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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
Affergan F., Esotismo e alterità, Milano, 1991 (ed. or. 1987)
Araldi, G., Europa tra Oriente e Occidente, Genova 1992;
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Parole Chiave
STORIA; POLITICA; TOLLERANZA; STORIA DELLA STORIOGRAFIA; ANTROPOLOGIA; RELIGIONE; LETTERATURA

La cultura europea e il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell'uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)

Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
Abstract
Il problema storico della nostra ricerca è studiare che incidenza abbia avuto nella formazione della identità europea in età moderna il confronto con la diversità. Tale confronto ebbe due direzioni: da un lato, il confronto con le culture non europee; d'altro lato, con molteplici mondi, ideali, sociali, religiosi, interni alla società europea. La ricerca si svolgerà attraverso l'analisi storica di istituzioni, ideologie, prassi politiche, scelte individuali determinate. Ma questa analisi vuole essere interdisciplinare: per la ricostruzione e l'interpretazione storica di processi sociali e politici, di testi, di ideali, di biografie si farà ricorso anche all'antropologia e alla letteratura. In questo modo, rispetto all'attuale stato dell'arte, non soltanto verranno nuove risposte a problemi storici già posti, ma potranno anche essere formulate nuove questioni. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Girolamo IMBRUGLIA Università degli Studi di NAPOLI "L'Orientale"
Obiettivo del Programma di Ricerca
La diversità culturale è un tratto antropologico cruciale della specie umana e che ha determinato la sua intera storia. Il confronto tra le diverse culture ha prodotto tensioni e conflitti, risolti o con nuove violenze, ovvero con la conquista di nuove forme di libertà e di convivenza, nel presente come nel passato. Intendiamo dunque studiare come si è svolto nell'Europa moderna il confronto tra identità e diversità, attraverso lo studio di istituzioni, ideologie, prassi politiche, scelte individuali determinate, che hanno sia consentito questo confronto, sia fatto emergere e definito cosa fosse la diversità. Il confronto con la diversità non fu soltanto un confronto tra civilizzazioni; ma all'interno della stessa civilizzazione europea si sviluppò pure il confronto con altri complessi mondi di molteplici diversità, religiose, sociali, ideali e politiche. Per questa ragione istituzioni sociali, politiche e religiose, come l'impero, la missione o le strutture religiose cinquecentesche; ovvero pratiche sociali come il viaggio; o contesti culturali, come la nuova cultura europea filosofica e giuridica, ci sono parsi le strutture da studiare per comprendere come si sia svolto e risolto il conflitto tra le diversità. La prospettiva scelta permette perciò di riconsiderare in modo unitario la storia europea moderna, e al tempo stesso di individuare le diverse componenti e le fratture che operarono nella costituzione della nuova sua identità culturale. Ci è parso che si potesse accogliere la più recente tendenza storiografica che mira, anche in Italia come già nel mondo anglosassone, a considerare area della storia moderna l'insieme dei processi che vanno grosso modo dal XVI secolo al XIX secolo, come si è affermato nella recente costituzione della Società italiana degli storici dell'età moderna. In effetti, il processo che qui si affronta presenta caratteri che sfuggono alla tradizionale periodizzazione che identifica la fine dell'età moderna con le rivoluzioni di fine Settecento. Infine, ci è parso importante ampliare la nostra ricerca ad altre discipline: l'antropologia, strumento indispensabile non soltanto per riflettere sulla definizione stessa di identità e diversità, ma per indagare anche i modi con i quali la civiltà europea si rappresentò le società non europee e le proprie alterità interne, dalle plebi rurali agli eretici; e la letteratura, la cui analisi dei testi di viaggio ed in genere di descrizione della diversità arricchisce la nostra comprensione storica dei conflitti che il rapporto con la diversità ha prodotto e dei modi volti a trovarvi composizione.

La ricerca si tradurrà poi nell'organizzazione di seminari, sia interni alle unità del progetto, sia aperti alla comunità scientifica, e di convegni.
Curerà, sia in formato cartaceo sia digitale (qui in particolare valendosi dei siti web "Cromohs" (http://www.cromohs.unifi.it) e "Eliohs" (http://www.eliohs.unifi.it), la pubblicazione di testi e documenti pertinenti il tema della nostra ricerca, e la ripubblicazione di opere storiografiche o di documenti che vi abbiano comunque rilievo. <<<
Risultati parziali attesi
1)commento al libro IX dell'Histoire des deux Indes di Raynal (Goggi);
2)pubblicazione di un libro sui neri nelle esposizioni (Abbattista);
3)articolo sulla rivoluzione francese e la questione razziale(Mannucci);
4)libro su Orientalismo e tolleranza nel ‘700 francese (Minuti);
5)edizione critica della legazione di C. Mezzabarba (Di Fiore).
6)aricolo sui missionari gesuiti (Imbruglia)

