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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di PALERMO
PSICOLOGIA
PALERMO(PA) - Università degli Studi di PADOVA
PSICOLOGIA GENERALE
PADOVA(PD) - Università degli Studi di PADOVA
PSICOLOGIA GENERALE
PADOVA(PD) - Università degli Studi di MESSINA
"STUDI POLITICI E SOCIALI "V. TOMEO""
MESSINA(ME) - Università degli Studi di PALERMO
PSICOLOGIA
PALERMO(PA) - Università degli Studi di PALERMO
PSICOLOGIA
PALERMO(PA) - Università degli Studi di PALERMO
STUDI SU POLITICA, DIRITTO E SOCIETA
PALERMO(PA)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - La mafia dentro: la mente, le autonomie e le dipendenze degli uomini di Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta e nel mondo relazionale di soggetti e gruppi che vivono esperienze contigue alla malavita organizzata.
- 2 - La rappresentazione dello straniero e il suo effetto sulle relazioni inter-etniche: basi cognitive, dinamiche sociali, differenze culturali.
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- 5 - Terzo Settore, mondi vitali e capitale sociale in Italia
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- 8 - La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni
- 9 - Adolescenti figli di migranti in Italia: valori, identificazioni, consumi, progetti futuri. Ipotesi teoriche a confronto sul percorso di integrazione/esclusione delle "nuove seconde generazioni"
- 10 - La transizione demografica italiana in prospettiva microanalitica: dall'analisi della fecondità allo studio dei comportamenti riproduttivi
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Sicilia
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Parole Chiave
PSICOLOGIA CLINICA; PSICOLOGIA DINAMICA; PSICOLOGIA SOCIALE; PROCESSI CULTURALI; SCIENZA POLITICA; PSICHE MAFIOSA; CULTURA MAFIOSA; FAMIGLIA; APPARTENENZACome pensa la mafia.
Relazioni, autonomie e dipendenze nella mente degli uomini di Cosa Nostra. (Approfondimenti clinico-sociali e modelli per il cambiamento).
Università degli Studi di Palermo
Abstract
Numerosi studi condotti negli ultimi anni hanno rilevato la complessità del fenomeno mafioso, criminale e culturale ad un tempo, evidenziando la necessità di strumenti di ricerca efficaci. Emerge l'esigenza di impiegare strumenti che siano in grado di com-prendere e spiegare non solo il funzionamento psichico degli uomini di Cosa Nostra, ma anche le specifiche condizioni (familiari, culturali, politiche ed economiche) che hanno consentito il suo costituirsi e svilupparsi. Proponiamo uno studio del fenomeno, teorico ed empirico, con obiettivi psicologico-clinici, affiancato da diversi contributi (sociologici, antropologici, psicologici) proprio per dare una visione globale, non riduttiva, dell'organizzazione mafiosa.A tal proposito, faremo riferimento a differenti linee di ricerca: le ricerche sulle relazioni, autonomie, dipendenze, aspetti normativi e politici, psicopatologia nel mondo mafioso. Nello specifico, ci interessa la comprensione delle seguenti aree:
- le modalità di relazione della mafia al suo interno e con l'esterno. Ciò in quanto è importante analizzare quali siano le reti relazionali dei soggetti appartenenti alla cultura mafiosa, come questi si rappresentino l'individuo, la famiglia, il territorio, la comunità; comprendere se vi sia spazio progettuale per sviluppare forme di pensiero altro da quello tipicamente mafioso-fondamentalista;
- le autonomie che l'organizzazione mafiosa permette di creare e mantenere e quelle che sopprime;
- le dipendenze (familiari, culturali, di potere, da sostanze) che favorisce e sostiene e che è possibile riscontrare tra i suoi affiliati;
- i meccanismi sociali e politici della cultura mafiosa e della cultura politica siciliana;
- il significato che assumono l'identità maschile e l'identità femminile in soggetti appartenenti a famiglie mafiose;
- le relazioni tra problematiche adolescenziali e culture fondamentaliste e mafiose;
- la psicopatologia che la mafia, come organizzazione e come cultura, determina. La mafia, infatti, produce sofferenza e asservimento psichico dei suoi stessi membri generando configurazioni patologiche che rappresentano l'esasperazione dei valori fondanti il pensiero mafioso;
- il ruolo dei collaboratori di giustizia nella comprensione delle rappresentazioni di sé e degli altri nel mondo mafioso, nonché la comprensione degli scenari normativi e politici e le loro relazioni con i vissuti e le motivazioni degli stessi;
- l'immagine della mafia nelle rappresentazioni psicosociali degli uomini politici.
