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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
COLTURE PROTETTE; DIFESA DELLE COLTURE; MACCHINE IRRORATRICI; SICUREZZA OPERATORE

Macchine e loro regolazioni per una difesa sostenibile delle colture protette.

Università degli Studi di Torino
Abstract
Obiettivo della ricerca è quello di migliorare le attuali modalità di difesa delle colture protette e in particolare di quelle orticole in modo tale da garantire una maggiore qualità della produzione, sicurezza alimentare e dell'operatore e rispetto dell'ambiente
La ricerca verrà attuata attraverso; a) l'analisi della situazione esistente in termini di modalità di difesa delle colture, attrezzature impiegate a tali scopi, modalità di impiego delle stesse e sicurezza dell'operatore; b)l'individuazione , grazie ad una serie di prove sperimentali, delle modalità operative e delle regolazioni più idonee da impiegare sulle attrezzature per i trattamenti risultate più diffuse a seguito dell'attività di cui al punto precedente, c) lo sviluppo e la successiva valutazione funzionale di sistemi innovativi e sostenibili per la difesa delle colture orticole protette, d) la messa a punto di specifiche attrezzature per il controllo funzionale e la taratura delle macchine irroratrici impiegate in tale settore. Ciascuna U.O. opererà sulle colture (almeno due) più diffuse della zona di pertinenza.
Al termine della ricerca sarà possibile definire le tipologie di macchine e le relative modalità di impiego più idonee per una difesa sostenibile delle colture orticole protette e disporre di idonei strumenti operativi atti a garantire un corretto impiego delle macchine irroratrici attualmente impiegate in tale settore anche per ciò che rigurda la sicurezza dell'operatore e del consumatore.
Tali informazioni saranno riportate in un documento finale e saranno divulgate agli agricoltori, ai centri di assistenza tecnica ed ai costruttori di macchine per la difesa delle colture protette. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Paolo BALSARI Università degli Studi di TORINO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo principale del programma di ricerca è quello di ridurre la contaminazione ambientale, quella del prodotto vegetale finale e i rischi per la salute dell'operatore che possono derivare dalle operazioni necessarie per la difesa delle colture orticole protette, anche con lo scopo di seguire le indicazioni dell'Unione Europea mirate ad incentivare una produzione agricola a ridotto impatto ambientale (Reg. 1257/99). Ciò attraverso:
- l'individuazione delle macchine e delle modalità operative più idonee per una coltivazione sostenibile degli ortaggi in tunnel o in serra;
- lo sviluppo di una metodologia di prova e delle attrezzature necessarie per consentire il controllo funzionale e la taratura periodica delle macchine irroratrici impiegate su tali colture;
- la divulgazione agli utenti delle conoscenze circa i criteri di scelta e impiego e di tali macchine. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Le colture orticole in Italia occupano una superficie di circa 480000 ha in piena aria e di oltre 22000 ha in coltura protetta con una PLV pari a circa il 15% della produzione agricola nazionale (Tei.F,2005). L'Italia è il maggior produttore di ortaggi dell'UE a 25 (circa il 25% della produzione totale), seguita da Spagna e Francia. L'orticoltura italiana è caratterizzata, inoltre, da un elevato numero di specie coltivate (circa 40 secondo l'ISTAT), una limitata estensione delle superfici colturali (la maggior parte delle colture occupa superfici di 10000÷20000 ha ciascuna ad eccezione del carciofo con circa 50000 ha e di pomodoro e patata con circa 100000 ha), una ridotta dimensione aziendale (media nazionale = 1.7 ha).
In particolare, nelle sole Piemonte, Veneto, Toscana, Puglia e Sicilia sono presenti oltre 14000 aziende che coltivano più di 10000 ha di orticole protette (4100 ha solo di pomodoro da mensa) pari a circa il 50% della superficie protetta complessiva nazionale (ISTAT 2002).
