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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
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Classificazione geografica
Bibliografia
BIBLIOGRAFIA

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Parole Chiave
IDENTITA; STRATEGIE COMUNICATIVE; ITALICITA; MEMORIA COLLETTIVA; TELEVISIONE; GIORNALISMO; SFERA PUBBLICA; COMUNICAZIONE PUBBLICA; MIGRAZIONI

TESTI DI IDENTITA'. Migrazioni culturali e sfera pubblica: l'Italicità come risorsa cosmopolitica.

Università degli Studi di Firenze
Abstract
Partendo dal presupposto che i due paradigmi di partenza di questa ricerca - quello dello sguardo comunicativo proposto da Bechelloni e quello dello sguardo cosmopolitico proposto da Beck - siano tra loro complementari, ci si propone di rendere plausibile e argomentabile l'ipotesi che l'originaria ibrida identità italiana costituisca oggi una preziosa risorsa per la convivenza civile. Attraverso le prove fornite da mirate ricognizioni empiriche su un'ampia, ma contenuta, gamma di testi di identità italici o italiani: narrazioni giornalistiche e di fiction televisive, interviste lunghe a italiani di origine stabilmente insediati nelle Americhe e in Australia, biografie e autobiografie, testi scientifici revisionistici di vario tipo collegati con le narrazioni storiografiche… L'identità italiana è un enigma, in continua trasformazione, che si fonda su una pluralità di cause: la sua lunga durata storica, il carattere speciale della diaspora italica, e cioè tutto l'insieme delle caratteristiche di lunga durata che contribuiscono a identificare e definire l'italicità. Lavorando su tali oggetti empirici illuminati dalla teoria d analizzati con metodologie qualitative, si perverrà a rendere maggiormente visibile una rivoluzione inavvertita in atto, quella della nuova comunicazione, e altrettanto visibili i suoi nemici (i facilisti e i nihilisti). In modo tale da costruire uno sguardo sul nostro presente - sulle ali e sulle radici che lo caratterizzano - capace di farci uscire dalle secche interpretative del paradigma dominante nazional-statuale e percepire la nuova società cosmopolitica che si sta formando. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giovanni BECHELLONI Università degli Studi di FIRENZE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo

L'obiettivo del programma di ricerca si declina a tre livelli: a) teorico, b) metodologico, c) empirico (sostantivo).
A. Dal punto di vista "teorico" questo programma ha l'ambizione di rendere plausibile e argomentabile quel nuovo paradigma, in costruzione da qualche anno, che viene denominato dello "sguardo comunicativo". Un paradigma che si inserisce in quella corrente di studi che il coordinatore di questo programma ha denominato della "svolta comunicativa". Una conflazione tra "linguistic turn", "ethnographic turn" e "cultural studies" convergenti nel rinnovare l'approccio delle scienze sociali "mainstream" (sociologia e antropologia culturale, storia e scienza politica) allo studio dei processi culturali e comunicativi. Tale convergenza ha consentito di superare quei confini che hanno a lungo separato oggetti di studio (come le culture di élites da quelle popolari, la contemporaneità dalla storia, le società nazionali e locali dai processi di cosmopolitizzazione, i processi comunicativi da quelli sociali e politici, le società semplici da quelle complesse e così via) che non possono non essere descritti e interpretati che in un'ottica olistica, da punti di vista attenti alla interdipendenza, alla pluricasualità, alla lunga durata. In un'ottica sensibile alla continuità piuttosto che alle cesure storiche e secondo un approccio comparativo capace di distendere i fenomeni sociali nella durata temporale e nello spazio geografico: siano essi gli "eventi" che possono emblematizzare rottura e turning points, le "strutture" profonde rinvenibili in ciò che rende gli esseri umani specifici e unici rispetto alle altre specie viventi, nei processi che contribuiscono a rendere il farsi della storia e delle relazioni umane un continuo movimento, un'incessante trasformazione.
Nel contesto dell'unica certezza che, da un certo momento in poi del processo di ominazione, ha caratterizzato e caratterizza la vita degli esseri umani: la certezza, e la consapevolezza di tale certezza, della propria personale morte.
