Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
Acemoglou, D. S. Johnson and J. Robinson (2001), “The Colonial Origins of Comparative Development: An Empirical Investigation”, American Economic Review, 91, 1369-1401.

Barro, R. (1996), “Democracy and Growth”, Journal of Economic Growth, March

Engermann and Sokoloff (2000), “History Lessons: Institutions, Factor Endowments and Paths of Development in the New World.” Journal of Economic Perspectives 14, 217-232.

Helpman, E. (2004), The Mistery of Economic Growth, mimeo, Harvard University

Mulligan, C., R. Gil and X. Sala-i-Martin (2003), ”Do Democracies have Different Public Policies than Nondemocracies?”, NBER Working Paper Series, n. 10040, http://www.nber.org/papers/w10040.

Persson, T. (2004), "Consequences of constitutions", Journal of the European Economic Association, forthcoming.

Persson, T., G. Roland, and G. Tabellini (1997), "Separation of powers and political accountability", Quarterly Journal of Economics 112, 1163-1202.

Persson, T., G. Roland, and G. Tabellini (2000), "Comparative politics and public finance", Journal of Political Economy 108, 1121-1161.

Persson, T., G. Roland and G. Tabellini (2003), "How do electoral rules shape party structures, government coalitions and economic policy?", mimeo.

Persson, T. and G. Tabellini (1999), "The size and scope of government: Comparative politics with rational politicians", 1998 Alfred Marhsall Lecture, European Economic Review 43, 699-735.

Persson T, and G. Tabellini (2000), Political Economics: Explaining Economics Policy, (MIT Press: Cambridge).

Persson, T. and G. Tabellini (2002), "Do electoral cycles vary across political systems?", mimeo.

Persson, T. and G. Tabellini (2003), The Economic Effects of Constitutions, forthcoming (MIT Press: Cambridge).

Persson, T. and G. Tabellini (2004a), "Constitutional rules and fiscal policy outcomes", forthcoming in American Economic Review., March

Persson, T. and G. Tabellini (2004b), “Constitutions and Economic Policy”, Journal of Economic Perspectives, March, forthcoming

Persson, T., G. Tabellini, and G. Trebbi (2003), "Electoral rules and corruption", Journal of the European Economic Association 1, 958-989.

Prezworski, A. and F. Limongi (1993), “Political Regimes and Economic Growth”, Journal of Economic Perspectives, Summer, vol. 7 n. 3

Putnam, R. (1993) Making Democracy Work – Civic Traditoins in Modern Italy, Princeton University Press, Princeton, NJ

Roll, R. and J. Talbott (2002), “Why Many Developing Countries Just Aren’t.” Mimeo, Anderson School, UCLA

Sachs, J. and A. Werner (1995), “Economic Reform and the Process of Global Integration”, Brookings Papers on Economic Activity, 1: 1-95

Wacziarg, R. and K. H. Welch (2003), “Trade Liberalization and Growth: New Evidence”, NBER Working Paper No. 10152
Parole Chiave
SILUPPO; COSTITUZIONI; VALORI

Istituzioni e crescita economica

Università Commerciale "Luigi Bocconi" - Milano
Abstract
Questo progetto di ricerca vuole studiare le conseguenze economiche delle istituzioni, e in particolare il ruolo delle istituzioni nello sviluppo economico. Ciò significa studiare come le istituzioni condizionino gli incentivi del governo nelle scelte di politica economica, e come le istituzioni influenzino gli incentivi privati a investire e ad usare le risorse in modo efficiente. In particolare, il progetto affronterà tre problemi distinti ma legati tra loro. I primi due riguardano gli effetti economici delle istituzioni politiche: le conseguenze economiche di leggi elettorali alternative, e gli effetti economici della transizione da dittatura a democrazia. Il terzo riguarda il ruolo delle norme sociali e dei valori nello sviluppo economico, con particolare riferimento alle regioni europee e alla loro diversa storia politica. La ricerca sarà sia empirica che teorica. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Guido TABELLINI Università Commerciale "Luigi Bocconi" MILANO
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obiettivo principale di questo progetto di ricerca è studiare le conseguenze economiche delle istituzioni, e in particolare il ruolo delle istituzioni nello sviluppo economico. Ciò significa studiare come le istituzioni condizionino gli incentivi del governo nelle scelte di politica economica (e in particolare nella tutela dei diritti di proprietà in senso generale) e come le istituzioni influenzino gli incentivi privati a investire in capitale umano e fisico e in R&D, o ad usare le risorse in modo efficiente.

