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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università "Cà Foscari" di VENEZIA
ECONOMIA E DIREZIONE AZIENDALE
VENEZIA(VE) - Università degli Studi di UDINE
SCIENZE ECONOMICHE
UDINE(UD) - Università degli Studi di TORINO
ECONOMIA
TORINO(TO) - Università degli Studi di SALERNO
INGEGNERIA MECCANICA
FISCIANO - SALERNO(SA) - Università degli Studi di MODENA e REGGIO EMILIA
ECONOMIA AZIENDALE
MODENA(MO)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - L'approvvigionamento internazionale di conoscenza: criticità organizzative ed effetti di sistema
- 2 - L'Offshoring della Risorse Intangibili
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- 4 - Cross fertilization per l'innovazione: nuovi strumenti e strategie progettuali a sostegno della competitività del Sistema Moda Italia
- 5 - Creazione e gestione di conoscenza nei nuovi modelli organizzativi
- 6 - Geografia e sociologia dell'innovazione in Italia
- 7 - Modelli di impresa nel capitalismo industriale italiano del Novecento
- 8 - Progettazione, produzione e uso di artefatti complessi per la gestione e l'organizzazione della conoscenza d'impresa
- 9 - Dinamiche evolutive e le determinanti della performance nei cluster di imprese.
- 10 - IL RAPPORTO IMPRESA-UTENZA TRA LOCALISMO E GLOBALIZZAZIONE DELLE TIPICITA' RURALI
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze economiche e statistiche
- Area scientifico disciplinare: Ingegneria industriale e dell'informazione
Classificazione geografica
- Regione: Veneto
Bibliografia
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Parole Chiave
KNOWLEDGE MANAGEMENT; NETWORKING; INTERNAZIONALIZZAZIONE; VANTAGGIO COMPETITIVO; INFORMATION & COMMUNICATION TECHNOLOGY; PICCOLE-MEDIE IMPRESE; DISTRETTI INDUSTRIALIIl knowledge management come strumento di vantaggio competitivo per le imprese-rete: un confronto intersettoriale
Università "Ca' Foscari" di VeneziaAbstract
Il programma di ricerca si propone una serie di risultati fra i quali spiccano:I. L'analisi delle modalità operative con le quali le imprese, e in particolare le imprese-rete, in quanto imprese aventi peculiari esigenze di interazione informativa sia con i propri fornitori, con le imprese partner e con le imprese-clienti, producono, diffondono al proprio interno e scambiano con gli altri soggetti partner il loro complesso di conoscenze.
II. La costruzione, attraverso lo studio di una serie di casi aziendali di imprese operanti in diverse filiere produttive, di un quadro di riferimento teorico mirato alla definizione del valore cognitivo delle conoscenze e più in generale delle informazioni generate, elaborate, diffuse e scambiate sia verso monte (fornitori), sia verso valle (clienti), attraverso una serie di operazioni di ricerca sia teorica che empirica orientate a:
a. una classificazione dei tipi di conoscenze interessate dal processo di crescita delle competenze aziendali;
b. le modalità organizzative con le quali le imprese acquisiscono questa conoscenze e le distribuiscono al proprio interno e verso le altre imprese della propria rete di collaborazione;
c. gli strumenti per l'acquisizione (Knowledge Management), la memorizzazione (Content Management & Retrieval Software), lo smistamento delle conoscenze rilevanti (e-learning compreso);
d. il valore competitivo di questo genere di iniziative.
III. L'elaborazione di proposte di politica industriale centrate sulle iniziative che enti pubblici o consorzi di imprese potrebbero realizzare allo scopo di moltiplicare l'efficienza competitiva delle loro competenze. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuseppe VOLPATO Università "Cà Foscari" di VENEZIAObiettivo del Programma di Ricerca
2.1.1 Il valore della conoscenzaLa conoscenza, sia tecnica che scientifica, rappresenta un fattore produttivo di peculiari caratteristiche che ha iniziato ha svolgere un ruolo crescente nell'economia a partire dalla prima rivoluzione industriale. Tuttavia questo fattore, proprio per le sue intrinseche caratteristiche ha stentato e stenta tuttora ad essere integrato all'interno delle teoria economica e manageriale per la sua natura di bene immateriale e per il fatto di presentarsi come un fattore produttivo sui generis, diverso da quelli di tipo classico.
