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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Veneto
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Parole Chiave
CIBO; CULTURA; IDENTITÀ; COMUNICAZIONE; CORPO; SALUTE; RITO; RELIGIONE; CONFINECibo, cultura e identità
Università degli Studi di PadovaAbstract
La ricerca si propone di studiare la trasformazione dei processi di costruzione dell'identità individuale e collettiva mediati dalle pratiche alimentari nel contesto della società italiana contemporanea.L'ipotesi centrale della ricerca consiste nell'idea che le pratiche alimentari, che hanno sempre avuto un ruolo significativo nel segnare le distinzioni e i confini necessari a definire e a sorreggere le identità individuali e collettive, oggi abbiano una valenza più pronunciata che in passato in ragione di un insieme di trasformazioni economiche e sociali che hanno il loro punto di convergenza nella fine della scarsità alimentare in Occidente. La scissione fra il bisogno di nutrirsi ed il cibo sembra infatti collocare le pratiche alimentari, oggi ancor più di prima, all'interno della sfera della produzione di significati socialmente condivisi e conduce alla trasformazione degli alimenti (nelle diverse fasi di ideazione, produzione e adozione da parte di pubblici rilevanti) in oggetti liminari e polisemici, che fungono da giunzione rispetto a cerchie sociali con disposizioni diverse all'interno dello spazio sociale.
In questa prospettiva, i processi del consumo alimentare assumono una rilevanza non meramente economica, ma anche squisitamente sociale. Il consumo, quindi, come azione sociale dotata di senso e componente fondamentale della cultura materiale. Il consumo come elemento di interazione sociale, come incrocio di significati che contribuiscono alla creazione dell'identità collettiva ed individuale all'interno di uno spazio virtualmente oggi sempre meno definito, ma necessariamente innestato nella dialettica tra le tendenze che caratterizzano una cultura materiale planetaria e le "originarie" culture materiali locali.
Più specificamente la ricerca si propone di:
1. Ridefinire il concetto di "pratiche alimentari" come insieme relativamente coerente di elementi che sono connessi alle classificazioni del cibo, alle modalità del consumo, al discorso sul cibo e alle ritualità ad esso collegate, anche in una prospettiva storica.
2. Ricostruire i modi e i discorsi attraverso cui una pratica alimentare specifica - o un aspetto di essa - si afferma quale segno di identità personale e di gruppo, in opposizione o distinzione ad altri gruppi.
3. Analizzare i vari generi del discorso sul cibo, con una particolare attenzione all'uso, da parte degli attori coinvolti, del discorso scientifico e dei suoi esiti classificatori, specie se legati alla diffusione di regimi alimentari legittimati su base scientifica.
4. Individuare il nesso esistente, all'interno del discorso sul cibo, fra le pratiche alimentari e il corpo come luogo centrale dell'esperienza sociale. La medicalizzazione del corpo si riflette sul discorso sul cibo proprio perché le pratiche alimentari hanno un legame ovvio con il corpo e con la sua considerazione da parte degli attori.
5. Verificare i modi in cui le pratiche alimentari continuano a segnare l'appartenenza di genere.
6. Ricostruire la tensione fra globalizzazione e localizzazione, in particolare l'intreccio e le opposizioni fra la "macdonaldizzazione" degli stili alimentari e la costruzione di tradizioni gastronomiche locali, così come fra inclusione ed esclusione anche alla luce dei più recenti sviluppi del fenomeno dell'immigrazione nel nostro Paese.
7. Definire in che modo il processo di riformulazione delle pratiche alimentari si ripercuota sulla produzione degli alimenti, sull'introduzione di processi o di dispositivi tecnologicamente innovativi e sulle disposizioni delle cerchie sociali dei produttori di alimenti. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Vincenzo PACE Università degli Studi di PADOVAObiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca si propone di studiare la trasformazione dei processi di costruzione dell'identità indi-viduale e collettiva mediati dalle pratiche alimentari nel contesto della società italiana contempora-nea.L'ipotesi centrale della ricerca consiste nell'idea che le pratiche alimentari, che hanno sempre a-vuto un ruolo significativo nel segnare le distinzioni e i confini necessari a definire e a sorreggere le identità individuali e collettive, oggi abbiano una valenza più pronunciata che in passato in ragione di un insieme di trasformazioni economiche e sociali che hanno il loro punto di convergenza nella fine della scarsità alimentare in Occidente. La scissione fra il bisogno di nutrirsi ed il cibo sembra collocare le pratiche alimentari, oggi ancor più di prima, all'interno della sfera della produzione di significati socialmente condivisi e conduce alla trasformazione degli alimenti (nelle diverse fasi di ideazione, produzione e adozione da parte di pubblici rilevanti) in oggetti liminari e polisemici, che fungono da giunzione rispetto a cerchie sociali con disposizioni diverse all'interno dello spazio so-ciale.
