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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
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Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
MITOSI, MEIOSI MASCHILE E FEMMINILE; STRUTTURA E FORMAZIONE DEL FUSO; FUNZIONE DEI CENTROSOMI; PROTEINE CENTROSOMALI; DROSOPHILA MELANOGASTER

L'organizzazione del fuso meiotico e mitotico: centrosoma e proteine centrosomali

Università degli Studi di Siena
Abstract
Il ruolo del centrosoma nella divisione cellulare è un problema di base che ha interessato i ricercatori per più di un secolo. I centrosomi, che costituiscono i principali centri organizzatori dei microtubuli nelle cellule della maggior parte degli eucarioti, sono ritenuti necessari alla formazione del fuso ed alla determinazione della polarità dei microtubuli. Ci sono alcune eccezioni al ruolo che questi organuli hanno nella formazione del fuso: le piante e alcuni oociti non contengono evidenti centrosomi, pur organizzando fusi funzionali. Sebbene per anni si sia ritenuto che i processi centrosoma-dipendenti e centrosoma-indipendenti di assemblaggio del fuso si escludessero a vicenda, ci sono attualmente evidenze sempre maggiori che i due meccanismi possano coesistere anche in cellule in cultura che normalmente contengono centrosomi funzionali. Queste osservazioni sollevano il problema se il contributo di microtubuli non-centrosomali alla formazione del fuso è un processo conservato negli eucarioti più alti e se questo meccanismo può contribuire alla formazione del fuso anche durante la meiosi maschile e femminile. In questo progetto abbiamo l'intenzione di utilizzare il moscerino della frutta Drosophila melanogaster come sistema modello in cui studiare:
a) se durante le mitosi sinciziali e nella meiosi maschile sia presente il contributo di entrambe le popolazioni di microtubuli centrosomali e non-centrosomali alla formazione del fuso;
b) se il fuso meiotico femminile anastrale possiede un meccanismo di formazione comune a quello che si osserva durante l'assemblaggio del fuso mitotico e se le proteine centrosomali che vengono normalmente localizzate nel fuso meiotico svolgono un ruolo nella sua organizzazione;
c) se il centrosoma svolge un ruolo diretto o indiretto nella riorganizzazione dipendente dal ciclo dellulare della rete di microfilamenti che avviene durante le mitosi del blastoderma sinciziale.
Per affrontare questi problemi utilizzeremo una analisi in vivo di embrioni, oociti e spermatociti che esprimono proteine legate alla GFP o dopo microiniezione di proteine marcate con sostanze fluorescenti. Utilizzeremo anche agenti che alterano il citoscheletro in maniera da manipolare direttamente o indirettamente l'apparato mitotico. Effettueremo anche una ricostruzione tridimensionale (3D) per mezzo di sezioni seriate al microscopio elettronico a trasmissione (TEM) e sezioni ottiche al microscopio confocale. In questo caso esamineremo mosche wild-type e mutanti per geni che codificano prodotti necessari alla funzionalità del centrosoma o all'integrità del fuso. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuliano CALLAINI Università degli Studi di SIENA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Una caratteristica essenziale della divisione cellulare è l'accuratezza con la quale avviene la segregazione dei cromosomi. La corretta organizzazione durante la fase M dei microtubuli in un arrangiamento bipolare è necessaria alla ripartizione tra le cellule figlie dei singoli cromatidi. Devono, perciò, essere presenti dei meccanismi di controllo che assicurino la presenza di due soli poli per ogni fuso. Sebbene il fuso sia stato descritto più di 120 anni fa, sorprendentemente conosciamo ancora molto poco dei processi coinvolti nella sua formazione. Nel regno animale si conoscono due modalità di assemblaggio del fuso. La prima, osservata nelle cellule somatiche e nella linea germinale maschile richiede l'attività organizzativa dei microtubuli ad opera dei centrosomi. La seconda, limitata alla linea germinale femminile sembra dipendere da una organizzazione dei microtubuli in prossimità della cromatina. Comunque dati recenti ottenuti in cellule in cultura sembrano limitare il ruolo del centrosoma come unico centro organizzatore delle fibre del fuso durante la mitosi. In queste cellule è stato, infatti, dimostrato che la formazione del fuso mitotico dipende da una interazione tra microtubuli astrali nucleati dal centrosoma con fibre del cinetocore di derivazione non-centrosomale. Così sembra esistere un processo di formazione del fuso indipendente dai microtubuli nucleati dal centrosoma anche nelle cellule che normalmente possiedono questi organelli. Un motivo che potrebbe spiegare la difficoltà di identificare eventuali fibre