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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di BARI
SCIENZE STORICHE E SOCIALI
BARI(BA) - Università degli Studi di NAPOLI "Federico II"
DISCIPLINE STORICHE
NAPOLI(NA) - Universita' degli Studi di CATANIA
SCIENZE DELLA CULTURA DELL'UOMO E DEL TERRITORIO
CATANIA(CT) - Università degli Studi di LECCE
STUDI STORICI DAL MEDIOEVO ALL'ETA' CONTEMPORANEA
LECCE(LE) - Università degli Studi di NAPOLI "L'Orientale"
FILOSOFIA E POLITICA
NAPOLI(NA) - Università degli Studi di NAPOLI "Federico II"
TEORIA E STORIA DELL'ECONOMIA PUBBLICA
NAPOLI(NA)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Transumanza, grande allevamento, agricoltura e strutture territoriali nell'Italia meridionale tardoantica: analisi integrate di storia, archeologia, archeometria e geofisica
- 2 - Elites e ceti subalterni nel Meridione tardoantico: stratificazioni e dinamiche sociali, condizioni materiali e assetti produttivi, spazi urbani e rurali in Apulia e Lucania (ricerche integrate di storia, archeologia e scienze applicate)
- 3 - Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integrato
- 4 - La città come testo: scritture e riscritture urbane
- 5 - I luoghi del legislativo, i luoghi delle politiche. Giochi, veti, reti nell’Italia dell’alternanza.
- 6 - Luoghi mediterranei: segni, codici, elementi ordinatori, indicatori e modelli per una rappresentazione multiscalare e multidimensionale delle architetture, delle città e dei paesaggi del Mediterraneo.
- 7 - Nuovi indirizzi per la progettazione paesaggistico-ambientale ed edilizia nelle aree rurali in Italia.
- 8 - Criteri e requisiti dell'edilizia universitaria. Trasformazione di insediamenti storici e nuovi interventi.
- 9 - Educazione e politica in italia dalla caduta del Fascismo ai giorni nostri
- 10 - Forme di partecipazione, rappresentazioni sociali e dinamiche di potere nelle esperienze di programmazione territoriale in cinque regioni italiane
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Puglia
Bibliografia
1. Sulle concezioni dello spazio:- R. Sack, Human Territorialità, its Theory and History, Cambridge (U.K.) 1986;
- F. Farinelli, I segni del mondo. Immagine cartografica e discorso geografico in età moderna, Firenze 1992;
- Human Geography. Society, Space and Social Science, a cura di D. Gregory, R. Martin, G. Smith, Londra 1994;
- J.-L. Piveteau, Temps du territoire, Ginevra 1995 ;
- Regionalgeschichte in Europa. Methoden und Ertraege der Forschung vom 16. bis zum 19. Jarhundert, a cura di S. Brakensiek e A. Fluegel, Paderborn 2000.
2. Sul concetto di comunità locale e l’analisi dei luoghi:
- G. Levi, L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel Piemonte del Seicento, Torino 1985;
- A.P. Cohen, The Symbolic Construction of Community, Londra e New York 1985;
- E. Grendi, Lettere orbe. Anonimato e poteri nel Seicento genovese, Palermo 1989;
- W. Jacobiet et al., Idylle oder Aufbruch? Das Dorf im Buergerlichen 19. Jahrhundert, Berlino 1990;
- E. Vassberg, The Village and the Outside World in Golden Age Castille. Mobility and Migration in Everyday Rural Life, Cambridge (U.K.) 1996;
- G. Tocci, Le comunità in età moderna. Problemi storiografici e prospettive di ricerca, Roma 1997;
- A. Torre, La produzione storica dei luoghi, in “Quaderni storici”, 2002, n. 110, pp. 443-76.
3. Su territorio istituzionale, pluralismo dei poteri e delle fonti del diritto, stato territoriale:
- L’Etat moderne : le droit, l’espace et les formes de l’Etat, a cura di N. Coulet et J.-P. Genet, Parigi 1990
- Origini dello stato, a cura di G. Chittolini, A. Mohlo, P. Schiera, Bologna 1994;
- R. Bonney, The Limits of Absolutism in Ancien Régime, Aldershot 1995;
- N. Rouland, L’Etat français et le pluralisme. Histoire politique des institutions publiques de 476 à 1792, Parigi 1995;
- Storia dello stato italiano: dall'Unità ad oggi, a cura di R. Romanelli, Roma 1995;
- D. Nordman, Frontières de France. De l'espace au territoire: 16e-19e siècle, Parigi 1998;
- A.M. Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo, Bologna 1999.