Il cibo, proprio per le caratteristiche che ne sostengono i processi d'integrazione nel corpo uma-no, rappresenta un elemento di grande intimità allo stesso tempo individuale e collettiva (Douglas, 1985). Gran parte delle occasioni di costruzione, riconferma e ricostruzione delle relazioni in un gruppo, sono accompagnate dal consumo comune del cibo che sancisce così in modo profondo i le-gami sociali tra singoli e la condivisione di un'appartenenza ad una cultura materiale ed a una cultu-ra comunitaria o sociale.
La ritualità che accompagna le pratiche alimentari fa da contesto e da campo di strutturazione dei significati che si vogliono esprimere: il pranzo di lavoro, che si caratterizza come una condivisione pre-contrattuale (Mauss 1965) per poter contrattare; il buffet di un convegno come arena informale connessa alla formalità delle relazioni dal palco (Goffman 1987); la cena a lume di candela per cre-are un'atmosfera che prelude ed è parte integrante dell'incontro amoroso.
Ognuno di questi momenti e i cibi coinvolti non sono leggibili come un semplice arricchimento del nutrimento, ma esprimono in pieno il loro valore simbolico anche se questi possono essere banal-mente influenzati dalla moda o dal marketing: essere paninari o grandi gourmet, amare il fast-food o aderire allo slow-food, sono tutti segni che dichiarano un'appartenenza e si configurano come un vero e proprio elemento costitutivo di quella costruzione di sé come persone e come collettività che fa dell'alimentazione e delle sue forme di realizzazione il momento di costruzione dei confini delle identità.
Attorno all'alimentarsi e al non alimentarsi si organizzano — oltre ai riti religiosi come la sacra mensa a memoria dell'ultima cena o la cena pasquale; il digiuno eucaristico, quello pasquale e il ramadam o il mangiar di magro il venerdì — vari momenti rituali civili o semplicemente familiari: il pranzo del ringraziamento a segnalare un legame con la trascendenza dell'unità nazionale; i pran-zi di nozze, dei funerali o di laurea, per marcare e ritualizzare le transizioni nel corso di vita (van Gennep 1992, Turner 1986).
Sia ai riti religiosi come a quelli civili talvolta si connettono anche specifici cibi, in alcuni casi proposti e veicolati — o diffusi in aree più vaste di quelle d'origine dello specifico prodotto — dalla pubblicità e dal marketing: il tacchino, i confetti (di colore diverso), il panettone e il pandoro, l'uovo di cioccolato e la colomba, i cioccolatini.
In questa prospettiva, i processi del consumo alimentare assumono una rilevanza non meramen-te economica, ma anche squisitamente sociale. Il consumo, quindi, come azione sociale dotata di senso e componente fondamentale della cultura materiale. Il consumo come elemento di interazione sociale, come incrocio di significati che contribuiscono alla creazione dell'identità collettiva ed in-dividuale all'interno di uno spazio virtualmente oggi sempre meno definito, ma necessariamente in-nestato nella dialettica tra le tendenze che caratterizzano una cultura materiale planetaria e le "origi-narie" culture materiali locali.
Si tratta della "scoperta", della "riscoperta" e del mantenimento delle tipicità e del gusto (Bourdieu, 1983) che connotano i luoghi e le comunità locali. Una riscoperta che non assume valore solo in ambito commerciale e turistico (Secondulfo, 2001), ma che rappresenta azioni dotate di senso ri-volte a fondare nuovi elementi di identità individuale e collettiva attraverso il mutamento di proces-si, rituali e valori associati alle varie fasi di costruzione e di consumo del cibo a stretta valenza loca-le e culturale.
I modi di produzione, di distribuzione e di consumo di questo particolare aspetto della cultura materiale diventano dunque elementi che possono contraddistinguere una società alla pari di altri segni e di altri elementi simbolici veicolati da strutture di mediazione ben più analizzate e conosciu-te, nei loro effetti sociali, quale ad esempio, il linguaggio
Più specificamente la ricerca si propone di:
1. Ridefinire il concetto di "pratiche alimentari" come insieme relativamente coerente di elementi che sono connessi alle classificazioni del cibo, alle modalità del consumo, al discor-so sul cibo e alle ritualità ad esso collegate, anche in una prospettiva storica.