Da quanto detto, emerge l'esigenza di comprendere il più possibile ognuno dei temi sopra descritti al fine di dare risposte almeno valide per il momento storico di cui raccontano.
Questo progetto rappresenta un tentativo di raggiungere tale obiettivo e per far questo coinvolge più contributi allo scopo di avere più angolature visibili.
Solo così possiamo arrivare a come si rappresenta e a come è l'uomo d'onore. A quale immagine ha di sé.
Così possiamo arrivare a capire come pensa la mafia. Come riflette su se stessa. Come si alimenta e come si proietta nel futuro.
Come può arrivare a divenire "cultura", un tipo di cultura che non esitiamo a definire parassitaria se è vera l'affermazione che senza la vecchia cultura siciliana non può esservi cultura mafiosa.
La ricerca mira ad approfondire gli aspetti clinico-sociali del fenomeno mafioso e a fornire un modello interpretativo che consenta di comprendere cosa specificamente caratterizzi, a livello psichico e sociale, l'appartenenza dell'uomo d'onore a quella particolare cultura e struttura criminale che è Cosa Nostra, allo scopo di rendere possibili modelli per il cambiamento. A ciò si aggiunga la prosecuzione di uno sforzo metodologico e la ricerca di strumenti empirici e qualitativi adeguati all'oggetto di studio.
Il nostro lavoro quindi "si svolge in una situazione complessa di narrazione della narrazio-ne: nella vita, nelle scienze umane, nel pensarci su in sostanza" (Lo Verso G., 1998). <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Girolamo LO VERSO Università degli Studi di PALERMOObiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo generaleIl progetto si propone di studiare le caratteristiche del pensiero mafioso, considerato come frutto dell'interiorizzazione di modelli psichici trasmessi attraverso la famiglia (intesa sia in senso ristretto che allargato) e sostenuti spesso da un ambiente sociale e culturale che coesiste nello stesso territorio con l'organizzazione mafiosa. A tal fine la ricerca da un lato si propone l';obiettivo di studiare la cultura locale (attraverso la somministrazione di una gamma di strumenti adeguati per lo studio ed insieme per la formazione di operatori giudiziari, operatori sociali, insegnanti, personale di amministrazioni locali, pubbliche o private), di realtà territoriali quali Palermo, Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Buseto Palizzolo, Gibellina, Ravanusa. Dall'altro la ricerca è indirizzata ad una maggiore comprensione delle reti relazionali di soggetti appartenenti a famiglie mafiose. Si porrà, inoltre, attenzione a come realizzare possibili cambiamenti a livello organizzativo, culturale e antropo-psichico: in questa direzione la ricerca assume l'obiettivo generale di favorire la comprensione degli aspetti psicodinamici e sociologici, privilegiando un vertice di osservazione psicologico-clinico nei confronti del fenomeno da indagare.
In sostanza, il nostro lavoro, sulla scia di quanto già in precedenza fatto, si propone obiettivi "clinici" ma con risvolti sociali in termini di comprensione approfondita del fenomeno mafioso. Si vuole capire chi è il mafioso, come viene costruito, cosa c'è dentro di lui, come fa a vivere con "indifferenza" il suo mestiere di killer, come viene costruita la sua identità fondamentalista. In definitiva, come la "psiche mafiosa" presente nella sua famiglia viene da lui "incorporata".Tutto ciò anche nella consapevolezza che questi fattori sono una delle basi della forza di questa terribile organizzazione e che questo intreccio tra dati culturali, fattori familiari, identità personale, appartenenza all'organizzazione, capacità politiche e controllo del territorio ed internazionalizzazione finalizzato al potere criminale ne fanno, per molti aspetti, un fenomeno unico al mondo.
Obiettivi specifici
La mafia è un fenomeno che nessuno studioso è in grado di spiegare con gli strumenti della sua sola scienza. Ciascuno può portare il proprio contributo di conoscenza che unito a quello degli altri, può aiutare a capire meglio (I. Fiore, 1997).
