Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
Armstrong, H. W., and R. Read (1998), “Trade and growth in small states: the impact of global trade liberalisation” World Economy, 21, 563–585.)
Bimonte, S. e Punzo, L.F., (2004), Turismo e sviluppo sostenibile locale nei sistemi microinsulari, Ministero delle attività produttive, DG per il Turismo, Roma
Bimonte, S. e Punzo, L.F., (2003), Turismo, sviluppo economico e sostenibilità: teoria e pratica, Protagon, Siena
Butler, R.W., (1980), The concept of tourism area life cycle of evolution, Canadian Geographer, n. 24, pp. 5-12
Brau R.; Lanza A.; Pigliaru F. (2003). How Fast Are the Tourism Countries Growing? The Cross-country Evidence, FEEM Working Papers. vol. No. 85.2003
Candela, G. (1996), Manuale di economia del turismo, Clueb, Bologna.
Davies, T. and S. Cahill (2000) Environmental Implications of the Tourism Industry. Discussion paper 00-24. Resources for the Future, Washington DC.
Del Bono, F. e Fiorentin, G. (1987), Economia del Turismo, NIS, Roma
Gylfason (2001), "Natural Resources and Economic Growth: what is the connection?", CESifo Working Paper 530.
Hazari B.R., Nowak J,J, e Sahli M., (2003), "International Tourism as a Way of Importing Growth", paper presented at the International Conference "Tourism Modelling and Competitiveness", Paphos, Cyprus, 24-25 October 2003
Jamieson, W. (2000) “The Challenges of Sustainable Community Cultural Heritage Tourism”. Paper presented at UNESCO Conference/Workshop on Culture, Heritage Management and Tourism, Bhaktapur, April 2000.
Krugman, P., (1991), Geography and Trade, MIT Press
Lanza, A. and F. Pigliaru (1994): “The Tourist Sector in the Open Economy”, Rivista Internazionale di Economiche e Commerciali, 41(1), pp. 15-28.
Lindberg, K., McCool, S., and Stankey, G., (1997), Rethinking carrying capacity, Annals of tourism research, vol. 24, n. 2, pp. 461-465.
Markandya, A. (2000) “Economic Instruments for Sustainable Tourism Development”, A. Fossati and G. Panella (eds.) Tourism and Sustainable Economic Development, Kluwer Academic Publishers.
Mastny, L., (2002), “Nuove regole per il turismo internazionale”, in: C. Flavin, H. French, G. Gardner, The state of the world 2002: stato del pianeta e sostenibilità; rapporto annuale, Worldwatch Institute, Washington
Mossetto, G., L’economia delle città d’arte: modelli di sviluppo a confronto, politiche e strumenti di intervento, ETAS libri, Milano, 1992.
Onofri L. e Scorcu A. E., The life cycle of exhibitions, mimeo, 2004.
Porter, M. (1990), The Competitive Advantage of Nations, Mac Millan
Read, R. (2004), “The Implications of Increasing Globalization and Regionalism for the Economic Growth of Small Island States”,World Development, 32, 365–378.
Sachs, J. and A. Warner (1995), "Natural Resource Abundance and Economic Growth", NBER Working Paper 5398.
Stankey, G.H., (1979), “A framework for social-behavioural research”, in: Burch, W.R., (ed), Long distance trails: the Appalachian trail as a guide to future research and management needs, New Haven CT, Yale University School of Forestry and Environmental Studies.
Taylor, T., Fredotovic M., Povh D., Markandya A. (2003) Sustainable Tourism and Economic Instruments: the case of Hvar, Croatia, in Proceedings of Tourism and Sustainable Economic Develompent Conference, Chia, Spetember 2003.
