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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
EDILIZIA MILITARE; RECUPERO; MATERIALI COSTRUTTIVI; ELEMENTI COSTRUTTIVI; TIPOLOGIA

Edilizia Militare: dalle dismissioni al riuso.

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Abstract
Il programma di ricerca affronta la problematica del riuso di edilizia militare dismessa a seguito della razionalizzazione della finanza pubblica e della riconfigurazione della logistica militare in rapporto al mutamento del "modello di difesa" assunto dall'Italia.
Si fa riferimento, in particolare, al programma di dismissioni dei beni immobili della Difesa che ha preso il via con l'approvazione del provvedimento collegato alla Legge Finanziaria per il 1997, che ne disciplinava l'attuazione al comma 112 dell'articolo 3 ed al successivo comma 113, per quanto concerne il diritto di prelazione degli enti locali.
Tale patrimonio è distribuito in tutte le regioni ed è costituito da una varietà di unità e complessi immobiliari oltre che di aree, come è evidenziato dai dati desunti dagli elenchi predisposti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Tra tutti i beni elencati, il programma di ricerca nazionale si riferirà preferenzialmente alle caserme, pur non escludendo alcuni significativi complessi presenti in ogni contesto regionale di cui si darà notizia nei programmi delle Unità Locali.
Il programma è finalizzato alla proposizione di linee guida finalizzate al recupero di organismi edilizi che, in alcuni casi, hanno significative valenze storico-ambientali ed, in altri, si presentano inseriti in contesti urbani ad alta problematicità sociale.
L'arco temporale in cui è collocata l'indagine è quello compreso tra la formazione dello Stato unitario e l'inizio del secondo conflitto mondiale, periodo in cui sono stati realizzati complessi militari ad hoc e perciò dotati di specifiche prerogative conseguenti ad una progettazione che obbediva a precise istanze tipologiche e funzionali oltre che tecnico-costruttive.
Il programma di ricerca intende procedere secondo le seguenti fasi

Ricognizione
Confronto
Analisi delle potenzialità d'uso
Analisi dei caratteri costruttivi originari
Analisi del degrado funzionale e tecnologico
Interpretazione della sostenibilità degli interventi di recupero
Formulazione di linee guida per gli interventi di rifunzionalizzazione e recupero

Il programma si concluderà con un documento che potrà essere messo a disposizione delle amministrazioni locali delle regioni interessate dal fenomeno. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Franco STORELLI Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo del programma di ricerca

Obiettivo del programma è la valorizzazione di edilizia militare dimessa, tramite la predisposizione di metodologie progettuali e tecniche operative utili alla reimmissione in un circuito d'uso.
L'occasione della ricerca è data dal processo di progressiva dismissione di ingenti quantità del patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa, conseguente sia a problematiche di razionalizzazione della finanza pubblica sia, ed in misura non indifferente, ad eventi epocali che hanno ridisegnato, sullo scorcio della fine del ‘900 e i primi anni del 2000 i rapporti tra gli stati europei e non europei, conseguenti al mutato assetto geopolitico degli Stati dell'Est.
Tali cambiamenti, avvertiti non solo in Italia ma anche in altre nazioni europee, hanno comportato in particolare il mutamento del modello di difesa, con profonde ripercussioni sull'intero sistema organizzativo delle forze armate e, in diretta derivazione, su quello logistico.
Si fa riferimento, in particolare al programma di dismissioni dei beni immobili della Difesa che ha preso il via con l'approvazione del provvedimento collegato alla Legge Finanziaria per il 1997, che ne disciplinava l'attuazione al comma 112 dell'articolo 3 ed al successivo comma 113, per quanto concerne il diritto di prelazione degli enti locali.
La realizzazione completa del programma richiedeva un'ampia serie di adempimenti tecnico-amministrativi che hanno comportato per la sola fase di avvio un impegno complesso protrattosi per oltre un anno.
Tali adempimenti, di competenza dell'Amministrazione della Difesa, hanno riguardato, tra l'altro, l'individuazione degli immobili da inserire nel programma di dismissione e la sua approvazione con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 agosto 1997, su proposta del Ministro della Difesa sentiti i Ministri del Tesoro e delle Finanze.
Al primo elenco di 302 immobili, predisposto nel 1997, ne sono seguiti aggiornamenti nel 2000 e nel 2005.
Quest'ultimo elenco, predisposto entro il 28 febbraio 2005, non è stato ancora reso pubblico alla data della presentazione del presente programma, ma lo sarà in data imediatamente successiva.
Ne è conseguito:
• la stipula della convenzione regolante i rapporti tra il Ministero della Difesa (Direzione Generale dei Lavori e del Demanio) e la Società CONSAP, affidataria della gestione del programma delle dismisioni, per quanto concerne la conduzione del programma di dismissione. In sostanza, ad oggi l'attività delle dismissioni ha comportato la vendita di oltre 100 complessi sui circa 300 individuati
• la finalizzazione di numerosi accordi di Programma diretti sostanzialmente a razionalizzare la presenza militare in determinate aree (Modena, Piacenza e Bologna) e alla stipula di diversi protocolli d'intesa con gli Enti Locali (Roma, Trento, Pisa, Viterbo, Torino, Napoli, Firenze ecc.) che dovranno essere sviluppati sul piano tecnico;
• la cessione gratuita dei beni alla Valle d'Aosta, al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia e il censimento dei beni da cedere alla Sicilia e alla Sardegna;
• la consegna dei beni relativi ai fondi immobiliari del Ministero delle Finanze.