L'opinione secondo cui il livello di sviluppo di una nazione sia largamente determinato dalle sue istituzioni è fortemente sostenuta da ricerche recenti (si veda a tal proposito il punto 2.2 più sotto). Ma di che istituzioni si tratta? Cosa intendiamo esattamente per istituzioni? E in che modo esse influenzano/determinano lo sviluppo economico? E come possono essere cambiate? A tutte queste domande manca ancora una risposta chiara.

Al fine di trovare una risposta a queste ambiziose e difficili domande, intendo affrontare tre problemi distinti ma legati tra loro. I primi due riguardano gli effetti economici delle istituzioni politiche. Il terzo riguarda il ruolo delle norme sociali e dei valori nello sviluppo economico. Nello specifico:

a) Le conseguenze economiche di leggi elettorali alternative nelle democrazie moderne. Continuerò a studiare le conseguenze economiche di istituzioni politiche fondamentali nelle democrazie moderne, come la legge elettorale. Ho dedicato gli ultimi anni a studiare questo problema, in un libro e in molti lavori. Abbiamo rilevato che la legge elettorale influenza fortemente gli incentivi governativi a mettere in atto politiche specifiche, in particolare politiche fiscali. Tuttavia rimangono da studiare molti problemi. In particolare un importante problema aperto è come la legge elettorale influenzi il potere politico dei cittadini poveri vs ricchi, e attraverso questo canale, come contribuisce a determinare il livello generale della tassazione (una variabile importante per la crescita e gli investimenti). Intendo studiare questo problema sia in teoria sia con il supporto dei dati.

b) Democrazie vs Non-Democrazie e sviluppo economico. Finora ho dedicato la maggior parte della mia ricerca allo studio delle istituzioni nelle democrazie moderne. Ma molti paesi in via di sviluppo sono nuove democrazie, oppure sono ancora governati da autocrati. Per studiare il ruolo delle istituzioni politiche nell'ambito dello sviluppo economico, dobbiamo capire meglio la fondamentale distinzione tra democrazie e non-democrazie. Cosa succede alla politica economica ed alla crescita economica quando una nazione diventa una democrazia? Quali caratteristiche delle democrazie favoriscono una buona performance economica e quali, al contrario, possono ritardare lo sviluppo economico? Nonostante l'importanza di queste domande, la risposta rimane in gran parte sconosciuta. Intendo affrontare queste domande principalmente attraverso un'indagine empirica.

c) Istituzioni politiche del passato, cultura e differenze nello sviluppo tra le regioni europee.
Le istituzioni politiche formali contribuiscono a spiegare solo parte delle differenze nel livello osservato di sviluppo economico. Anche le istituzioni informali, come la cultura e le norme sociali, sembrano giocare un ruolo importante. Altrimenti, come potremmo spiegare le protratte differenze osservate nella crescita e nello sviluppo all'interno di una nazione, come quelle tra il Nord e il Sud d'Italia? Queste regioni sono state governate dalle stesse istituzioni politiche per più di un secolo, eppure le differenze nei comportamenti individuali e nello sviluppo economico rimangono molto evidenti. Una spiegazione plausibile per queste persistenti differenze risiede nella storia di queste regioni, e tramite la storia, nelle norme sociali e nelle tradizioni culturali. Se sappiamo poco riguardo l'influenza delle istituzioni politiche sullo sviluppo economico, ancora meno sappiamo dell'influenza delle norme sociali e della cultura. Intendo affrontare questo problema in uno studio empirico focalizzato sulle regioni europee.

Queste tre parti affrontano domande diverse ma legate da un tema comune: gli effetti economici delle istituzioni. La prima parte analizza gli effetti delle istituzioni formali delle democrazie moderne sulla politica fiscale. La seconda parte studia la distinzione tra democrazie e non-democrazie, con riferimento ad una varietà di indicatori di politica economica. La terza parte analizza il retaggio storico delle istituzioni politiche del passato attraverso attitudini individuali e norme sociali.