UNEP/MAP/PAP, (1991), “Carrying capacity assessment for tourism activities in the island of Vis”, Priority Action Programme”, Regional Activity Center, Zagreb;
UNEP/MAP/PAP, (1993), Carrying capacity assessment for the island of Rhodes: central and eastern part”, Priority Action Programm”, Regional Activity Center, Split;
UNEP/MAP/PAP, (1995), Guidelines for integrated Management of Coastal and Marine Areas- with special reference to the mediterranean basin, UNEP regional Seas reports and studies No. 161, Split;
UNEP/MAP/PAP, (1997), Guidelines for carrying capacity assessment for tourism in Mediterranean coastal areas, Priority Action Programme, Regional Activity Center, Split;
World Tourism Organization - WTO, (1995), “What Tourism Managers Need To Know: A Practical Guide To The Development And Use Of Indicators”, World Tourism Organization publications, Madrid;
WTO, (1983), Risk of saturation of tourist carrying capacity overload in holiday destinations in Europe. Country Cases Studies, Athens;
WTO, (1998), Guide fro local authorities on developing sustainable tourism;
WCED (World Commission on Environment and Development) (1987), Our common future (The Brundtland Report), Oxford, Oxford U.P.
Parole Chiave
TURISMO SOSTENIBILE; CAPACITÀ DI CARICO; ECONOMIA DELL'ARTE; CLUSTER ANALYSIS; SPECIALIZZAZIONE TURISTICA; CRESCITA; TASSE AMBIENTALI E DI SCOPO

Sviluppo locale sostenibile e turismo

Università degli Studi di Siena
Abstract
Il progetto di ricerca riunisce 4 gruppi interessati alle tematiche dello sviluppo locale sostenibile in relazione al turismo. Tali gruppi sono basati in altrettanti siti chiave (tra loro complementari per tipologia) dello sviluppo turistico del bacino del Mediterraneo. Questi siti sono perciò naturali laboratori per una ricerca policy-oriented sia teorica che applicata. Gli assi tematici centrali che verranno analizzati, hanno infatti importanti implicazioni sulla governance dei processi di sviluppo locale, e sono individuati nei seguenti: i)costruzione di metodi di valutazione della capacità di carico turistica sia fisica che economico-sociale dal punto di vista duale delle funzioni di welfare dei turisti ma anche dei residenti; ii) a questa tematica si lega quella dell'elaborazione e valutazione di strumenti economici, tra questi quello della fiscalità di scopo, che ha avuto ed ha particolare rilievo nel momento in cui viene pensata come potenziale strumento fiscale per risolvere almeno alcuni dei problemi della sostenibilità del turismo, quelli legati ai bilanci locali, ma anche la valuazione della performance delle imprese turistiche; iii) chiaramente questi due temi a loro volta si legano alla problematica generale della preservazione dei valori culturali ed ambientali ai quali sono legati i flussi turistici, e questo richiede sia un'adeguato sistema di valutazione, iv) sia modelli;previsivi in senso lato che permettano di disegnare ed analizzare i vari scenari di sviluppo macroeconomico in relazione all'impatto turistico sulle economie locali, valutandone tra l'altro anche l'impatto economico di lungo periodo. E' evidente che i quattro aspetti menzionati in pratica attaccano il problema nella sua dimensione molteplice. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Lionello Franco PUNZO Università degli Studi di SIENA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il principale obiettivo del programma di ricerca è di produrre un framework coerente dove una varietà di tematiche inerenti lo sviluppo turistico sono organicamente fuse con i temi dello sviluppo locale, visto come un processo di crescita endogena community-based e community-driven (questo implica che non verranno analizzati casi relativi alle cosiddette attrazioni turistiche artificiali). Non esiste, allo stato attuale, una tale visione unificata dei due insiemi di fenomeni, nonostante il turismo svolga un ruolo centrale in molte località come motore dello sviluppo locale, in alcuni casi costituendone l'unica componente.
