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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
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Parole Chiave
CARNE OVINA; QUALITÀ; COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE; TRACCIABILITÀ E AUTENTICAZIONE; RAZZE AUTOCTONE E A RISCHIO; CARATTERIZZAZIONE GENETICA

Qualità, percezione della qualità e tracciabilità del prodotto nei sistemi ovini da carne

Università degli Studi di Udine
Abstract
L'allevamento ovino, oltre al ruolo economico di tutto rilievo, risponde in modo efficace alle richieste rivolte alla moderna gestione animale: diffusione in aree svantaggiate; armonizzazione con le problematiche del territorio; sviluppo integrato dell'azienda con agriturismo, attività culturali, artigianato, conservazione ambientale; tutela delle razze locali e salvaguardia della biodiversità animale. Esso inoltre fornisce un'ampia e differenziata gamma di prodotti che, per quanto concerne la carne di agnello, origina da combinazioni specifiche fra tipo genetico e sistema di allevamento, che conservano un legame storico e culturale con l'origine geografica e che, per tradizione e abitudine alimentare, sono apprezzate a livello locale. Questa situazione è potenzialmente corrispondente con le attuali esigenze dei consumatori, di poter disporre di prodotti agroalimentari tipici, di alta qualità e sicurezza alimentare, di origine garantita, ottenuti con processi trasparenti e rispettosi delle risorse ambientali ed animali.
Il programma di ricerca proposto si inserisce nel suddetto quadro con i seguenti scopi:
- rappresentare la variabilità qualitativa dei sistemi regionali di produzione della carne ovina;
- approfondire l'esame delle ragioni zootecniche e delle basi biologiche di tale variabilità;
- sviluppare, applicare e verificare l'efficacia di metodi analitici rapidi per tracciare il processo di produzione (sistema di alimentazione, origine gerografica e genetica) della carne;
- stimare il peso delle caratteristiche di qualità fiduciali e intrinseche nella formazione della percezione e del giudizio di qualità dei consumatori sulla carne ovina.
A tal fine saranno selezionate 19 tipologie di agnello di rilevanza locale e in grado di rappresentare la gamma delle produzioni nazionali. Saranno considerati agnelli preruminanti e svezzati, appartenenti a razze e popolazioni da latte (Comisana e Pomaracina), da carne (Merinizzata e Appenninica) e a duplice attitudine (Istriana), allevate in condizioni controllate, rispettose dei sistemi di produzione locali, modulando l'intensità del fattore alimentare. Le cinque unità di ricerca, grazie all'applicazione concordata e coordinata di metodologie standardizzate di produzione delle carcasse e di valutazione della carne, potranno fornire una base scientifica oggettiva alle proprietà e ai fattori, produttivi e biologici, che conferiscono specificità alle carni ovine, attraverso la valutazione della qualità della carcassa e delle caratteristiche tecnologiche, nutrizionali e dietetiche e del profilo sensoriale della carne.
La ricerca si propone inoltre di sviluppare e applicare metodi rapidi e appropriati per assicurare i consumatori che la carne ovina è autentica per quanto concerne la razza (analisi genetica molecolare), l'origine geografica (rapporto fra i isotopi stabili, profilo dei micro-elementi e degli elementi minerali in tracce) e il trattamento alimentare (colore del grasso, terpeni, profilo dei composti aromatici) dichiarati.