Le singole unità prevedono l'organizzazione di seminari interni e allargati alla comunità scientifica.1)edizione dei libri XV-XIX dell'Histoire des deux Indes di Raynal (Goggi);
2)ricerca sul lessico dell'Histoire des deux Indes (Gille).
3) articolo sul rapporto Thomasius-Pufendorf (Tortarolo);
4) articolo sulla letteratura sul mondo nero tra ‘700 e ‘800(Biondi) ;
5)articoli sui processi di inculturazione nelle missioni americane (Cuturi e Guerre);

Le singole unità prevedono anche l'organizzazione di seminari.1)Libro su universalismo e tolleranza nel ‘500(Felici)
2)Libro su Vittore Soranzo(Firpo)
3)Articolo sui viaggiatori settecenteschi francesi in Russia (Fornasier);
4)Articolo sulla conquista veneziana in Dalmazia(Trebbi);
5)Articolo sulle missioni nel meridione d'Italia nel XVII-XVIII secolo(Romeo).

Le singole unità prevedono l'organizzazione di seminari1)edizione italiana di scritti di Burke sull'impero (Francesconi)
2)articolo sull'immagine dei paesi non europei in storici ed economisti dell'Illuminismo (Platania)
3)edizione critica di di Johann Conrad von Hatzfeld, La decouverte de la verité et le monde detrompé, à l'egard de la philosophie et la religion (Tortarolo e Gaddo);
4)libro sui meccanismi della censura nell'Europa moderna (Tortarolo);
5)articolo sui mercanti italiani nel centro Europa (Mazzei);
6)articoli sul dibattito illuminista sulle missioni (Imbruglia e Sebastiani)