Inoltre, è obiettivo della ricerca di coniugare queste due tematiche, finora tenute separate, con la più ampia questione della sostenibilità, vista quale strumento per una crescita duratura. La sostenibilità verrà qui analizzata nelle sue tre dimensioni (ambientale, economica e sociale), considerando, perciò, l'aspetto della compatibilità ambientale, dell'accetabilità sociale (nell'ottica dei principi propri dell'Agenda XXI) e, infine, della profittabilità economica di lungo periodo basata su un corretto e socialmente accettato sistema uso di risorse scarse ed irriproducibili, quale sono appunto quelle su cui si basa il turismo. In quest'ottica, l'obietivo è di sviluppare un nuovo approccio "strutturale" e di "benessere" al turismo ed allo sviluppo locale.
Il programma di ricerca intende, inoltre, testare disegni teorici alternativi, nonché le implicazioni di policy per la governance di quei processi di sviluppo che ne derivano, anche attraverso esperimenti ed indagini empiriche. Si partirà, quindi, da una riflessione comparativa aggiornata sulle teorie, metodologie e strumenti analitici fin qui proposti per affrontare alcune delle questioni più rilevanti e dibattute dello sviluppo locale basato sul turismo quale volano o motore, e sulle esperienze concrete in alcuni dei siti dove questo modello si è realizzato (Toscana, Sardegna, Romagna) o viene realizzandosi (Brasile, Uruguay).
Il gruppo di ricerca raggruppa 4 unità locali che presentano forti sinergie per quanto riguarda le competenze, oltre ad essere rappresentative di altrettante regioni mediterranee dove esistono e si affrontano problemi per alcuni versi simili anche se generati da tipologie fondamentalmente diverse di turismo. Per loro stessa natura, quindi, questi territori costituiscono "laboratori naturali" per sviluppare nuove linee di ricerca teorica ed applicata come per sperimentare nuovi modelli di crescita economica rispettosa dell'ambiente. Il gruppo di ricerca coinvolgerà anche altri ricercatori, anch'essi interessati alle tematiche dello sviluppo locale e del turismo (tra l'altro già in contatto per effetto di legami ora bilaterali con singole unità), intorno ad iniziative specifiche (Università della Corsica, Universidad Federal de Minas Gerais a Belo Horizonte, Universidad de la Republica, Montevideo).
All'interno del quadro di riferimento unitario rappresentato dallo sviluppo sostenibile e, in particolare, del turismo sostenibile, l'analisi si focalizzerà principalmente sui seguenti assi tematici: i) la relazione tra opzione di specializzazione turistica e crescita economica; ii) valutazione delle capacità di carico turistiche; iii) analisi ed elaborazione di strumenti economici per la sostenibilità turistica; iv) valutazione e valorizzazione dei beni d'arte e dei beni culturali, incluse le città d'arte. Più in particolare, il primo asse tematico ha come obiettivo l'ulteriore elaborazione di strumenti di analisi teorica ed empirica del rapporto fra specializzazione turistica, effetto spiazzamento sulle attività tradizionali, utilizzo sostenibile delle risorse ambientali, e crescita economica di lungo periodo. Lo studio di tale rapporto, seppure da un angolo visuale diverso, è al centro anche della riflessione dell'altro asse tematico, dedicato alla valutazione di indici di sostenibilità e tra questi in particolare della capacità di carico turistica. A differenza degli approcci tradizionali, dove l'ambiente, rappresentato attraverso un vettore di indici di tipo fisico-chimico, viene visto come vincolo esterno ed esogeno rispetto al quale massimizzare la performance economica, questa linea di ricerca considererà l'ambiente tra le variabili endogenamente valutate. In questo modo, si cercherà di recuperare la dimensione soggettiva di alcuni fenomeni, nonché di dare un importante ruolo a tale dimensione riflettente i livelli percepiti di welfare, nella determinazione e nel rispetto di vincoli altrimenti oggettivi. Inoltre, invece di considerare come si fà comunemente le comunità dei residenti e dei turisti come internamente omogenee e monolitiche, la ricerca articolerà un framework analitico che permetterà lo studio della dinamica per nulla deterministica (potenzialmente conflittuale) generata dall'incontro di due comunità multicomponente. L'analisi di tali aspetti permetterà di produrre elementi conoscitivi utili a definire gli spazi per una politica della gestione territoriale e gli opportuni strumenti di intervento.