Le prime due parti del progetto sono in collaborazione con Torsten Persson della University of Stockholm, la terza parte no. Ogni parte si svilupperà in uno o più lavori scientifici. Tali lavori verranno presentati e discussi all'interno di un gruppo di ricerca internazionale sulle istituzioni e la crescita economica di cui faccio parte, e che sta per formarsi. Il gruppo è organizzato dal CIAR (Canadian Institute for Advanced Research), con il coordinamento di Elhanan Helpman della Harvard University, e con il coinvolgimento di circa 20 eminenti studiosi internazionali in varie discipline (economia, scienza politica e storia economica), che include un recente vincitore del Premio Nobel. <<<
Risultati parziali attesi
Le diverse parti del programma di ricerca procederanno in parallelo. Pertanto qui di seguito descrivo i risultati attesi di un'unica fase.

1) Banca dati su istituzioni politiche e performance economica per un ampio campione di paesi democratici e non.

2) Banca dati su storia politica, valori individuali e variabili economiche per regioni europee

3) Lavori scientifici pubblicati su riviste internazional <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Nonostante le tre parti di questo progetto di ricerca siano connesse tra di loro, è più semplice discutere il "background" della ricerca, relativo a ciascuna di loro, separatamente.

Le conseguenze delle leggi elettorali nelle democrazie moderne
Economisti e politologi hanno recentemente studiato le conseguenze economiche di caratteristiche costituzionali alternative nelle democrazie moderne. La legge elettorale o le regole per la formazione e la dissoluzione dei governi sono rappresentate regole in un gioco non-cooperativo in forma estesa. Paragonando i risultati dell'equilibrio sotto diverse regole del gioco, si ottengono previsioni riguardo agli effetti di differenti costituzioni sugli esiti di politica economica. Si vedano, ad esempio, Persson e Tabellini (1999, 2000), o Persson, Roland and Tabellini (1997, 2000).

Motivati da questi studi teorici, il passo successivo è stato quello di confrontare le loro previsioni con i dati. Un primo gruppo di studi empirici ha dato luogo a numerosi articoli e research papers (Persson e Tabellini, 2002, 2004a, Persson, Tabellini, e Trebbi, 2003). Un breve sommario non-tecnico si trova in Persson e Tabellini (2004b), mentre una sintesi approfondita di tale ricerca si trova nel nostro nuovo libro, The Economic Effects of Constitutions (Persson e Tabellini, 2003). Parte di tale ricerca fu sostenuta da un precedente finanziamento del MUIR. I risultati empirici sono coerenti con le previsioni teoriche. Con riferimento alla legge elettorale, le elezioni proporzionali, in confronto alle elezioni maggioritarie, inducono più spesa pubblica, una maggiore spesa in programmi di welfare e più consistenti disavanzi fiscali.

Ma nonostante tali risultati incoraggianti, la nostra conoscenza è ancora ad uno stadio preliminare. Le teorie esistenti, soprattutto quelle formulate dagli economisti, hanno dato particolare rilievo alla competizione elettorale in un sistema bipartitico. Questo trascura i legami dal sistema elettorale alla struttura dei partiti, dalla struttura dei partiti al tipo di governo, e da questo alla formazione della politica economica. I politologi hanno studiato questi legami come fenomeni separati, ma hanno trascurato le implicazioni per la politica economica. Più sotto descrivo come intendo affrontare questo problema.

b) Democrazie vs Non-democrazie e sviluppo economico.

La ricerca menzionata più sopra, sugli effetti di caratteristiche costituzionali alternative, ha dato ampio spazio alle democrazie moderne. In una linea di ricerca distinta ma a questa connessa, ci si è posti una domanda differente: le democrazie hanno una "performance" economica migliore rispetto alle non-democrazie? Ma la risposta resta incerta, con alcuni studi empirici che hanno rilevato un forte effetto positivo nel diventare una democrazia (Roll and Talbott 2002), e altri che non hanno trovato alcuna prova di un effetto causale sistematico delle istituzioni democratiche sulla crescita economica - per esempio Barro (1996) o Prezworski and Limongi (1993). Questo non deve sorprenderci più di tanto: anche a priori l'effetto potrebbe essere ambiguo, dal momento che alcuni regimi autocratici potrebbero essere più orientati al mercato di alcune democrazie populiste, o viceversa.