A tutt'oggi, dunque, esiste un ingente patrimonio in aree ed immobili di diversissima natura e contestualizzazione, non più utilizzato o addirittura abbandonato, per il quale si propone uno studio teso ad individuare, all'interno del quadro generale, quei complessi o quelle unità edilizia dotati di particolari caratteristiche tipologiche tali da poter stimolare interventi di valorizzazione finalizzati ad una reimmissione in un circuito d'uso "civile", guidati da apposite metodologie o prassi.
Si intende in tal modo offrire modelli progettuali generalizzabili ma intrinsecamente orientati all'interno delle specifiche categorie desunte dall'analisi critica del patrimonio immobiliare in esame; ai modelli progettuali si affiancheranno indicazioni puntuali sulle tecnologie di riferimento nonché su materiali e soluzioni costruttive, in derivazione e prioritaria osservanza delle tecniche e dei materiali costruttivi d'origine.
La vastità e la varietà del patrimonio in esame, richiamate dai dati sottoriportati in tabella, e desunti dagli elenchi finora predisposti ma non ancora completi, impone al gruppo nazionale di limitare le scelte a casi rappresentativi ma comunque diffusi su tutto il territorio nazionale, e particolarmente significativi all'interno dei loro contesti ambientali, naturali od urbani.
Speciale attenzione avranno i complessi edilizi o le opere inquadrabili come elementi locali di un sistema di più vasta estensione territoriale e tali da poter essere studiati all'interno di categorie di analisi omogenee.
Tra tutti spicca l'insieme delle caserme.
Le scelte saranno operate dalle sedi locali, previa valutazione critica del gruppo nazionale nella sua interezza.

__________________________________________________
Le tipologie del patrimonio demaniale e la sua consistenza numerica.
I dati sono desunti dagli elenchi forniti nel 1997 e nel 2000 . D.P.C.M. 11/08/1997 (G.U. 7 ottobre 1997, n. 234. e D.P.C.M. 12/09/2000 ,G.U. 29 settembre 2000, n. 228)

Tipologia bene: aree aeroportuali
unità : 6
regioni: emilia romagna - lazio - veneto

Tipologia bene: aree ferroviarie
unità : 11
regioni: emilia romagna - puglia -toscana

Tipologia bene: batterie e forti
unità : 29
regioni: basilicata - lazio – liguria – marche – puglia - veneto

Tipologia bene: campi atletica
unità : 2
regioni: emilia romagna - lombardia

Tipologia bene: caserme
unità : 68
regioni: basilicata – emilia romagna – lazio – liguria – lombardia – marche – piemonte – puglia – toscana – umbria - veneto