Il nostro scopo è duplice: offrire un contributo sia a livello conoscitivo sia in chiave descrittiva, di ricostruzione di scenari psicologici, sociali, politici; offrire un contributo originale nell'analisi e nell'individuazione di nessi che consentano di collegare la sfera dei vissuti con quella della socialità. Evidenti, in tal senso, sono le ricadute pratico operative di un siffatto procedere. A partire da queste considerazioni la nostra ricerca psicologico-clinica sarà rinforzata da un osservatorio pluridisciplinare fondato su contributi provenienti dall'area delle scienze psicologiche, socio-antropologiche e politologiche. Si tenterà di individuare nello studio dello spazio della quotidianità e nell'analisi dei comportamenti e dei vissuti, nuovi strumenti e metodi di osservazione, attraverso cui portare allo scoperto dimensioni nascoste e finora sottovalutate del fenomeno, a partire dal suo versante interno.
Nello specifico (cfr. modelli B) ci proponiamo i seguenti obiettivi:
a. - l'indagine del rapporto che i soggetti appartenenti a famiglie mafiose (uomini d'onore, mogli, figli, affiliati) intrattengono da un lato con la propria rete familiare, dall'altro con la comunità di appartenenza; la comprensione degli aspetti psicodinamici legati al fenomeno mafioso, ed in particolare l'approfondimento del funzionamento mentale dei soggetti a vario titolo coinvolti nel fenomeno. Inoltre verrà indagato se l'attuale situazione strutturale di Cosa Nostra, che ha visto negli ultimi anni un indebolimento dei codici familiari dovuto alla strategia repressiva delle autorità statali, abbia comportato un disorientamento nei soggetti appartenenti a queste famiglie, e che tipo di disagio psicologico o di psicopatologia sia a questo correlato, soprattutto in anelli deboli della rete, come i bambini, i figli adolescenti o le mogli.
b. - l'analisi di resoconti autobiografici (materiali già in nostro possesso), per capire quali caratteristiche psicologiche il collaborante si auto-attribuisce, come si auto-rappresenta il sé e il sistema d'identità, la ricaduta dell'esperienza del soggetto collaborante nelle sue reti primarie e secondarie (nella famiglia e nella società). Infine indagheremo la permeabilità o impermeabilità del sistema d'identità comportamentale del collaboratore di giustizia ai fini di un cambiamento normativo.
c. - lo studio e la decodifica del peso e del senso che le conseguenze di alcuni avvenimenti e trasformazioni registrate nel tempo nelle politiche, nelle normative, nonché nelle posizioni assunte dall'opinione pubblica nei confronti del fenomeno della collaborazione hanno avuto nei comportamenti e nella storia personale dei collaboratori di giustizia, tenendo conto anche del quadro politico - nazionale e internazionale - che fa da sfondo ai cambiamenti registrati nel tempo, nel ruolo e nell'immagine di tali soggetti.
d. - la comprensione e l' analisi delle analogie e delle differenze presentate da adolescenti appartenenti a gruppi familiari mafiosi e islamici per quanto riguarda le diverse modalità di gestione dei compiti evolutivi e le possibili problematiche ad esse correlate. In riferimento alle seguenti dimensioni:
- la separazione affettivo/relazionale dalla famiglia di origine (processo di individuazione del sé rispetto all'universo familiare);
- l'integrazione delle rappresentazioni sociali del sé (processo di individuazione del sé rispetto all'universo sociale);
- la formazione di valori, ideali e codici di riferimento autentici e personali (formazione di una coscienza morale matura);
- il processo di integrazione della sfera sessuale (raggiungimento di un rapporto erotico maturo).
e. - lo studio della gestione della corporeità femminile che segue due linee di analisi. La prima indaga la cultura mafiosa che orienta lo psichismo maschile e femminile verso specifiche condotte sociali da cui deriva la possibilità di sfruttamento della donna, senza che ella possa prenderne coscienza e dunque opporsi allo stato delle cose. La seconda indaga il dominio sul femminile articolando le proprie forme di sfruttamento secondo "produzione" (prostituzione: produzione economica del piacere maschile) e "riproduzione" (donna-madre dedita solo alla cura della famiglia
f. - l'aggiornamento del lessico sulla mafia a partire dai principali punti di vista che emergono sull'argomento; lo studio della prassi politica che domina il panorama siciliano sotto due profili: verifica della strategia del consenso e analisi di alcuni processi decisionali messi in atto dalla classe politica siciliana.
g. - lo studio delle modalità attraverso le quali un gruppo di militanti politici appartenenti ai Democratici di Sinistra e a Forza Italia, differiscano in termini di immagine della mafia, valori ad essa collegati, strategie di intervento, grado di pericolosità; l'analisi del fenomeno mafia attraverso la lente politica per comprendere come l'elettore o il militante racconta la mafia.
