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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di FOGGIA
SCIENZE UMANE, TERRITORIO, BENI CULTURALI, CIVILTA' LETTERARIE, FORMAZIONE
FOGGIA(FG) - Università degli Studi di BARI
GEOLOGIA E GEOFISICA
BARI(BA) - Università degli Studi di LECCE
STUDI GIURIDICI
LECCE(LE) - Università degli Studi di BARI
STUDI CLASSICI E CRISTIANI
BARI(BA) - Università degli Studi di PARMA
STORIA
PARMA(PR)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Elites e ceti subalterni nel Meridione tardoantico: stratificazioni e dinamiche sociali, condizioni materiali e assetti produttivi, spazi urbani e rurali in Apulia e Lucania (ricerche integrate di storia, archeologia e scienze applicate)
- 2 - Nuovi indirizzi per la progettazione paesaggistico-ambientale ed edilizia nelle aree rurali in Italia.
- 3 - ARCHITETTURA E SOCIETA': PROCESSI DI SVILUPPO E TRASFORMAZIONE DELLE STRUTTURE ABITATIVE E COMMERCIALI NEL MEDITERRANEO ORIENTALE (GRECIA, TURCHIA, LIBANO) FRA L'ETA' CLASSICA E IL TARDO ANTICO
- 4 - Un mare in fermento. Insediamenti, porti e nessi economico/commerciali dell'Adriatico altomedievale
- 5 - Signori mediterranei: archeologia del potere nella Transgiordania latina. Il caso di Shawbak, il Crac de Montréal
- 6 - Profilo archeologico di una città antica:Populonia.
- 7 - Decifrare l'insediamento: costruzione, classificazione e rappresentazione dei centri abitati nel Mezzogiorno continentale e insulare (secoli XV-XX)
- 8 - Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integrato
- 9 - Rileggere Pompei. Sviluppo e trasformazioni della città dalle origini alla sua scomparsa.
- 10 - Populonia etrusca e romana: produzione, commerci e consumi
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze della terra
Classificazione geografica
- Regione: Puglia
Bibliografia
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Parole Chiave
ITALIA MERIDIONALE; INSEDIAMENTI URBANI E RURALI; AGRICOLTURA; ALLEVAMENTO; PRODUZIONI ARTIGIANALI; CRISTIANIZZAZIONE; PROPRIETÀ SENATORIA, IMPERIALE E ECCLESIASTICA; ORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE; ECONOMIA E SOCIETÀTransumanza, grande allevamento, agricoltura e strutture territoriali nell'Italia meridionale tardoantica: analisi integrate di storia, archeologia, archeometria e geofisica
Università degli Studi di FoggiaAbstract
Il progetto intende affrontare, attraverso l'analisi di aspetti rilevanti dell'organizzazione economica, sociale e insediativa e grazie all'approfondimento specifico di una porzione di territorio, il tema delle condizioni dell'Italia meridionale in età tardoantica, con particolare riferimento alle forme dell'insediamento urbano (gerarchia e specializzazione delle città, fenomeni di ruralizzazione e destrutturazione, ecc.) e rurale (ville, fattorie, villaggi, chiese, cimiteri, ecc.), alle forme istituzionali e amministrative (soprattutto le modalità e gli effetti della provincializzazione), alla cristianizzazione delle città e delle campagne (formazione delle diocesi, edifici di culto, topografia cristiana, parrocchie rurali, ecc.), all'articolazione dei paesaggi, all'organizzazione della produzione agricola e artigianale e dell'allevamento (cerealicoltura, viticoltura, olivicoltura, economia silvopastorale, artigianato urbano e rurale, produzione di lane e tessuti, ecc.), alla circolazione delle merci (importazioni, produzioni locali e regionali, ecc.), all'assetto della proprietà e alle forme del lavoro (piccola proprietà, ruolo delle élites cittadine, proprietà senatoria, imperiale, ecclesiastica; presenza di schiavi, coloni, coltivatori diretti, funzionari imperiali, ecc.).L'allevamento e l'agricoltura, nell'ambito delle strutture produttive e insediative, sono stati scelti come assi portanti dell'indagine, in quanto indicatori preferenziali per la ricostruzione delle condizioni economico-sociali.