Tipologia bene: centri radio
unità : 5
vabruzzo – basilicata – emilia romagna- puglia - veneto

Tipologia bene: fabbricati resid.
unità : 12
regioni: emilia romagna – lazio – liguria – puglia -veneto

Tipologia bene: depositi
unità : 57
regioni: abruzzo – basilicata – emilia romagna – lazio – liguria – lombardia – marche – piemonte – puglia – toscana – umbria - veneto

Tipologia bene: fari
unità : 3
regioni: basilicata - puglia

Tipologia bene: Imp. Elettr. e TLC
unità : 6
regioni: abruzzo – basilicata – puglia - veneto

Tipologia bene: ospedali militari
unità : 1
regioni: emilia romagna

Tipologia bene: piazze d'armi
unità : 4
regioni: basilicata – piemonte - umbria

Tipologia bene: poligoni di tiro
unità : 60
regioni: basilicata – emilia romagna – lazio – liguria – lombardia – marche – piemonte – puglia – toscana – umbria - veneto

Tipologia bene: depositi munizioni
unità : 10
regioni: emilia romagna – lombardia – marche – veneto

Tipologia bene: terreni
unità : 21
regioni: basilicata – emilia romagna – lazio – liguria – lombardia – marche - puglia –toscana - veneto

Tipologia bene: varie
unità : 36
regioni: basilicata – emilia romagna – lazio – liguria – lombardia – marche – puglia – umbria - veneto <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale

La scuola italiana del recupero
Base di partenza scientifica è il complesso delle metodologie di analisi ed intervento sul patrimonio edilizio esistenze a carattere non munomentale, quale si è venuto affermando negli ultimi decenni del '900 e che ha caratterizzato e caratterizza ormai una "scuola italiana del recupero".
Tale scuola, nata dalle conseguenze delle distruzioni derivanti dalle calamità naturali che periodicamente hanno funestato il territorio italiano, si è progressivamente consolidata attorno ad iniziative di amministrazioni e istituzioni formative, nonché di una imprenditoria illuminata, che hanno avuto come obiettivo la salvaguardia dei caratteri originari del patrimonio edilizio esistente, pur nelle necessarie trasformazioni richieste dalle mutate esigenze dell'utenza.

Gli episodi a cui si accennava in precedenza, le distruzioni catastrofiche e le sostituzioni di comodo e il maturare di una coscienza civile nei confronti del "valore tecnico" del nostro patrimonio edilizio, ci permettono di compiere il passaggio dalle "cose" e dagli "obiettivi" alle "istituzioni" ed agli "operatori" che agiscono a vario titolo su quelle "cose" e con quegli "obiettivi" .
La riflessione successiva verte sulle potenzialità che emergono, sui coordinamenti auspicabili e possibili tra quanti condividono il moto di rigetto nei confronti di materiali e procedimenti pensati per il "nuovo" ma incautamente adottati nel "vecchio", ed auspicano una riscoperta delle tradizioni costruttive ancora così vicine a noi nel tempo ma quasi dimenticate per il repentino declinare dei "magisteri" della tradizione e, con essi, del trasferimento delle conoscenze tecniche a quelli legate.

Materiali e tecnologie innovative; imprenditoria e maestranze sempre più distanti dalla "tradizione" e sempre meno in grado di operare su di essa in modo tecnicamente "colto", a meno che le istituzioni preposte alla formazione ed alla gestione del bene comune non riescano, per così dire, a radicare maggiormente in se stesse, prima di tutto, nell'imprenditoria e negli utenti poi, la necessità e la possibilità di proporre e di condurre interventi meno invasivi e distruttivi dei valori del "costruito".
A meno che, cioè, una coscienza critica maggiorente sviluppata non ponga al centro dell'attenzione l'affermazione del "valore" culturale delle tradizioni costruttive e delle tipologie edilizie da esse derivate, l'approfondimento conoscitivo degli strettissimi legami che hanno da sempre correlato le tradizioni costruttive all'uso intelligente delle risorse dell'ambiente.