La "svolta comunicativa" è anche la conseguenza di una crescente consapevolezza, emersa dal combinarsi di un incontro tra il primo e indeterminato affacciarsi alla coscienza umana del nihilismo (come conseguenza delle varie forme assunte dalla "morte di Dio" e dal parallelo trionfo della scienza, della tecnologia e della correlata ideologia del progresso) e la doppia certezza (emersa tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Novecento): a) che i progressi tecnico-scientifici avevano messo nelle mani degli umani la possibilità di distruggere il mondo terrestre e b) che l'incapacità degli umani a costruire istituzioni sociali e politiche e forme di cooperazione capaci di tenere a freno le pulsioni invidiose e reciprocamente distruttive (paradigma di René Girard e riflessioni di Norbert Elias) potrebbero portare, come già Hegel aveva prefigurato (nell'interpretazione di Alexandre Kojéve e poi di Fukuyama, di Ernst Nolte, di Girard e di altri) alla fine della storia e cioè alla fine di quell'esistenza storica della specie umana che data da non più di 6.000 anni.
L'esperienza drammatica della cosiddetta Seconda Guerra Mondiale, la più drammatica di tutte le guerre prima di allora (sia per la forza distruttiva delle nuove tecnologie sia per il coinvolgimento diretto di tanta parte delle popolazioni civili, soprattutto in Europa), è stato inoltre un altro di quei fatti sociali totali che ha contribuito alla messa in moto dei processi che ci fanno oggi capire la portata della svolta comunicativa in atto.
Una svolta che ci porta a denominare "nuova comunicazione" (sulla scia della scuola di Palo Alto di Gregory Bateson e degli altri innovatori) quella "rivoluzione inavvertita" che è in atto da alcuni anni e che assomiglia, per le conseguenze di tipo pervasivo e globale che essa sta provocando a tutti i livelli della vita associata in ogni parte della terra (e innanzitutto nelle democrazie industriali o post-industriali avanzate del Nord Europa e del Nord America), a quella rivoluzione che si distese per tre secoli dopo l'invenzione dei caratteri mobili che dette l'avvio alle rivoluzioni del libro (Elizabeth Eisenstein).
B. Dal punto di vista "metodologico" questo programma consente di usare, nel contesto di un unico frame teorico, quella metodologia qualitativa (close reading, focus group, interviste lunghe, analisi secondaria di vasti insiemi di narrazioni biografiche e autobiografiche e di ricerche di ogni tipo) che tutti i componenti delle équipes di ricerca coinvolte hanno già sperimentato nei loro lavori pregressi o stanno sperimentando (dottorandi e assegnisti di ricerca). Metodologie qualitative che verranno impiegate per analizzare oggetti sociali già selezionati come strategici, emblematici e significativi, nelle precedenti esperienze di ricerca: narrazioni giornalistiche dei quotidiani a larga tiratura, narrazioni della fiction televisiva di successo, resoconti di esperienze di vita, di lavoro e di viaggio, narrazioni fumettistiche, tracce della memoria individuale e collettiva…
C. Dal punto di vista "empirico (sostantivo)" questo programma - sia attraverso il lavoro delle unità di ricerca coinvolte sia attraverso il lavoro di ricerca dei dottorandi e degli assegnisti - consente di esplorare e prendere in considerazione una mole significativa di materiali empirici relativi all'identità collettiva degli italici e degli italiani; così come viene vissuta e raccontata dagli attori sociali e così come viene rappresentata da media strategici come i giornali quotidiani, la fiction televisiva, le istanze di comunicazione pubblica e politica.
