XIII-XV', tenutosi a Firenze (Certosa del Galluzzo) nell'ottobre 2001, i contributi presentati hanno fatto emergere una realtà assai varia e complessa riguardante la circolazione dei testi patristici greci e latini tra Oriente e Occidente. In questo contesto appare bisognosa e meritevole di approfondimenti l'indagine circa la conoscenza e la diffusione in ambito occidentale delle opere dei Padri cappadoci ed in particolare di Gregorio Nazianzeno, uno dei Padri greci più conosciuti in Occidente fin dalla tarda antichità, anche in virtù delle traduzioni rufiniane di alcune orazioni, che tanta fortuna hanno incontrato nella tradizione medievale. Se alcuni scritti di Gregorio sembrano aver avuto diffusione e circolazione costante anche in Occidente, dal tardoantico all'età umanistica, altri, invece, sembrano essere stati scoperti, utilizzati e tradotti in latino molto più tardi e, talvolta, per scopi ben precisi. Si avverte, a questo punto, la necessità di mettere in luce l'interesse per le opere del Nazianzeno da parte di traduttori, editori e commentatori in un periodo caratterizzato da grandi fermenti religiosi e dal tentativo di riunificazione tra la Chiesa orientale e quella di Occidente, iniziato nel secolo XIII con il concilio di Lione e culminato nel concilio di Basilea-Ferrara-Firenze.
(2) Testi bizantini nell'Occidente umanistico.
Il tema del Fortleben dei testi greci di epoca bizantina (IV-XV secc.) nell'Europa umanistica ha ricevuto poca attenzione: l'interesse degli studiosi è notoriamente assorbito soprattutto dalle vicende dei testi classici. Le eccezioni sono rappresentate da studi molto importanti, ma di carattere settoriale, mentre mancano sintesi anche solo di carattere informativo specificamente dedicate all'oggetto. Questa dinamica non può, allo stato attuale, essere superata, ma un buono sviluppo di studi specifici potrebbe accelerarne il compimento, in direzione di una ricostruzione complessiva.
Un'applicazione di primaria importanza è senza dubbio lo studio dell'opera e della biblioteca del cardinal Bessarione, figura paradigmatica della temperie culturale tardobizantina e umanistica. Le ricerche degli ultimi decenni, basate in sostanza sulla monumentale monografia bessarioena di Ludwig Mohler negli anni '30 del secolo appena trascorso sono state rivolte soprattutto alla catalogazione della biblioteca del Cardinale (Elpidio Mioni) e in seguito a ricerche specifiche dedicate a momenti della sua vicenda biografica, al suo coinvolgimento nelle vicende politiche e religiose del Quattrocento bizantino e occidentale, o a problemi legati a singole opere. D'altra parte una ricerca sistematica sulla lettura, studio e utilizzo degli autori bizantini e dei Padri della Chiesa manca.
(3) Manoscritti e biblioteche greche nei secc. XIV-XIV.
(A) L' importanza delle biblioteche appartenute ai cardinali Bessarione e Niccolò da Cusa è nota a tutti gli studiosi di Medioevo e Umanesimo, frutto della loro attività di bibliofili e di raccoglitori di codici. La prima si colloca, soprattutto per l' imponente settore greco, quale conservatrice dell' intero patrimonio culturale della civiltà greca che rischiava di andare perduto dopo la caduta di Costantinopoli, mentre quello latino rispecchia gli interessi personali e i dibattiti teologici e filosofici cui il cardinale niceno prese parte. Essa fu legata in prevalenza alla Biblioteca Marciana di Venezia per soddisfare "l' utilità degli studiosi". Consta di circa 500 codici greci e 380 latini, ove, accanto alla prevedibile letteratura cristiana, si segnala un vivo interesse per gli autori profani (soprattutto filosofi, storici e geografi). Gli studiosi hanno segnalato come nella biblioteca si possano individuare delle stratificazioni anche a livello cronologico. Importante è in un tale contesto il periodo del Concilio di Ferrara-Firenze, a cui si può far risalire l' acquisizione o la commissione di una serie di manoscritti (conservati pressoché nella loro totalità alla Biblioteca Marciana) contenenti opere di Basilio di Cesarea, di Cirillo di Alessandria, atti dei vari Concili ecumenici e opere di teologia bizantina.