4. Sulle reti insediative:
- L’esprit des lieux. Localités et changement social en France, Parigi 1986 ;
- B. Lepetit, Les villes dans la France moderne (1740-1840), Parigi 1988;
- R. Fossier, Hommes et villages d’Occident au Moyen Age, Parigi 1992 ;
- L’Habitat dispersé dans l’Europe médiévale et moderne, a cura di B. Cursente, Tolosa 1999.
5. Sulla città, le sue storie, le sue immagini:
- M. Berengo, Nobili e mercanti nella Lucca del Cinquecento, Torino 1965;
- J.-C. Perrot, Genèse d’une ville moderne. Caen au XVIIIe siècle, 2 voll., Parigi 1975;
- C. Olmo e B. Lepetit, La città e le sue storie, Torino 1995;
- M. Roncayolo, Les grammaires d’une ville. Essai sur la genèse des structures urbaines à Marseille, Parigi 1996 ;
- L. Nuti, Ritratti di città. Visione e memoria fra Medioevo e Settecento, Venezia 1996;
- L’immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo, a cura di C. De Seta, Napoli 1999;
- M. Berengo, L’Europa delle città. Il volto della società urbana europea tra medioevo ed età moderna, Torino 1999;
- R.L. Kagan, Urban Images of the Hispanic World 1493-1793, Yale 2000;
- Imago urbis. L’immagine della città nella storia d’Italia, a cura di F. Bocchi e R. Smurra, Roma 2003.
6. Su percezioni e rappresentazioni dello spazio e dell’insediamento:
- P. Dockès, Lo spazio nel pensiero economico dal XVI al XVIII secolo, Milano 1969;
- Problemi e ricerche per l’atlante storico italiano per l’età moderna, a cura di M. Berengo, Firenze 1971;
- C. Jacob, L’empire des cartes. Approche théorique de la cartographie à travers l’histoire, Parigi 1992;
- Ideology and Landscape in Historical Perspective. Essays onthe Meaning of some Places in the Past, a cura di A.R.H. Baker e G. Biger, Cambridge (U.K.) 1992 ;
- M.-V. Ozouf-Marignier, La formation des départements. La représemtation du territoire français à la fin du 18e siècle, Parigi 1992 ;
- E. Brian, La mesure de l’Etat. Administrateurs et géomètres au XVIIIe siècle, Parigi 1994 ;
- Percezioni dello spazio, numero monografico di “Quaderni storici”, a cura di B. Lepetit e B. Salvemini, 1995, n. 90;
- L’oeil du cartographe et la représentation géographique du Moyen Age à nos jours, a cura di C. Bousquet-Bressolier, Parigi 1995;
- G. Palsky, Des chiffres et des cartes. Naissance et développement de la cartographie quantitative française au XIXe siècle, Parigi 1996;
7. Sulla storia del territorio e dell’insediamento meridionale:
Oltre ai volumi Calabria, Sicilia, Puglia, Campania ed Abruzzi della serie regionale della Storia d’Italia einaudiana, cfr.:
- A. Demangeon, Problèmes de géographie humaine, Parigi 1947;
- P. Macry, Mercato e società nel Regno di Napoli. Commercio del grano e politica economica del ‘700, Napoli 1974;
- G. Galasso, Economia e società nella Calabria del ‘500, Milano 1975;
- G. Galasso, L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Italia, Milano 1982;
- A. Massafra, Campagne e territorio nel Mezzogiorno fra Settecento e Ottocento, Bari 1984;
- M.A. Visceglia, Territorio, feudo e potere locale. Terra d’Otranto tra medioevo ed età moderna, Napoli 1988;
- G. Delille, Famiglia e proprietà nel Regno di Napoli, Torino 1988;
- A. Bulgarelli Lukacs, L’imposta diretta nel Regno di Napoli, Milano 1993;
- B. Salvemini, L’innovazione precaria. Spazi, mercati e società nel Mezzogiorno fra Sette e Ottocento, Roma 1995;
- Comunità di Sicilia. Fondazioni, patti e riveli, a cura di D. Ligresti, Catania 1995;
- G. Labrot, Quand l’histoire murmure. Villages et campagnes du Royaume de Naples, XVIe-XVIIIe siècle, Roma 1995;
- A. Spagnoletti, Storia del Regno delle Due Sicilie, Bologna 1997;
- M. Benaiteau, Vassalli e cittadini. La signoria rurale nel Regno di Napoli attraverso lo studio dei feudi dei Tocco di Montemiletto (XI-XVIII secolo), Bari 1997;
- Le città del Mezzogiorno in età moderna, a cura di A. Musi, Napoli 2000;
- R. De Lorenzo, Un Regno in bilico. Uomini, eventi e luoghi nel Mezzogiorno borbonico, Roma 2001.
