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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Politecnico di MILANO
BUILDING ENVIRONMENT SCIENCES AND TECHNOLOGY - BEST
MILANO(MI) - Università degli Studi "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARA
SCIENZE, STORIA DELL'ARCHITETTURA, RESTAURO E RAPPRESENTAZIONE
CHIETI(CH) - Università degli Studi de L'AQUILA
ARCHITETTURA ED URBANISTICA
L'AQUILA(AQ) - Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
STORIA DELL'ARCHITETTURA, RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI
ROMA(RM) - Seconda Università degli Studi di NAPOLI
RESTAURO E COSTRUZIONE DELL'ARCHITETTURA E DELL'AMBIENTE
CASERTA(CE)
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Ingegneria civile e Architettura
Classificazione brevettuale
- FIXED CONSTRUCTIONS
- BUILDING (layered materials, layered products in general B32B)
- GENERAL BUILDING CONSTRUCTIONS; WALLS, e.g. PARTITIONS; ROOFS; FLOORS; CEILINGS; INSULATION OR OTHER PROTECTION OF BUILDINGS (border constructions of opening in walls, floors or ceilings E06B1/00; [N: electromagnetic shielding H05K9/00A])
- BUILDING (layered materials, layered products in general B32B)
- PHYSICS
- COMPUTING; CALCULATING; COUNTING (score computers for games A63; combinations of writing applicances with computing devices B43K29/08)
- ELECTRICAL DIGITAL DATA PROCESSING (computers in which a part of the computation is effected hydraulically or pneumatically G06D; optically G06E; self-contained input or output peripheral equipment G06K; impedance networks using digital techniques H03H) [C9603]
- EDUCATION; CRYPTOGRAPHY; DISPLAY; ADVERTISING; SEALS
- EDUCATIONAL OR DEMONSTRATION APPLIANCES; APPLIANCES FOR TEACHING, OR COMMUNICATING WITH, THE BLIND, DEAF OR MUTE; MODELS; PLANETARIA; GLOBES; MAPS; DIAGRAMS (devices for psychotechnics or for testing reaction times A61B5/16; games, sports, amusements A63; projectors, projector screens G03B)
- COMPUTING; CALCULATING; COUNTING (score computers for games A63; combinations of writing applicances with computing devices B43K29/08)
Classificazione geografica
- Regione: Lombardia
Bibliografia
T. MANNONI, «Metodi di datazione dell’edilizia storica», in Archeologia Medievale, XI, 1984, pp. 396-405T. MANNONI, «Analisi di intonaci e malte genovesi. Formule, materiali e cause di degrado», in Facciate dipinte. Conservazione e restauro, Genova 1984, pp. 141-147
L’intonaco: storia, cultura, tecnologia, Atti del convegno di Bressanone, Padova 1985
Conoscenza e sviluppi teorici per la conservazione di sistemi costruttivi tradizionali in muratura, Atti del Convegno di Bressanone, Padova 1987
Manuale del recupero del comune di Roma, Roma 1989
G. TAMPONE (a cura di), Il restauro del legno, Firenze 1989
Superfici dell’Architettura: le Finiture, Atti del convegno di Bressanone, Padova 1990
Le pietre nell’architettura: struttura e superfici, Atti del Convegno di Bressanone, Padova 1991
Le superfici dell’architettura: il cotto. Caratterizzazione e trattamenti, Atti del Convegno di Bressanone, Padova 1992
S. DELLA TORRE (a cura di), Il Mestiere di costruire. Documenti per una storia del cantiere. Il caso di Como, Como 1992
U. MENICALI, I materiali dell’edilizia storica. Tecnologie e impiego dei materiali tradizionali, Roma 1992
R. PARENTI, «Fonti materiali e lettura stratigrafica di un centro urbano: i risultati di una sperimentazione non tradizionale», in Archeologia Medievale, XIX, 1992, pp. 7-62
L. ZORDAN, «Tecniche costruttive dell'edilizia aquilana. Tipi edilizi e apparecchiatura costruttiva; Gli elementi costruttivi e lemaestranze», in AA. VV., L'Aquila città di piazze, Pescara 1992, pp. 80-111, 112-159
GIUFFRE’ A. (a cura di), Sicurezza e conservazione dei centri storici: il caso di Ortigia, Bari 1993
T. MANNONI, Caratteri costruttivi dell’edilizia storica, Genova 1994
Manutenzione e recupero nella città storica, Atti del convegno A.R.Co, Roma 1995
P.G. GEROSA, Les architectes de le ragion des lacs préalpins et l’Europe: nouvelles questions historiographiques, in “Kunst+Architektur in der Schweiz”, 1995, 3, pp. 303-307
Manuale del recupero delle antiche tecniche costruttive napoletane, Napoli 1993-1996
Dal sito archeologico all’archeologia del costruito, Atti del convegno di Bressanone, Padova 1996