In questi ultimi anni alcuni significativi episodi hanno segnato e segnano, appunto, le tappe di un progressivo ma lento affermarsi di una coscienza critica nell'operare in modo più consapevole sul "costruito" e, in particolare, su quel costruito che riassume in sé una spessa stratificazione di memorie.
Questi episodi sono correlabili a fenomeni di modificazione delle istituzioni formative universitarie, alla nascita al loro interno di "germi" di laboratori intenzionati a condurre studi e sperimentazioni sulle tecniche pre-moderne; al fruttuoso lavoro formativo di collaborazione tra imprenditoria e forze sociali; alla sensibilità e preparazione di alcune pubbliche amministrazioni; all'intelligenza di alcuni illuminati gruppi imprenditoriali.

Gli strumenti conoscitivi ed operativi: I Manuali del Recupero e i Codici di Pratica

Le esperienze di indirizzo, ovvero quelle esperienze che, nate per interesse disciplinare di alcuni, per l'oggettiva urgenza di dare risposte operative a situazioni compromesse, per la disponibilità di alcune amministrazioni locali, hanno avuto come esito strumenti di grande rilevanza potenziale sul piano della informazione e della formazione noti come "Manuali del Recupero" e "Codici di pratica"
Per i primi si tratta, cronologicamente, del "Prontuario del Restauro" approntato nel 1977 nell'ambito del laboratorio dell'Associazione intercomunale pesarese, predisposto da Francesco Doglioni e Raffaele Panella (1) , seguito dal "Manuale del Recupero di Roma" del 1989 (2) , dal "Manuale del Recupero di Città di Castello" (3) del 1992, dal "Manuale del recupero delle antiche tecniche costruttive napoletane" (4)
Per i secondi si tratta del risultato delle ricerche di Antonino Giuffrè sul problema degli interventi antisismici nell'edificato dei centri storici, e delle esperienze condotte per verificare il comportamento statico delle murature ,
Tali esperienze pratiche sono testimoniate in una serie di contributi tra i quali spicca quello edito nel 1993 dal titolo "Sicurezza e conservazione dei centri storici. Il caso Ortigia. Codice di pratica per gli interventi antisismici nel centro storico" (5), nonché il "Codice di pratica per la sicurezza e la conservazione del centro storico di Palermo", Laterza , Bari 1999 (6)