Al contrario, la domanda più specifica se le democrazie e le non-democrazie si differenziano nei tipi di politiche economiche che vengono applicate ha ricevuto scarsa attenzione (l'unica eccezione è un recente lavoro empirico di Mulligan, Gil and Sala-i-Martin (2003)). Questa domanda è cruciale per la comprensione di alcuni recenti risultati sulle determinanti storiche di crescita e sviluppo. Un'idea importante è che i modelli del colonialismo abbiano avuto un effetto duraturo sulla performance economica. Secondo Acemglou, Johnson e Robinson (2001), i colonizzatori europei perseguivano obiettivi differenti. Alcune colonie erano sfruttate per estrarre le risorse; in altre vi si insediavano abitanti europei che vi trapiantavano le loro istituzioni politiche ed economiche. Tale scelta fu fortemente influenzata dalle condizioni locali al tempo della colonizzazione, come l'ospitalità delle popolazioni locali nei confronti dei colonizzatori europei e la densità della popolazione indigena. Acemglou, Johnson e Robinson (2001) sostengono che il modello di colonizzazione ha avuto rilevanti e durature implicazioni. Le colonie sfruttate a fini estrattivi non svilupparono mai adeguate infrastrutture istituzionali, mentre quelle in cui si insediarono i colonizzatori europei svilupparono istituzioni molto migliori che resistettero anche dopo l'indipendenza.

Ma quali sono i meccanismi attraverso cui le prime istituzioni influenzano le politiche e lo sviluppo attuali? Un possibile meccanismo per questa durevole influenza è precisamente l'effetto dell'origine coloniale sulle istituzioni politiche, e in particolare sulle istituzioni che limitano l'abuso del potere politico. Se fosse così, si potrebbe osservare che, qualora queste istituzioni politiche cambiassero, anche le politiche economiche ne sarebbero influenzate. Nel punto 2.4 più sotto descrivo come intendo affrontare questo problema.

c) Istituzioni politiche del passato, cultura e differenze nello sviluppo tra le regioni europee

Come notato al punto b), un problema importante nella recente ricerca sullo sviluppo economico è come spiegare il risultato empirico che l'attuale "performance" economica sembra essere determinata dai modelli di colonialismo che prevalsero parecchi secoli fa. Sebbene la solidità empirica di tale risultato sia indiscussa, la sua interpretazione rimane poco chiara. Quali sono i canali attraverso cui la storia politica ed economica di una nazione ha effetti così distanti nel tempo? Numerose spiegazioni complementari sono state proposte, alcune che sottolineano l'importanza della disuguaglianza nelle risorse per le scelte politiche future (Engermann and Sokoloff 2000), altre che suggeriscono effetti diretti sulle istituzioni politiche e democratiche (Acemoglou, Johnson and Robinson (2001)).

Tutte queste spiegazioni si basano sull'idea che vi sia qualche tipo di "isteresi" politica: una volta instaurate cattive istituzioni politiche, esse influenzano direttamente gli equilibri politici dei periodi successivi, forse tramite l'evoluzione delle istituzioni politiche, oppure perché cattive istituzioni agevolano la conservazione dei privilegi e l'abuso di potere da parte dei sovrani.

Ma la "isteresi" politica non è l'unico possibile canale d'influenza. Una congettura alternativa è che le cattive istituzioni politiche abbiano effetti duraturi sulle attitudini, i valori individuali, le norme sociali di comportamento. I cittadini che crescono in società organizzate gerarchicamente o in società in cui prevalgono la corruzione e l'abuso di potere sono meno portati a fidarsi degli altri o sono più propensi a comportamenti di azzardo morale. Tale congettura è sostenuta dalle considerevoli differenze tra il Nord e il Sud d'Italia. Molti studi hanno documentato che la mancanza di fiducia e l'azzardo morale all'interno delle organizzazioni pubbliche o private sono più rilevanti al Sud piuttosto che al Nord, sebbene queste due parti d'Italia abbiano avuto le stesse istituzioni politiche per più di un secolo. In un libro molto noto, Putnam (1993) ha affermato che questa differenza tra le regioni italiane può essere fatta risalire alle loro differenti tradizioni civiche nell'Alto Medio Evo. Se corretta, tale congettura suggerisce che, per capire l'influenza della storia sullo sviluppo economico, dobbiamo studiare l'interazione tra istituzioni politiche, valori individuali e norme sociali di comportamento, insieme alla trasmissione di queste norme nel corso del tempo. <<<