Come ambito privilegiato per poter individuare e analizzare tale "sistema tardoantico"; si è scelto il territorio corrispondente all'Apulia, cioè al settore centro-settentrionale della provincia tardoantica Apulia et Calabria, dove già da tempo si svolgono ricerche storiche e archeologiche, condotte da vari componenti dell'équipe, che rappresentano una fondamentale base di partenza e una garanzia di successo del progetto. In particolare si è selezionato un campione di casi esemplificativi di situazioni peculiari, tra cui città di diversa natura e funzione, come Canusium ed Herdonia, villaggi come San Giusto e Vagnari, ville lussuose come quella di Faragola (Ascoli Satriano), diocesi urbane e rurali, oltre a specifici ambiti territoriali come la Valle del Celone, la Valle del Basentello, la Valle dell'Ofanto. L'analisi archeologica "al microscopio" di questa realtà territoriale, tra le più significative dell'Italia meridionale tardoantica, sarà al centro della complessiva analisi e riflessione storica relativa all'intero contesto meridionale, sviluppando in particolare il confronto tra Apulia et Calabria e Lucania et Bruttii (con particolare riferimento agli attuali territori di Puglia e Calabria) e approfondendo il rapporto tra Sud Italia e Roma, nel quadro del Mediterraneo e dell'Impero tardoantico.
I componenti dell'équipe di ricerca sono legati da pluriennali rapporti di collaborazione e provengono dall'esperienza di un altro PRIN, i cui significativi e cospicui risultati raggiunti costituiscono una preziosa base di conoscenza e il punto di partenza per questa nuova ricerca, in linea con la precedente ma al tempo stesso diversa e innovativa in quanto caratterizzata da tematiche, ambiti cronologici e territoriali, domande storiche e obiettivi nuovi. La ricerca costituisce inoltre la preziosa occasione per coordinare e meglio integrare il lavoro di studiosi di diversa formazione ed estrazione (storici, epigrafisti, archeologi, archeometristi, geofisici) delle quattro università interessate al progetto, accanto a gruppi di ricerca stranieri, che da tempo operano in Italia meridionale. Punto di forza del progetto è l'impiego di fonti diverse (letterarie, giuridiche, epigrafiche, archeologiche, ecc.) e di strumenti di indagine e approcci diversi (storico, archeologico, archeometrico, geofisico), finalizzati alla risposta di precise domande e alla soluzione di specifici problemi storici. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuliano VOLPE Università degli Studi di FOGGIAObiettivo del Programma di Ricerca
Gli obiettivi del programma di ricerca sono molteplici e, al tempo stesso, integrati tra loro. L'obiettivo principale consiste nel proporre elementi interpretativi per la costruzione di un quadro storico globale dell'organizzazione economico-sociale, insediativa ed amministrativa dell’Italia meridionale in età tardoantica, attraverso lo studio sistematico di uno specifico comparto territoriale, utilizzando in maniera integrata fonti e approcci diversi.A tale obiettivo generale si affianca una serie di obiettivi specifici e mirati, che è possibile riassumere così:
1) Analisi dei rapporti tra strutture istituzionali e strutture insediative ed economiche, valutando l'impatto degli aspetti istituzionali sulla organizzazione produttiva del territorio esaminato per effetto della provincializzazione dell'Italia.
2) Esame delle fonti letterarie, giuridiche, gromatiche, storiche, epigrafiche, relative alla situazione economica dell'Italia meridionale e costituzione di un archivio, anche informatizzato, di questa documentazione.
3) Studio del rapporto tra le produzioni dell'Italia meridionale e il fabbisogno di Roma e, quindi, del rapporto tra mercato e esigenze annonarie.