Tuttavia, anche grazie allo sviluppo degli strumenti telematici, la conoscenza e la gestione della conoscenza sta assumendo un rilievo straordinario nell'orientare le strategie delle imprese (e non solo delle imprese), nel facilitarne l'interazione con altre imprese (siano esse fornitrici di beni e servizi o imprese-clienti) e in definitiva nel determinarne i vantaggi competitivi e le possibilità di successo.
2.1.2 La costruzione di un quadro teorico di riferimento in merito alle specificità delle conoscenze in quanto fattore produttivo
Il management delle conoscenze, inteso come il complesso delle modalità attraverso le quali l'impresa genera, sviluppa, e scambia conoscenze (di prodotto, di processo, di mercato, organizzative, ecc.) sia al proprio interno sia nei confronti dei soggetti partner (fornitori, clienti, e stakeholder in generale) pur essendo già marcatamente presente nelle imprese stenta a trovare concettualizzazioni teoriche che ne favoriscano l'analisi, l'interpretazione e quindi la comprensione dei meccanismi attraverso i quali sviluppare le potenzialità intrinseche di questo fattore produttivo.
Il programma di ricerca si propone, attraverso lo studio di una serie di imprese (imprese-reti), aventi particolari esigenze di scambiare conoscenze con i soggetti partner di:
a) elaborare un quadro teorico di riferimento delle multiformi valenze del knowledge management all'interno delle imprese e tra imprese; l'obiettivo finale sarebbe la modellizzazione della dinamica attraverso la quale si manifestano i principali attributi della conoscenza, quali: "cumulabilità", "fungibilità", appropriabilità" e "complementarietà" e la descrizione di alcune forme tipiche di knowledge trajectories capaci di fornire indicazioni sulle modalità più efficaci di generare e sviluppare lo scambio di conoscenze tra le imprese partner della rete;
b) analizzare gli strumenti organizzativi (intesi in senso lato) attraverso i quali la conoscenza viene generata, sviluppata, scambiata, ma anche protetta (e fatta propria) nelle diverse forme di interazione fra l'impresa e i soggetti partner; questa analisi dovrà risultare di tipo dinamico e articolata nelle sue connessioni in modo da rappresentare una knowledge value chain tra le imprese partner del network considerato.
c) descrivere i tool (sia di tipo software che hardware) più frequentemente utilizzati per migliorare l'efficienza e l'efficacia del knowledge management;
d) rilevare l'entità con la quale le conoscenze si traducono in stock di brevetti per le imprese aventi un più elevato standing tecnologico e competitivo e le relazioni di causalità tra le caratteristiche del portafoglio brevetti e le rispettive performance economiche in termini di profittabilità, produttività e crescità.
e) scandagliare le modalità attraverso le quali istituti pubblici o consortili possono giocare un ruolo di potenziamento e di diffusione del knowledge management con particolare riferimento alle Piccole-Medie Imprese. <<<
Risultati parziali attesi
Risultati parziali attesi1. Selezione contributi rilevanti, evidenziazione analitica dello stato dell'arte
2. Inquadramento economico del Knowledge Management
3. Inquadramento organizzativo del Knowledge Management
4. Inquadramento tecnologico del Knowledge Management
5. Studio degli elementi di rischio e delle opportunità connesse al KM
6. Individuazione delle best practices presenti nell'esperienza internazionale
Prodotti
1. Report da parte di ciascun gruppo di ricerca sul lavoro svolto
2. Report sui diversi approcci presenti sull'argomento e definizione dello stato dell'arte.Risultati parziali attesi
1. Articolazione di un framework teorico di inquadramento del ruolo delle conoscenze all'interno delle imprese indagate e delle modalità di KM
2. Analisi delle opportunità offerte dai sistemi di condivisione e di trasmissione delle conoscenze nella dimensione intra e inter organizzativa.