Il tentativo è, dunque, quello di intrecciare tra loro la dimensione macro con quella microsociale, cercando di individuare la trama comune che lega i vissuti di differenti individualità con le forme ed i rituali della vita associata che altrimenti rimarrebbero celati. <<<
Risultati parziali attesi
I risultati che ci attendiamo da questa fase sono la messa a punto di ipotesi di lavoro più complesse e nello stesso tempo più inerenti alla lettura clinico sociale del fenomeno da indagare. Le teorie e gli strumenti sono stati scelti per evidenziare i vissuti e il pensiero di soggetti appartenenti o che convivono con fenomeni mafiosi. Nello stesso tempo la ricerca tenterà una sintesi fra tutte le discipline coinvolte nel progetto (Psicologia clinica, Psicologia dinamica, Psicologia sociale, Sociologia dei processi culturali, Sociologia giuridica e Scienza della politica), al fine di ottenere un risultato coerente e unitario nel rispetto, però, delle diverse angolature di osservazione che ogni disciplina affronterà nell'avvicinarsi allo studio del fenomeno Cosa Nostra.Ciò ha tuttavia obiettivi in primo luogo psicologico clinici. E cioè di capire la mafia dall’interno nei vissuti dei suoi appartenenti, nella formazione dell’identità soggettiva ed in quella di genere, nelle modalità d concepirsi ‘famiglia’, nel sistema di valori ed organizzativi.Dai lavori di questa fase ci si attende che emergano elementi che chiariscano la lettura del fenomeno mafioso così come è definito dall'interno (collaboratori di giustizia e familiari di mafiosi collaboranti e non) e dall'esterno, cioè come i valori dell'organizzazione mafiosa sono letti e documentati da operatori delle forze dell'ordine; operatori dell'area giudiziaria: magistrati, giudici ecc.; operatori clinico-sociali e attivisti di gruppi di commissioni antimafia.
Da questa prima analisi di materiali già in nostro possesso ci aspettiamo anche un aggiornamento delle contraddizioni culturali ed etiche inerenti alla rappresentazione del corpo femminile come analisi della dimensione ontologica della stessa in rapporto all'idea di anima e analisi delle dimensioni etiche derivanti da tali rappresentazioni e loro rapporto con i costumi sociali.
Ci attendiamo, inoltre, la definizione di un nuovo orizzonte linguistico e cognitivo, terminologico, procedurale, metodologico e paradigmatico dove ipotizzare un modello per il cambiamento degli stili di vita e degli assetti mentali che nel meridione e particolarmente in Sicilia producono criminalità, sconforto e spreco di risorse non solo materiali ma principalmente umane.L'indagine sul campo contribuirà ad ampliare la conoscenza dei differenti fattori che hanno influenzato e influenzano il fenomeno della collaborazione, al fine di individuare politiche ed interventi sociali che possano favorire la costruzione di modelli di studio e di pratiche sociali efficaci e congruenti alle diverse situazioni emerse. Contribuirà altresì a conoscere i vissuti e le condizioni soggettive di esistenza degli ex uomini d'onore che abbiano intrapreso un cammino di collaborazione con l'autorità giudiziaria.
Ci si aspetta che la ricerca evidenzi le reti relazionali dei soggetti appartenenti alla cultura mafiosa, come questi si rappresentino il Sé, l'individuo, la famiglia, il territorio, la comunità; ci permetta di comprendere se vi sia spazio progettuale per ciò che non è familistico, una dimensione del Noi pubblica e non solo privatistica ; chiarisca che tipo di autonomie permette e mantiene Cosa Nostra e che tipo di autonomie sopprime. Le autonomie si riferiscono sia a quelle presenti nella scala gerarchica dell'organizzazione mafiosa sia a quelle permesse nel territorio controllato dalla mafia.