4) Analisi, mediante specifiche indagini sul campo, della fisionomia e delle funzioni della villa tardoantica, del villaggio rurale, del saltus, della massa fundorum.
5) Analisi, su base storico-giuridica-archeologico-antropologica, dell’organizzazione della transumanza ovina su grande scala (Apulia et Calabria), del grande allevamento suino (Lucania et Bruttii), in rapporto con la produzione agraria (cerealicoltura, ma anche produzione vinaria e olearia) e alle strutture territoriali, in modo da definirne forme, entità, trasformazioni rispetto alle fasi precedenti e processi di destrutturazione nel passaggio all’alto medioevo e precisare alcuni aspetti sociali connessi (come ad es. il banditismo)
6) Valutazione dell'impatto della cristianizzazione sulla riorganizzazione degli spazi urbani e rurali (formazione delle diocesi; presenza di diocesi rurali; localizzazione degli edifici di culto e loro influenza sulla riorganizzazione degli spazi) ed esame della figura e delle funzioni del vescovo nell’organizzazione della vita cittadina e rurale e delle attività produttive agricole, zootecniche e artigianali;
7) Ricostruzione dei flussi di merci e dei rapporti tra le importazioni a scala mediterranea e le produzioni locali, regionali e interregionali.
8) Indagine dell'estensione e delle funzioni delle grandi proprietà imperiali ed ecclesiastiche, accanto alla presenza della piccola proprietà e delle tenute delle élites locali e senatorie.
9) Individuazione dei profili istituzionali e sociali dei lavoratori della terra: coloni, coltivatori diretti, schiavi, artigiani.
10) Ricostruzione delle trasformazioni dei paesaggi, mediante l'approccio tipico dell'archeologia dei paesaggi nella Tarda Antichità e, successivamente, nel passaggio all'alto Medioevo, utilizzando come campioni i territori di specifici e significativi territori, sottoposti ad indagine sistematica ed intensiva.
11) Elaborazione di cataloghi di siti rurali (ville, vici, fattorie, cimiteri, chiese, ecc.), di centri produttivi artigianali urbani e rurali e di altre tipi di insediamento, per la redazione di carte archeologiche.
12) Elaborazione di un corpus delle tecniche costruttive edilizie di età tardoantica impiegate nell'area sottoposta ad analisi.
13) Elaborazione di un progetto di archeologia della produzione finalizzata all’analisi del processo di produzione di specifici manufatti (ceramiche, utensili metallici, vetri, ecc).
14) Valutazione delle varie posizioni storiografiche moderne.
15) Prosecuzione di ricerche archeologiche sistematiche avviate da anni, come gli scavi di insediamenti urbani e rurali (Canosa-loc. San Pietro, Vagnari-Gravina,villa di Faragola , ecc.), prosecuzione delle ricognizioni archeologiche nella Valle del Celone (in corso dal 1998), nella Valle del Basentello (in corso dal 2000) e nella Valle dell’Ofanto (in corso dal 2003) con lo studio e la pubblicazione di reperti di scavo, attività queste che altrimenti rischierebbero l'interruzione, con grave danno per la ricerca scientifica, e al tempo stesso consentire l'avvio di nuove ricerche sul campo.
16) Costituzione di banche dati (di fonti letterarie ed epigrafiche, di siti e materiali archeologici, ecc.) e in particolare di Sistemi Informativi Territoriali (GIS), da mettere a disposizione non solo dei componenti dell'équipe, ma anche della comunità scientifica, consultabili anche on-line e facilmente aggiornabili e implementabili, anche per garantire la gestione e l'utilizzazione di enormi masse di informazioni.