non-centrosomali e di comprenderne la funzione è probabilmente la presenza all'inizio della formazione del fuso di due grandi aster di microtubuli. Conseguentemente, non appena l'involucro nucleare si disgrega, numerosi microtubuli invadono la regione del nucleo rendendo molto difficile l'identificazione di microtubuli non-centrosomali che potrebbero essere eventualmente presenti. Un problema ancora irrisolto è se il processo di nucleazione dei microtubuli dipendente dalla cromatina è un meccanismo generale che può contribuire all'assemblaggio del fuso durante le mitosi somatiche e la meiosi maschile. Un approccio per affrontare questo problema potrebbe essere l'esame della dinamica dei centrosomi in Drosophila. Drosophila non solo offre i ben noti vantaggi per una analisi genetica, ma dà anche a possibilità di una analisi citologica di fenotipi mutanti in vari tipi cellulari in cui i difetti dell’organizzazione del fuso possono essere riconosciuti e analizzati con una buona risoluzione. Due sistemi adatti allo studio della divisione cellulare e dei meccanismi che regolano la formazione del fuso sono gli embrioni allo stadio di blastoderma sinciziale e gli spermatocicti. Tuttavia, mentre la disorganizzazione del fuso nel blastoderma sinciziale attiva un meccanismo di controllo che porta all'eliminazione dei nuclei, un tale meccanismo è meno accurato negli spermatociti e causa solo un ritardo nella divisione. Perciò eventuali difetti strutturali del fuso sono molto più evidenti nelle cellule germinali maschili.
L'accurata segregazione dei cromosomi alle cellule figlie richiede cambiamenti spaziali e temporali dell'organizzazione dei microtubuli e dei microfilamenti. La formazione del fuso mitotico è preceduta dal disassemblaggio della rete interfasica di microtubuli e microfilamenti. Benché sappiamo che le interazioni strutturali tra microtubuli e microfilamenti siano critiche per il posizionamento del fuso e la citodieresi, non è ancora chiaro se i cambiamenti citoscheletrici che accompagnano la dinamica dei cromosomi richieda una azione coordinata tra microtubuli e microfilamenti. Le divisioni nucleari nell'embrione sinciziale di Drosophila sono caratterizzate da una riorganizzazione dei microfilamenti, principalmente concentrati in corrispondenza dei microtubuli astrali, che è dipendente dal ciclo cellulare. Questa osservazione suggerisce una dipendenza della disposizione dei microfilamenti dall'arrangiamento spaziale dei microtubuli e possibilmente un coinvolgimento del centrosoma come centro di informazione spaziale.
Mentre la formazione del fuso mitotico e meiotico negli spermatociti richiede la presenza di un centrosoma, questo organello non sembra necessario all'organizzazione ed alla dinamica del fuso durante la meiosi femminile. Il fuso è assemblato alla prima meiosi tramite un processo in cui sembrano coinvolti i cromosomi e si trasforma durante il passaggio da meiosi I a meiosi II in due fusi anastrali allineati in tandem e separati da un aster centrale contenente diverse proteine centrosomali usualmente osservate ai poli del fuso mitotico. Queste osservazioni pongono alcune domande sull'esistenza di processi comuni per la formazione del fuso durante la meiosi maschile e femminile e sull'eventuale ruolo delle proteine centrosomali nell'organizzazione di un fuso anastrale.
Lo scopo principale di questo progetto è studiare il ruolo del centrosoma nella formazione dei fusi mitotici e meiotici maschili e nell'organizzazione del citoscheletro. Vorremmo, inoltre, verificare se ci sono processi comuni nell'organizzazione dei microtubuli in fusi con e senza centrosomi. Queste indagini potranno consentire una migliore comprensione dei meccanismi con cui avviene la formazione del fuso e forse rivelare nuovi meccanismi di formazione del fuso meiotico femminile. Per dare una risposta a questi interrogativi, nel corso del progetto proposto abbiamo l'intenzione di esaminare tre problemi abbastanza correlati tra loro:

a) Per aggirare il problema che i microtubuli non-centrosomali che eventualmente si formano in prossimità della cromatina possano essere nascosti dai microtubuli centrosomali presenti in alto numero, vorremmo utilizzare una accurata indagine in vivo di embrioni e spermatocicti che esprimono proteine legate alla GFP ed una ricostruzione 3D di fusi fissati a differenti momenti del ciclo cellulare. Un miglioramento nella qualità delle immagini al microscopio ottico ottenuto con il microscopio confocale ed una CCD camera, accoppiato all'alta risoluzione spaziale del microscopio elettronico, potrebbe direttamente contribuire alla eventuale visualizzazione del contributo alla formazione del fuso di microtubuli periferici che non sono stati osservati in studi precedenti in cellule contenenti centrosomi.