8. Sulla rappresentazione del territorio meridionale con i mezzi della cartografia moderna:
- Per un atlante storico del Mezzogiorno e della Sicilia in età moderna, a cura di E. Iachello e B. Salvemini, Napoli 1998;
- Le mappe della storia. Proposte per una cartografia del Mezzogiorno e della Sicilia in età moderna, a cura di G. Giarrizzo e E. Iachello, Milano 2002.
9. Sulle rappresentazioni delle città meridionali da parte di osservatori ed attori del passato:
- Cartografia napoletana dal 1781 al 1889, a cura di G. Alisio e V. Valerio, Napoli 1983;
- G. Brancaccio, Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno, Napoli 1991;
- E. Iachello, Immagini della città. Idee della città. Città della Sicilia (XVIII-XIX secolo), Catania 2000;
- P. Militello, La contea di Modica tra storia e cartografia (XVI-XIX secolo). Rappresentazioni e pratiche di uno stato feudale (XVI-XIX secolo), Palermo 2001.
10. Storie di luoghi e centri del Mezzogiorno:
- G. Giarrizzo, Un comune rurale della Sicilia etnea (Biancavilla 1810-1860), Catania 1963;
- A. De Matteis, L’Aquila e il contado. Demografia e fiscalità, secoli XV-XVIII, Napoli 1973;
- G. Civile, Il comune rustico. Storia sociale di un paese del Mezzogiorno nell’Ottocento, Bologna 1990;
- G. Gribaudi, A Eboli. Il mondo meridionale in cent’anni di trasformazioni, Venezia 1990;
- Storia di Bari in età moderna, 2 voll., a cura di A. Massafra e F. Tateo, Roma-Bari 1991-2;
- Storia di Bari nell’Ottocento, a cura di M. Dell’Aquila e B. Salvemini, Roma-Bari 1994;
- Storia di Lecce, 3 voll., a cura di B. Vetere (I), B. Pellegrino (II), M.M. Rizzo(III), Roma-Bari 1992-5;
- F. Assante, Romagnano: famiglie feudali e società contadina in età moderna, Napoli 1999;
- A. Carrino, La città aristocratica. Linguaggi e pratiche della politica a Monopoli fra Cinque e Seicento, Bari 2000;
- G. Delille, Le maire et le prieur. Pouvoir central et pouvoir local en Méditerranée occidentale (XVe-XVIIIe siècle), Parigi 2003.
Parole Chiave
INSEDIAMENTO; COSTRUZIONE; CLASSIFICAZIONE; RAPPRESENTAZIONE; MEZZOGIORNO; SECOLI XV-XXDecifrare l'insediamento: costruzione, classificazione e rappresentazione dei centri abitati nel Mezzogiorno continentale e insulare (secoli XV-XX)
Università degli Studi di BariAbstract
Il progetto vuole riconsiderare l'immagine storiografica che presenta l'insediamento meridionale come una delle "permanenze" del Mezzogiorno e, al tempo stesso, come uno degli elementi che fondano la sua arretratezza. Poggiandosi su una storiografia che ha messo in discussione questa immagine con studi puntuali, il progetto ricostruirà, a diverse scale di analisi, forme, funzioni, conflitti, rappresentazioni e trasformazioni che investono la rete di centri abitati del Mezzogiorno sul lungo periodo, nel quadro del più generale ripensamento dello spazio umanizzato nelle scienze sociali e nella storiografia internazionale recente. Oltre a monografie, si produrrà un atlante storico informatico in G.I.S. dell'insediamento del Mezzogiorno e della Sicilia consultabile in rete. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Biagio SALVEMINI Università degli Studi di BARIObiettivo del Programma di Ricerca
a. Un'immagine storiografica dell'insediamento meridionaleIl progetto intende fare i conti con un'immagine storiografica diffusa, secondo la quale l'insediamento meridionale sarebbe una delle "permanenze" del Mezzogiorno e, al tempo stesso, come uno degli elementi del suo eccezionalismo. La rete insediativa meridionale avrebbe caratteristiche particolari che, prima degli sconvolgimenti degli ultimi decenni, non verrebbero modificate significativamente dalle vicende demografiche e politiche. La sua configurazione verrebbe definita
- dalla crisi di metà Trecento, che seleziona i luoghi abitati di una rete fino allora fitta: dalle "Wuestungen" essa emergerebbe diradata ma consolidata nei suoi nodi;
- dal generalizzarsi, anche ad insediamenti di taglia piccola, delle "università", ossia di apparati di autogoverno ben più deboli di quelli dei centri dell'Italia centro-settentrionale, ma capaci di marcare sotto il profilo politico-amministrativo luoghi abitati già ben disegnati sotto il profilo edificatorio.