17) Contributo all'innovazione della metodologia della ricerca storico-archeologica, mediante l'integrazione di specialismi diversi e l'utilizzazione di tecniche e metodologie legate non solo alla tradizione della ricerca storica e archeologica, ma anche alle scienze applicate, quali l'archeometria (mineralogia, archeobotanica, archeozoologia, archeoantropologia, ecc.), la geofisica (sistemi diagnostici non distruttivi, geomorfologia, ecc.), l'informatica, favorendo anche in tal modo la formazione di nuove figure di ricercatori grazie al coinvolgimento nel progetto di numerosi giovani studiosi.
18) Pubblicazione dei risultati delle ricerche, mediante monografie (in particolare nella nuova collana di studi storico-archeologici Insulae Diomedeae dell’Università di Foggia e in "Munera. Studi storici sulla Tarda Antichità") e contributi in varie sedi scientifiche.
19) Organizzazione di seminari e di convegni incentrati sui temi specifici della ricerca e, in particolare, prosecuzione della serie dei “Seminari sul Tardo Antico e Alto Medioevo in Italia Meridionale” (STAIM), la cui prima edizione si è tenuta a Foggia nel 2004.
20) Creazione, a partire dalle UR impegnate nel progetto e allargando la collaborazione con altri gruppi di ricerca operanti in Italia meridionale, di un coordinamento delle indagini, con l’adozione di procedure e obiettivi comuni e lo scambio di informazioni, oltre che con l’organizzazione di specifiche occasioni di confronto (come la serie STAIM), per una migliore conoscenza dell’Italia meridionale tardoantica.
21) Favorire la fruizione dei siti e dei documenti oggetto dell'indagine, anche mediante l'elaborazione di specifiche proposte innovative. <<<
Risultati parziali attesi
a)Vari seminari e incontri presso le sedi delle varie URb) Organizzazione del II Seminario di Studi sul Tardoantico e l'Altomedioevo
c) Pubblicazioni del volume Ordona XI
d) Pubblicazioni del volume San Giusto II
e) Pubblicazione di un volume miscellaneo su Materiali e ricerche di archeologia tardoantica in Italia Meridionale
f)Organizzazione di un seminario in occasione dell'assemblea del 2005 dell'Association pour l'Antiquité Tardive, prevista presso la sede universitaria del Coordinatore
g) Definizione del GIS Valle del Celone e Valle dell'Ofanto
h) Creazione presso il sito dell'Università del Coordinatore di una pagina web riservata al progetto, in cui verranno pubblicati il progetto stesso, tutti i dati raccolti, le attività delle UR, i risultati conseguiti anche per dialogare e coinvolgere altri gruppi di ricerca operanti in Italia e all'estero su tematiche affinia)Continuo aggiornamento del sito Web del Progetto
b)Ulteriori seminari e progetti presso le sedi delle varie UURR
c)Edizioni dei nuovi documenti epigrafici rinvenuti nel corso delle ricerche archeologiche e topografiche o riedizione di testi noti
d)Elaborazione di sintesi storiche parziali, con approfondimenti settoriali sulle varie tematiche affrontate nel progetto, prodotte sempre analizzando e confrontandosi con i dati provenienti dalle ricerche archeologiche
e)Edizione del volume San Giusto III. Il Progetto Valle del Celone
f)Relazioni preliminare sulle campagne di scavo e ricognizione in corso
g)Organizzazione del III Seminario sul Tardoantico e l'Altomedioevo in Italia Meridionale, specificamente dedicato al tema oggetto di questa ricerca
h)Attivazione e prima elaborazione dei GIS di scavo e completamento del Gis "Progetto Ofanto". <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Nel febbraio del 2004, nel quadro delle attività di un precedente PRIN dal titolo ‘Paesaggi urbani e rurali in Puglia e Basilicata dall’età del Principato alla Tarda Antichità: ambienti e insediamenti, strutture produttive e dinamiche commerciali, forme istituzionali e sociali’, che vedeva impegnate le cinque UR del presente progetto, insieme a studiosi di altre UR, si è svolto il ‘Primo Seminario sul Tardo Antico e Alto Medioevo in Italia Meridionale’, dedicato al tema ‘Paesaggi e insediamenti rurali fra Tardo Antico e Alto Medioevo in Italia Meridionale’. Il Seminario ha rappresentato un momento importante di incontro e confronto tra gli studiosi. Interessanti sono stati i temi trattati, dalle strutture insediative rurali (fattorie, ville, vici) alle forme e alle modalità di occupazione, dal fenomeno della cristianizzazione al rapporto tra città e territorio, agli assetti della proprietà e alle forme del lavoro.Dal proficuo lavoro svolto con il precedente PRIN, che per certi versi costituisce l’imprescindibile base di partenza, prende le mosse questa nuova ricerca. Più in generale, le radici del progetto affondano nelle attività di ricerca e nel dibattito sviluppatosi tra gli studiosi dell’età tardoantica almeno negli ultimi dieci-quindici anni (Giardina 1999; Marcone 2001).