Infine, saranno valutate le percezioni di qualità del consumatore ex-ante rispetto al consumo e verificata la loro relazione con la qualità sperimentata al momento del consumo, apprezzata con i metodi dell'analisi sensoriale affettiva, e con le caratteristiche intrinseche di qualità misurate in laboratorio. In base ai risultati del confronto fra qualità attesa e sperimentata saranno identificate le caratteristiche di processo, gli attributi organolettici e le proprietà salutistiche della carne di agnello e le informazioni sul prodotto che i consumatori preferiscono e sono utilizzabili per generare caratteri di tipicità e autenticità e quindi migliorare la performance commerciale del prodotto, secondo l'approccio della qualità totale. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Edi PIASENTIER Università degli Studi di UDINE
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'allevamento ovino, oltre al ruolo economico, di tutto rilievo nell'Italia peninsulare e insulare, svolge un'importante funzione ambientale e sociale in molte aree sensibili del Paese, concorrendo alla conservazione del suolo e del paesaggio, al mantenimento dello spazio e della popolazione rurale e alla difesa dei saperi locali. Questa funzione è forte soprattutto nelle aree rurali marginali, dove l'allevamento è indice di vitalità e di occupazione del territorio e costituisce un elemento di equilibrio delle valenze naturalistiche e paesaggistiche dell'ambiente. L'evoluzione generale dell'agricoltura e del contesto rurale, che rischia di portare ad un aumento notevole delle superfici abbandonate, minaccia questo equilibrio e sollecita la messa a punto di sistemi di gestione durevole del territorio e delle risorse animali. La durevolezza dei sistemi di gestione agricola è una questione che interessa e coinvolge innanzitutto la dimensione economica dell'impresa, perciò è importante utilizzare tutte le opportunità disponibili per aggiungere valore ai prodotti dell'allevamento, allargare il loro mercato e migliorare la loro competitività. Considerato l'interesse dei consumatori per la tipicità e la specificità, la qualità dei prodotti costituisce la base per una strategia di sviluppo rurale che valorizzi le risorse locali, mediante programmi integrati, capaci di collegare il prodotto a un territorio, alle sue tradizioni, specificità culturali e bellezze naturali.
Uno dei contributi che la ricerca può fornire alla valorizzazione dei prodotti locali è la definizione delle basi obiettive della qualità e l'individuazione di parametri, indicatori e protocolli capaci di discriminare e autenticare il prodotto tipico e tradizionale, rispetto all'omologo standardizzato offerto dal mercato.
Da queste valutazioni scaturiscono gli obiettivi del programma di ricerca, che sono i seguenti:
- rappresentare la variabilità dei sistemi regionali di produzione della carne ovina dal punto di vista dei tipi di agnello e della qualità nutrizionale e sensoriale della carne;
- approfondire l'esame delle ragioni zootecniche e delle basi biologiche di tale variabilità;
- valutare la possibilità di tracciare, e quindi sviluppare e applicare metodi analitici rapidi per accertare l'autenticità di area geografica, origine genetica e regime alimentare dei diversi sistemi di produzione della carne ovina;
- stimare il peso delle caratteristiche fiduciali relative al processo di produzione e delle caratteristiche intrinseche di qualità del prodotto nella formazione della percezione e del giudizio di qualità sulla carne ovina da parte dei consumatori.
A tal fine sono state selezionate tipologie produttive di agnello di rilevanza locale, che conservano un legame storico e culturale con l'origine geografica, ampliamente coincidente con aree sensibili dal punto di vista socio-ambientale, e in grado di rappresentare la gamma delle produzioni nazionali, ottenute con specifiche combinazioni fra tipo genetico e sistema di allevamento che, per tradizione e abitudine alimentare, sono apprezzate a livello locale. Per questo saranno considerati agnelli preruminanti e svezzati, appartenenti a razze e popolazioni da latte (Comisana e Pomaracina), da carne (Merinizzata e Appenninica) e a duplice attitudine (Istriana), allevate in condizioni controllate, modulando l'intensità del fattore alimentare. La ricerca consentirà di offrire, grazie all'applicazione concordata e coordinata di metodologie standardizzate di produzione delle carcasse e di valutazione della carne ovina, una base scientifica oggettiva alle proprietà che conferiscono specificità alle carni ovine, attraverso la valutazione della qualità della carcassa (resa commerciale, conformazione, stato d'ingrassamento, composizione tissutale), delle caratteristiche tecnologiche e nutrizionali (pH, colore, capacità di ritenzione idrica, resistenza al taglio, composizione elementare e acidica del grasso intramuscolare, profilo delle sostanze volatili, contenuto di colesterolo, collagene, idrossilisilpiridinolina, decorina ed elementi minerali) e delle proprietà organolettiche, profilo aromatico e masticabilità, della carne, utilizzando i metodi dell'analisi sensoriale descrittiva.
Specifica attenzione verrà attribuita agli effetti della razza e dell'alimentazione su tali proprietà, al fine di apprezzare le implicazioni di tipo qualitativo connesse con la sempre più diffusa attenzione dei consumatori verso gli alimenti tipici, provenienti da razze tipiche, e con "immagine verde", espressione di sistemi di allevamento di tipo estensivo.