L'obiettivo finale del programma di ricerca è quello di riuscire a dimostrare la coerenza tra cornice teorica, procedure metodologiche, oggetti empirici per argomentare due possibilità: 1) la trasformazione della comunicazione da pericolo a risorsa; 2) la trasformazione dell'italicità - come condensato di un'identità ibrida carica di tradizione ma aperta all'innovazione - da curiosità museale a risorsa per un mondo meno conflittuale di quello che stiamo oggi osservando e vivendo. <<<
Risultati parziali attesi
Risultati parziali attesi: un approccio teorico-metodologico condiviso e procedure operative valutate economiche e pertinenti rispetto agli obbiettivi della ricerca.Risultati parziali attesi: l'accumulo, nei vari settori di specifica pertinenza della singola unità di ricerca, dei dati attesi sotto forma di registrazione di interviste lunghe, di resoconti di focus group, di schede analitiche di vari tipi di narrazioni mediali (giornalistiche e di fiction televisiva) resoconti di colloqui, schede di analisi mirate di testi storico-socio-antropologici prodotti negli ultimi anni (alcuni dei quali sono già indicati nelle parziali - per mancanza di spazio - bibliografie che accompagnano i modelli A e B di questo progetto, resoconti di colloqui, schede tematiche di sintesi ricavate da biografie e autobiografie e quant'altro di utile e di imprevisto sarà emerso nel corso del lavoro di campo atto a smentire o a confermare le ipotesi revisionistiche, rispetto ai paradigmi dominanti, che sorreggono l'impianto teorico-metodologico dell'intero progetto.Risultati parziali attesi: non solo risultati pubblicabili ma anche risultati capaci di accendere il dibattito sia tra gli specialisti sia tra il pubblico colto dei generalisti, potenzialmente interessati alle ricadute operative che questo progetto potrebbe avere per le politiche educative scolastiche e universitarie, per la formazione dei professionisti della comunicazione e, più in generale, per le politiche pubbliche mirate alla formazione di opinioni pubbliche più competenti e di istituzioni politico-sociali più adeguate alle sfide che la rivoluzione inavvertita della comunicazione sta ponendo alla convivenza civile. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
1. La base di partenza scientifica dell'intero progetto è costituita da una cornice teorica e metodologica comune a tutte le unità di ricerca coinvolte nel progetto; essendo esse formate da ricercatori e studiosi, di matrice e formazione sociologica, che condividono paradigmi e hanno fatto esperienze prolungate nel tempo di cooperazione scientifica tra loro e con la comunità internazionale; pur nella distinzione di orientamenti specialistici che insieme convergono verso la comprensione di un unico macro oggetto costituito dai processi di costruzione sociale della commplessità quali massimamente si manifestano nella società moderna, e più in particolare nella modernità estrema o nella seconda modernità (Giddens, Beck). La specificità dell'approccio che caratterizza le unità diricerca coinvolte nel progetto è costituita dal terreno elettivo che viene esplorato: quello della storia sociale della comunicazione, a partire dalle origini dell'esistenza storica umana (cinquemila anni orsono) e più specificamente dalle società del mediterraneo e del mondo ellenistico (con le sue radici nella civiltà antica costruita da fenici ed etruschi, da greci e romani), dall'uso sociale della parola pubblica (Socrate e Platone) e dalla scrittura. Per arrivare, attraverso i percorsi storici dell'Italia e degli italiani (dall'ottavo secolo A.C. ai nostri giorni) a rimettere in discussione i paradigmi dominanti sull'origine del capitalismo e della modernità, fortemente segnati dall'ottica della Riforma protestante e della nascita degli Stati nazionali. Si sta costituendo così, attraverso una prolungata esperienza di ricerca, un nnuovo paradigma denominato "dello sguardo comunicativo" (Bechelloni), che è stato messo alla prova nella pregresse esperienze di ricerca di ciascuno dei responsabili delle unità coinvolte (Bechelloni, Buonanno, Cavicchia Scalamonti, Natale, Pecchinenda, Solito) lavorando sulla contemoraneità italiana ed europea e sugli oggetti sociali attraverso i quali e coni quali si costruisce glocalmente la complessità sociale contemoranea (i grandi media di comunicazione costituti attraverso il giornalism e la fiction televisiva, la comunicazione pubblica e quella p olitica, la memoria individuale e quella collettiva, le identità e le culture, le nuove grandi correnti migratorie che si incontrano e si miscelano con le diaspore dell'antichità e con quelle della prima modernità). E i processi di ibridazione dei lessici e dei linguaggi, degli stili di vita e delle reti familiari, degli schemi interpretativi che reagiscono riflessivamente sulle grandi narrazioni.
I testi di identità, che costituiscono l'oggetto comune dell'esperienza di ricerca empirica di ciascun membro delle unità di ricerca coinvolte nel progetto, sono costituiti da tutti quei testi che si costruiscono intersoggettivamente ai confini tra le identità e le culture e che sono predisposti, più o meno consapevolmente, per attraversare tali confini acquistando perciò quelle caratteristiche ibride e contaminate che li rendono adatti al la doppia ermeneutica (Giddens) postula e che gli approcci narratologici ed etno-antropologici della close reading consentono di smontare allo scopo di rinvenirvi quelle tracce di cultura che rinviano all'altro; diversamente dislocato nel tempo e nello spazio: nella memoria individuale e collettiva che abbraccia l'esistenza storica degli umani e "nella realtà mista del nazionale-cosmopolitico, del global sense of place, della ‘poligamia di luogo' e del ‘cosmopolitismo banale' (Beck 2003, p. 30) che caratterizza la nostra contemporaneità".