Il notevole incremento qualitativo e quantitativo delle ricerche e l’articolata complessità del dibattito sul Tardoantico hanno senza dubbio rappresentato anche per l’Italia meridionale, come per altre realtà mediterranee, la più rilevante novità negli studi nei settori antichistico degli ultimi decenni (Cameron, Garnsey 1998). Non c’è dubbio che un rinnovamento significativo del dibattito sul Tardoantico nel Mezzogiorno sia derivato, in primo luogo, da compiute indagini a scala regionale, che hanno consentito di sgombrare il campo da atavici rigidi schemi interpretativi preconcetti di 'sviluppo/arretratezza', troppo a lungo adottati come ‘filtro’ per la lettura dei fenomeni di continuità e discontinuità, crescita e destrutturazione dei vari ambiti regionali.
Infatti, qualsiasi discorso sull’età tardoantica nelle regioni meridionali non può tuttora non confrontarsi con una tradizione letteraria e storiografica quanto mai stratificata, associata alla 'questione meridionale', al problema della ricerca delle radici 'dell'arretratezza' del Mezzogiorno, del 'ritardo' del Sud, che una lunga stagione di studi faceva risalire già alla fase post-annibalica. Nella visione di A. Toynbee, come ha giustamente sottolineato E. Lo Cascio, «radicalmente discontinuista e radicalmente continuista ad un tempo» (Lo Cascio, Storchi Marino 2001), dopo la catastrofica frattura della guerra avrebbe fatto seguito una sostanziale continuità nel segno di un sottosviluppo secolare, sino addirittura al secondo dopoguerra.
Non c'è dubbio che un merito particolare sia da attribuire alle ricerche archeologiche degli ultimi decenni e alle indagini storiche centrate su specifici territori nel ridimensionamento del valore epocale di certe trasformazioni strutturali, suggerendo una valutazione meno negativa dei successivi sviluppi. Non si tratta ovviamente di proporre ireniche continuità o di negare «l’aspetto dirompente e catastrofico» (Carandini 1999) del passaggio dall’Antichità all’Altomedioevo, ma piuttosto di evitare «schemi semplicistici o teleologici» (A. Schiavone). Soprattutto è stata messa in discussione, come ha sottolineato in più sedi D. Vera, la tendenza all’equiparazione tra esiti e processi secolari e in particolare la lettura di fenomeni di crisi, trasformazioni, abbandoni, sviluppi, successi e insuccessi in tutti i territori meridionali dell’Italia tardoantica e nei singoli comparti territoriali delle varie regioni, come se fossero un qualcosa di unitario e indeterminato,
Lo sviluppo recente delle conoscenze dell'Italia meridionale tardoantica ha indubbiamente risentito, in alcuni casi, della feconda convergenza interdisciplinare delle varie scienze storiche con l’uso integrato di fonti archeologiche, giuridiche, letterarie, epigrafiche. Ne è un mirabile esempio la collana Munera diretta da Domenico Vera, nata esattamente 10 anni fa.