Nel Cinquecento il quadro si andrebbe irrigidendo. Sotto l'egemonia prepotente di Napoli sul continente, di Palermo e Messina in Sicilia, la rete insediativa non presenterebbe emergenze significative né nelle aree ad insediamento frantumato, né in quelle dove prevalgono i grandi borghi rurali, incapaci di far corrispondere alla loro dimensione demografica funzioni urbane. Le circa 2000 "università" del continente e l'insieme di quelle siciliane, destinate a diventare i "comuni" dell'Italia unita, costituiscono un mondo secolare di borghi arroccati e di "agrotowns". Immobilizzato nelle sue permanenze e "deviante" rispetto alla modellistica prevalente - quella che colloca i luoghi abitati nella tipologia dicotomica che oppone i molti villaggi rurali privi di autogoverno alle poche città mercantili-manifatturiere con autogoverno e funzioni direzionali sul territorio - l'insediamento meridionale diventa, agli occhi non solo dei viaggiatori ma anche di studiosi come Carlo Cattaneo o Albert Demangeon, "paradossale". In forma implicita o esplicita, questa immagine circola ampiamente nella storiografia anche recente: ad esempio negli scritti di uno storico importante come Gérard Labrot.
b. L'obbiettivo generale del progetto
Studi puntuali hanno messo in discussione questa immagine sottolineando i mutamenti, le gerarchizzazioni, le riclassificazioni della rete insediativa meridionale di età moderna e contemporanea. Alcuni lavori sulla Sicilia, ad esempio, disegnano una urbanità non confinabile in due o tre centri che galleggiano su un mondo rurale bloccato: le fondazioni non lasciano immobili le gerarchie fra gli insediamenti, la catastrofe del 1693 provoca ricostruzioni non all'identico dell'edilizia distrutta, i centri collinari tendono a duplicarsi lungo la costa, i flussi penetrano dalla costa verso l'interno. La metafora della Sicilia - e di altre aree del Mezzogiorno continentale - come "terra di città", spazio policentrico ed instabile, lancia una sfida che va raccolta sul piano dell'analisi differenziata per tempi e spazi. Il progetto vuole raccogliere questa sfida ricostruendo forme, funzioni, conflitti, rappresentazioni, trasformazioni che investono gli insediamenti del Mezzogiorno d'Italia sul lungo periodo, ed interpretandole nel quadro del più generale ripensamento dello spazio umanizzato nelle scienze sociali e nella storiografia internazionale recente.
c. L'articolazione degli obbiettivi di ricerca
La ricerca procederà su piani diversi, distinguibili a seconda della scala cronologica e spaziale prevalente.
1. A grande scala. Si cercherà di alimentare, riorganizzare e completare le banche dati avviate da vari gruppi di ricerca partecipanti al progetto, per precisare i mutamenti sui tempi lunghi e le differenziazioni regionali fortissime dei fenomeni sotto osservazione. Sarà impegnata su questo piano in particolare l'unità dell'università di Bari, ma tutte le altre saranno chiamate a collaborare.
2. A scala intermedia. Si cercherà di individuare e caratterizzare le grandi fasi della vicenda dell'insediamento meridionale sotto il profilo del gioco dei poteri e delle istituzioni che riconoscono e classificano i luoghi abitati. Si adotterà provvisoriamente la grossolana partizione cronologica qui di seguito descritta, la quale verrà verificata nella fase 1 della ricerca (cfr. punto 2.4).
- La lunga fase, fino alla metà del XVIII secolo, in cui il riconoscimento e la classificazione dei luoghi abitati è affidata all'interazione di una pluralità di istanze legittimate dagli ordinamenti: i gruppi localizzati dotati o privi di "corpo", gli apparati della monarchia, i feudi, le istituzioni ecclesiastiche. L'insediamento si presenta di conseguenza in forme diverse a seconda dei poteri assunti a riferimento. Studieranno questo periodo soprattutto l'unità di Napoli diretta da Alessandra Bulgarelli e le unità di Catania e Bari.