2. Due brevi citazioni che rimandano a cinque grandi autori e a diverse epoche storiche, caratteristiche della nostra humana civilitas a rischio, possono servire per evocare la base di partenza scientifica del progetto di questa ricerca. Base che trae le mosse sia da un'intera vita di studio e di ricerca e dai provvisori punti di arrivo cui essa è pervenuta, sia da una costellazione di autori accomunati dalla doppia caratteristica di essersi formati un'identità da esuli (rispetto alla propria cultura di origine) e di aver lavorato sociologicamente per mettere a fuoco i tratti peculiari e distintivi della nostra contemporaneità definita come società della modernità estrema o della seconda modernità: da Elias a Bauman, da Todorov a Kundera, da Giddens a Beck.
La prima citazione è di Hannah Arendt che cita William Shakespeare, il quale ne La tempesta scrive (tr.it. di Salvatore Quasimodo): "Tuo padre è là nel fondo, a cinque tese; / già sono di corallo le sue ossa, / e i suoi occhi sono diventati perle. / Tutto di lui destinato a svanire / subisce ora dal mare un mutamento / in qualche cosa di ricco e di strano." La citazione è posta dopo il titolo Il pescatore di perle di un saggio (del 1968) su Walter Benjamin (morto suicida alla frontiera spagnola il 26 settembre 1940); il saggio comincia con queste parole: "Il passato, se viene trasmesso come tradizione, possiede autorità; l'autorità, nella misura in cui si presenta storicamente, diventa tradizione. Walter Benjamin sapeva che la rottura della tradizione e la perdita di autorità verificatasi nel corso della sua vita erano irreparabili, e ne dedusse di dover cercare nuove forme di confronto con il passato." (Arendt 2004, pp. 62-64).
La seconda citazione è di Johan Huizinga. Nel corso di una breve intervista, concessa ai primi di aprile del 1942 (a un ufficiale scrittore italiano reduce della campagna di Russia che lo era andato a trovare a Leida), contento che negli orrori della guerra fosse proprio un italiano che aveva sentito il bisogno di andarlo a trovare, gli dice: "Si, forse sarà l'Italia ad indicare la strada. L'Italia ha ancora da spendere la missione designatale da Mazzini." Huizinga poco dopo verrà arrestato e, in condizioni di cattività, ultrasettantenne, scriverà, prima di morire il 1° febbraio 1945, il suo ultimo capolavoro Lo scempio del mondo. Nel corso di questo libro dolente, lucido e straordinario, Huizinga fa più volte riferimento all'Italia. Richiamo due di tali riferimenti. Il primo: "L'Italia ha sempre avuto il vantaggio di potersi riconnettere al suo passato romano o etrusco o greco, con la sua rete di città antiche che in seguito alle prime conquiste del Cristianesimo erano sedi episcopali, e di potersi quindi risollevare rapidamente da ogni caduta per quanto fosse grave. Nonostante i colpi di sventura il paese era rimasto un vivaio dello spirito umano." (p. 41). Il secondo: "L'imperioso postulato di un'universale civiltà umana come base e principio della comunità è una delle più importanti sentenze che siano scaturite dalla mente incomparabile di Dante." (p. 64)
3. Anche il titolo di questo progetto - come anche quello dell'unità di ricerca del coordinatore - convoca l'attenzione del lettore sulla base di partenza scientifica. In particolare rimanda: a) sia ai lavori del sociologo tedesco Beck che nel suo ultimo libro tradotto in italiano (La società cosmopolita), prendendo posizione contro il nazionalismo metodologico, getta le basi per un nuovo paradigma interpretativo, adeguato alla realtà in atto della società cosmopolita, che denomina lo sguardo cosmopolitico; b) sia ai lavori del coordinatore di questa unità di ricerca e dell'intero progetto che nei suoi ultimi cinque libri (pubblicati nel 2003 e nel 2004) getta le basi per un nuovo paradigma (convergente e complementare con quello di Beck) che denomina, anche sulla scorta dei lavori di Norbert Elias e Tzvetan Todorov, di Ernst Nolte e di Renée Girard, lo sguardo comunicativo. In particolare si fa riferimento al libro Il Silenzio e il Rumore. Destino e fortuna degli italici nel mondo, che chiude una precedente fase della ricerca di Bechelloni (che si è avvalsa anche di co-finanziamenti del MIUR) e ne apre una nuova che potrà avvalersi, comulativamente, non solo dei risultati empirici di tali pregresse ricerche ma anche e soprattutto dei nuovi costrutti teorici e metodologici messi a fuoco. In particolare del testo seminale intitolato Svolta comunicativa.