Tra questi testi sono stati privilegiati quelli di età patristica - possiamo ricordare l' attenzione riservata al cod. Marc. gr. 58 con l' "Adversus Eunomium" di Basilio, la cui storia è stata recentemente ricostruita in maniera persuasiva. Minore attenzione è stata rivolta alla trattatistica bizantina, quasi totalmente negletta dagli studiosi.
Dal canto suo la biblioteca di Niccolò Cusano raccoglie testimonianze culturali prodotte soprattutto nelle due regioni che segnarono la storia del pensiero del sec. XV: la Germania del tardo Medioevo e l' Italia dell' Umanesimo; è frutto dei numerosi contatti con centri particolarmente attivi nella tradizione teologica (Heidelberg, Köln, Tegernsee) e filosofica di stampo aristotelico (Padova) nonché con le sedi dei grandi Concili di Basilea, Ferrara, Firenze e con alcuni dei personaggi più in vista del Quattrocento intellettuale (i papi Niccolò V e Pio II, gli umanisti Poggio Bracciolini, Ambrogio Traversari, Lorenzo Valla, Pietro Balbi etc.). Di tale biblioteca, prestigiosa per l' ampiezza e la rarità dei testi, formatasi in luoghi e in momenti diversi, portatrice di una cultura universale, ma anche segnata da una forte cultura transalpina, si conservano oggi circa 270 manoscritti presso il St. Nikolaus Hospital di Bernkastel-Kues, altri presso la Bibliothèque Royale di Bruxelles (14), la British Library di Londra (48), la Bodleian Library di Oxford (3), la Biblioteca Apostolica Vaticana (3), la Bibliothèque Nationale di Parigi (1) etc. Sono codici di medicina, di diritto, libri di filosofia, di astronomia, manoscritti greci comperati a Costantinopoli, codici inerenti al Concilio di Basilea, che non solo erano posseduti dal cardinale, ma circolavano presso gli amici umanisti e venivano trascritti anche da copisti tedeschi.
Questa biblioteca fu ed è ancor oggi oggetto di attenzione da parte di numerosi studiosi poiché raccoglie tradizioni testuali di notevole importanza. Ci si è rivolti soprattutto ad alcuni manoscritti che hanno conservato testi classici o a quelli di carattere filosofico, mentre è stato fino ad ora trascurato il settore patristico, che riserva invece interessanti sorprese, avendo occupato un posto importante negli interessi teologici del Cusano. E anche nelle recenti celebrazioni dei 600 anni della sua nascita (2001) pochissimo spazio è stato riservato a tali testi.
(B) Aulo Giano Parrasio (1470-1522) è una delle principali figure di umanisti italiani tra il XV e il XVI secolo. Raccolse attorno a sé una ricca biblioteca greca e latina che, con atto testamentario del 18 settembre 1521, dispose in lascito all'amico Antonio Seripando. Quest'ultimo (m. 1531) designò erede dei propri libri il fratello cardinale Girolamo, generale dell'ordine degli Agostiniani che, a sua volta, li affidò, con testamento del 10 marzo 1563, alla biblioteca del monastero di S. Giovanni a Carbonara di Napoli. Nel 1800 la libreria degli Agostiniani fu inglobata nella Biblioteca Borbonica, oggi Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III. Il fondo parrasiano, nonostante le inevitabili perdite subite nei vari passaggi di proprietà, ammonta ora ad almeno 32 codici greci e a 174 latini. Se i testi latini raccolti, copiati o commissionati da Aulo Giano sono ormai da tempo oggetto d'indagine da parte della comunità scientifica, molto meno indagato e conosciuto è invece il patrimonio greco. Meno attestata e meno nota risulta la sua scrittura; molte zone d'ombra sussistono ancora sulla sua formazione iniziale e sui maestri che lo avviarono all'apprendimento della lingua e della scrittura greca; meno evidenziati gli autori e i testi più amati e più letti.