I Manuali per il recupero
Negli ultimi decenni si è assistito alla riscoperta, da parte dei cittadini del patrimonio culturale costituito dal "costruito; accanto a questo fermento culturale si registra un mutamento delle condizioni di mercato che, non più proiettato verso la nuova edificazione, si e aperto all'acquisto ed al recupero del "preesistente"
Il timore legittimo è che questa temperie di interessi e di interventi possa portare alla perdita delle qualità precipue del patrimonio edilizio storico, inteso non come emergenze monumentali, quasi sempre tutelati e curati dallo Stato o dai Comuni, ma bensì come il tessuto urbano stesso, gli spazi di relazione, tipologie e materiali costruttivi degli edifici,.
Malauguratamente negli interventi sulla edilizia storica minore la tendenza è stata quella di omologarla a quella della nuova edificazione e, in questa scia, di utilizzare di quest'ultima gli standards, i materiali, le tecnologie costruttive; tutto ciò ha inevitabilmente portato ad una. distruzione dei valori compiutamente architettonici propri del costruito storico
Parallelamente all'impulso dato da questa nuova sensibilizzazione nei confronti del "come" intervenire sul costruito ci sono stati, a partire dagli anni settanta, eventi sismici ricorrenti e catastrofici.
In questa atmosfera, dovuta, come abbiamo visto ad un complesso di circostanze e di eventi, è maturata, nell'ambito del Laboratorio Urbanistico dell'Associazione Intercomunale di Pesaro, l'idea di utilizzare una guida per il recupero dell'edilizia storica minore.
Il "Prontuario per il restauro" del centro storico di Pesaro si fonda sulla standardizzazione del processo cognitivo dei manufatti, processo che veniva attuato mediante un preventivo rilievo critico degli stessi.
La conoscenza di tali manufatti era la premessa ad una definizione di requisiti omogenei del loro restauro, ritenuta indispensabile dopo la valutazione degli interventi che il sisma del Friuli aveva imposto.
L'esperienza successiva nell'ambito dei Manuali del Recupero nasce da. una felice collaborazione tra l'Ufficio speciale per gli interventi nel centro storico del Comune di Roma, diretto da Carlo Aymonino, e l'Università "La Sapienza", ed è il "Manuale del Recupero del Comune di Roma".
Attorno al laboratorio di "Teoria e Tecnica del Recupero", istituito nel 1982, si raccolsero le esperienze di enti, di istituti e, in generale, degli esperti in materia; a questa prima fase collaborarono attivamente l'ICIAP della provincia di Roma, la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Roma, I'Ufficio studi del Ministero per i Beni Culturali e l'Istituto Centrale di Restauro.
Il Manuale per il Recupero si presenta nella forma di un repertorio di materiali e di tecniche costruttive ed è rivolto a migliorare gli interventi in questo settore, fornendo alle strutture amministrative ed agli operatori la possibilità di comprendere meglio la realizzazione di edifici storici e pertanto la capacità di agire nel modo più opportuno .
Inoltre mette a disposizione un "catalogo'' di modelli per la conoscenza degli elementi costruttivi e delle tecniche pre-moderne che, nei processi di manutenzione e ammodernamento, rischiano maggiormente la distruzione; manca, tuttavia, nel suo interno, la fase di indirizzo contenente i suggerimenti pratici su come intervenire in un cantiere di restauro, anche tenendo conto dell'innovazione tecnologica.

Questa lacuna è colmata dall'esperienza condotta per Città di Castello, ove l'analogo Manuale del Recupero acquisisce una dimensione più operativa; infatti è in questa sede che vengono studiati e soprattutto vengono proposti modelli di interventi strutturali, e specificatamente antisismici, che potranno essere adottati dalla amministrazione comunale e dagli altri attori del processo di recupero.
Ma il Manuale non è solo un atlante dei tipi, dei materiali e delle tecniche costruttive pre-moderne, infatti già nella esposizione delle tavole si nota una particolare attenzione alle "regole d'arte" muratorie, agli interventi di riparazione e di miglioramento degli elementi costruttivi, al comportamento statico ed alla risposta che molti componenti hanno avuto alle sollecitazioni sismiche.
Inoltre nella seconda parte, se così la si può definire, sono riportate tutte quelle indicazioni esecutive che permettono di ottenere l'adeguamento agli standards di sicurezza ed di comfort della nuova edilizia e di raggiungere un miglioramento strutturale tale da ottemperare alla richiesta determinata dalla applicazione delle norme per la prevenzione antisismica.
Ci si è resi conto come i nuovi materiali e le nuove strutture inseriti nei manufatti dell'architettura pre-moderna, per rinforzare e consolidare, difficilmente coesistono con le strutture originali, che da questi interventi vengono sollecitate in maniera poco consona.
La cultura tecnica del cemento armato mal si adatta ad interpretare il comportamento strutturale delle opere murarie, pertanto ci si deve indirizzare verso lo studio degli apparati pre-moderni.
In quest'ottica il Manuale affronta la problematica, assai delicata, di una fase propositiva di criteri pratici di intervento per il recupero delle strutture ed, in particolar modo, per l'adeguamento antisismico.
Una componente evolutiva, che nel Manuale del recupero lega l'edificio al contesto urbano, appare più esplicitamente a Palermo dove il Manuale ", esteso agli elementi del decoro cittadino, si propone nella giusta dimensione di disciplinare attuativo di uno strumento urbanistico, il piano particolareggiato esecutivo, che ha fatto proprio il concetto del restauro del centro storico come organismo"