b) Sebbene la meiosi femminile differisca dalla meiosi maschile e dalla mitosi in quanto i poli del fuso mancano di centrosomi e la citodieresi non avviene, vorremmo verificare se la regione centrale del fuso in questi sistemi ha una organizzazione comune e se una midzone è presente nel fuso meiotico femminile. Inoltre, mentre analisi precedenti hanno fornito dati sul processo di assemblaggio del fuso e sulla segregazione dei cromosomi durante la metafase della prima meiosi, manca ancora una chiara spiegazione della dinamica del processo di riorganizzazione del fuso durante il passaggio da meiosi I e II. Vorremmo, quindi, esaminare l'organizzazione strutturale e la dinamica del fuso meiotico femminile, in modo da suggerire un modello alternativo per l’assemblaggio del fuso meiotico durante la seconda meiosi.

c) Esamineremo il ruolo del centrosoma nella riorganizzazione dei principali elementi citoscheletrici durante lo sviluppo dell'embrione precoce di Drosophila. La nostra analisi sarà limitata alla decima mitosi, il momento in cui i nuclei somatici raggiungono la superficie dell'embrione e la rete di microfilamenti può essere meglio visualizzata. Studieremo se esiste una dipendenza tra distribuzione dei microfilamenti subcorticali e posizione dei centrosomi e se la disposizione corticale dell'actina richiede solamente la presenza dei microtubuli. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
- Ruolo del centrosoma nell'organizzazione del fuso -

Il centrosoma è il principale centro organizzatore dei microtubuli (MTOC) nelle cellule animali e svolge un ruolo cruciale per assicurare la corretta posizione e distribuzioni di molti organelli citoplasmatici e la formazione di un fuso bipolare simmetrico (Rieder et al., 2001). Il centrosoma è formato da due componenti, un paio di centrioli e materiale pericentriolare. I microtubuli (Mt) sono nucleati a partire da questo materiale con la loro estremità minus all'interno e l'estremità plus che si estende nel citoplasma. La nucleazione dei Mt avviene in associazione con alcuni componenti centrosomali che includono gamma-tubulina (Oakley and Oakley, 1989) e complessi di gamma-tubulina (Moritz et al., 1995; Zheng et al., 1995). Sembra logico ritenere che il centrosoma abbia un ruolo nella formazione del fuso in base alla sua capacità di nucleare ed organizzare i Mt. Questi organelli originano una distribuzione radiale di Mt con polarità ben determinata, l'estremità plus verso l'esterno e l'estremità minus associata con il centrosoma. I Mt astrali si estendono nel citoplasma in cerca dei cromosomi. Quando un Mt degli aster incontra un cinetocore viene catturato da questo e stabilizzato (Kirschner and Mitchsison, 1986). Durante il processo di formazione del fuso si formano le fibre del cinetocore che sono fasci di Mt che uniscono il cinetocore di ogni cromosoma ai poli opposti del fuso. L'iniziale disposizione astrale dei microtubuli viene trasformata nella tipica forma a fuso, come risultato della stabilizzazione dei Mt da parte dei cinetocori. Quindi i centrosomi ed i cinetocori forniscono le direttive spaziali per il raggiungimento della bipolarità durante l'organizzazione del fuso astrale. Comunque il cosiddetto meccanismo "search-and-capture"; non è sufficiente a spiegare la formazione del fuso in cellule che mancano di centrosomi. Le cellule delle piante superiori pur non avendo centrosomi tipici possono organizzare un fuso normale e dividersi (Compton, 2000). Inoltre, la formazione del fuso meiotico negli oociti di alcune specie di animali come il topo (Calarco-Gillam et al., 1983), Xenopus (Gard, 1992) e Drosophila (Theurkauf and Hawley, 1992) avviene con un processo centrosoma-indipendente. Il processo di nucleazione dei Mt in assenza di centrosomi non è ben conosciuto, ma la comparsa di Mt attorno ai cromosomi allo stadio iniziale della formazione del fuso ha portato a ipotizzare che in queste cellule la formazione dei fusi acentrosomali cominci con la nucleazione dei Mt in vicinanza della cromatina, tramite un meccanismo che richiede una attività di fattori come Ran/RCCl (Karsenti and Vernos, 2001; Li et al., 2003). Così, la formazione del fuso comincia in cellule prive di centrosomi vicino ai cromosomi e prosegue distalmente al nucleo. In questo processo i Mt sono nucleati casualmente in prossimità della cromatina, ma non sono organizzati secondo la loro polarità. Perciò deve essere presente un meccanismo che disponga questi Mt in un arrangiamento anti-parallelo con la loro estremità plus in sovrapposizione nella regione mediana del fuso o ancorata al cinetocore e la loro estremità minus associata con le regioni polari. I processi di formazione del fuso centrosoma-dipendenti o indipendenti sono stati considerati per molti anni come se fossero mutuamente esclusivi, nel senso che si è ritenuto che ogni cellula potesse utilizzare solo uno dei due meccanismi, ma non entrambi. Recentemente è stato dimostrato che cellule private dei loro centrosomi possono ugualmente assemblare fusi bipolari (Khodjakov et al., 2000; Hinchcliffe et al., 2001). Inoltre, mutazioni nel gene codificante la proteina centrosomale asterless (asl) alterano la funzionalità del centrosoma e la formazione degli asters. Tuttavia, si formano anche in queste condizioni fusi bipolari che sono anastrali, ma funzionanti (Bonaccorsi et al., 1998). Inoltre, nonostante i centrosomi siano necessari allo sviluppo embrionale di Drosophila (Megraw et al., 1999), mutanti nulli per la centrosomina (cnn) possono svilupparsi in adulti, benché non possano organizzare centrosomi (Megraw et al., 2001). Queste osservazioni suggeriscono che processi di formazione del fuso centroma-indipendenti possono essere presenti anche in quelle cellule che normalmente possiedono questi organelli. La contemporanea presenza nelle uova di Drosophila appena deposte di un fuso meiotico anastrale e di un aster dello spermio, suggerisce che il citoplasma dell'uovo può sostenere sia un processo centrosoma-dipendente che un processo centrosoma-indipendente per la formazione di un fuso bipolare. Questo è consistente con l'osservazione di fusi bipolari astrali e anastrali durante le mitosi intravitelline di embrioni di Drosophila mutanti per il gene polo (Riparbelli et al., 2000). L'uovo di Drosophila può, quindi, rappresentare un utile sistema in cui studiare la relazione tra formazione del fuso dipendente o indipendente dai centrosomi. Un interessante problema è capire, quindi, se il processo di formazione del fuso indipendente dai centrosomi funziona solo quando la cellula non può utilizzare i suoi "convenzionali" meccanismi centrosoma-dipendenti, o se questo processo è sempre attivo e contribuisce alla morfogenesi del fuso anche in presenza di centrosomi funzionanti. Osservazioni in cellule in cultura di vertebrati suggeriscono che la formazione del fuso potrebbe richiedere la presenza di Mt di origine centrosomale e non (Gruss et al., 2002; Khodjakov et al., 2003). Secondo questo modello fasci di Mt non-centrosomali, comprese le fibre del cinetocore, potrebbero essere catturati da Mt astrali nucleati al centrosoma. In seguito alla loro cattura, questi fasci di Mt sarebbero trasportati lungo i Mt degli aster e incorporati nel fuso in formazione (Wadsworth and Khodjakov, 2004). L'ipotesi che la formazione del fuso richieda il contributo di Mt non centrosomali è supportata anche da dati recenti ottenuti studiando spermatociti primari di Drosophila ottenuti da mutanti per il gene abnormal spindle (asp) e wild-type trattati con colcemide (Rebollo et al., 2004) e cellule in cultura S2 (Maiato et al., 2004). Tuttavia, la difficoltà maggiore che si incontra per determinare l'effettivo contributo dei Mt non centrosomali alla formazione del fuso nelle cellule animali è rappresentato dal fatto che i cromosomi si trovano al momento della comparsa del fuso tra due grandi aster di Mt, organizzati da due centrosomi separati. Quindi, benché questi studi avvalorino la possibilità che i Mt possano organizzarsi al cinetocore indipendentemente dai centrosomi, non è completamente chiaro quanto questo processo possa contribuire alla formazione del fuso durante le normali mitosi e meiosi.