Inoltre, la ricerca permetterà di sviluppare e applicare metodi rapidi e appropriati per tracciare il processo produttivo e assicurare i consumatori che la carne ovina è autentica per quanto concerne la razza, l'origine geografica e il trattamento alimentare dichiarati. Per quanto concerne la diagnosi della razza sarà valutata l'efficacia di un sistema genetico, basato sull'analisi di 15 loci microsatelliti, che consentirà l'assegnazione probabilistica dell'individuo ad una popolazione. L'elevato numero di tipologie a confronto, ottenute in condizioni controllate di produzione, consentirà un esame approfondito dell'efficacia delle diverse tecniche nella discriminazione del sistema produttivo, con particolare riferimento alla zona di origine, al tipo genetico e all'alimentazione. Sarà testata l'efficacia di metodi - colore del grasso, contenuto di terpeni, rapporto fra gli isotopi stabili, contenuto di micro-elementi, profilo dei composti aromatici - utilizzati con successo nell'autenticazione di altri alimenti.
Adottando l'approccio della qualità totale all'analisi della carne ovina, saranno valutate le percezioni di qualità del consumatore ex-ante rispetto al consumo della carne - interrogando i consumatori sul significato di qualità per la carne ovina - e la loro relazione con la qualità sperimentata al momento del consumo, apprezzata con i metodi dell'analisi sensoriale affettiva, attraverso test di consumo. In base ai risultati del confronto fra qualità attesa e sperimentata potranno essere identificate le caratteristiche di processo, gli attributi organolettici e le proprietà salutistiche della carne di agnello e le informazioni sul prodotto maggiormente preferite dai consumatori ed utilizzabili per generare caratteri di tipicità e autenticità e quindi migliorare la performance commerciale del prodotto.
La ricaduta pratica del programma di ricerca sarà quella di dare impulso alla valorizzazione delle carni ovine tipiche, stimolando la loro riconoscibilità mediante marchi e favorendo l'attività di certificazione, presupposto essenziale delle politiche di qualità, attraverso la messa a punto e l'implementazione di disciplinari tarati sulle peculiarità del territorio, basati sulle specificità del sistema di produzione e sui risultati verificati nella sperimentazione. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L'allevamento ovino, oltre al ruolo economico di tutto rilievo nell'Italia peninsulare e insulare (Boyazoglu, 1992), risponde in modo efficace alle richieste rivolte alla moderna gestione animale: diffusione in aree svantaggiate; armonizzazione con le problematiche del territorio; sviluppo integrato dell'azienda con agriturismo, attività culturali, artigianato, conservazione ambientale; valorizzazione delle aree rurali mediante la commercializzazione di prodotti con alto valore aggiunto; tutela delle razze locali e salvaguardia della biodiversità animale.
L'estrema diversità pedoclimatica ed orografica del territorio, la numerosità di popolazioni e razze e le diverse finalità produttive dell'allevamento, creano le condizioni per una forte diversificazione e caratterizzazione geografica dei sistemi di produzione ovina italiana (apprezzabile dalla lettura dei modelli B delle diverse unità di ricerca coinvolte nella presente proposta) e le premesse per un'ampia e ricca differenziazione dei prodotti. In particolare, per quanto concerne la carne, in Italia, vengono prodotti e commercializzati vari tipi di agnello, con carcasse e carni di qualità differente, originata da combinazioni specifiche fra tipo genetico e sistema di allevamento, che conservano un legame storico e culturale con l'origine geografica e che, per tradizione e abitudine alimentare, sono apprezzate a livello locale (Sañudo e coll., 1998; Alfonso e coll.,1999).
Questa situazione trova corrispondenza nelle attuali esigenze dei consumatori di poter disporre di prodotti agroalimentari di alta qualità, di origine conosciuta e garantita (Grunert e coll., 2004; Verbeke e Vackier, 2004). Di particolare importanza è giudicato il connubio prodotto-territorio. La possibilità di identificare un prodotto con uno specifico sistema produttivo e con una particolare razza diventa pertanto un elemento vincente nella strategia di commercializzazione.