S. DI PASQUALE, L'arte del costruire, Venezia 1996.
G. CARBONARA (a cura di), Trattato di restauro architettonico, Torino 1996, 4 voll.
S. DELLA TORRE (a cura di), Storia delle tecniche murarie e tutela del costruito. Esperienze e questioni di metodo, Milano 1996
D. FIORANI, Tecniche costruttive murarie medievali: il Lazio meridionale, Roma 1996
T. MANNONI, E. GIANNICHEDDA, Archeologia delle tecniche produttive, Torino 1996
Manuale del recupero del centro storico di Palermo, Palermo 1997
C. CONFORTI, Lo specchio del cielo, Milano 1997
S. DELLA TORRE, T. MANNONI, V. PRACCHI (a cura di), Magistri d’Europa. Eventi, relazioni, strutture della migrazione di artisti e costruttori dai laghi lombardi, Como 1997
C. DI FRANCESCO (a cura di), Il cotto tra storia e ricerca. Contributi allo studio, Firenze 1997
F. DOGLIONI, Stratigrafia e restauro tra conoscenza e conservazione dell’architettura, Trieste 1997
O. EMMENEGGER, «Gipsstuch und Kalkstuck. Geschichte, Technik und Restaurierung», in Kunst und Architektur in der Schweiz», 1997, pp. 6-12
T. MANNONI, «Il problema complesso delle murature storiche in pietra. Cultura materiale e cronotipologia», in Archeologia dell’Architettura, II, 1997, pp. 15-24
C. ARCOLAO, Le ricette del restauro. Malte, intonaci, stucchi dal XV al XIX secolo, Venezia 1998.
D. ESPOSITO, Tecniche costruttive murarie medievali. Murature ‘a tufelli’ in area romana, Roma 1998
R. FABBRI, Il degrado delle murature: aspetti generali e precisazioni sulle caratteristiche dei materiali in area ferrarese, Ferrara 1998
G. MOR, Strutture di copertura nell’architettura genovese, Genova 1998
Ripensare alla manutenzione. Ricerche, progettazione, materiali, tecniche per la cura del costruito, Atti del Convegno di Bressanone, Padova 1999
C. DI FRANCESCO, F. BEVILACQUA, «Le terrecotte architettoniche a Ferrara. Studi e restauri», in Architettura e Restauro. Una città: Ferrara, Ferrara 1999
G. FIENGO, L. GUERRIERO, Murature tradizionali napoletane: cronologia dei paramenti tra il XVI ed il XIX secolo, Napoli 1999
G. GIORDANO, Tecnica delle costruzioni in legno, Milano 1999
E. PALLOTINO, «Stucchi in esterno. La nuova scabrosità delle superfici nell’architettura nel seicento romano. Precedenti di una tecnica borrominiana tra Como, Genova e Roma», in M. Kahn-Rossi, M. Franciolli (a cura di), Il giovane Borromini dagli esordi a San Carlo alle Quattro Fontane, Milano 1999, pp. 315-321
Atti del seminario "Palladio costruttore", in Annali di Architettura, n. 10-11, Vicenza 2000
Manuale del recupero del Comune di Città di Castello, Roma 2000
U. BARBISAN, F. LANER, Capriate e tetti in legno, Milano 2000
A. CAGNANA, Archeologia dei materiali da costruzione, Mantova 2000
L. FIENI, Calci lombarde: produzione e mercati dal 1641 al 1805, Firenze 2000
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S. F. MUSSO, G. FRANCO, Guida alla manutenzione e al recupero dell’edilizia e dei manufatti rurali, Venezia 2000.