La costruzione e valutazione di questi aspetti costituiscono obbiettivo centrale del terzo asse tematico, volto all'analisi e l'elaborazione di strumenti per la sostenibilità turistica, sia dal lato dell'offerta che della domanda. Qui, un'attenzione particolare sarà riservata sia agli strumenti di tipo economico, visti nella duplice veste di strumenti per l'internalizzazione delle esternalità e la regolazione dei flussi e di fonte di gettito da destinare al recupero economico e funzionale delle risorse turistiche, che all'analisi di benchmarking del comportamento delle imprese turistiche. Quest'ultima area tematica si integra e viene completata dall'indagine dell'ultima unità, che è focalizzata sull'elaborazione e studio di metodi di valutazione statica e dinamica dei beni culturali e dei giacimenti d'arte. Questi temi a loro volta si legano alla vasta problematica della valutazione delle politiche per la valorizzazione e la tutela dei valori culturali ed ambientali, ai quali sono legati molti dei flussi turistici nel Mediterraneo ed in Italia. La ricerca mirerà inoltre a sviluppare modelli per lo studio delle relazioni tra clusters artistici e clusters industriali al fine di disegnare ed analizzare vari scenari di sviluppo territoriale.
Scopo del progetto, quindi, è sviluppare un'analisi unitaria della problematica dello sviluppo turistico sostenibile a livello locale evidenziandone la natura multiforme. Il progetto intende inoltre contribuire allo sviluppo di metodologie di analisi nuove, nonché di intervenire in un campo ancora troppo poco esplorato che, a dispetto dell'importanza reale che riveste, stenta ad emanciparsi (e ad essere riconosciuto) come settore di indagine autonomo. Il comparto turistico e la teoria del turismo sostenibile necessitano per loro stessa natura di un approccio integrato ed interdisciplinare. Da questo punto di vista, il progetto rappresenta un primo tentativo di avviare una riflessione su una serie di aspetti importanti inerenti lo sviluppo turistico locale improntato ai principi della sostenibilità. Allo stesso tempo, la sua novità sta nell'essere un esperimento per avviare, un confronto tra esperienze e professionalità diverse, come dimostrano le competenze dei ricercatori e studiosi coinvolti. Ma se la differenza di expertise tra i ricercatori aggiunge un bonus, la complementarietà dei territori dove operano i singoli gruppi permette di rivedere i singoli aspetti nelle loro profonde articolazioni geografico-culturali. <<<
Risultati parziali attesi
Trattandosi di una fase organizzativa e di analisi dell'esistente, il principale risultato atteso sarà quello di produrre alcune riflessioni critiche, in forma di survey papers, sui temi e nelle aree tematiche individuate dal progetto. Queste verranno pubblicate sui working papers dell'Osservatorio per il Turismo Sostenibile e di CRENOS e costituiranno materiale di discussione nei workshops che si prevede di organizzare. Costituiranno anche materiale di base dal quale partire per l'avvio delle fasi successive, e svolgeranno anche una funzione nella formazione universitaria e di altro livello. A completamento dell'inquadramento tecnico e metodologico del programma di ricerca, data la natura interdisciplinare e multiobiettivo del tema generale, verrà sollecitata anche la pubblicazione di contributi di studiosi esterni al gruppo, alcuni stranieri.Il prodotto principale di questa fase è rappresentata dall'elaborazione dei piani di campionamento, di interviste e dalla definizione della ricerca sul campo di dati rilevanti ai fini dell'analisi. In un'ottica di Agenda 21 locale, molto importante sarà la partecipazione ai gruppi di lavoro di alcune comunità locali con le quali già sono in essere collaborazioni, dai quali ci si aspetta di ottenere importanti informazioni sulla percezione che i residenti hanno su alcune delle tematiche affrontate nel progetto. Partecipanti ai teams di Cagliari e di Rimini costruiranno intanto e testeranno modelli econometrici appropriati ai loro subtemi.Costituzione di una banca dati, di una rete di relazioni utili a sviluppare anche ricerche future e di metodologie esportabili. I dati raccolti saranno resi disponibili alla comunità scientifica mediante pubblicazione sul sito web dell'Osservatorio per il Turismo Sostenibile. Su questo sito, si aprirà inoltre uno spazio dedicato alla raccolta e diffusione di informazioni relative all'argomento di indagine del progetto stesso (bibliografie aggiornate, contributi aggiornati attinenti ai temi del gruppo di ricerca etc.)