I codici di pratica
Nella linea metodologica dei manuali del recupero sono legittimamente posizionabili i "codici di pratica" (6) intesi come "quell'ausilio che la normativa tecnica nazionale dovrebbe esigere per permettere la particolarizzazione delle sue prescrizioni alle realtà locali."
Il problema che ci è posti nella formulazione di questi codici è di adeguare gli edifici storici a quelli che sono gli standards di sicurezza e comfort della realtà attuale senza peraltro sconvolgere il lessico dell'edilizia storica su cui si deve intervenire; pertanto il primo passo, in questa via, non può che andare nella direzione di una riacquisizione delle tecniche costruttive originali, per poter poi successivamente intervenire in maniera adeguata.
Il codice di pratica, proprio per la sua vocazione operativa, e in ciò risiede il suo fattore innovativo, propone una serie di verifiche, di esempi di dettagli costruttivi, di soluzioni che il progettista dovrà reinterpretare a seconda delle situazioni specifiche in cui andrà ad intervenire
Esso, a differenza dei primi manuali del recupero, oltre a proporre una metodologia di intervento, fornisce al progettista indicazioni sulle indagini, sui tipi di verifica, sulle scelte da operare, sui criteri da seguire per raggiungere l'obiettivo che è quello di poter portare la sicurezza antisismica di una costruzione storica ad essere pari a quella di un edificio moderno costruito secondo le norme attuali.
Propone anche, a supporto della definizione degli interventi innovativi, in alcuni casi, la realizzazione di modelli al vero degli elementi costruttivi che possono comportare, come già visto nelle esperienze di Ancona, il ri-apprendimento di un'arte costruttiva ormai dimenticata e con essa la ri-educazione di una maestranza, anch'essa in via di estinzione, ma estremamente utile, se non indispensabile, negli interventi sul patrimonio edilizio esistente.


Conclusioni

Il riferimento agli strumenti metodologici ed operativi proposti, nello scorcio dell'ultimo Novecento, per gli interventi sul patrimonio edilizio esistente costituisce per il presente programma di ricerca una base essenziale di impostazione e sviluppo.
Tutto quanto descritto, infatti, ha avuto come riferimento esclusivo il patrimonio edilizio "civile"; nulla è stato mai detto o fatto a proposito del patrimonio edilizio "militare", se non nel caso ove questo coincidesse con manufatti a carattere storico-monumentale (fortezze, castelli fortificati, ecc.).
Nel momento in cui un ingente patrimonio di immobili, molti dei quali rispondenti a logiche progettuali preordinate da un'apposita e poco nota manualistica, deve trovare nuova collocazione e utilizzazione, è alto il rischio che vadano perdute testimonianze tipologiche e costruttive di valore pari a quelle per le quali negli ultimi decenni sono state promosse significative azioni di salvaguardia e tutela.
In questa logica, il programma di ricerca di seguito descritto si prefigge di indagare, con le premesse scientifiche sopra riportate e all'interno del loro ambito, i le unità edilizie e i complessi edilizi di origine militare inquadrabili nei sistemi di appartenenza.
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note
1) cfr. R. Panella, Per un contenuto conservativo del recupero, in Manuale del Recupero di Città di castello, Edizioni DEI, Roma 1992
2) P. Marconi, F. Giovanetti, E. Pallottino ( a cura di) Manuale del Recupero del Comune di Roma, DEI, Roma, 1989
3) F. Giovannetti ( a cura di) Manuale del Recupero del comune di Città di Castello, DEI, Roma, 1992
4) B. De Sivo, R. Iovino (a cura di), Manuale del recupero delle antiche tecniche costruttive napoletane, CUEN, Napoli, 1993
5) cfr. Sicurezza e conservazione dei centri storici. Il caso Ortigia. Codice di pratica per gli interventi antisismici nel centro storico. A cura di Antonino Giuffrè. Bari, Laterza, 1993
6 ) cfr. A. Giuffré, C. Carocci , Codice di pratica per la sicurezza e la conservazione del centro storico di Palermo, Laterza , Bari 1999 <<<