- Il fuso meiotico femminile di Drosophila: un fuso anastrale con un aster centrale di microtubuli -

Circa ottanta anni fa, gli studi pionieristici di Huettner (1924) sulla maturazione dell'ovocito di Drosophila, hanno mostrato che la segregazione dei cromosomi durante la prima meiosi è dovuta ad un peculiare apparato, che durante la seconda meiosi si trasforma in due fusi disposti in tandem e perpendicolari rispetto all'asse longitudinale dell'ovocito. Questi fusi assicurano la divisione riduzionale e la formazione dei quattro complementi aploidi, il più interno dei quali diventerà il pronucleo femminile. Huettner è stato il primo ad osservare che i fusi meiotici sono anastrali e mancano dei centrioli ai loro poli. Nonostante il potenziale interesse di queste osservazioni per chiarire il processo acentrosomale di organizzazione dei Mt, l'apparato meiotico femminile di Drosophila melanogaster è stato l'oggetto di limitate attenzioni per molti anni. Negli ultimi dieci anni alcuni Autori hanno concentrato la loro attenzione sulla morfogenesi e l'organizzazione del fuso durante la metafase della prima meiosi, mostrando con analisi immunoistochimiche che componenti tipici del centrosoma mitotico, quali CP60, CP190 and g-tubulin non sono presenti ai poli del fuso (Matthies et al., 1996). Il ruolo della g-tubulina è, tuttavia, controverso dal momento che mutanti per questo gene hanno fusi anomali durante la prima meiosi (Tavosanis et al., 1997), sebbene la meiosi non sembri arrestarsi e proceda regolarmente (Wilson and Borisy, 1998; Llzamares et al., 1999). Diversi dati suggeriscono che la formazione del fuso meiotico femminile comincia con un meccanismo in cui la nucleazione dei Mt sembra coordinata a livello della cromatina (Theurkauf and Hawley, 1992; McKim and Hawley, 1995). Lo studio di alcuni mutanti suggerisce che, in assenza di centrosomi, la disposizione dei Mt in fasci e la bipolarità dei fusi meiotici anastrali richiede proteine kinesin-like con una attività motrice diretta verso l'estremità minus. Difetti in geni codificanti proteine kinesin-like come Nonclaret disjunctional (Ncd) (Matthies et al., 1996; Endow and Komma, 1997) e subito (sub) (Giunta et al., 2002) portano infatti durante la prima meiosi alla formazione di fusi anomali con poli frammentati o non ben definiti. L'interazione tra proteine motrici e i prodotti dei geni mini spindles (msps) e transforming acidic coiled-coil protein (d-tacc) che sono localizzati sui poli acentrosomali del primo fuso meiotico (Cullen and Ohkura, 2001) potrebbero essere cruciali per stabilire la bipolarità. Il prodotto del gene abnormal spindle (asp) che è associato con il minus end dei Mt ed è localizzato alle estremità dei fusi meiotici potrebbe essere coinvolto nella stabilizzazione dei poli (Riparbelli el al., 2002). Il fuso, orientato parallelamente al cortex durante il blocco in metafase, si dispone perpendicolarmente alla superficie dell'ovocito al completamento della meiosi I (Endow and Komma, 1997). Il fuso si allunga durante l'anafase-telofase della prima meiosi e si trasforma in due fusi uguali disposti in tandem durante la seconda meiosi (Huettner, 1924). Sebbene alla seconda meiosi i fusi siano ancora anastrali compare tra i due poli più interni una struttura molto peculiare dalla quale origina un aster di Mt molto sviluppato (Riparbelli and Callaini, 1996). Questa struttura, a differenza dei poli dei fusi meiotici, contiene diverse proteine centrosomali usualmente localizzate ai poli dei fusi mitotici, quali g-tubulin (Endow and Komma, 1998; Riparbelli and Callaini, 1998), CP60 and CP190 (Riparbelli and Callaini, 1996; Brent et al., 2000), centrosomin (CNN) (Llmazares et al., 1999). Benché questo centro organizzatore dei Mt (MTOC) contenga componenti centrosomali e abbia la capacità di nucleare Mt, manca di centrioli, non può duplicarsi e scompare alla fine della meiosi. Sebbene diversi studi abbiamo fornito informazioni sui meccanismi di formazione del fuso e di segregazione dei cromosomi durante la metafase della prima meiosi, non è ancora ben chiaro il processo di morfogenesi del fuso durante il passaggio dalla prima alla seconda meiosi. Questo aspetto è stato esaminato tramite un'analisi in vivo di oociti ncd-gfp (Endow and Komma, 1998), ma alcuni punti, come l'individualizzazione dei singoli fusi alla seconda meiosi e l'origine e la funzione del MTOC centrale in assenza di centrosomi non sono ancora chiari.