Inoltre tra i risultati attesi, ovviamente si contano gli articoli scientifici, anche in forma congiunta, e loro presentazione sia agli incontri del gruppo di ricerca che a convegni nazionali ed internazionali.
Si prevede inoltre l'organizzazione di una conferenza, con la collaborazione dell'Osservatorio per il Turismo sostenibile ed il Centro per il Turismo contro la povertà in Brasile. In relazione a quest'ultimo evento, si pianifica la pubblicazione di un volume collettaneo, con interventi anche di studiosi esterni al gruppo, italiani e stranieri. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il problema
Per la sua ispirazione metodologica e tematica, il progetto si inserisce naturalmente nel filone di ricerca sullo sviluppo locale sostenibile e, in particolare, sulla problematica assai variegata associata allo sviluppo locale trainato dal turismo. La modellizzazione prevalente di ispirazione largamente macroeconomica e input output, ha studiato il turismo come componente esogena della domanda in grado di attivare un processo moltiplicativo, ignorando di fatto le implicazioni socioeconomiche e gli aspetti di analisi di welfare al di là dell'impatto sul reddito corrente e sull'occupazione. Lo stesso processo di sviluppo legato al turismo è stato analizzato in forma deterministica ricorrendo alla teoria importata del ciclo di vita ed adattandola al prodotto turistico (Burtler 1980, Candela, 1996, Del Bono e Fiorentini, 1987). D'altra parte, il grande assente dalle trattazioni correnti del turismo è la comunità locale dei residenti, naturali stakeholders del patrimonio di risorse che quasi sempre è alla base dell'attrattività della destinazione. Coniugare sviluppo locale e sviluppo turistico riporta l'attenzione sul fatto che turismo implica incontro tra comunità.
Alla disattenzione per questo aspetto centrale corrisponde la realtà di un eccessivo sviluppo turistico. L'evidenza empirica crescente, in effetti, mostra come molte aree geografiche, soprattutto quelle di piccole dimensioni, abbiano individuato nel turismo il volano per lo sviluppo locale. Dai dati macro si nota che sicuramente negli ultimi anni il settore si è caratterizzato per una forte crescita e, quindi, crescente forza trainante sul resto di tali economie. Le esperienze di crescita, tuttavia, sembrano sempre più spesso caratterizzarsi per un forte processo di concentrazione, un basso livello di partecipazione, soprattutto in termini di equità distributiva e di controllo delle risorse, cosa largamente confermata dai dati del World Tourism Organization (Mastny, 2002). A questo si deve aggiungere che, al fine di conquistare posizioni sul mercato turistico mondiale, vari paesi, in particolar modo quelli in via di sviluppo o situati in aree marginali, stanno rinunciando al controllo diretto delle proprie risorse dovendo o preferendo cederle anche a condizioni sicuramente sfavorevoli nel lungo periodo, in alcuni casi deprivando le comunità locali di diritti storici. A questo si può aggiungere che la fragilità economica di molti territori spinge spesso i paesi a diventare vere e proprie monocolture turistiche, il turismo divenendo non solo volano o motore ma attività unica o di gran lunga principale, con le conseguenze sociali ed economiche che ne derivano.