M. PIANA, «Note sulle tecniche murarie dei primi secoli dell’architettura lagunare; la carpenteria lignea veneziana dei secoli XIV e XV», in L’architettura gotica veneziana, atti del convegno, Venezia 2000, pp. 61-81
C. VARAGNOLI, «Materiali per un atlante della costruzione storica in Abruzzo», in Contributi, 7, Università degli Studi "G. d'Annunzio", Chieti 2000
Lo Stucco. Cultura, Tecnologia, Conoscenza, Atti del convegno di Bressanone, Venezia 2001
G. BERGAMINI, P. GOI (a cura di), L’arte dello stucco in Friuli nei secoli XVII e XVIII, Udine 2001
M. G. D’AMELIO (a cura di) «Delle tecniche di finitura superficiale», in Rassegna di Architettura e Urbanistica, XXXV, 103/104, 2001
M. D’APRILE, Murature angioino-aragonesi in Terra di Lavoro, Napoli 2001
R. FABBRI, «Studio e rilievo delle tecniche costruttive a Ferrara: murature, volte, solai, coperture», in G. FIENGO, G. ABBATE, Le case a volta della Costa di Amalfi, Amalfi 2001
S. PESENTI (a cura di), Il progetto di conservazione: linee metodologiche per le analisi preliminari, l'intervento, il controllo di efficacia, Firenze 2001
Architecture Traditionnelle Méditerranéenne, Parigi 2002
G. TAMPONE, M. MANNUCCI, N. MACCHIONI, Strutture di legno: cultura conservazione restauro, Milano 2002
Techniques et Pratique de la Chaux, Parigi 2003
AA. VV., Proceedings of the First International Congress on Construction History, atti del convegno (Madrid, 2003), Madrid 2003
G. BONORA, G. CHIARI, M. L. SANTARELLI, G. TORRACA, «Analisi di malte antiche. Confronto tra tecniche ed indagini», in Materiali e strutture. Problemi di conservazione, 1, 2003, pp. 39-67
G. FIENGO, L. GUERRIERO, Atlante delle tecniche costruttive tradizionali. Lo stato dell'arte, i protocolli della ricerca, l'indagine documentaria, Napoli 2003
N. LUDWIG, V. REDAELLI, E. ROSINA, Metodi per la misura dell’umidità nei materiali dell’edilizia storica: legno e intonaci, XV Conferenza nazionale AIPND, Ravenna 2003
L. RAMPAZZI, D. MONTICELLI, R. VERGA, L. TONIOLO, «A new microwave-assisted approach to the chemical analysis of mortars», in Annali di Chimica, 93, 2003, p. 315
A. MOROPOULOU, S. DELLA TORRE, V. PRACCHI, E. ROSINA, G. SUARDI, IRT Monitoring In Planned Preservation of Built Cultural Heritage, con Nicolas Avdelidis, 16th World Conference on NonDestructive Testing, Montreal 2004
Parole Chiave
RESTAURO; CONSERVAZIONE; MANUTENZIONE; TECNICHE COSTRUTTIVE; STORIA DELLE COSTRUZIONI; ANALISI SCIENTIFICHE; MAPPA; ATLANTEConoscenza delle tecniche costruttive storiche: protocolli e strumenti innovativi per la diffusione e l'applicabilità al processo di conservazione
Politecnico di MilanoAbstract
Lo studio delle tecniche costruttive storiche è divenuto una componente centrale della disciplina del restauro architettonico, senza che sia stato adeguatamente chiarito né il complesso dei rapporti tra la pluralità di approcci praticati all'interno di tale filone di studi, né le modalità attraverso le quali questa forma di conoscenza produce un miglioramento del processo di conservazione. Il fatto stesso che alcune correnti metodologiche abbiano prodotto eccellenti momenti conoscitivi e applicazioni discusse, mentre altre posizioni sembrano non cogliere né la problematicità né le opportunità della conoscenza delle tecniche tradizionali, dimostra la necessità di indagare i nessi tra conoscenza e pratica.Tra questi nessi si individuano come fondamentali il momento del riconoscimento e quello della valutazione delle risorse attuali presenti negli elementi.