Dopo la Tavola Rotonda di Roma del 1989 (MEFRM 1991), nel 1998 si sono tenuti due importanti convegni internazionali che costituiscono il segnale tangibile della metamorfosi avvenuta negli studi degli ultimi decenni: il 38° Convegno di Studi sulla Storia e l'Archeologia della Magna Grecia di Taranto su "L'Italia meridionale in età tardoantica" e il convegno di Napoli su "Modalità insediative e strutture agrarie nell'Italia meridionale in età romana". In particolare il convegno tarantino, che ha avuto il merito di inserire i temi della tarda antichità e dell’altomedioevo nella prestigiosa e ormai quarantennale tradizione dei convegni magnogreci, ha assunto quasi un valore simbolico, in un territorio, l'Italia meridionale, nel quale a lungo ha prevalso nell’attività di ricerca ed anche in quella di tutela un'attenzione quasi esclusiva agli insediamenti italioti e indigeni, e in generale all'età greca e, al massimo, alla prima età romana.
C’è stato quindi un gran fermento di iniziative e di progetti, quasi una metafora di quella “esplosione di Tardoantico” anche in Italia meridionale, per citare, ormai è quasi d’obbligo, il famoso e provocatorio articolo di A. Giardina (1999).
Nel contesto dell’Italia meridionale il territorio pugliese e lucano costituisce per più versi un ambito privilegiato, perché qui più che altrove si sono concentrate ricerche specifiche, condotte in gran parte anche dai componenti della nostra équipe, che costituiscono una solida base di conoscenze e di lavoro comune sulla quale condurre con ottime prospettive di successo questo progetto di ricerca. È sufficiente ricordare lo scavo della villa di San Giovanni di Ruoti (Small, Freed 1986), gli studi sistematici di alcune città, come Canosa (Grelle 1993; Principi, imperatori 1992), o Venosa, gli scavi belgi e poi italo-belgi di Herdonia, uno dei rari casi di città indagate continuativamente da quarant'anni (Ordona I-X, Bruxelles-Rome e Bari 1965-2001), gli scavi dell'insediamento rurale di San Giusto (Volpe 1998), e più recentemente ricognizioni archeologiche sistematiche in alcuni specifici contesti territoriali, come le valli del Basentello, del Celone
A queste ricerche archeologiche, si devono aggiungere le importanti indagini epigrafiche (cfr. ERC I-II - Silvestrini 1994, 1996a-b, 1997, 1999a-c), le analisi dell'assetto istituzionale e amministrativo tra età della romanizzazione ed età tardoantica, curate in particolare da F. Grelle (1989, 1993, 1995, 1999; Grelle, Volpe 1994) e i numerosi contributi sugli assetti delle campagne, sul sistema agrario tardoantico, sulle trasformazioni della villa, sull'organizzazione della proprietà aristocratica, ecc., dovuti a D. Vera, che proprio alle regioni dell'Italia meridionale ha riservato particolare attenzione (Vera 1986, 1988, 1994, 1995, 1997, 2001).
Alcune delle principali novità degli ultimi anni sono derivate, infatti, dagli studi sui paesaggi agrari e, in particolare, dalle indagini sistematiche in alcuni specifici contesti territoriali. Le indagini sul campo hanno evidenziato alcuni fenomeni: la formazione tra III-IV e V secolo di un ‘sistema agrario tardoantico’ (Vera 1995), che tra VI e VII secolo sembra andare in crisi, mentre appaiono emergere nuove forme di insediamento.
Significativi sono stati inoltre gli studi sugli aspetti istituzionali e in particolare sul ruolo svolto dalla provincializzazione (Cecconi 1994) nella riorganizzazione insediativi, economica e sociale (Grelle 1995, 1999; Grelle, Volpe 1004 e 1999).