Questi, come altri meno drammatici problemi, dipendono naturalmente dalla relativa robustezza delle comunità coinvolte, ma, anche, fondamentalmente, dal fatto che i modelli di crescita seguiti non sono di tipo endogeno. Ne deriva, perciò, un inefficiente utilizzo dell'insieme di risorse locali specifiche al territorio, così come un inefficiente gestione sociale del fenomeno. Modelli di sviluppo governati dall'esterno fanno sì che il territorio e le comunità li subiscano passivamente, ottenendo benefici inferiori a quelli che potrebbero ottenere altrimenti (e che si aspettano). Ma, pur tralasciando quest'ultimo aspetto, cioè un ritorno economico per i residenti ben al di sotto del potenziale, simili forme di sviluppo producono ingenti danni socio-ambientali, spesso irreversibili, che alla lunga si ripercuotono negativamente sullo stesso sviluppo turistico (per i riferimenti si rimanda alla bibliografia delle singole unità).

I casi dei paesi in via di sviluppo, ma anche di alcune realtà mediterranee fondamentalmente deboli rispetto alla capacità di controllare il proprio sviluppo, possono essere anche guardati come le estreme realizzazioni di un comune e diffuso pericolo, quello di uno sviluppo locale veloce e di breve durata (una meteora) che quindi non garantisce ai naturali stakeholders territoriali i bonus, reali e monetari, che questi si aspettano di ottenere. Casi come Rimini, dove forti comunità locali hanno sviluppato un efficiente sistema di governance, costituiscono, per alcuni versi, buoni esempi per il paese.
Per poter adeguatamente sfruttare in un'ottica di lungo periodo le opportunità di reddito ed occupazione connesse con lo sviluppo turistico è necessario invece rendere quest'ultimo un elemento di valorizzazione dei beni materiali ed immateriali e non di consumo delle qualità dei territori riceventi. La tutela/valorizzazione delle diversità culturali, tradizionali, gastronomiche, cioè di tutte quelle risorse non trasferibili e specifiche al territorio (le risorse del sistema locale, quindi), sta sempre più diventando una variabile strategica per competere su mercati sempre più globalizzati e standardizzati (come sappiamo anche da altrove, vedi Porter, 1990; Krugman, 1991). La pura logica dello sfruttamento delle risorse e della riduzione dei costi non è pagante alla lunga; essa può solo produrre una pericolosa race to the bottom. (Questo è particolarmente vero vero per i sistemi piccoli e marginali, come è il caso delle isole che diventano destinazioni turistiche (Bimonte e Punzo, 2004)). Invece, se associato a politiche per la sostenibilità e per la valorizzazione delle risorse locali (comprese quelle umane), il turismo diviene un fattore strategico dello sviluppo diffuso e distributivamente più equo. Come sottolineato dalla campagna lanciata da UNEP, se l'interesse delle comunità locali è meso al primo posto, il turismo può essere un forte strumento per la lotta alla povertà.