- La fase fra metà Settecento e l'Unità, nella quale lo stato emerge faticosamente come unico identificatore e classificatore legittimo dei luoghi, all'interno del più generale processo di elaborazione di saperi e pratiche del territorio (confini, reti di comunicazione, gerarchie amministrative, forme di rappresentazione cartografica di tipo geometrico, "questioni di misura"): un processo che non esclude l'intervento di altri attori individuali e corporati, ma tende a cambiare le regole del gioco. Saranno impegnate su questo periodo due unità di ricerca napoletane, quelle dirette da Renata De Lorenzo e Michèle Benaiteau, con contributi delle unità di Catania e Bari.
- La fase, successiva all'Unità, del pieno dispiegarsi dell'attività classificatoria ed identificatoria dello stato nei confronti dei luoghi abitati, che, come dimostrano i primi risultati delle ricerche sui demani comunali e le reti di relazione politiche che l'unità di Lecce svilupperà nel quadro di questo progetto, non chiude affatto la vicenda complessa dell'insediamento e dei conflitti che vi si annodano.
3. A piccola scala. Tutte le unità di ricerca saranno impegnate a studiare questi processi nei luoghi, mettendone in evidenza la densità istituzionale, le risorse in gioco, i flussi di uomini e merci, gli attori impegnati, i conflitti, la produzione e riproduzione di identità, i saperi e le forme della rappresentazione.
d. Uno strumento di base per la storiografia italiana
Le conoscenze che emergeranno da queste ricerche sono destinate a circolare nelle forme consuete: convegni, saggi, libri. Esse alimenteranno al tempo stesso uno di quegli strumenti di base di cui la storiografia italiana è poverissima: un atlante storico che sarà messo a disposizione della comunità scientifica. Per la descrizione di questo strumento si rimanda al modello B dell'unità barese. Qui ci si limita a sottolineare che le sue logiche e la sua strumentazione non sono neutre; evitando le rigidità della cartografia geometrica definitasi fra metà Settecento e metà Ottocento, l'atlante sarà in grado di rappresentare fenomeni insediativi complessi e sfuggenti e di contribuire alla loro comprensione.
e. Storiografia professionale e intervento sul territorio
Questo progetto ambisce infine a dar vita ad una pratica del mestiere dello storico non chiusa nei recinti della disciplina, capace di dialogare con i saperi esperti e le politiche di gestione del territorio. La domanda di storia che emerge dalla pianificazione territoriale e la nuova legislazione regionale sulla pianificazione di area larga impongono agli storici, spesso produttori di lamenti sullo smarrirsi del loro ruolo sociale, di fornire risposte. La strutturazione dell'atlante in forme topograficamente corrette e, forse, le stesse domande che orientano questo progetto potrebbero favorire scambi di questa natura, che del resto alcuni fra noi hanno già sperimentato concretamente. <<<
Risultati parziali attesi
I risultati attesi in questa prima fase sono i seguenti:- avvio delle attività di ricerca in tutte le unità;
- definizione più stringente, collegialmente discussa ed accettata, della piattaforma programmatica;
- precisazione del ruolo delle singole unità e soprattutto dei singoli ricercatori e delle forme di collaborazione;
- realizzazione di una circolazione strutturata di informazioni e proposte fra le unità;
- costruzione di un sito sperimentale per l'atlante, accessibile ai soli ricercatori coinvolti nel progetto.I risultati parziali attesi per questa seconda fase della ricerca sono i seguenti:
- la delineazione dei quadri generali storico-geografici dell'insediamento del Mezzogiorno continentale e della Sicilia, sulla base di dati demografici, fiscali, commerciali, politico-amministrativi;
- la definizione dei mutamenti delle forme di riconoscimento, delle classificazioni, delle funzioni e dei profili giuridici e politici dei centri abitati meridionali;
- lo studio di una serie di casi che mettano in evidenza il gioco complesso e spesso conflittuale fra i vari attori individuali ed istituzionali intorno alle risorse materiali e simboliche dei luoghi abitati.I risultati attesi per questa terza fase sono, da un lato, il completamento del programma di ricerche su tutti i piani e le sc ale previste; dall'altro una concettualizzazione dell'insediamento in generale e la collocazione della rete insediativa meridionale in un quadro comparativo.I risultati parziali di questa fase incorporano i risultati dell'intero progetto di ricerca. Essi saranno
- un convegno del quale verranno pubblicati gli atti;
- una serie di pubblicazioni parziali;
- un sito informatico contenente l'atlante degli insediamenti meridionali in G.I.S., liberamente interrogabile. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
a. Il quadro storiografico generale di riferimentoQuesto progetto intende situarsi all'incrocio di alcune linee di fondo della storiografia recente sul territorio.