3. Sintesi degli approcci correnti e analisi delle linee evolutive future della problematica esaminata
Prodotti
1. Glossario dei termini utilizzati nella ricerca alla scopo di creare un linguaggio comune tra le diverse unità
2. Report sul framework concettuale condiviso1. Costruzione di una mappa delle specificità delle imprese/settori interessate dalla ricerca delle singole unità
2. Focalizzazione del valore competitivo delle competenze nelle diverse arene industriali di riferimento
Prodotti
1. Elenco delle imprese interessate alla rilevazione da ciascun gruppo di ricerca
2. Questionario semistrutturato da utilizzare per le interviste nelle diverse imprese/settori1. Prima validazione del framework teorico/concettuale elaborato nella seconda fase e suo completamento sulla base delle risultanze emerse
2. Eventuale ritaratura del campione di imprese/settori considerati
Prodotti
1. Seconda versione del Report sul framework concettuale condiviso
2. Report sulle singole imprese analizzate1. Acquisizione delle informazioni strutturate relative agli obiettivi della ricerca
2. Elaborazioni dei documenti di sintesi sulle specificità delle realtà considerate
3. Completamento del framework concettuale attraverso una verifica allargata dei risultati conseguiti tra le unità di ricerca.
Prodotti
1. Report sulle singole imprese analizzate e scrittura dei case history
2. Terza versione del Report sul framework concettuale condiviso1. Organizzazione di uno o più convegni nazionali e internazionali sui risultati conseguiti dai diversi gruppi di ricerca
Prodotti
1. Report conclusivi concernenti i risultati della ricerca conseguiti da ciascuna unità locale
2. Pubblicazioni di libri e articoli concernenti <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
2.2.1 La trasformazione dello scenario economico di riferimentoDurante gli anni '90 da parte di numerosi studiosi si è data un'enfasi progressiva all'emergere della conoscenza (knowledge economy) intesa come una nuova fase, caratterizzata da uno sviluppo economico nel quale la conoscenza e le capacità di apprendimento rappresentano le risorse strategiche più importanti tanto nell'impresa che nel processo sociale nel suo complesso (Lundvall and Johnson 1994, Florida 1995, Brynjolfsson, Hitt 1996, Leadbetter 1998, Cairncross 1998). In proposito vi è chi ha coniato la nuova etichetta di Knowledge Era (Savage 1996).
Uno degli aspetti più rilevanti di questa trasformazione, basata su una crescente accelerazione, è rappresentato dal fatto che l'economia sta diventando cognitiva (Savage 1996, Rullani, 1994), e la conoscenza sta diventando l'elemento in grado di spiegare una quota sempre più considerevole dei differenziali di competitività tra imprese, tra aree geografiche e tra paesi in quanto ingrediente basilare dei processi di crescita della produttività degli altri fattori produttivi (Applegate, Austin, McFarlan 2002, Prahalad, Krishnan 2002).
Si tratta di una trasformazione epocale che si alimenta dal fatto che la conoscenza, non solo sta sviluppando importanti attività in campi esterni alla tradizionale fabbrica manifatturiera, nei servizi e in generale nei rapporti intersoggettivi, ma anche nella fabbrica stessa nella quale il valore dell'output è sempre meno legato a forme di trasformazione fisica dei materiali e dei beni e sempre più alla dimensione cognitiva delle trasformazioni (Rullani 2004). Tanto più che lo sviluppo dell'Information & Communication Technology (ICT) offre modalità di interazione fra i soggetti presenti all'interno di una stessa impresa e fra imprese secondo modalità caratterizzate da rapidità, completezza e pervasività precedentemente non disponibili e in qualche caso neppure ipotizzabili (Volpato e Stocchetti 2002, Becker e Zirpoli 2003, ).