La coltivazione in tunnel o in serra, per le sue particolari caratteristiche produttive e agro/climatiche, quali temperatura ed umidità elevate, irrigazioni e fertilizzazioni abbondanti, considerevole densità di piante, ambiente protetto e, in parte, isolato dall'esterno, rappresenta un agro-sistema molto specifico rispetto al pieno campo e nel quale vi è una elevata possibilità di diffusione di malattie e di flora infestante. Ciò fa si che questo sistema sia tra quelli a più alto consumo di agrofarmaci. Si stima che nei 22000 ha di serra presenti in Italia, e relativamente alla sola categoria degli insetticidi e degli acaricidi, si consumino oltre 300 tonnellate di prodotto per ciclo colturale. Se riferiti al periodo di un anno, questi valori aumentano considerevolmente a causa dell'elevato numero di avvicendamenti colturali esistente, che prevede colture in rapida successione, con intervalli estremamente brevi tra una coltura e l'altra.
Al fine di consentire una difesa sostenibile di queste colture, la scelta della tipologia di macchina irroratrice e delle sue modalità di utilizzo dovrebbe tenere conto di tutta una serie di parametri tra i quali vanno ricordati: la tipologia del bersaglio da colpire, che può risultare molto diversificata anche all'interno della medesima azienda o struttura (sviluppo vegetativo e forma della vegetazione, piante in piedi, in vasi, su bancali alti o bassi, ecc), la tipologia e le caratteristiche costruttive della struttura protetta nella quale si deve operare, la modalità di gestione dei ricambi d'aria, la volatilità del fitofarmaco. E'noto, infatti, come dalla scelta delle modalità con le quali vengono distribuiti gli agrofarmaci dipendono in gran parte qualità e efficacia del trattamento, oltre che la sicurezza dell'operatore e la salvaguardia dell'ambiente. Ad esempio, l'impiego per la distribuzione di attrezzature tradizionali (semplici lance in grado di distribuire volumi superiori a 4000 l/ha) accompagnato dalla necessità di colpire patogeni o parassiti che sì insediano spesso sulla pagina inferiore delle foglie (Derksen e Sanderson, 1996) determinano perdite di prodotto (a terra, sulle corsie o sui bancali) che possono arrivare a superare l'80 % del prodotto distribuito (Giles et al., 1992). Parallelamente, l'utilizzo di attrezzature a basso volume, caratterizzate dalla produzione di aerosol costituiti da goccioline molto piccole (Wygoda e Rietz, 1996), se non abbinato a idonee infrastrutture (serre a perfetta chiusura, sistemi di ventilazione e circolazione dell'aria, ecc.) e ad una adeguata conoscenza tecnica dell'operatore (scelta della giusta dose, degli intervalli di tempo per consentire il ricambio dell'aria dopo il trattamento, ecc.), può portare ad indesiderate considerevoli perdite di prodotto nell'aria (evaporazione delle gocce con conseguente sospensione del formulato chimico) o al danneggiamento della coltura (ustioni).
Inoltre non sono da dimenticare, le problematiche legate all'emissione di residui fitoiatrici nell'atmosfera (Van Os et al., 1994) che si possono verificare a causa di una cattiva gestione dei ricambi d'aria all'interno della serra o di carenze strutturali della stessa. Tali emissioni, legate anche alla volatilità dello specifico fitofarmaco, possono superare il 20% della quantità totale di principio attivo distribuito.
Tenendo conto della spesso elevata tossicità dei prodotti antiparassitari occorre anche che le macchine irroratrici rispondano a quei requisiti costruttivi e funzionali necessari per ridurre al minimo i rischi per l'utilizzatore, e consentano la gestione delle fasi di preparazione della miscela fitoiatrica e di distribuzione della stessa in assoluta sicurezza per l'operatore.Quest'ultimo, d'altro lato, deve essere adeguatamente informato sulle precauzioni da adottare durante l'effettuazione di tali operazioni, con particolare riferimento all'impiego dei dispositivi di protezione individuale (DPI). Tali informazioni risultano necessarie, soprattutto, quando il trattamento fitoiatrico è effettuato con attrezzature portate e azionate direttamente dall'operatore, che risultano quelle più diffuse per i trattamenti alle colture protette, in quanto vi è una maggiore possibilità di contatto diretto con la miscela fitoiatrica (Bjugstad e Torgrimsen, 1996; Sutherland et al., 1990). Uno studio condotto nel sud Europa (Italia, Grecia, Portogallo e Spagna) in serre coltivate ad ortaggi (Glass et al., 1999) nella seconda metà degli anni '90 ha evidenziato una situazione preoccupante in termini di potenziale esposizione ai fitofarmaci dell'operatore, con quantitativi di prodotto chimico potenzialmente assorbiti a livello dermale compresi tra circa 70 e oltre 900 ml/ora.