Chiarisca quali dipendenze alimenta Cosa Nostra e che tipo di dipendenze subisce. Le dipendenze si riferiscono a quelle familiari, a quelle culturali, a quelle di potere, a quelle farmacologiche, a quelle da sostanze: alcool e droghe in generale.
Attraverso questi approfondimenti capiremo, quindi, come si relaziona la mafia al suo interno e con l'esterno. Le relazioni sono di fiducia, di potere, di consenso e di protezione.
In questa direzione la ricerca, attraverso la promozione di un progetto di action-research, svolgerà anche il compito di sensibilizzare la popolazione interessata da fenomeni d'illegalità, presenti nel suo territorio, fortemente impregnati di antropopsichismo mafioso come nello stesso tempo aumentare nei ricercatori, negli operatori e nella popolazione la consapevolezza dei fenomeni indagati.In sintesi i risultati che ci si attende dalla ricerca sono il raggiungimento e la messa in pratica di un modello clinico-sociale conoscitivo e trasformativo in grado, da un lato, di offrire nuove prospettive nel transito dalla continuità alla discontinuità rispetto al fenomeno mafia, inteso sia come cultura che come organizzazione criminale. Dall'altro lato, in grado di operare significativi cambiamenti nell'organizzazione mentale e sociale di tutte quelle figure interne ed esterne alla cultura mafiosa attraverso la programmazione di interventi formativi e preventivi, così come previsto dalla nostra proposta progettuale. Tutto ciò al fine di dare un apporto alla comprensione del fenomeno mafioso e allo sviluppo di quelle aree del meridione mantenute in regime di sottosviluppo nonchè dare un importante contributo per la Clinica psicologica delle realtà complesse che comprendono contemporaneamente fattori individuali, familiari, psicopatologici, organizzativi ed antropologici. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Nel corso degli ultimi decenni contributi teorici provenienti da diversi ambiti di studio quali la sociologia, l'antropologia, la psicologia sociale, l'economia, hanno approfondito la tematica del fenomeno mafioso proponendo ognuna specifici modelli e obiettivi di ricerca. Ciò ha permesso di comprendere, di volta in volta, le trasformazioni che hanno attraversato l'organizzazione Cosa Nostra all'interno della quale si sono alternati periodi di immersione camaleontica in un substrato antropologico-culturale che le ha permesso di ricostituirsi, ogni volta, in modo più efficiente.La ricerca scientifica sulla mafia ha tuttavia avuto un indubbio ritardo rispetto al grande contributo della letteratura (Sciascia, 1979) nell'indagare l'antropo-psichismo di Cosa Nostra. Soltanto a partire dagli anni '80 sono stati condotti studi, attraverso un modello di ricerca-azione di tradizione lewiniana, principalmente nelle scuole volte ad approfondire le conoscenze sul tema e a promuovere processi formativi antimafia (Di Vita, 1986; Lo Cascio, 1986; Miragliotta e Perricone, 1990; Marchetta 1996).
Un momento di elaborazione specifico sul piano psicologico, dinamico e sociale compare all'inizio degli anni '90 ad opera di F. Di Maria, G. Lo Verso, I. Fiore, i quali approfondiscono le ricerche sul pensiero mafioso, sugli stili educativi e sul clima familiare nell'organizzazione Cosa Nostra attraverso un modello volto a fornire interpretazioni che non disgiungano le varie dimensioni di cui è composto l' oggetto di studio, operazione che risulterebbe fortemente riduttiva rispetto alla complessità del fenomeno mafioso.
La "fenomenologia del pensiero mafioso" è stata descritta come "la manifestazione dei processi mentali i quali si rendono visibili sotto forma di comportamenti che hanno conseguenze sociali, politiche, economiche, psicologiche, ecc. " (Fiore I., 1997).