2.2.2 La sfida competitiva insita nella knowledge economy per le imprese italiane
Il sistema industriale italiano, centrato prevalentemente su sistemi di piccole e medie imprese legate profondamente al territorio, deve far fronte in questi anni alle sfide poste dalla globalizzazione da un lato e da processi di internazionalizzazione della produzione dall'altro. Le piccole e medie imprese ed i sistemi di sviluppo locale, come i distretti industriali, hanno rappresentato la via di uscita dell'Italia dalla crisi che ha colpito la grande impresa della produzione di massa negli anni Settanta. Questo modello industriale, fondato sulla flessibilità, sulla specializzazione e sulla informalità delle relazioni, ha assunto nel tempo pieno riconoscimento e ha consentito l'affermazione nel mondo del made in Italy. I distretti hanno saputo, inoltre, distinguersi sul fronte dell'innovazione di processo e di prodotto, dimostrando una rilevante capacità di generare, in tempi rapidi, una elevata varietà produttiva e di esplorare nuovi segmenti di mercato (Corò 1998).
Tuttavia tale dinamica generativa dell'innovazione avviene attraverso un processo di miglioramento continuo che affonda le proprie radici nello svolgimento dell'attività produttiva. Nei distretti l'innovazione non scaturisce da centri di ricerca e sviluppo specializzati, ma avviene in modo distribuito all'interno della rete sociale e relazionale che riproduce e rinnova uno spazio semantico comune. L'innovazione non è una attività distinguibile e separabile da quella produttiva, al contrario essa avviene proprio nello svolgimento delle attività di produzione (competenza generata da un learning by doing), in cui la fabbrica diventa il laboratorio nel quale ricercare nuove soluzioni a problemi che l'impresa affronta (Micelli 2000).
Oggi questo modello, che ha fatto del territorio l'elemento fondamentale su cui costruire le proprie reti relazionali, si deve confrontare con un nuovo scenario, in cui la crescente competizione globale, la massiccia introduzione delle tecnologie di rete e il processo di internazionalizzazione della produzione, nonché l'evoluzione dei modelli di consumo impongono di ripensare la formula imprenditoriale su cui è stato costruito il precedente successo (Antonelli 1999, Balloni, Fascina, Panti 2003). In questo contesto economico e sociale in profondo cambiamento, le grandi corporation hanno saputo utilizzare le tecnologie di rete a supporto di processi comunicativi e di lavoro a distanza sia per gestire e coordinare processi produttivi spesso estesi a livello globale sia per valorizzare le conoscenze e competenze detenute al proprio interno. L'impiego estensivo delle nuove tecnologie ha consentito alla grande impresa di recuperare competitività sui fronti nei quali da sempre i distretti hanno costruito il proprio vantaggio competitivo: flessibilità e variabilità produttiva (Davenport e Prusack 1998, Quagli 2001).
2.2.3 Ripensare i distretti industriali
I distretti industriali, come hanno dimostrato studi empirici a riguardo, stanno conoscendo un crescente processo di delocalizzazione produttiva verso paesi che consentono di ottenere vantaggi consistenti sul fronte del costo della manodopera. Questo fenomeno non si esprime solo in termini di investimenti diretti all'estero ma anche con una sempre più consistente integrazione in chiave internazionale delle filiere produttive in capo ai distretti. In sostanza cambia la geografia delle reti di fornitura che si aprono al globale coinvolgendo interlocutori che non necessariamente insistono su uno stesso territorio. Le imprese distrettuali, se da un lato sono depositarie di conoscenze critiche di processo e di prodotto, e di rilevanti capacità innovative nei rispettivi ambiti di specializzazione, dall'altro si trovano spesso incapaci di rinnovare e valorizzare tali risorse in un contesto più ampio rispetto a quello in cui hanno tradizionalmente operato.