Lo stato dell'arte
È da queste considerazioni generali, dall'inerente letteratura, così come da alcune azioni pubbliche e private, che hanno come obiettivo lo studio di forme non troppo dissimili di contesti socioeconomici (che sono anche caratteristici di larghe parti del primo mondo e del bacino mediterraneo), che prende le mosse il progetto di ricerca. Questo richiede di ripensare innanzitutto i risultati della letteratura esistente sulla relazione tra specializzazione turistica e crescita economica, con approfondimenti sia di tipo analitico che empirico. Questa esigenza è rafforzata dal fatto che alcune recenti ricerche empiriche mostrano come, in anni recenti, i Paesi turistici abbiano avuto performance comparativamente migliori (Brau, Lanza e Pigliaru, 2003), ed , in media, anche livelli di reddito superiori (Armstrong et al., 1998; Read, 2004). A fronte di tali evidenze è lecito chiedersi quale sia il meccanismo economico sottostante e in che misura tale meccanismo consenta la sostenibilità di lungo periodo del processo di crescita. Più in particolare, è importante capire se la rapida crescita nei paesi turistici sia dovuta a un rapido ma insostenibile sfruttamento della risorse naturali, o rappresenti invece un fenomeno più complesso. A favore della prima ipotesi troviamo la letteratura che, sulla scia delle analisi del c.d. "dutch disease", sostiene che le attività basate su ampie dotazioni di risorse naturali hanno un impatto negativo sulla crescita (Gylfoson, 2001 e Sachs e Warner, 1995); a favore della seconda, invece, troviamo la letteratura secondo la quale lo sviluppo turistico potrebbe essere fortemente caratterizzato e favorito dall'esistenza di un trend positivo della ragione di scambio fra settore turistico e altre attività (Lanza e Pigliaru, 1994; Hazari, Nowak e Sahli, 2003).
Seppur da un angolo visuale diverso, la sostenibilità dei processi di sviluppo turistici ed i possibili effetti spiazzamento da esso generati, con i relativi processi di feedback, sono alla base della riflessione teorica sviluppata nella letteratura sulla Capacità di Carico Turistica (TCC) (UNEP e WTO vari anni). Il limite di questa letteratura, così come si può vedere nelle guidelines della Commissione Europea e da quelle del World Tourism Organization, è di essere profondamente influenzata dalla pregiudiziale fisica, di fatto ignorando i risvolti socioeconomici del problema ed in particolare le implicazioni di welfare mutuo dei turisti e non meno dei residenti. Come evidenziato in Bimonte e Punzo (2004), invece, i modelli di sviluppo attuati possono influenzare le relazioni ed i gradi di conflittualità tra residenti e turisti. Oltre ad avere ricadute di tipo socioeconomico (la conflittualità riduce infatti il potere attrattivo di una località), questo a sua volta ha effetti non secondari sulla percezione dei problemi ambientali, nonché sull'efficacia ed efficienza delle politiche ambientali. La TCC, più che un valore, dev'essere pensata e costruita almeno come un intervallo di valori (se non addirittura come una superficie) all'interno del quale si può realizzare il processo di sviluppo turistico locale. Per molti aspetti essa è una management notion, più che un concetto scientifico ed un insieme di indici numerici, (Stankey, 1979; Lindberg et al, 1997).

Questi aspetti stanno diventando sempre più evidenti nella letteratura sulla sostenibilità, in generale, ed in quella turistica, in particolare, dove si mostra un'attenzione crescente proprio per la dimensione sociale ed economica dello sviluppo. Contrariamente a un'opinione diffusa fino a poco tempo fa, un miglioramento dell'ambiente, così come un miglioramento nelle condizioni generali di vita e di salute della popolazione, si manifesta sempre di più come una delle precondizioni per lo sviluppo economico. In effetti, come sottolineato anche dalla Commissione Bruntlandt, sembra esistere una sorta di trappola ambientale, in cui si evidenzia da un lato che lo sviluppo eccessivo produce inquinamento e, dall'altro, che l'inquinamento blocca lo sviluppo; ma anche che se la povertà distrugge l'ambiente, l'ambiente distrutto produce povertà (WCED, 1987). Quanto appena detto sembra essere particolarmente vero nel caso del turismo dove diventa importante studiare non solo le tre dimensioni della sostenibilità (ambientale, economica e sociale), ma anche le reciproche relazioni.