A partire da questa definizione la base scientifica con la quale si affronta questa nuova ricerca su Cosa Nostra si compone di contributi teorici che provengono dagli studi delle scienze psicodinamiche, fenomenologiche, cognitive e costruttiviste (Salvini, 1998; Smorti, 1997; Bruner, 1975; Gergen, 2004; Lo Verso, 2004; Licari, 2004) ed evolve da teorie classiche sull'identità e sulla rappresentazione di sé che hanno prodotto vari modelli. Ricordiamo solo i più importanti studiosi che hanno ispirato l'attuale assetto teorico: James (1890), Freud (1932), Foulkes (1948), Filloux (1957), Mead (1966), Allport (1969), Berger e Luckmann (1966), Bateson (1979), Menarini (1986), Napolitani (1987) Tibaldi (1994), Smorti (1994, 1997), Gergen (1998, 2004). Questo elenco di autori non rappresenta un'omogenea corrente di pensiero, ma un quadro complesso di riflessioni che ultimamente sembrano trovare una cornice di significato all'interno della "teoria della complessità", proposta da E. Morin e portata avanti da M. Ceruti, G. Bocchi, G. Lo Verso.
Gli ostacoli primari che avevano rallentato la possibilità di ricerca sul fenomeno mafioso, riguardavano prevalentemente la possibilità di accesso alle fonti dirette.
Più recentemente Lo Verso e il suo gruppo di ricerca hanno studiato, per la prima volta da un punto di vista psicologico-clinico, il fenomeno mafioso in maniera scientifica, attraverso la raccolta di dati di prima mano ottenuti da ricerche sul territorio, da workshop formativi sul tema, dall'analisi dei verbali processuali e di perizie, dall'approfondimento del problema con giudici e avvocati che hanno lavorato con membri di Cosa Nostra,dallo studio di casi clinici con figli e mogli di mafiosi in psicoterapia, da interviste a mogli e figli di soggetti appartenenti all'organizzazione criminale mafiosa, da interviste a collaboratori di giustizia. Questo intenso lavoro di ricerca, inoltre, ha prodotto numerosi articoli e volumi di carattere scientifico e ha suscitato notevole interesse nella stampa e nella televisione nazionale ed internazionale.
Dai risultati degli studi condotti si può evidenziare che l'organizzazione Cosa Nostra non si configura come una semplice organizzazione criminale, con le sue regole organizzative, modalità di fare profitti, creare relazioni con l'ambiente esterno: costituisce anche un particolare codice culturale e psichico che garantisce l'identità dei singoli individui e delle famiglie di appartenenza. Cosa Nostra non è, dunque, solo un'organizzazione criminale che esiste nelle società meridionali e siciliana in particolare, ma è anche un modello antropo-psichico in cui vengono esaltati i valori maschili della forza, del coraggio, dell'onore, della virilità, dell'omertà.
Nella famiglia mafiosa il senso di appartenenza ad una storia ed il compito di continuare a replicare la stessa trama si declina secondo modalità fondamentaliste.
Questo tipo di famiglia rende impossibile l'esistenza di uno spazio mentale in cui sia possibile pensarsi diversi, pensarsi "altro" dall'identico familiare.
La famiglia, ponendo se stessa come unica istituzione in grado di offrire ai suoi membri protezione e sicurezza, fonda ed alimenta un legame d'attaccamento, individuo-famiglia, di tipo appropiativo (Fiore I., 1997).
Nel mondo mafioso famiglia reale e famiglia mafiosa vivono in perfetta continuità di pensiero per il singolo, il quale se prende tranquillamente ordini per uccidere dal suo capo, ha anche un grande affetto per i familiari. Famiglia d'origine, famiglia nucleare e famiglia mafiosa sono interamente presenti come unica struttura in equilibrio (Lo Coco G., Lo Verso G., 2001). Nel pensare mafioso l'individuo esiste attraverso la famiglia, il nome familiare è la carta d'identità che cela un'appartenenza rassicurante.
La mafia sia come organizzazione criminale sia come cultura ha avuto la capacità di preporsi ed imporsi come "identità totalizzante" all'interno di specifici contesti sociali e climi ambientali (Di Maria F., 1998).
La costruzione dell'identità è un processo lungo, delicato e dipende da molti fattori; scrive Lo Verso "l'identità di una persona nasce dal rapporto fra la sua individualità psichica e biologica, il suo mondo familiare e la cultura in cui è inserita".
Ognuno di noi, quindi, nasce dalle relazioni, vive dentro e fuori se stesso ma sempre in un mondo relazionale e producendo relazioni. La psiche vive con e per l'altro e non solo per l'altro.