I caratteri che in Europa condizionano la qualità commerciale delle carcasse sono la conformazione e l'adiposità per quelle pesanti mentre, per le carcasse degli agnelli da latte e leggeri, il colore della carne e l'adiposità (Reg. CEE n. 2137/1992 e Reg. CEE n. 461/1993, e successive integrazioni e modifiche). A questi si potrebbero aggiungere anche colore e consistenza del grasso di copertura (Boccard e Dumont, 1986; Sarti e coll., 1994; Morbidini e coll., 1996), in quanto fortemente influenzati da alimentazione, tecnica di allevamento e stato sanitario dell'animale (Morbidini, 1999).
La qualità delle carcasse e delle carni ovine può essere ricondotta a fattori sia intrinseci che estrinseci. I primi dipendono dall'animale e si possono sostanzialmente identificare, a parità di sesso, nel genotipo e nell'età, mentre gli estrinseci fanno riferimento prevalentemente all'alimentazione, alle procedure di macellazione e a quelle di frollatura delle carcasse.
Per quanto riguarda l'età, nella fase iniziale dello sviluppo è il tessuto muscolare che determina la maggiore quota d'incremento corporeo ed il limite di convenienza economica nel protrarre l'allevamento è spesso rappresentato dal momento in cui diminuisce il ritmo d'accumulo del tessuto muscolare ed aumenta quello della componente adiposa . Con l'avanzare dell'età il grasso diventa più consistente, per una maggiore presenza di acidi grassi saturi, e la tenerezza della carne diminuisce a causa dell'aumento dei legami crociati termostabili del collagene intramuscolare (Braghieri e coll., 1992; Braghieri e coll., 1993; McCormick, 1994; Centoducati e coll., 1997; McCormick, 1999). In rapporto all'età varia lo sviluppo scheletrico dell'animale, che può essere apprezzato attraverso lo studio del processo evolutivo della cartilagine metafisaria, sito di accrescimento delle ossa lunghe, perché strettamente connesso al raggiungimento della maturità scheletrica (Fretz e coll., 1984) che, a sua volta, influenza in modo determinante la velocità di crescita dell'animale, il suo sviluppo muscolare e, pertanto, la composizione del suo incremento ponderale (e cioè il rapporto muscolo/grasso/osso) ad un dato peso (Jeremiah e coll., 1971; Thonney, 1987).
L'effetto razza dipende molto dai criteri utilizzati nel confrontare i genotipi tra loro. La precocità di un genotipo può determinare che animali di piccola taglia e con incrementi medi giornalieri ridotti risultino, a parità di peso vivo, più ricche in grasso (Pollot e coll., 1994; Snowder e coll., 1991) e con meno tessuto muscolare ed ossa (Zezza e coll., 1978; Kirton, 1982) rispetto a razze di taglia maggiore e più tardive nella crescita. A parità di età, invece, i tipi genetici precoci e di taglia piccola manifesteranno pesi minori ma saranno, presumibilmente, più grassi delle razze tardive e di taglia grande (Zygoyiannis et al., 1990; Field e Whipple, 1998). Il genotipo inoltre, è un'importante fattore di variazione della deposizione di grasso, oltre ad avere effetti sulle caratteristiche sensoriali della carne (Dransfield e coll., 1990; Young e coll., 1993; Ellis et al., 1997; Hopkins et al., 1997; Rousset-Akrim et al., 1997; Fisher e coll., 1999; Sañudo e coll., 2003).
Gli effetti dell'alimentazione sulla qualità della carne possono dipendere da: intensità energetica della dieta - essenzialmente legata all'integrazione della base foraggera, pascolata o non, con concentrati - , composizione chimica e nutrizionale degli alimenti, presenza di fattori antinutrizionali e/o di composti (volatili e non) che possono influenzare le proprietà sensoriali della carne, presenza di additivi, tipo di allattamento (naturale o artificiale), precocità dello svezzamento, ecc. (Sañudo e coll., 1998).
L'allevamento e il finissaggio al pascolo (Hopkins e coll., 1995) provoca il cambiamento di alcune qualità organolettiche (tenerezza, colore della carne e del grasso; Fisher e coll., 1999; Piasentier e coll., 2002) apprezzate dai consumatori (Mills e coll.,1998; Alfonso e coll., 2001).