Purtroppo, contrariamente a quanto accade per lo sviluppo sostenibile, la ricerca sullo sviluppo sostenibile è ancora in una fase embrionale, anche in conseguenza di tutta una serie di peculiarità proprie del fenomeno turistico. Una delle differenze più evidenti tra il turismo e le attività più tradizionali è costituita dalla tipologia di risorse coinvolte e dall'ampia gamma di effetti esterni che esso genera, frutto anche della molteplicità di attività coinvolte (Davies e Cahill, 2000; Taylor et al. 2003; Markandya, 2000; Jamieson, 2000). Questi ultimi si realizzano in una varietà di forme, che vanno dal danno ambientale in senso stretto al degrado del patrimonio culturale; dallo spiazzamento nei confronti di attività tradizionali alla scomparsa di preesistenti culture e modi di vita tradizionali.

Appare, perciò, chiaro che una tale varietà di effetti esterni negativi (ma ne esistono di positivi) richiede un set di strumenti appropriati in grado di stimolare pattern di comportamento e scelta più sostenibili ma anche generare fonti di finanziamento per la compensazione dei costi ambientali e sociali causati. La complessità del problema richiede di intervenire con strumenti combinati che incidano sulla domanda, in particolare sul comportamento dei visitatori, e sull'offerta, con una analisi dettagliata della sua efficienza (analisi di benchmarking). Anche in questo caso, l'ampia letteratura esistente in materia se da un lato costituisce una fonte alla quale attingere, dall'altro necessita di essere calibrata in funzione delle specificità del settore in questione e delle sue dinamiche.
Il dibattito politico sull'uso delle tasse di scopo, di biglietti di accesso, di strumenti di certificazione sta a testimoniare il grande interesse per questi argomenti. D'altra parte, il livello interlocutorio di tale dibattito, indica che esistono ancora ampi margini di guadagno che possono scautire da simili ricerche teoriche ed applicate.

Questi argomenti si ritrovano anche nel dibattito sulla valutazione e valorizzazione dei beni d'arte. Purtroppo, la scarsità di risorse finanziarie obbliga sempre più spesso, anche in campi dove ciò non dovrebbe accadere, a ragionare in termini di costi e benefici. Perciò, anche nel campo della gestione dei beni d'arte si pone un problema di valutazione e di politica di intervento. Anche in questo caso, come nel precedente, si pone un problema di determinazione della disponibilità a pagare, da un lato, e di definizione di principi di qualità gestionale dall'altra. Ancora una volta, la specificità del settore rende difficile l'utilizzo puro e semplice dei principi e delle metodologie altrove sviluppate. Infatti, come è noto, in assenza di fattori limitanti, il prezzo di lungo periodo di prodotti omogenei è riconducibile ai costi di produzione. Così non è per i beni d'arte, dove esso risulta essere sganciato da questo elemento. In questo campo, il problema è reso ulteriormente complicato dall'esistenza di elementi aggiuntivi, quali gli effetti sociali, le caratteristiche pubbliche del bene (Mossetto 1992). Allo stesso tempo, dal lato dell'offerta, si pone un problema di scelta tra valorizzazione e tutela. Questo aspetto non è di secondaria importanza in un paese, come l'Italia, disseminato di beni d'arte dove non sempre è facile separare il bene dal territorio nel quale è collocato. Ciò, naturalmente è collegato (e lo rende più complesso) al problema della valutazione. Infatti, la valutazione dei beni culturali non deve ricercare un valore "oggettivo" del bene d'arte, poiché esso dipende in modo cruciale dal contesto artistico, temporale (ciclo di vita) e spaziale (gruppo di riferimento). Questo, per esempio, è particolarmente evidente nel caso delle mostre (Onofri e Scorsu, 2003).
Diventa allora di fondamentale importanza, soprattutto per un paese come l'Italia, procedere per prima cosa ad una valutazione della dispersione geografica degli interventi pubblici e privati nei beni culturali. Non solo, ma vista la presenza di esternalità uni e bidirezionali, molto interessante risulta studiare i clusters artistici in riferimento ai clusters industriali per verificare se ed in che misura il patrimonio artistico ha influenzato l'industria turistica locale e attraverso questa lo sviluppo industriale dell'area. <<<