Le singole unità prevedono anche l'organizzazione di seminari. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La base scientifica di partenza del nostro progetto è costituita dalla storiografia che ha messo a fuoco, in modo innovativo rispetto alla precedente tradizione di studi, la formazione dell'identità culturale europea dal XVI al XIX secolo. Storia, antropologia, letteratura, sono discipline che si sono incontrate per porre nuove questioni e articolare risposte nuove capaci di riflettere la complessità dei processi indagati. In particolare è venuta in luce la centralità che nei processi della età moderna ha avuto il confronto tra identità e diversità. Un punto di riferimento essenziale negli studi è costituito adesso da La formazione storica della alterità. Studi di storia della tolleranza nell'età moderna, offerti a Antonio Rotondò, Firenze, Olschki, 2001, che mostra su una lunga arcata lo stato della questione su un aspetto essenziale del conflitto e del confronto con le civilizzazioni diverse e con mondi sociali e ideali alternativi e come da questi sia emerso il valore di fondo della tolleranza inteso come diritto alla piena libertà civile. A questa tradizione (cui si potrebbero collegare altri studi, ad esempio quelli di J. OEsterhammel, 1998, di J. Israel, 2001, e le pubblicazioni della collana «Studi e testi per la storia della tolleranza in Europa nei secoli XVI-XVIII», Olschki, Firenze) fa riferimento l'unità diretta dal prof. Minuti. La questione centrale che emerge da questi studi e che sarà al centro della ricerca è quella del rapporto tra diversità e tolleranza, che in particolare sarà qui indagato a partire dalle relazioni tra Europa ed Oriente, da un lato, e all'interno della stessa Europa, tra Italia e Europa centro-orientale. Oltre che la definizione del concetto di diversità, altre ricerche saranno invece indirizzate a definire cosa sia stato e come si sia formato l'ideale della tolleranza, che è l'altro concetto su cui ruota il progetto dell'unità fiorentina.
Il tema del rapporto tra diversità e politica è invece il centro della ricerca dell'unità diretta dal prof. Tortarolo. Questa unità intende tracciare una originale storia delle idee e della politica delle élites europee impegnate nel drammatico confronto con la diversità religiosa e ideale che veniva scoperta a partire dal XVI secolo all'interno della stessa civilizzazione europea. Recenti lavori, Histories of Heresy, 2002, e The Berlin Refuge, 2003, hanno messo in luce quanto fosse articolato nell'Europa del XVI-XVIII secolo il panorama delle identità e diversità religiose e come sia necessario ridefinire i criteri di identità religioso-confessionale e culturale filosofica. I modi dell'affermazione della propria identità e quella del rifiuto dell'altro da sé costituisce quindi la prospettiva entro cui intende operare l'unità del prof. Tortarolo, che sarà attenta ai momenti istituzionali in cui si è dispiegata tale dialettica tra identità e diversità: sia nella lunga durata della vita religiosa e politica degli stati europei tra XVI e XVIII secolo, sia nel breve periodo di epoche rivoluzionarie, come nel caso della rivoluzione francese e del dibattito sul razzismo, sia nella formazione dell'opinione pubblica, che verrà analizzata e nel suo aspetto di autonomia radicale e in quello, opposto e simmetrico, della censura. Risulta coerente con questa impostazione l'ultimo aspetto che qui si vuole studiare, la formazione del discorso sui diritti naturali ( per cui cfr. Hochstrasser, 2000). In questo modo, viene alla luce un'altra complessa relazione di diversità, quella tra società civile, società naturale e stato.
Quest'ultima relazione, che presenta ovvie risonanze anche con quella già vista tra diversità-tolleranza, è pure al centro dello studio progettato dall'unità del prof. Abbattista. Il tema che vi è trattato è il rapporto politico tra centro e periferia. Un caso di evidente interesse è dato dalla vicenda veneziana, che per prima pose alla politica europea il problema di unire la tradizione repubblicana alla politica di conquista. Questo stesso motivo è al centro dell'altra ricerca dell'unità del prof. di Abbattista sull'impero britannico, indagato di recente in svariati studi, ad esempio cfr. C. A. Bayly, 2004; J. Hart, 2003, U. S. Metha, 1999; The Oxford History of the British Empire,1998-1999. Le domande che la ricerca di questa unità pone sul diritto di una nazione alla conquista e le forme del suo dominio consentono di rileggere l'ideologia e il pensiero politico di fine Settecento e della prima metà dell'Ottocento in una luce per molti versi attuale; in questo modo viene anche in evidenza la connessione tra la struttura politica dello Stato-nazione imperiale con la ideologia della diversità che vi nacque e le forme sociali che vi assunse il rapporto con le popolazioni non europee. In tal modo, può anche essere ricostruita la genesi dell'immagine che nel 1800 cominciò a circolare del non europeo, in particolare del ‘nero'. La percezione delle popolazioni africane non era più legata ai loro luoghi di origine, ma la loro immagine nasceva dai modi con i quali, all'interno dell'Europa, furono mostrate e rappresentate. Un'altra forma di percezione dell'alterità africana è perciò costituita dalla rappresentazione sua romanzesca, opera spesso di donne, che in tal modo riflettevano anche, indirettamente, sulla condizione femminile. In questo caso gli strumenti della teoria della letteratura si uniscono ai tradizionali strumenti storici e antropologici per esplorare un materiale ancora largamente sconosciuto.
Questo medesimo intreccio di antropologia, storia e letteratura è al centro della ricerca dell'unità diretta dal prof. Goggi. Sulla base di alcuni studi importanti, come quelli di Marouby, 1990, e quelli, più recenti, di P. Roger, 2002, e di S. Linon-Chipon, 2003, l'unità pisana intende esplorare il discorso francese sul viaggio e gli aspetti politici e socio-antropologici che vi sono sviluppati, tra il Cinquecento e l'Ottocento, attraverso lo studio di alcuni casi particolari: il Brasile, la Russia, l'Italia. Il ricorso alle categorie letterarie permette una lettura del testo che lo mette in più stretto collegamento con il suo contesto di origine e di riferimento. La organizzazione dicotomica del mondo che è al fondo di tutte queste narrazioni di viaggi - il mondo par-deçà e par-delà - determina anche la rappresentazione socio-antropologica dei suoi protagonisti: il selvaggio brasiliano nelle narrazioni ugonotte, i contadini russi nei viaggiatori francesi o gli italiani nelle descrizioni di fine '700 e inizio ‘800. Ma, poi, da presentazione della diversità, questo discorso sull'alterità esterna si fa indagine sulla propria identità, e la storia dell'altro diventa storia di sé.
L'unità del prof. Imbruglia ha individuato nella missione una delle strutture decisive per la creazione del rapporto con l'alterità (cfr. ad esempio Prosperi, 1996, e Prentiss, 2003). Attraverso lo studio della storia della missione, della sua origine e delle sue teorie, è possibile infatti cogliere non soltanto la sua funzione storica di strumento essenziale nella storia del colonialismo e dei processi di inculturazione, ma anche la genesi stessa della costruzione dell'immagine dell'alterità. Si discuteranno vari tipi di missione, perché diversi furono quelli domenicano, o episcopale o gesuita; d'altra parte, le categorie antropologiche mostrano una dinamica opposta del conflitto tra potere e diversità, svelando le tecniche di resistenza che le popolazioni non europee accamparono per difendere la propria identità contro l'alterità europea; lo studio delle missioni nei territori cattolici, invece, si concentrerà sulle strategie delle élites politiche e religiose, che utilizzarono quello strumento al fine del governo e del controllo delle popolazioni. Infine, si discute pure la ambigua fine della missione cristiana. Investita dal processo di secolarizzazione, la missione come strumento religioso fu fortemente criticata dall'illuminismo, che vi vide lo strumento della superstizione e della sopraffazione del potere spirituale; ma al tempo stesso, in quella strategia di conquista la politica illuminista ravvisò elementi che potevano essere accolti nella logica di conquista degli Stati politici, così trasformando i missionari in funzionari dell'impero coloniale.
Come si vede, l'intersezione tra le ricerche delle varie unità è assai stretta, perché sono state pensate come diversi, ma collegati aspetti di un solo problema, che richiedeva necessariamente questa articolazione. Di conseguenza, il programma complessivo è stato diviso in quattro fasi che organizzano tematicamente le ricerche delle cinque unità. I fase: La conoscenza dei popoli non europei; II fase: Il mondo americano e le scienze sociali; III Fase: l'Europa e l'alterità interna; IV fase: Secolarizzazione nel processo di identità culturale e rapporti con l'alterità. <<<