Il progetto di questa ricerca si avvarrà quindi dell'apporto di due concetti tra loro complementari, elaborati all'interno di due distinte tradizioni di ricerca - quelli di sguardo cosmopolitico e di sguardo comunicativo - che possono essere considerati tra loro convergenti. Nel senso che lo sguardo comunicativo elaborato da Bechelloni è anche uno sguardo cosmopolitico (e, forse, si può anche dire il viceversa; al di là delle differenze lessicali e dei diversi percorsi che hanno portato i due sociologi alla concettualizzazione che propongono; nel senso che lo sguardo cosmopolitico è anche uno sguardo comunicativo).
4. Il titolo dell'unità di ricerca del coordinatore - "le ali e le radici" - deriva da Beck; il quale argomenta che i processi di cosmopolitanizzazione in atto (radicalmente diversi rispetto alla settecentesca contrapposizione tra cosmopoliti e locali-nazionali) postulano e convocano le competenze riflessive degli esseri umani che vogliono costruire il futuro e abitare il presente (le ali) a coltivare la memoria individuale e collettiva per ricostruire un passato da concettualizzare come tradizioni capaci di essere radici per il presente e per il futuro; piuttosto che ostacoli da rompere e distruggere come era stato costruito dalla teoria della prima modernizzazione e del nazionalismo metodologico.
5. Il sottotitolo dell'unità di ricerca del coordinatore - strategie per costruire uno sguardo comunicativo sulla società cosmopolitica a partire dall'esperienza storica degli italici - deriva da Bechelloni, il quale postula e argomenta l'esistenza, a partire dagli anni Trenta e Quaranta del Novecento, di una terza rivoluzione inavvertita; dal punto di vista della storia sociale della comunicazione.
5.1. Come è noto l'espressione "rivoluzione inavvertita" è stata utilizzata da Elizabeth Eisenstein per definire le enormi conseguenze sociali e politiche prodotte, a partire dal Quattro-Cinquecento, dalla tipografia e dal libro.
Bechelloni propone la medesima espressione per denominare sia le trasformazioni prodottesi, a partire da Socrate e Platone, nell'uso della parola parlata e scritta dopo l'avvento e la diffusione della scrittura (e si vedano, al riguardo, sia la celebre definizione di Huizinga - "la civiltà della penna" - sia i più recenti approdi delle ricerche ermeneutiche di Giovanni Reale su Platone - 2004) sia per denominare le trasformazioni della comunicazione che coinvolgono potenzialmente tutti gli esseri umani; a partire dal duplice avvento delle cosiddette comunicazioni di massa e delle "guerre europee" nel loro processo di diventare guerre mondiali (sia guerreggiate - la I e la II, più europee che veramente mondiali - sia ideologiche - la guerra fredda, la prima veramente mondiale - sia terroristiche o asimmetriche - l'attuale, pienamente mondiale attivatasi a partire dall'undici settembre 2001 - ).
Lo sguardo comunicativo si costituisce sulla scia di questa terza rivoluzione inavvertita, un processo che si sviluppa e si specifica da circa sessanta anni ma che comincia ad avere una straordinaria visibilità negli ultimi tre, con il generalizzarsi dell'uso di due parole chiave tra le maggiormente ricorrenti nel lessico contemporaneo: pace e comunicazione. La presenza di queste due parole segnala il problema a cui ciascuna di esse rinvia, il pericolo cui esse alludono; rispettivamente: guerra e incomunicazione (non comunicazione o mala comunicazione o, meglio ancora, come è stato teorizzato da Bechelloni, sulla scia degli studi pionieristici di Gregory Bateson, comunicazione disturbata e disturbante). <<<