1. In primo luogo la storiografia che ha rimesso in discussione la concezione dello spazio umanizzato come contenitore inerte degli eventi, quadro naturale o istituzionale che può essere adoperato dallo storico per situarvi il proprio racconto secondo ragioni di opportunità espositive. L'esempio più evidente di questo atteggiamento ‘opportunista' nei confronti degli spazi della ricerca, che contrasta con l'attenzione alle conseguenze interpretative dei tagli cronologici adottati, è la lunga serie delle grandi thèse francesi di storia regionale degli anni Cinquanta-Settanta del Novecento, i cui tagli spaziali si poggiavano sul semplice fatto che li si potesse chiamare, che tradizioni secolari o operazioni coscienti di geografi ed osservatori avessero dato loro un nome: una procedura rassicurante, che fondava immensi accumuli di materiali e conoscenze innovative, ma che spesso lasciava da parte la verifica della consistenza storiografica dei quadri spaziali adottati, i tempi ed i modi della loro costruzione, i punti di osservazione che possono renderli pregnanti o incongrui. Lo spazio veniva così assunto "du dehors", contraddicendo vistosamente le avvertenze di un saggio citatissimo di un maestro venerato, ma evidentemente non bene ascoltato: "à chaque aspect de la vie sociale européenne, dans ses différents moments - aveva scritto Marc Bloch - il faudra, si l'on veut sortir de l'artificiel, trouver son cadre géographique propre, déterminé non du dehors mais du dedans" (M. Bloch, Pour une histoire comparée des sociétés européennes (1928), in Id., Mélanges historiques, I, Parigi 1983, p. 37).
Il progetto fa propria l'attenzione di una parte della storiografia recente (cfr. qualche riferimento bibliografico nel punto 2.2°), da un lato, al carattere di costruzione mai terminata dello spazio umano, al suo carattere di "palinsesto" (Michel De Certeau) sul quale gli attori sociali lasciano tracce
senza riuscire a renderlo del tutto funzionale alle proprie esigenze; dall'altro
al carattere fortemente interpretativo dei tagli spaziali adoperati dallo storico.
2. Una seconda linea storiografica alla base di questo progetto è quella che, di contro alle concezioni macchinistiche e teleologiche dell'emergere dello stato territoriale, sottolinea il pluralismo dei poteri e delle fonti del diritto, la ricchezza di interstizi istituzionali, il situarsi del gioco politico dentro e fuori i luoghi deputati, le reti formalizzate e quelle informali che lo animano: un modo di essere della dimensione della politica che, come sottolineano gli studi recenti, supera il grande discrimine dello stato napoleonico e si dispiega pienamente nello stato novecentesco, trovando chi la propone sotto il profilo delle norme e la sistema nella dottrina (per non fare che un solo esempio, Santi Romano).
3. In terzo luogo il progetto, nello studiare i luoghi abitati, presuppone l'inconsistenza analitica di un concetto ampiamente adoperato su questo stesso piano soprattutto nella storiografia e nella sociologia anglosassone: quello di comunità locale. I luoghi non hanno nulla di "naturale" per chi vi abita: essi custodiscono risorse simboliche e materiali adoperate dagli attori in circostanze che vanno volta a volta determinate; spesso gli spazi a cui essi fanno riferimento sono più ampi, a volte sono diversi a seconda delle circostanze o degli interlocutori. Di conseguenza, l'agire delle istituzioni ad insediamento ampio non fa i conti con comunità compatte dotate di pensieri e strategie coerenti, che resistono dal basso - per adoperare il linguaggio di Pierre Bourdieu - alla violenza classificatoria dall'alto. Si tratta di un gioco conflittuale in cui gli attori si dislocano spesso su fronti diversi ed imprevedibili. I processi di classificazione, riclassificazione, accorpamento e smembramento dei luoghi istituzionali di cui è ricca la vicenda dell'insediamento meridionale si presenta del tutto incomprensibile a partire dalla dicotomia comunità-stato.