(4) l'apporto bizantino nella cultura figurativa rinascimentale.
Il quadro delle complesse relazioni fra Umanesimo italiano e mondo greco si è venuto arricchendo, in anni recenti, di nuove aperture, volte a individuare quale ruolo abbia svolto in tale contesto la cultura di Bisanzio e in quali termini essa sia stata recepita e apprezzata dagli artisti del Rinascimento. Il fenomeno, di proporzioni considerevoli, si riflette nella bibliografia e nella storia degli studi: basti pensare alle ricorrenti interpretazioni bizantine di dipinti come San Giorgio e la Principessa di Pisanello (Verona, S. Anastasia) o la celeberrima Flagellazione di Piero della Francesca (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche); o alle indagini svolte sull'ambiente toscano, da Firenze, a Siena e a Pienza, con particolare riguardo alla circolazione di reliquie e reliquiari (ininterrotta dal XIII secolo); o al ruolo dei dotti greci, venuti nell'autunno del Medioevo o più tradi, con l'imperatore Giovanni VIII al Concilio di Ferrara-Firenze, quali mediatori di libri e di cultura ellenici - testi classici ma anche e soprattutto patristici e teologici - presso le corti italiane del tempo: non si dimentichi che Teodoro Gaza ebbe parte significativa nell'ideazione dello Studiolo del Duca d'Urbino; e a Bessarione si deve, col lascito della propria collezione di manoscritti alla Libreria di San Marco, la presenza in Italia di una cospicua serie di esemplari miniati rappresentativi del gusto bizantino coevo o anteriore.
Le conoscenze relative all'attività svolta dai Greci in Italia sono notevolmente aumentate negli ultimi anni in séguito alla pubblicazione di ricerche dettagliate e sistematiche su singole personalità o famiglie di umanisti bizantini, le loro traduzioni e le loro biblioteche: con i citati Gaza e Bessarione, ad esempio, i Crisolora ed i Lascaris; i quali richiamano l'attenzione su Roma, Firenze e Venezia, ma anche su Gerace, Reggio, Messina e altri centri dell'Italia meridionale e sulla funzione storica che questa ha avuto, come erede della Magna Grecia e della Sicilia antiche, nello studio del greco e nel generale sviluppo dell'Umanesimo italiano. Alla situazione che qui si prospetta fanno riscontro - in termini di non diversa curiosità ed esperienza - i numerosi viaggi e soggiorni in Oriente di umanisti europei quali Niccolò Cusano, Ciriaco d'Ancona, Francesco Filelfo e Cristoforo Garatone, coinvolti nelle trattative per l'Unione o semplicemente desiderosi di acquistare libri o manufatti o di apprendere il greco a Costantinopoli. Se è vero che essi guardavano ai centri coevi della civiltà greca come a luoghi nei quali si era conservata la tradizione più antica, quella classica, è indubitabile che l'impatto con la capitale bizantina deve averli fortemente impressionati; e numerosi dipinti - di Andrea Mantegna, Benozzo Gozzoli, Gentile da Fabriano, oltre che di Pisanello e Piero della Francesca - conservano tracce profonde e sensibili di una tale impressione, cui studi recenti accordano un più definito rilievo. L'esame di questi dipinti e delle connessioni storiche e artistiche ad essi sottese si è svolto con fasi alterne di interesse, privilegiando tuttavia decisamente il versante occidentale (com'è nel libro recente di André Chastel, Byzance et l'Italie); è di fatto mancata un'adeguata considerazione specifica del côté bizantino, e dello stesso atteggiamento dei Greci, diffusori di cultura bizantina, nei confronti delle opere d'arte occidentali (basti rammentare l'immagine di Venezia nelle discusse memorie di un testimone oculare del Concilio, Silvestro Syròpoulos): opere delle quali alcuni di essi - primo fra tutti Bessarione con la famosa serie dei Corali malatestiani - si fecero a loro volta committenti e patroni, contribuendo a significative declinazioni dell'orizzonte visivo dell'Umanesimo. <<<