Tra tutte le componenti che concorrono a definire la qualità della carne, la tessitura e la tenerezza sono senz'altro considerate dal consumatore le più importanti (Lawrie, 1983; Maiorano e coll., 2000; Sañudo e coll., 2003) e sono influenzate in primo luogo dalla quantità e dal grado di maturazione del collagene intramuscolare (Maiorano e coll., 1993; Maiorano e coll., 1999; McCormick, 1999; Maiorano e coll., 2001). Diversi studi (Boccard e coll., 1979; Burson e Hunt, 1986; Bosselmann e coll., 1995; Nishimura e coll., 1996) hanno dimostrato che la tenerezza della carne dipende prevalentemente dall'effetto del calore sulla struttura molecolare del collagene intramuscolare. La denaturazione termica del collagene determina una contrazione delle fibre, tanto più forte quanto maggiore è il loro grado di stabilizzazione da parte dei legami crociati (Bailey e Light, 1989; McCormick, 1999). L'idrossilisilpiridinolina rappresenta il principale legame crociato maturo e termostabile del collagene intramuscolare e la sua determinazione è considerata un indice del grado di maturazione delle fibre ed un metodo obiettivo per la caratterizzazione della tenerezza della carne (Bosselmann e coll., 1995; McCormick, 1999). Recenti ricerche, inoltre, suggeriscono come la decorina, piccolo proteoglicano condroitin solfato/dermatan solfato presente in modo consistente anche nella matrice extracellulare del muscolo scheletrico di agnello (Velleman e coll., 1996; Filetti e coll., 2001), abbia un ruolo fondamentale nel regolare la fibrillogenesi del collagene, l'organizzazione spaziale delle fibre e, pertanto, la sintesi dei legami crociati (McCormick, 1999; Velleman, 1999).
Gli aspetti relativi alla salute e sicurezza sono strettamente legati alla presenza nella carne di principi nutritivi sani, facilmente assimilabili sia dai bambini che dagli anziani, con effetti protettivi sulla salute. Oltre al contenuto di colesterolo (Chizzolini e coll., 1999), assume importanza quello degli elementi minerali, soprattutto per la loro relazione con le principali malattie croniche (Castro Ferreira e coll., 2000). Carenze prolungate di uno o più elementi nella dieta, infatti, provocano gravi disturbi dell'accrescimento, dello sviluppo e della struttura delle ossa, della composizione del sangue e di molte altre funzioni fisiologiche di rilevante importanza. Da uno studio di Margen (1992) risulta che sono presenti più di 60 minerali nel corpo umano, ma solo alcuni di essi sono considerati essenziali, tra i quali ferro, calcio e zinco.

La quantità di grasso nella dieta umana, e specialmente il suo contenuto in acidi grassi saturi, è considerato uno dei maggiori fattori di rischio nei riguardi di malattie coronariche (Department of Health, 1994). Importante anche il rapporto saturi/insaturi, così come quello n-6/n-3, troppo elevati nel mondo occidentale (Sañudo e coll., 2000). La carne dei ruminanti ha un basso rapporto polinsaturi/saturi, a causa dell'azione idrogenante dei microrganismi del rumine sugli acidi grassi della dieta, tuttavia il rapporto n-6/n-3 risulta basso, specialmente con alimentazione al pascolo (Enser e coll., 1996; Enser e coll.,1998).
Lo strumento ideale d'indagine per valutare la qualità di un alimento è l'analisi sensoriale (Grunert e coll., 2004; Resurreccion, 2003). Infatti le proprietà sensoriali, valutabili con i metodi dell'analisi descrittiva mediante assaggiatori addestrati (Meilgaard e coll., 1991; Lawless e Heymann, 1999), rivestono un'importanza decisiva nel determinare le preferenze dei consumatori verso un prodotto, mentre l'analisi sensoriale di tipo affettivo (SSHA, 1998) consente di valutare le percezioni del consumatore nei riguardi degli attributi di qualità della carne. Integrando le percezioni di qualità con le proprietà sensoriali rilevate dagli assaggiatori addestrati e quelle chimico-fisiche misurate strumentalmente, si ottiene una modellizzazione del comportamento del consumatore (Steenkamp e Van Trijp, 1996), che consente di dare un giudizio complessivo di performance di qualità del prodotto.

Alla luce delle ultime emergenze zootecniche (BSE, diossina, ecc.) il consumatore è sempre più esigente in fatto d'informazione sulle caratteristiche della carne. Oggi, con lo sviluppo dei sistemi organizzativi e gestionali, è possibile dare completa visibilità alle filiere produttive attraverso gli strumenti della tracciabilità ed etichettatura degli alimenti.