Il primo punto riguarda la necessità di sostanziare e diffondere la capacità di riconoscere gli oggetti come prodotto di saper fare, e testimonianze di una cultura tecnologica. Per questo si punta a costruire una riflessione sui metodi e a costruire un sito Internet che sia luogo di confronto, raccolta e pubblicazione delle ricerche verso un pubblico più vasto.
Il secondo passaggio riguarda l'applicazione delle conoscenze nel processo di conservazione, in particolare mediante la valutazione della possibilità che gli elementi svolgano ancora la loro funzione, e possano quindi essere mantenuti, eventualmente riparandoli, secondo un'ottica di sostenibilità.
Si tratta di costruire protocolli di conoscenza attenti alle prestazioni degli elementi, ma anche protocollo di valutazione che non si riducano all'applicazione di parametri presunti oggettivi, ma siano consapevoli della presenza di valori culturali e della varietà di strategie utilizzabili, secondo la specificità disciplinare del Restauro architettonico.
La metodologia di riferimento assunta è l'analisi dell'edificato affrontata tenendo in considerazione la necessità di indagare la materia tanto in senso chimico fisico, quanto con strumenti propri delle scienze umanistiche. Il riferimento più corretto attualmente sembra essere quello della mentalità archeologica con specifico rimando alla costruzione di una storia critica degli oggetti, più che a grandi tassonomie di tecniche costruttive o tipologie di elementi e materiali.
La ricerca corrisponde quindi a finalità pratiche e applicative:
- indagine sulle caratteristiche di sostenibilità ambientale di alcune tecniche costruttive storiche
- diffusione di una mentalità conservativa
- didattica
- formazione di maestranze qualificate intermedie tra il livello del restauratore e l'impresa edile.
Coerentemente con tali finalità, la ricerca avrà alcuni prodotti verificabili:
- Costruzione di un "Atlante delle ricerche", inteso come una mappa nella quale si individuano gli studi compiuti recentemente sul territorio nazionale, con lo scopo di comprendere come si sia indagato il nesso tra conoscenza e operatività nell'ambito dell'edilizia storica.
- Costruzione di una banca dati e di un sito-web.
- Approfondimento dell'indagine sulle tecniche costruttive storiche, garantito dal coinvolgimento di un alto numero di gruppi di lavoro consentendo esplorazioni che coprono aree geografiche ampie e affrontano tematiche complementari.
- Implementazione e diffusione, sulla base delle acquisizioni della ricerca, di protocolli per l'applicazione dello studio delle tecniche costruttive storiche nelle diverse fasi del processo di conservazione. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Stefano DELLA TORRE Politecnico di MILANOObiettivo del Programma di Ricerca
Il campo di indagine registra numerosi filoni di ricerca già avviati, svolti con logiche e finalità differenti, tutti tendenti ad arricchire le modalità di conoscenza delle tecniche antiche di costruzione dell'edilizia storica, a riprova del notevole interesse che oggi queste ultime rivestono, sia su un piano puramente conoscitivo, sia su un versante più applicativo.Tenuto conto dunque di questo punto di partenza, ciò che si propone e che struttura gli obiettivi della ricerca è:
- affrontare la domanda relativa a come rendere fruttuosa una conoscenza sempre più vasta e non banalizzata dei modi storici del costruire;
- mettere a sistema strumenti di condivisione e conoscenze spesso legati ad una microstoria locale in rapporto ad un interesse metodologico di ben più vasta portata;
- diffondere le acquisizioni ottenute.