- Il centrosoma può avere un ruolo nella riorganizzazione dei microfilamenti durante il ciclo cellulare? -

Oltre al punto di vista convenzionale per cui il centrosoma sarebbe coinvolto nell'organizzazione del fuso e nella nucleazione dei Mt (Varmark, 2004) , stanno emergendo altri importanti ruoli per questo organulo (Doxsey, 2001). I centrosomi possono integrare componenti preassemblati del fuso, come le fibre del cinetocore e i fasci di Mt, in una struttura comune, determinando così l'orientamento del fuso nella cellula e incrementando l'accuratezza della mitosi (Wadsworth and Khodjakov, 2004). Dati recenti in cellule di vertebrati documentano un meccanismo di controllo della dinamica del fuso alla tarda anafase e della esecuzione della citodieresi dipendente dai centrosomi (Piel et al., 2001; Khodjakov and Rieder, 2001). Mutazioni nel checkpoint che controlla la corretta replicazione del DNA determinano l'inattivazione dei centrosomi in embrioni di Drosophila, prevenendo in questo modo una segregazione anomala dei cromatidi (Sibon et al., 2000).Il coordinamento nella riorganizzazione di microfilamenti (Mf) e Mt è essenziale per assicurare i cambiamenti di forma cellulare, la motilità e la corretta segregazione dei cromosomi alla mitosi. Sebbene Mf e Mt siano stati considerati in passato come appartenenti a due sistemi citoscheletrici separati con distinte funzioni, una serie crescente di dati suggerisce che questi due sistemi possono cooperare all'esecuzione di molti processi cellulari (Goode et al., 2000). Si ritiene che i centrosomi possano influenzare altri componenti cellulari tramite i Mt da essi nucleati, ma non è ancora chiaro se esistono interazioni dirette o indirette tra la riorganizzazione dei Mf durante il ciclo cellulare e non si capisce come queste interazioni possano essere regolate. L'embrione di Drosophila è un sistema particolarmente adatto per studiare alcune funzioni dei centrosomi, poiché una serie di rapide divisioni nucleari regolata dall'interazione di Mt, Mf e centrosomi avviene senza citodieresi (Foe et al., 1993). La maggior parte dei nuclei completa la migrazione verso la periferia dell'embrione durante l'interfase del 10° ciclo e continua a dividersi altre tre volte in un monostrato corticale. Durante l'interfase i Mf sono concentrati in sporgenze (actin caps) situate tra i nuclei e la membrana plasmatica, mentre i Mt si estendono verso l'interno dell'embrione. I Mt decrescono in lunghezza durante la mitosi e gli actin caps si riorganizzano a formare delle introflessioni corticali, dette mitotic furrows, che circondano ogni fuso. I meccanismi che coordinano la riorganizzazione del citoscheletro durante il ciclo cellulare non sono ben conosciuti. Comunque, l'osservazione che centrosomi liberi inducono la formazione di actin caps (Raff and Glover, 1989) sottolinea l'importanza della funzione del centrosoma nella riorganizzazione dei principali componenti citoscheletrici. L'analisi di mutazioni ad effetto materno quali sponge (Postner et al., 1992) e dal (Sullivan et al., 1990) fornisce ulteriori prove per un possibile ruolo dei centrosomi nella regolazione degli eventi citoscheletrici corticali. Mutazioni nel gene nuf (Rotwell et al., 1998) e esperimenti con inibitori (Foe et al., 2000) suggeriscono che l'organizzazione dei Mf può essere influenzata dalla dinamica dei Mt. Questa ipostesi sembra confermata dall'osservazione che la microiniezione in embrioni precoci di anticorpi contro la tubulina porta al disassemblaggio della rete di Mf e alla disorganizzazione degli actin caps (Warn et al., 1987). Inoltre, mutazioni nel gene per la centrosomina (cnn), che influenzano l'integrità strutturale dei centrosomi e le loro capacità di nucleazione dei Mt, risultano in profonde anomalie dell'organizzazione corticale dei Mf (Vaizel-Ohayon and Schejter, 1999). Tuttavia, mutazioni nel gene sced suggeriscono che il centrosoma può coordinare l'assemblaggio degli actin caps per mezzo di un meccanismo indipendente dai Mt (Stevenson et al, 2000). <<<