Bernués e coll. (2004) hanno messo in evidenza il tipo di informazione richiesto dai consumatori europei sull'etichetta della carne bovina e ovina. Le informazioni considerate più importanti sono quelle relative alla data di scadenza per il consumo e all'origine. Importanti sono anche le informazioni nutrizionali, il tempo di maturazione, il nome del taglio e le informazioni sul sistema di produzione e sulla tracciabilità della carne.
Parallelamente all'etichettatura è necessario realizzare un sistema di garanzia sull'affidabilità delle informazioni riportate, che deve permettere ai servizi di controllo di ritrovare e di portare la prova, a posteriori, della veridicità delle informazioni. Si tratta di un problema di autenticità, che costituisce una sfida importante per ricercatori, strutture commerciali e allevatori, dato che rappresenta una delle maggiori e crescenti preoccupazioni per molti consumatori (Hargin, 1996; Monin, 1998; Grunert e coll., 2004).
Molti sforzi sono stati fatti in anni recenti per tracciare e autenticare il regime alimentare nei prodotti ricavati da erbivori. Diversi metodi, basati sulle proprietà spettrofotometriche del grasso (Priolo e coll., 2002) o del magro (Cozzolino e coll., 2002), sono stati proposti. Il 2,3-octanedione e lo scatolo si sono dimostrati buoni marker dell'alimentazione al pascolo (Suzuki e Bailey, 1985; Young e coll., 1997). Alcuni metaboliti secondari della piante, come i mono- e sesquiterpeni sono stati proposti quali bio-markers dell'alimentazione con erba nei prodotti di origine animale (Mariaca e coll., 1997; Cornu e coll., 2001; Priolo e coll., 2004). Il profilo dei composti volatili della carne varia in rapporto all'alimentazione (Rousset-Akrim e coll., 1997) e la possibilità di concentrazione per microestrazione in fase solida (SPME; Arthur e Pawliszyn, 1990) nello spazio di testa della carne, offre la possibilità di disporre di una tecnica rapida ed economica (Zhang e Pawliszyn, 1993; Harmon, 1997) per la sua determinazione. Recentemente, accoppiata alla gascromatografia e alla spettrometria di massa, la SPME è stata utilizzata per caratterizzare lo spazio di testa di: formaggi (Chin e coll., 1996), prosciutto crudo (Ruiz e coll., 1999 e 2001; Gianelli, 2002), carne stagionata e cotta (Elmore e coll., 1999).
I rapporti tra isotopi stabili di C, N e O nelle molecole bioorganiche, che dipendono da fattori di variabilità ambientale, trasferibili ai prodotti animali con la dieta (Camin & Versini , 2001; Kornexl e coll., 1997; Manca e coll., 2001; Rossmann e coll., 1999; Versini e coll., 2000); e i minerali in tracce, positivamente utilizzati per discriminare l'areale di produzione di alimenti e bevande nei settori enologico (Baxter e coll., 1997; Greenough e coll., 1997), dei succhi di frutta (Nidkel e coll., 1988), ittico (Gabrielli-Favrettoe coll., 1995), lattiero-caseario (Favretto e coll., 1989; Fresno e coll., 1995) e delle carni (Ashurst & Dennis, 1998; Lopez e coll., 2000; Tinggi, 1999), sono dei potenziali traccianti dell'origine geografica anche della carne (Piasentier e coll., 2003), la cui efficacia merita di essere verificata in termini di costi, facilità d'uso e accuratezza.
L'identificazione diretta a livello del DNA offre uno strumento potente per controllare e autenticare l'origine genetica, e la razza in particolare, poiché il codice genetico è inalterabile, presente in ogni parte dell'animale e unico per ciascun soggetto. Il recente sviluppo della biologia molecolare e delle tecnologie per l'analisi diretta del DNA ha reso i sistemi diagnostici per l'identificazione genetica degli animali di semplice applicazione, relativamente poco costosi, sensibili e adatti all'automazione. Attualmente, le classi di marcatori molecolari neutri più utilizzate sono quelle basate sulla reazione a catena della polimerasi (PCR; Mullis e coll., 1986): dai microsatelliti, alle tecnologie ad alta efficienza (AFLP; Vos e coll., 1995), fino ai più recenti SNP (Single Nucleotide Polymorphism). <<<