4. Infine, il progetto si situa nel quadro della riconsiderazione delle dicotomie centro-periferia, progresso-arretratezza, sviluppo-sottosviluppo, che, dopo la grande stagione di studi degli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso, tendevano a collocare formazioni storiche come quella del Mezzogiorno continentale ed insulare italiano in una posizione ineluttabilmente negativa. L'agenda dello storico si presentava, in una qualche misura predefinita: si trattava di compilare cataloghi di carenze ed assenze (di sviluppo, ceti dirigenti, spirito civico, saperi esperti, strutture associative, autogoverno locale, reti urbane …) caratterizzati per differenza rispetto alle pienezze e presenze dell'altrove della modernizzazione e dello sviluppo, e di chiedersi quando tutto questo fosse cominciato (con i Normanni, ad esempio). Fuoriuscire da questa impasse non significa produrre giudizi rovesciati rispetto a questi, ma controllare l'ansia "civile" di giudicare e modellizzare, in maniera che diventi possibile riaprire il ventaglio delle domande storiograficamente legittime: analizzare famiglie meridionali più che il familismo, lavoratori agricoli più che la civiltà contadina, organizzazioni di mafia più che l'ethos mafioso, reti di relazione dentro e fuori degli apparati pubblici invece del clientelismo e del trasformismo, la produzione e lo scambio invece dell'arretratezza, la struttura e le funzioni dell'insediamento più che il parassitismo urbano e l'antropologia eterna dei villaggi. Negli studi recenti sulle forme della famiglia, i tassi demografici, i flussi di uomini e merci, gli assetti fondiari, i caratteri e le identità dei gruppi sociali, il territorio meridionale presenta una geografia per certe fasi assai netta e ben contrastata: invece di un Sud visto indifferentemente come un "grande tutto" rurale dominato da alcuni grandi centri parassitari o come frantumato in spazi minuscoli infinitamente differenziati fra loro (il famoso "mare di disgregazione sociale"), emergono regionalismi robusti, segmentazioni forti ma anche complementarietà spaziali che provocano, in punti specifici, l'ipertrofia degli apparati dell'intermediazione politica, sociale, mercantile, e quindi dell'attrezzatura insediativa, secondo moduli presenti in altre aree mediterranee (cfr. F. Medeiros, Espaces ruraux et dynamiques sociales en Europe du Sud, in "Annales E.S.C.", 1988, n. 5, pp. 1081-1107).
b. La domanda di storia delle scienze del territorio
Il progetto vuole collocarsi anche nel contesto della vigorosa domanda di storia che emerge dal travaglio delle discipline legate alla analisi ed alla gestione del territorio, in particolare l'urbanistica e la pianificazione territoriale. La domanda di storia è in questo ambito il prodotto di una radicale messa in discussione della qualità esperta e separata del sapere disciplinare. Avvertito, da un lato, dai "disastri" (è il termine usato dal grande urbanista Peter Hall) prodotti dalla hybris pianificatoria moderna, dall'altro dalle difficoltà del processo decisionale di fronte alla crescita della complessità sociale determinata dal frantumarsi dei soggetti collettivi, il professionista dello spazio sgancia la sua pratica professionale da un'idea di piano che aveva fondato l'etica disciplinare: quella che legava le proposte avanzate dal pianificatore ad una scienza certificata ed alla loro immunità dagli interessi presenti sul territorio. Il pianificatore diventa così "riflessivo", lascia da parte l'analisi dei flussi e delle regolarità spaziali ed il disegno di quelle giuste da realizzare, per elaborare e praticare una scienza del "muddling through" fondata sugli strumenti concettuali degli interazionisti simbolici. L'azione sul territorio viene nella sostanza affidata al gioco complesso dei molteplici attori localizzati individuali e corporati; un gioco non più vertebrato dai discorsi terzi prodotti da una disciplina accademica, ma alimentato da specialisti della lettura e dell'ascolto di volontà e vocazioni iscritte nella storia della umanizzazione dello spazio. Lo "spirito dei luoghi", una volta individuato in "descrizioni fondative" costruite a contatto stretto col coro disarmonico dei discorsi locali presenti e passati, va proiettato in un futuro non più liberato dal peso di un passato ingovernato, ma ancorato saldamente al passato stesso, e perciò tenuto al riparo dalle prepotenze della globalizzazione (cfr. B. Salvemini, Come gli urbanisti divennero interazionisti simbolici. Istituzionalizzazione e riflessività nelle scienze sociali fra moderno e postmoderno, di prossima pubblicazione). Qualunque giudizio si voglia dare su tutto questo, crediamo che la cosa non possa lasciare indifferenti gli storici professionali, e suggerisca loro di fornire risposte elaborate con tecniche e concetti capaci di interloquire con questa domanda esterna al loro circuito disciplinare.
c. L'esperienza di ricerca dei proponenti
La base di partenza scientifica più immediata del progetto è stata in buona parte costruita dai ricercatori che lo presentano.