2. Ricostruire i modi e i discorsi attraverso cui una pratica alimentare specifica - o un aspetto di essa - si afferma quale segno di identità personale e di gruppo, in opposizione o di-stinzione ad altri gruppi.
3. Analizzare i vari generi del discorso sul cibo, con una particolare attenzione all'uso, da parte degli attori coinvolti, del discorso scientifico e dei suoi esiti classificatori, specie se legati alla diffusione di regimi alimentari legittimati su base scientifica.
4. Individuare il nesso esistente, all'interno del discorso sul cibo, fra le pratiche alimen-tari e il corpo come luogo centrale dell'esperienza sociale. La medicalizzazione del corpo si riflette sul discorso sul cibo proprio perché le pratiche alimentari hanno un legame ovvio con il corpo e con la sua considerazione da parte degli attori.
5. Verificare i modi in cui le pratiche alimentari continuano a segnare l'appartenenza di genere.
6. Ricostruire la tensione fra globalizzazione e localizzazione, in particolare l'intreccio e le opposizioni fra la "macdonaldizzazione" degli stili alimentari e la costruzione di tradizioni gastronomiche locali, così come fra inclusione ed esclusione anche alla luce dei più recenti sviluppi del fenomeno dell'immigrazione nel nostro Paese.
7. Definire in che modo il processo di riformulazione delle pratiche alimentari si riper-cuota sulla produzione degli alimenti, sull'introduzione di processi o di dispositivi tecnologi-camente innovativi e sulle disposizioni delle cerchie sociali dei produttori di alimenti. <<<
Risultati parziali attesi
Predisposizione della traccia d'intervista comune; predisposizione della traccia d'intervista specifica.Bozza del questionario standardizzato per la survey. Campione su base nazionale; Realizzazione e trascrizione di 40 interviste sulla traccia comune e 36 interviste sulla traccia di intervista specifica.Realizzazione e trascrizione di 200 interviste discorsive e somministrazione di 1000 questionari; data entry per 1000 questionari; realizzazione del report intermedio 1 con sintesi dei principali risultati delle interviste discorsive esplorative realizzate nella fase 2; traccia per la conduzione dei focus group di interesse comuneRealizzazione e trascrizione di 12 focus group; realizzazione e trascrizione di 15 interviste aggiuntive sulla traccia specificaRealizzazione del report intermedio 2 contenente i dati e le prime analisi per quanro riguarda la survey.Realizzazione del report conclusivo contenente i risultati complessivi della ricerca; bozza del libro sui risultati della ricerca. <<<Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Indagare il nesso che unisce alimentazione e identità costituisce un'occasione particolarmente ricca per approfondire alcune fra le problematiche più rilevanti dell'attuale dibattito sociologico sull'evoluzione delle società occidentali. Descrivere e analizzare le pratiche alimentari e le loro trasformazioni risponde, da un lato, alla necessità di comprendere la valenza culturale e l'organizzazione sociale di un ambito di socialità che, pur nascondendosi nella routine della quotidianità o nell'apparente leggerezza dello svago, esercita una funzione centrale nei processi di produzione e riproduzione della società e dall'altro, rappresenta una possibile via d'accesso per la comprensione di altri fenomeni, fra i quali assumono particolare rilevanza la tensione fra globalizzazione e localizzazione, il problema dell'integrazione culturale e religiosa, il problema della percezione e della gestione del rischio, la crescente commistione di sapere scientifico, innovazione tecnologica e vita quotidiana, ovvero la produzione di identità attraverso l'attribuzione a certe pratiche alimentari di significati in cui riconoscersi.Per lungo tempo la relazione fra alimentazione e identità è stata oggetto di riflessione e di analisi soprattutto in ambito antropologico. E' soprattutto dalla prospettiva antropologica che il cibo è stato considerato elemento materiale cruciale utilizzato per la creazione e il mantenimento delle relazioni sociali, capace di consolidare il senso dell'appartenenza di gruppo contemporaneamente segnandone i confini e la distanza da altri gruppi. Comunità territoriali o storiche, gruppi etnici o nazionali, classi e ceti sono stati di volta in volta studiati come "comunità alimentari" che intorno al cibo e al discorso sul cibo hanno elaborato pezzi importanti della propria identità ( Mintz, Du Bois, 2002; Caplan, 1997, Harris 1985, Goody, 1982, Lévi-Strauss 1964). E' affermazione antropologica ormai indiscussa che "in una società l'alimentazione non è volta soltanto alla soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma è anche una forma di comunicazione, l'occasione di scambi e atti ostentatori, un insieme di simboli che costituisce per un gruppo un criterio di identità. In nessuna società si mangia qualunque cosa, con qualsiasi persona o in qualunque occasione: l'alimentazione segue sempre regole molto rigide, e ad ogni deroga si attribuisce un senso, si associa una sanzione, ‘naturale' o ‘soprannaturale' (Valeri, 1977, p.345).