L'identità del singolo mafioso si costituisce come incorporazione del corpo familiare, senza alcuna possibilità di pensiero su o di riattraversamento. L'uomo d'onore non si domanda se sia giusto divenire uomo d'onore, perché il suo mondo familiare, reale ed immaginario, ha già risposto per lui: "questa cultura è per questo pensiero natura delle cose" (Lo Verso G., Lo Coco G., 1999).
Una realtà familiare così complessa necessita di uno studio approfondito volto a cogliere le differenze delle realtà territoriali e culturali che attraversa.
Sebbene il processo in questione faccia parte dell'intero arco di vita familiare, esso è particolarmente rilevante durante il periodo adolescenziale in cui l'individuo deve riattraversare e risignificare le proprie matrici identificatorie.
L'identificazione con modelli saturanti non consente all'adolescente, figlio di famiglie fondamentaliste (Mafia, Islam ecc.), di intraprendere un percorso di crescita personale, in quanto questi essendo totalizzanti non possono essere messi in discussione, pena la disgregazione dell'identità personale (Di Blasi M., 2003). Analisi psicodinamiche avvenute in contesti di supervisione clinica con psicoterapeuti aventi in carico adolescenti figli di famiglie mafiose, hanno evidenziato come la messa in crisi dei processi psichici fondamentalisti abbia causato la rottura degli equilibri psichici e relazionali dell'individuo e del sistema familiare.
La mafia, dal nostro punto di vista, costituisce una infra cultura sostanzialmente fondamentalista, incapace di vivere la diversità e la differenza, e che per questo presenta interessanti analogie con quelle culture islamiche appiattite su modelli di pensiero rigidi, intolleranti e con altre culture similari.
Ogni comportamento che il singolo mafioso è portato a compiere non è deliberatamente scelto, ma rappresenta sempre un volere della famiglia al quale non è possibile pensare di sottrarsi. All'interno della famiglia mafiosa il ruolo della donna è legato a quello di moglie e madre che, in quanto "istituzione materna" (Fiore, 1997), è custode dell'onore familiare. Questo dato culturale e antropologico, che vede le donne sottomesse al marito nella dimensione sociale ed invece dominanti nel mondo degli affetti familiari, è stato lungamente utilizzato dal pensiero mafioso e dall'organizzazione per saldare la realtà familiare dell'organizzazione mafiosa a quella della famiglia di sangue.
Ci proponiamo in questa ricerca di approfondire anche i legami tra culture mafiose e controllo e sfruttamento del corpo femminile (Testoni I., 2004)
Uno dei punti di arrivo del lungo lavoro di ricerca sui temi dello psichismo mafioso condotto in passato riguarda le interviste a collaboratori di giustizia, realizzate grazie all'approvazione da parte della Commissione Centrale ex art. 10 del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno del progetto di ricerca, raccolte nel volume "La psiche mafiosa. Storie di casi clinici e collaboratori di giustizia" di G. Lo Verso, G. Lo Coco, 2003.
La struttura della famiglia mafiosa e l'universo simbolico-culturale che garantisce la sua esistenza non prevedevano che un uomo d'onore potesse "dissociarsi" dal suo clan, se non a prezzo della sua vita.
Negli anni dal 1989 al 1998 si è invece arrivati ad avere circa milleduecento collaboratori e quasi cinquemila familiari sotto programma di protezione. La mafia, che del codice dell'omertà aveva fatto uno dei suoi capisaldi, si è ritrovata tradita e svelata dal proprio interno (Lo Verso G., Lo Coco G., 2001). Il periodo d'oro della collaborazione si realizza grazie ad una convergenza tra fattori sociali, politici e un particolare "stato di salute" dell'organizzazione mafiosa, tutti favorevoli al processo di scardinamento del sodalizio criminale.
"Il pentitismo segna un punto di frattura non solo a livello organizzativo: una rottura è avvenuta anche a livello simbolico-affettivo, come se fosse mutato il senso dell'essere uomo d'onore, con un mondo familiare interno che non è più inviolabile" (Lo Verso G., 2001).
Gli studi fatti parlano di valori che cambiano radicalmente quando il collaborante supera la linea immaginaria e fattuale che lo porta ad essere definito pentito. In questo passaggio i collaboranti è come se morissero simbolicamente per tentare di rinascere come persone comuni uscendo da forme di pensiero culturalmente autocentrante.