Succintamente si possono indicare dunque tre filoni principali, ulteriormente articolati in fasi come dettagliatamente descritto nel programma di ricerca.
a) Sistematizzare un ambito disciplinare - lo studio del modo di costruire - divenuto sempre più attuale nell'ultimo ventennio.
Esiste infatti da un lato un bisogno di conoscenza, non necessariamente finalizzata all'agire, che è sintomo di necessità di una lettura più ricca.
La rinnovata tradizione di studi relativa alle tecniche costruttive del passato compiuta in senso propriamente storico ha notevoli ricadute positive; quella di cogliere mentalità e saperi che rendono più sfaccettata la conoscenza del passato, oltre le tradizionali categorie di lettura degli studi storico artistici, quella di accrescere la necessità di non disperdere tale patrimonio di conoscenze e, non ultima, quella di consentire interventi commisurati.
In tal senso un primo filone di indagine si dovrà occupare di vedere con quali tagli si sono affrontati studi storici volti all'approfondimento delle tematiche pertinenti.
Dall'altro lato, un versante più applicativo, che ha come finalità la gestione dell'edilizia storica per garantire lunga durata agli edifici, deve però arrivare anche a comprendere come mettere a frutto il portato di una conoscenza più complessa e stratificata.
In questo caso si rende necessaria la disamina di quanto fatto, anche per rendere evidente quanto le finalità operative influenzino il modo stesso di fare conoscenza.
b) Produrre nuovi approfondimenti conoscitivi, su temi scelti per la loro valenza nel dibattito metodologico sullo studio del cantiere storico e sulle possibili ricadute operative delle conoscenze acquisite per questa via.
Dopo aver esaminato nella prima parte come sono state condotte le ricerche già a disposizione, e come possono esserne costruite di ulteriori, occorre affrontare il problema, insito in ogni campo di studio, del rapporto tra micro storie, che consentono approfondimenti e indagini legate a casi specifici, rispetto ad una metodologia generale che ne confermi la validità e la portata.
Quello che ci si propone è dunque uno studio che affronti - attraverso l'analisi di casi studio di particolare rilevanza - l'esame di come si è fatta e di come poter fare ricerca sulle tecniche costruttive storiche, con l'intento ambizioso di considerare il problema metodologico imperniato sul rapporto tra interesse locale e inquadramento generale.
I filoni e le aree di studio sono stati scelti con particolare attenzione valutando:
- continuità con ricerche precedenti;
- novità del tema proposto;
- metodologia specifica e obiettivi di conoscenza;
- esemplarità nel far emergere specificità, processi dinamici, problematiche legate al restauro e alle pratiche manutentive.
c) Costruire un sito web che si ponga come strumento di condivisione delle conoscenze acquisite, ma anche di aggiornamento e scambio metodologico per il futuro, e come strumento di consultazione che faciliti una corretta applicazione dei risultati della ricerca sul piano operativo, nelle varie fasi della conservazione (studio, protezione, manutenzione, restauro).
Gli strumenti informatici sono inoltre pensati per consentire l'implementazione delle conoscenze attuali, che devono essere in qualche modo "strutturate" per comprenderne le finalità e le possibilità di crescita.
Gli obiettivi così come definiti comportano un ascolto reciproco e un confronto tra le Unità Operative, che non deve portare a standardizzazioni di metodo, ma al rilevamento delle specificità richieste dalle situazioni locali, avendo sullo sfondo il nodo teorico del nesso tra conoscenza e restauro/conservazione.
Si è ritenuto quindi di aggregare un alto numero di unità operative, ancor più consistente se si tiene conto del coinvolgimento di personale di altre sedi nella composizione delle singole unità.