É importante sottolineare che tali valori di esposizione potenziale ai fitofarmaci sono consiederevolmente superiori a quelli ottenuti da altre sperimentazioni condotte in Centro e Nord Europa dove non si sono mai superati, in media, i 20 ml/h complessivi. Ciò è principalmente dovuto ad una maggiore attenzione ai problemi della salute dell'operatore in questi ultimi Paesi e all'adozione di attrezzature e modalità di distribuzione dei fitofarmaci più efficienti e sicure.
Gli effetti di tali contaminazioni sulla salute dell'operatore sono stati determinati da diversi studi medici come quello condotto in Spagna nella regione di Almeria (Martin Rubi et al, 1996) dove esistono circa 40000 ha di superficie agricola protetta. In tale area, sono stati riscontrati tra il 1981 e il 1992 ben 506 casi di avvelenamento acuto dovuti ad assorbimento dermale, inalazione o ingestione di prodotti fitoiatrici. Anche in Italia, alcuni studi condotti nella provincia di Imperia (Lotti, 2001) hanno evidenziato un preoccupante incremento di malati di tumore in zone vocate alla agricoltura intensiva in serra come quelle della Liguria.
Anche per far fronte a tali problemi negli ultimi anni sono stati sviluppati dei sistemi colturali biologici o a basso input chimico soprattutto per quanto riguarda la gestione delle malerbe. Il controllo di queste ultime rappresenta una delle maggiori problematiche colturali delle coltivazioni orticole protette La presenza delle infestanti, infatti può causare una serie di danni quali:a) perdite di produzione dovute alla competizione con la coltura principale, b)peggioramento qualitativo della produzione (dovuto alla presenza nel raccolto di piante infestanti o parti di esse), c)incremento dei costi di pulitura e cernita del prodotto raccolto, d)ostacolo alle operazioni di raccolta meccanica (nel caso di malerbe a taglia alta quali Chenopodium album, Xanthium italicum), e)fungere da ospiti di importanti virus e batteri patogeni delle orticole. Va, inoltre, ricordato che la maggior parte delle colture orticole è caratterizzata da una bassa densità d'investimento, da file ben spaziate, da dimensioni relativamente ridotte delle piante e da una lenta crescita iniziale. Tutti questi aspetti determinano una loro ridotta capacità competitiva nei confronti delle infestanti. Se si considera,inoltre,il generalmente elevato reddito delle orticole si può capire perchè le soglie economiche di intervento sono spesso molto basse ed il periodo critico della competizione risulta, talvolta, molto lungo (Tei 1988; Sattin e Tei, 2001). Le esperienze di diserbo non chimico, con mezzi meccanici e fisici, fino ad oggi maturate sono state condotte, nella stragrande maggioranza dei casi, su colture di pieno campo e risultano difficilmente trasferibili, a causa delle differenti condizioni sia strutturali che ambientali, alla coltivazione orticola protetta.
Da quanto sopra riportato appare evidente la necessità di rendere sotto tutti gli aspetti più sicura e sostenibile la coltivazione in ambiente protetto attraverso una serie di specifici studi e la divulgazione dei risultati ottenuti.
La costituzione di un gruppo di lavoro formato da diverse unità operative è necessaria per raggiungere tali scopi in quanto consente di tener conto e di cercare di risolvere le diverse specificità regionali, in termini di coltivazioni attuate, strutture e attrezzature disponibili, formazione degli operatori, oltre che per consentire una ampia, ma mirata diffusione delle informazioni tecniche ed operative che scaturiranno dal presente studio. <<<