Quanto più un individuo si identifica con le attese e le caratteristiche di un'attività, tanto più è portato a condividere le caratteristiche personologiche che in genere sono associate a questa attività ed ai suoi prototipi ideali (Salvini, 1998), assumendo un'identità tipizzata e condivisa dal proprio gruppo di appartenenza. Le ricerche sul sistema di identità, sulla rappresentazione di sé, nonché sulla comprensione degli scenari normativi e politici (Dino A., 2003) strettamente connessi con il ruolo dei collaboratori di giustizia avranno una funzione determinante per l'approfondimento delle conoscenze e su cosa significa oggi collaborare con la giustizia.
Le esperienze giudiziarie di avvocati e magistrati che, istituzionalmente, si confrontano quotidianamente con questa realtà e una volta fatto proprio il "metodo Falcone",rappresentano un vertice d'osservazione privilegiato per l'analisi delle "mutazioni" che sottendono "movimenti psichici complessi".
Di fondamentale importanza risulta la comprensione degli aspetti macrosociali del fenomeno mafia che permette di cogliere non solo l'evoluzione psicosociale del fenomeno stesso, ma soprattutto fornire utili indicazioni su quali siano le dimensioni socio-politiche che sostanziano tale evoluzione ed il loro impatto sugli individui.
Accanto al ruolo della giustizia, la dimensione politica e ideologica in Sicilia sembrano avere una forte valenza. Tenendo conto di questo livello d'analisi, sotto il profilo esterno della cultura politica territoriale, un'ipotesi possibile è che la cultura meridionale e nello specifico quella siciliana si contraddistingua per la carenza di un autonomo progetto di sviluppo economico, sociale e politico (Anastasi A., 2003).
Sotto il profilo interno, infatti, la cultura siciliana sembra esprimersi in due modi: il primo può essere individuato nei reiterati tentativi della classe dirigente siciliana sociale e politica di contrabbandare la legittima istanza autonomistica nel fenomeno effimero e furbescamente rivendicativo del "sicilianismo" (Violante 2003) o nella sua versione non violenta; il secondo modo di esprimersi si può individuare nel potere mafioso e nella sua espressione violenta del sicilianismo o gattopardismo (Gangemi G., 1994).
Da quanto detto finora è importante, quindi, analizzare il fenomeno mafia attraverso la lente della politica -quella che si riflette nell'attività ufficiale dei partiti e si traduce in approvazione di provvedimenti legislativi e quella che investe invece la partecipazione dei cittadini, dall'attribuzione di voto alla militanza attiva- rappresenti una strategia che può procurare indicazioni interpretative utili per la comprensione delle contrapposte (o al contrario comuni) posizioni ideologiche, valoriali, socio-rappresentazionali su tale tema.
Per questo ci proponiamo di indagare anche sulle modalità attraverso le quali alcuni militanti politici pensano al fenomeno mafia, colgano le dimensioni di pericolosità sociale del fenomeno, e se tra le dimensioni psico-antropologiche del loro essere e fare politica e le dimensioni psico-antropologiche espresse sotto forma di valori, comportamenti, atteggiamenti della mafia esistano convergenze, o se, al contrario, facciano riferimenti a modelli culturali che non presentano alcuna analogia.
Sulla stessa scia, riteniamo importante confrontare differenti modelli culturali, apparentemente distanti tra loro, al fine di chiarire quali siano i codici di pensiero che, indipendentemente dal contesto di osservazione, rendono complesso qualsiasi processo di attraversamento, superamento, elaborazione dei confini culturali. In sostanza ci proponiamo di approfondire e integrare la ricerca "psicologico-clinica" sia con studi specifici mirati che con l'analisi di fattori culturali e sociali che influenzano l'identità antropologica, familiare, individuale per mirare ad un quadro il più chiaro, complessivo e scientifico possibile delle tematiche esposte.
La complessità nell'affrontare l'argomento di tale ricerca si fonda sulla possibilità di accostarsi allo studio del fenomeno attraverso un pensiero che dialoghi costantemente con la responsabilità individuale, con l'etica e quindi con il proprio fare scienza con coscienza (Morin E., 1982) non perdendo mai di vista quanto concreto sia tutto ciò. <<<