Alcuni fra questi ricercatori hanno preso attivamente parte alle iniziative più importanti in questo campo: all'Atlante Storico Italiano avviato negli anni Sessanta del secolo scorso (una ricostruzione di questa vicenda è fornita da uno dei protagonisti, ora presente in una delle unità di ricerca: A. Massafra, Il "laboratorio" dell'Atlante Storico Italiano: un bilancio ancora aperto, in Religione cultura e politica nell'Europa dell'età moderna. Studi offerti a Mario Rosa dagli amici, a cura di C. Ossola, M. Verga, M.A. Visceglia, Firenze 2003, pp. 41-73), alla fondazione ed alle iniziative dell'Istituto Meridionale di Storia e Scienze Sociali (IMES) ed a "Meridiana", alla serie regionale della Storia d'Italia dell'Einaudi, al ripensamento della tesi della inconsistenza delle istituzioni di autogoverno dei centri abitati meridionali. Più di recente i componenti delle unità di Catania e Bari hanno avviato, insieme al Centre de Recherches Historiques dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e con il sostegno del CNR (progetto coordinato triennale 1996-8 fra Bari e Catania diretto da Biagio Salvemini, progetto coordinato "agenzia 2000" diretto da Dino Borri) e del MIUR (progetto interuniversitario cofinanziato nel 1997 diretto da G. Giarrizzo), un programma di ricerca su insediamenti e territorio e sulla loro rappresentazione cartografica, i cui momenti fondamentali sono stati
- la costruzione di un piattaforma programmatica generale: B. Lepetit, M.-V. Ozouf, B. Salvemini, Pratiche dello spazio e identità sociali: temi e problemi di una riflessione in corso, in "Meridiana", 1993, n. 18, pp. 141-150;
- il convegno di Parigi dell'ottobre 1994 che produsse i materiali poi pubblicati nel fascicolo monografico di "Quaderni storici" 1995, n. 90, Percezioni dello spazio, a cura di B. Lepetit e B. Salvemini;
- il convegno di Catania del dicembre 1995 i cui atti, dopo la morte di Bernard Lepetit, confluirono nel volume a lui dedicato Per un Atlante storico del Mezzogiorno e della Sicilia in età moderna, a cura di E. Iachello e B. Salvemini, Napoli 1998;
- il convegno di Catania del maggio 2001 i cui atti sono stati pubblicati in Le mappe della storia. Proposte per una cartografia del Mezzogiorno e della Sicilia in età moderna, a cura di G. Giarrizzo e E. Iachello, Milano 2002.
Oltre ad un gruppo nutrito di studi, deriva da questa linea di ricerca l'atlante degli insediamenti meridionali in corso di costruzione presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell'università di Bari, che dovrebbe essere portato a compimento nell'ambito del progetto qui proposto.
Questo progetto permette di far incontrare le esperienze dei gruppi di Catania e Bari con altre esperienze importanti di storia del territorio:
- l'imponente indagine su fisco e comunità locali del Mezzogiorno continentale avviata da Alessandra Bulgarelli Lukacs;
- le indagini di storia del territorio feudale di Michèle Benaiteau;
- le indagini sulla rete delle comunicazioni di Aldo di Biasio;
- le indagini in corso di pubblicazione avviate a compimento con il progetto di ricerca interuniversitario coordinato da Renata De Lorenzo "Questioni di misura. Territorio e amministrazione nel Mezzogiorno fra XVIII e XX secolo", cofinanziato dal MIUR nel 2002, a cui hanno partecipato due unità di ricerca di Napoli (responsabili: Renata De Lorenzo e Alessandra Bulgarelli), una unità di Foggia (responsabile Saverio Russo), una unità di Lecce (responsabile Lucia De Nitto). La gran parte dei ricercatori impegnati nel progetto "Questioni di misura" confluisce ora in quello qui presentato. Uno dei risultati della ricerca precedente che fa senz'altro parte della "base di partenza scientifica" del nostro progetto è la pubblicazione multimediale curata da Lucia De Nitto Storia: banca-dati storico-geografica di Terra d'Otranto nei secc. XIX-XX, Lecce 2003.
La plausibilità di questo progetto di ricerca, assai ampio sotto il profilo cronologico e geografico, si fonda su queste esperienze di ricerca dei proponenti e sul lavoro da essi già svolto, in forme settoriali e non coordinate, sul territorio e l'insediamento meridionale. <<<