Si vuole così raccogliere la continuità delle ormai innumerevoli precedenti ricerche, e consentire di produrre materiale originale per una indagine nazionale sul tema delle tecniche costruttive senza sacrificare il necessario rigore monografico dei casi scelti a campione.
Infatti i temi affrontati, differenziati per aree geografiche e per tagli cronologici, comprendono uno studio complessivo che consente di delineare un "atlante delle ricerche" in aree finora non esplorate e, allo stesso tempo, l'esame di casi specifici su strutture voltate, carpenterie lignee, rivestimenti ad intonaco, stucchi e coperture, con approfondimenti sensibili anche nei confronti delle procedure di cantiere deducibili dall'incrocio di dati storici e fisici.
Si intende quindi contribuire all'allargamento ed alla diffusione di ricerche che acquisiranno maggior spessore non solo in virtù della loro estensione in senso geografico, quanto nella possibilità di studiare insieme a molte unità operative problemi generali anche sul piano metodologico. Il rischio infatti della frammentazione delle ricerche porta come conseguenza ad una scarsa efficacia, ma rischia soprattutto di confinare ricostruzioni anche pregevoli entro studi locali.
L' obiettivo resta quello di cogliere non presunti fattori di identità locali invarianti, ma momenti di snodo, fratture, processi di acculturazione e di scambio di saperi e di cultura materiale, insito nel senso più proprio del termine pratica costruttiva. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
L'attuale stato dell'arte, riassunto nella sintetica bibliografia generale qui prodotta ed in modo più analitico nelle bibliografie predisposte dalle singole unità operative, documenta l'importanza dello studio delle pratiche costruttive storiche, attualmente svolto in molteplici ambiti disciplinari, con diverse caratteristiche e finalità.Per una attestazione non limitata all'ambito nazionale si può fare riferimento al primo convegno internazionale "On Construction History" svoltosi a Madrid nel gennaio 2003. Nell'introduzione al convegno si affermava infatti la crescente fortuna critica del tema, cominciata negli anni Cinquanta del secolo scorso, e più recentemente consolidata.
Alcune tra le ragioni che hanno determinato la ripresa e decretato l'attualità dello studio del costruito storico possono essere ricondotte a:
- La necessità di letture ricche e articolate incentrate sul "documento principe" (l'edificio stesso nella sua matericità).
- Il superamento di schemi astratti tendenti ad evidenziare le similitudini tra gli oggetti piuttosto che le significative differenze.
- La possibilità di coniugare metodi analitici avanzati propri delle scienze sperimentali a ipotesi e forme interpretative di tipo storico.
- Le ricadute operative finalizzate alla maggior e miglior conservazione della materia degli edifici storici.
- L'urgenza di conoscere e documentare un patrimonio che, nonostante l'intensificarsi delle ricerche è ancora in grandissima parte sconosciuto, o rilevato senza specifiche attenzioni, e quindi a rischio di sparizione semplicemente a causa dell'ignoranza o dell'applicazione acritica di metodi di riqualificazione inadatti al costruito storico.
Si evidenzia un debito verso metodologie di ricerca che potrebbero essere definite proprie dell'archeologia post-classica. In senso più ampio, si può dire che l'avanzamento delle metodiche d'indagine esperite a livello internazionale, è andato anche arricchendo, per interdisciplinarietà, le metodologie praticate nell'indagine sul costruito.
Si vogliono qui ricordare gli studi sui materiali tradizionali ed ecocompatibili, l'adozione per gli alzati di metodi mutuati dall'archeologia stratigrafica, l'adozione di metodologie proprie delle scienze sperimentali, la continuità nell'uso di alcune tecniche tradizionali, maggiore in alcuni paesi rispetto all'Italia.
Vanno però anche riscontrate, nel delineare un realistico stato dell'arte, alcune criticità.