Non altrettanto ricca la tradizione sociologica al riguardo. Solo di recente, infatti, la sociologia ha riservato maggiore attenzione a questo ambito, riconoscendo che nell'alimentazione si riflettono rapporti sociali ed economici, valori e gerarchie di valori che spesso appaiono visibili solo in essa e attraverso di essa. Sulla scia di alcune importanti acquisizioni dell'antropologia, alcuni studi sociologici hanno messo in rilievo come le pratiche alimentari - o almeno alcune di esse - costruiscono e ricostruiscono la continuità e la permanenza della vita quotidiana, proiettandola in un passato di certezze e dando spessore alla sua "realtà" (Lupton, 1996). Egualmente di taglio storico - sociologico sono le riflessioni che identificano una implicita o esplicita corrispondenza fra la gerarchia dei valori alimentari e la gerarchia dei gruppi sociali o la gerarchia delle sfere di produzione e di acquisizione del cibo. Soprattutto rispetto a quest'ultimo punto la tensione fra globalizzazione e localizzazione appare più evidente. Le tendenze ad un consumo di cibo standardizzato e omologato, in tutti i luoghi uguale e senza tempo, rappresentano le determinazioni più evidenti di un processo che ha ormai assunto dimensioni planetarie (Ritzer, 1996; Rifkin, 2000). Tuttavia queste dinamiche si stanno lentamente confrontando e misurando con una tendenza opposta - la valorizzazione delle cucine locali, dei prodotti tipici, delle tradizioni culinarie - che disegna una fenomenologia particolare del consumo e della produzione, anche tecnologicamente avanzata, del cibo nella modernità radicalizzata (Giddens, 1990; 1999).
Le riflessioni e le analisi sviluppate nella direzione appena delineata incrociano, infatti, quelle accumulate a proposito della relazione fra scienza e società (Jasanoff et al 1994). Da questo punto di vista, lo sviluppo della scienza e delle sue applicazioni costituisce uno dei tratti distintivi della società occidentale, e ciò trova evidente conferma anche nelle pratiche alimentari. Non a caso, il mutamento dei criteri di gusto e di valutazione cerca in misura sempre maggiore forme di legittimazione nei criteri scientifici e nei saperi esperti. IL nesso cibo/salute - sempre presente nei discorsi sociali sull'alimentazione - presenta oggi una accentuata "scientificizzazione" che si riflette in nuove classificazioni degli alimenti. A questo proposito è quanto mai significativo che numerose ricerche europee ed italiane abbiano evidenziato un atteggiamento diffuso di opposizione soprattutto rispetto alle applicazioni dell'ingegneria genetica in ambito agro-alimentare piuttosto che in quello biomedico. Ciò si incrocia anche col crescente interesse sociologico nei confronti della dimensione del corpo come luogo di incrocio di pratiche e di significati sociali (Featherston et al 1991; Foucault 1976; Turner 1984) così come la riflessione antropologica sui temi della purezza e del pericolo (Douglas 1966) si congiunge a quella sociologica sulla tematica del rischio (Beck 1986) proprio sul terreno delle pratiche alimentari.
Di fronte a problemi di questa portata, fin qui tratteggiati, si avverte tuttavia la mancanza di analisi e di elaborazioni teoriche in grado di mostrare come tutti questi processi concorrano alla costruzione delle esperienze degli individui e dei gruppi nel corso della vita quotidiana e alla creazione di nuovi significati e di nuove forme di identità e, dall'altro, come si colleghino con tendenze evolutive di portata generale.
Lo studio delle pratiche alimentari può fornire un prezioso apporto in questa direzione e contribuire a soddisfare il bisogno di sintesi, teorica ed empirica, di cui si avverte la necessità. <<<