Studi empirici in diversi sistemi territoriali hanno infatti dimostrato una diffusa debolezza delle piccole e medie imprese sia nella gestione efficace ed efficiente delle relazioni produttive aziendali ed interaziendali (nella gestione della commessa per esempio) sia nella determinazione di processi formali e consapevoli di valorizzazione del proprio patrimonio cognitivo e relazionale che incidono sui potenziali di innovazione da un lato e sulle capacità di gestione e interazione con il mercato dall'altro (Corò e Grandinetti 2001, Corò e Micelli 2001).
2.2.4 La rifocalizzazione delle imprese italiane e di quelle medio-piccole in particolare
Il processo di internazionalizzazione della produzione in corso e la crescente perdita di capacità manifatturiera verso l'estero rischia di mettere in discussione la tenuta del modello distrettuale nella misura in cui i distretti hanno basato parte della loro forza competitiva su radicate competenze manifatturiere. In questo contesto, i distretti industriali si trovano di fronte alla necessità di riqualificare le proprie attività produttive, di rifocalizzarle verso attività capital intensive ma soprattutto knowledge intensive, capaci di generare un maggior valore aggiunto. Da un punto di vista strategico, le strade da intraprendere sono principalmente due: da un lato la differenziazione dell'offerta e un maggiore investimento in innovazione sia tecnologica che semantica (nei significati veicolati dal prodotto), dall'altro la gestione di reti produttive decentrate all'interno delle quali presidiare le attività a maggiore valore aggiunto (ricerca, co-branding, logistica, marketing, sviluppo di prodotto) lasciando ad altri lo svolgimento di attività labor intensive (Sviokla, Rayport 1995, Bracchi, Francalanci, Motta 2001).
Da questo punto di vista, il terreno nel quale le imprese si dovranno necessariamente confrontare è quello delle creatività. La dimensione immateriale del prodotto sta acquisendo sempre più importanza nell'attuale scenario economico. I significati veicolati dai prodotti più che l'aspetto tecnologico in senso stretto acquistano un valore crescente nel mondo del consumo. I distretti quindi devono investire in creatività, nella capacità di creare e proporre nuovi significati e di esplorare nuovi mercati. Si fa riferimento ad un concetto di creatività che non fa capo unicamente all'individuo ma che ha una rilevante dimensione sociale e che si sviluppa all'interno di dialoghi complessi e interazioni qualificate che presiedono la condivisione della conoscenza. In questo senso anche le tecnologie di rete, se opportunamente declinate rispetto alle specificità dei diversi modelli imprenditoriali, possono rappresentare una leva di sviluppo delle PMI e dei sistemi di sviluppo locale supportando e veicolando la creatività attraverso l'abilitazione di interazioni complesse e scambi di conoscenza tra persone.
2.2.5 Il Knowledge Management come fattore di competitività
Nell'attuale scenario economico e competitivo, le modalità con cui effettivamente potranno realizzarsi i processi la rifocalizzazione delle attività tipiche dell'impresa in chiave innovativa e creativa risultano non ancora ben definiti e solo parzialmente esplorati (Becattini 2003, Brunetti, Micelli e Minora 2002). Gli studi sviluppati nell'ambito della grande impresa di matrice americana vanno approfonditi e declinati con la specifica realtà del sistema industriale italiano.
Il programma di ricerca intende studiare il ruolo che creatività e conoscenza hanno nella generazione di valore economico e nella determinazione del vantaggio competitivo sostenibile per l'impresa (Micelli e Di Maria 2000). In particolare verrà messo in luce l'impatto della conoscenza (knowledge economy) nel rappresentare una prospettiva percorribile di sviluppo per i settori del "made in Italy". Il programma di ricerca mira ad approfondire il tema della creatività e dell'innovazione all'interno dei sistema di piccole e medie imprese e dei distretti industriali con particolare attenzione al tema della gestione della conoscenza. <<<