Infatti nonostante gli sforzi si siano moltiplicati ed innestati su un concetto ben più ampio di testimonianza materiale, si assiste ad una perdurante indifferenza a problemi metodologici legati al modo di raccogliere ed analizzare i dati ed alla loro finalizzazione, con il rischio conseguente di ridurre la possibilità di diffusione e di ricadute anche operative delle ricerche, confinate in ambito locale o in un ambito settoriale. Talvolta perfino il ricorso ad analisi scientifiche finisce per evidenziare i limiti ora osservati, quasi che la puntualità delle osservazioni venisse scontata con la perdita di vista di un senso più complessivo dell'indagine. La necessità di un approccio integrato diviene evidente, ad esempio, nel caso dell'analisi strutturale delle antiche costruzioni, dove il progresso nelle tecniche di modellazione non è un progresso reale se perde di vista la consistenza costruttiva, e quindi la prospettiva storica dell'esistente.
Si riscontra inoltre la tendenziale mancanza di attenzione ad una visione sistemica nel considerare l'architettura, privilegiando studi su singoli componenti dell'edilizia storica o sui materiali tradizionalmente impiegati, senza considerare l'interazione tra essi e senza dedicare attenzione anche ad aspetti importanti nel controllo e nella prevenzione dei danni, a fattori immateriali quali l'uso o il disuso. Nelle ricerche già note si osserva spesso la ripetizione di uno schema di raccolta delle informazioni, senza che queste riescano ad essere interpretate come una rete di rapporti che costituisce lo spessore della trama dell'edificato.
D'altra parte se si devono registrare filoni di indagine storica che comportano nuove ipotesi sull'oggetto dell'indagine e sulla natura stessa dell'architettura, quali le storie della costruzione o le ricerche sui processi di migrazione, è evidente che queste vie avrebbero maggiori possibilità di successo se connesse in un "atlante delle ricerche".
Le potenzialità infatti offerte da approcci convergenti, ad esempio tra archeologia post classica, storia dell'arte e storia della cultura materiale, nonostante gli sforzi compiuti e documentati attraverso numerosi convegni nazionali ed internazionali, sembrano necessitare di molto lavoro ancora per diventare pratiche comuni.
In particolare si sottolinea l'importanza di strutturare le ricerche secondo modalità ragionate e condivise, non con l'intenzione di imbrigliare le differenti forme di conoscenza in strutture rigide, quanto per predisporre strumenti che, nella più ampia modalità di registrazione, tengano in considerazione le possibilità di utilizzo dei dati raccolti per utenze diverse con finalità differenti. I tentativi più recenti usano, per collegare la molteplicità di informazioni, strumenti informatici e sistemi applicativi quali i GIS, che almeno evidenziano le relazioni topologiche, ma ancora non sono sufficienti a trattare la complessità del problema.
Le unità operative coinvolte nel progetto di ricerca hanno, in forme e tempi diversi, attivato filoni di indagine pertinenti al tema di ricerca proposto, studiando tecniche costruttive locali in diversi archi temporali, riguardanti sia finiture che strutture. Gli studi compiuti, che costituiscono una significativa base di partenza, prendono in considerazione sia elementi di pregio che architetture povere senza alcuna preferenza, consentendo di lavorare in forma associata in termini di diffusione di competenze, ambiti di esportazione o importazione dei saperi costruttivi, indagini economiche e ricadute pratiche.
Si potrà dunque costruire una ricerca che, partendo dai patrimoni locali, ne consideri aspetti più generali, non soltanto per il sommarsi delle singole esplorazioni in un quadro sempre più rappresentativo, quanto proprio per la consapevolezza delle criticità messe a fuoco, e per la struttura generale di innovazione e coordinamento nella modalità di registrazione e gestione dei dati.
Le unità operative, prevalentemente composte da architetti restauratori, con apporti di storici, chimici, geologi, strutturisti e archeologi, riuniscono le competenze necessarie all'esame di fattori complessi e compresenti negli studi delle pratiche costruttive, integrando altresì metodologie, di grande tradizione, legate a ricerche di tipo storico artistico. <<<