Incomparabilmente più significativa, sotto il profilo tanto quantitativo che qualitativo, è la documentazione archeologica su cui tentare di costruire quadri storici più affidabili. Ad esempio, per quel che riguarda gli scavi, a parte il caso isolato di S. Giovanni di Ruoti, una serie di grandi scavi recenti, urbani e rurali, mette a disposizione stratigrafie sicure ed una significativa documentazione. Un progresso non meno rilevante ha riguardato lo stesso statuto teorico delle discipline, con il superamento di antichi steccati, particolarmente forti proprio tra gli studiosi del tardoantico, che hanno provocato dannose separazioni di ambiti e letture distorte. È stata infatti del tutto abbandonata l’idea di una sorta di isolamento degli edifici di culto e dei cimiteri dal contesto storico e insediativo, urbano e rurale, ma anche la persistente sottovalutazione del ruolo morfogenetico che proprio gli edifici di culto hanno svolto nella riorganizzazione degli spazi urbani e rurali (cfr, Alle origini della parrocchia rurale).
Ciò nonostante, molte restano le lacune e notevoli i problemi non risolti (a parte i ritardi, gli scavi rimasti inediti, il difficile accesso alla documentazione e ai materiali, ecc.). E’ ad esempio incomparabile il livello di conoscenze complessive relative ai diversi territori meridionali.
Il riferimento ai territori regionali e quindi agli spazi interessati dalla nostra analisi ci porta a prendere in esame un problema fondamentale, posto da A. Giardina nelle sue belle conclusioni del Convegno di Taranto, e cioè il problema della specificità o meno dell’Italia meridionale tardoantica.
Va infatti evitato il rischio di cadere nella “trappola” della questione meridionale e quindi di proiettare lo schema delle “due Italie” (Giardina 1986) caro a Giustino Fortunato su quello tardoantico dell’Italia annonaria e di quella suburbicaria, anche prescindendo dalla constatazione della profonda diversità nell’articolazione geografica di queste entità in età tardoantica e in età moderna e contemporanea. Come ha scritto Giardina, riflettendo sul concetto di “Italia meridionale”, da intendersi in senso ‘debole’ o in senso ‘forte’, applicato all’età tardoantica, «la formula delle due Italie è quella che a prima vista, sembrerebbe più di ogni altra giustificare l’uso in senso ‘forte’ del concetto di Meridione tardoantico ». Me se anche la terminologia amministrativa tardoantica sembrerebbe avvallare tale dualità, non si può non concordare con lo Giardina a proposito dell’impossibilità di interpretare le vicende del distretto suburbicario alla luce del concetto di Italia meridionale, sulla base della considerazione, già elaborata da S. Mazzarino, che «laddove i moderni attribuiscono rilievo dominante alla questione meridionale, gli antichi vedevano emergere un problema appenninico». Sarebbe un errore peraltro considerare i territori meridionali dell’Italia tardoantica un qualcosa di unitario e indeterminato, un insieme amorfo privo di articolazioni significative.
Com’è noto, il problema dello spazio è per l’analisi storica di importanza pari a quello del tempo; sotto il profilo metodologico, definire un taglio spaziale è operazione squisitamente interpretativa, capace anche di predeterminare i risultati di una ricerca, al pari della periodizzazione.
In una recente analisi della storiografia italiana sulla tarda Antichità del secondo dopoguerra, A. Marcone ha sottolineato come, dopo la pionieristica opera di L. Ruggini (1961) relativa all'Italia annonaria, lo sviluppo della conoscenza dell'organizzazione socio-economica dell'Italia tardoantica abbia risentito "in modo molto positivo della convergenza tra ricerche archeologiche, giuridiche e storiche in senso stretto", portando ad esempio proprio gli studi sull’Apulia tardoantica, considerata "un esempio eccellente della direzione che hanno preso gli studi italiani che puntano non di rado ad indagini globali di aree geografiche delimitate" (Marcone 2001, 86-87).
In relazione al territorio oggetto di questo progetto, dopo anni di ricerche condotte dai componenti dell'équipe, si è raggiunto un discreto livello di conoscenze sulle fasi da un lato della romanizzazione dall'altro dell'età tardoantica (Volpe 1990 e 1996). In particolare si è cominciato a delineare un quadro sempre meno sfumato dei caratteri originali e delle morfologie che permettono di definire tale periodo, a partire dall'età dioclezianea-costantiniana, il cui ruolo nel ridisegnare questi territori è stato molto sottolineato negli studi di F. Grelle (1999a).
Temi di grande importanza sono, in questo contesto, la trasformazione della villa, anche in relazione alla proposta di distinzione in "villa centrale" e "villa periferica" formulata da A. Carandini (1993, 1995), e la formazione della "villa tardoantica" (Vera 1995). Altro oggetto di interesse nell'attuale dibattito storiografico è il ruolo del 'vicus' (Capogrossi Colognesi 2002) e del pagus e della loro funzione all'interno dell'organizzazione delle campagne. Tali temi sono poi da mettere in connessione con la trasformazione delle produzioni agrarie e artigianali e delle attività mercantili, con le forme del lavoro (schiavi, coloni, coltivatori diretti) e della proprietà (aristocratica, senatoria, imperiale, ecclesiastica). Ma le questioni all'attenzione degli studiosi, affrontate nel progetto, sono anche altre come la creazione di una gerarchia insediativa, il processo di ruralizzazione di alcune città (Arthur 1999; Ordona X), l’organizzazione vicana (Volpe 1996), la circolazione monetale, il rapporto tra produzione agricola e allevamento transumante (Gabba 1985 e 1988; Grelle, Silvestrini 2001), la continuitào discontinuità nella pratica dell’allevamento transumante tra tardoantico e medioevo (Martin 1993; Gabba 1985, 1988; Giardina 1989, Volpe 1996, Vera 2002), il ruolo della chiesa (Otranto 1991) e i risvolti della cristianizzazione nell'organizzazione urbana e rurale (Volpe, Favia Giuliani 1999, 2003), ecc.
Per affrontare in maniera approfondita tale ventaglio sono state effettuate delle scelte. In tal senso il progetto ha come punti di forza:
a) la scelta del contesto geografico, l’ Apulia,, che rappresenta un ambito ben delimitato, con aspetti di analogia e di sostanziali differenze, in modo da poter elaborare modelli articolati e fondati.
b) la scelta di un ampio e significativo campione dei siti e dei territori sottoposti ad analisi: una città di primo piano nella Puglia romana, divenuta "capoluogo" della provincia tardoantica (Canosa), sede di una potente diocesi ecclesiastica; una città sottoposta ad un fenomeno di "ruralizzazione" (Herdonia); un insediamento rurale, con sede episcopale, e un territorio ricco di insediamenti (San Giusto e la valle del Celone), con presenza di proprietà imperiali, rapporti con la viabilità, ecc.; un insediamento rurale artigianale (Vagnari, nel territorio di Gravina); una villa di grande lusso nel territorio pugliese, come quella di Faragola, che insieme alla villa di San Giusto e ad altre ville pugliesi e lucane presenta caratteri peculiari delle diverse forme di produzione agricola e artigianale.
Infine va tenuta in conto sia l'integrazione tra dati archeologici, epigrafici, letterari e tra approcci storici, archeologici, topografici, archeometrici, sia infine la possibilità di contare su un'équipe composta da studiosi legati da una pluriennale collaborazione, che ha già dato importanti risultati. Questo progetto perciòconsente per la prima volta un coordinamento tra vari filoni di indagine e la stretta integrazione tra specialisti diversi e complementari,specificamente in relazione al periodo tardoantico. La competenza e il ruolo svolto dai componenti di questo progetto in questo tipo di ricerche storico-archeologiche sono mostrati, oltre che dalla bibliografia specifica di ciascuno, dalla loro partecipazione ai convegni di Taranto, Napoli e Foggia prima ricordati. <<<



