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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
• Albertini A., La biblioteca di Giuseppe Terragni, in Giuseppe Terragni. Opera completa, a cura di G. Ciucci, catalogo della mostra (Milano 1996), Milano, pp. 87-92
• Aricò N., Un Libro di Architettura di Jacopo Del Duca nel Collegio di Messina, in L. Patetta, S. Della Torre (a cura di), L’architettura della Compagnia di Gesù in Italia XVI-XVIII secolo, atti del convegno (Milano 1990), Genova 1992, pp. 167-171
• Battaglia A., Repishti F., Fra Giocondo, Giano Lascaris e lo studio di Vitruvio a Milano in Vitruvio nella cultura architettonica antica, medioevale e moderna, a cura di G. Ciotta, Genova 2003, II, pp. 414-421
• Bauer G.C., Bernini and the Baldacchino: On Becoming an Atchitect in the Seventeenth Century, in “Architectura”, 1996, n. 2, pp. 144-165
• Biermann V., Ornamentum. Studien zur Traktat »De re aedificatoria« des Leon Battista Alberti, Hildesheim 1997
• Blasco Esquivias, Una biblioteca modélica. La formación libresca de Teodoro Ardemans (I), «Ars Longa», 5, 1994, pp. 73-93.
• Borromeo C., Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae libri II Caroli Borromei (1577), a cura di M. Marinelli con F. Adorni, Città del Vaticano 2000;
• Bulgarelli M., Alberti a Mantova. Divagazioni intorno a Sant’Andrea, in “Annali di architettura”, 15, 2003, pp. 9-35
• Bulgarelli M., Bellezza-ornamento. Rappresentazione, natura e artificio nell’opera di Alberti, in pubblicazione, atti del convegno Gli impegni civili del De re aedificatoria (Centro Studi Leon Battista Alberti)
• Burns H., Antike Monumente als Muster und als Lehrstücke. Zur Bedeutung von Antikenzitat und Antikenstudium für Albertis architektonische Entwurfspraxis, in Theorie der Praxis. Leon Battista Alberti als Humanist und Theoretiker der bildenden Künste, Berlin 1999, pp. 129-55
• Cantone G., La controversia tra Cosimo Fanzago e i Certosini, in “Napoli Nobilissima”, 1969, pp. 165-175, 227-235.
• Cardini R., Mosaici. Il «nemico» dell’Alberti, Roma 1990
• Connors J., Borromini e l’oratorio romano, Torino 1989
• Connors J., Sebastiano Giannini: Opus Architectonicum, in “In Urbe Architectus”. Modelli, disegni, misure: la professione dell'architetto. Roma 1680-1750, a cura di B. Contardi e G. Curcio, Roma 1991, pp. 204-213
• Curcio G., La casa studio di Carlo Maderno, in Il giovane Borromini dagli esordi a San Carlo alle Quattro fontane, cura di M. Kahn-Rossi, M. Franciolli, Milano 1999, pp. 287-292
• De Maio R., I modelli culturali della Controriforma. Le biblioteche dei conventi italiani alla fine del Cinquecento, in Idem, Riforme e miti nella chiesa del Cinquecento, Napoli 1973, pp. 355-370.
• Di Filippo Bareggi C., La biblioteca di San Carlo, in Carlo Borromeo e l’opera della “Grande Reforma”. Cultura, religione e arti del governo nella Milano del pieno Cinquecento, a cura di F. Buzzi e D. Zardin, Milano 1997, pp. 337-350
• Garms J., Libri italiani di architettura della prima metà del ‘700 in biblioteche italiane, in Saggi in onore di Renato Bonelli, volume secondo, a cura di C. Bozzoni, G. Carbonara, G. Villetti, Roma 1992, pp. 755-764.
• Giuliani M., Sulle letture di Pellegrino Pellegrini. Note in margine alla biblioteca di casa Tibaldi, in “Arte lombarda”, 2001, 2, pp. 99-106
• Grafton A., Leon Battista Alberti: The Writer as Reader, in Commerce with the Classics, Ann Arbor 1997, pp. 53-92
• Gros P., Les ambiguïtés d'une lecture albertienne de Vitruve: la columnatio, in Leon Battista Alberti, a cura di F. Furlan, Torino-Parigi, 2000, pp. 763-72
• Krämer A., E. Fidone, Nuove acquisizioni sull’architetto Paolo Labisi (1720-1798?). Documenti e disegni, in «Lexicon, storie e architettura in Sicilia», n. 0, 2000, pp. 53-68.
• La circolazione libraria tra i francescani di Sicilia, a cura di D. Ciccarelli, voll. 2, Palermo 1990.
• Leone, Il successo del trattato di Andrea Pozzo in Sicilia: il caso della finta cupola quadrilobata nella chiesa di S. Marco a Enna, in «I Beni Culturali. Tutela», n. 6, 2003, pp. 39-44.
• Ligresti D., Il catalogo della Biblioteca Biscari, «Archivio Storico per la Sicilia Orientale», anno LXXIII, 1977, fasc. I-II, pp. 185-251.
• Loi M.C., Libri di architettura posseduti da Thomas Jefferson, in Id., Thomas Jefferson (1743-1826). Primo architetto americano, Milano 1993, pp. 137-142
• Lorenzo Binago e la cultura architettonica dei Barnabiti. Atti del convegno di Milano, a cura di M. L. Gatti Perer, G. Mezzanotte, in “Arte Lombarda”, 2002, 134, 1
• Lücke H.-K., Alberti, Vitruvio e Cicerone, in Leon Battista Alberti, a cura di J. Rykwert, A. Engel Milano 1994, pp. 70-95
• Mazzamuto, Giovanni Biagio Amico, architetto e trattatista del Settecento, Palermo 2003.
• Napoli N., Pianificare o indulgere nel capriccio? Cosimo Fanzago e la causa 'ad exuberantiam' alla Certosa di San Martino, in "Napoli Nobilissima", 2003, pp. 209-218.
• Nobile M.R., I volti della “sposa”. Le facciate delle Chiese Madri nella Sicilia del Settecento, Palermo 2000.
• Oechslin W., Architectura est scientia aedificandi. L'influenza della letteratura sull'architettura, in I trionfi del Barocco. Architettura in Europa 1600-1750, a cura di H. A. Millon, Milano 1999, pp. 207-217
• Pagliara P.N., Vitruvio da testo a canone, in Memoria dell’antico nell’arte italiana, a cura di S. Settis, III, Torino 1986, pp. 7-85
• Patetta L., La difficoltà di pubblicare libri di architettura. Il caso del "castrum" di Polibio, in Il libro nella cultura del umanesimo europeo, a cura L. Secchi Tarugi, Firenze 2004
• Rinaldi R., «Melancholia christiana». Studi sulle fonti di Leon Battista Alberti, Firenze 2002
• Rovetta A., Cesariano, Bramante e gli studi vitruviani nell’età di Ludovico il Moro, in Bramante milanese e l’architettura del Rinascimento lombardo, a cura di C. L Frommel, L. Giordano, R. Schofield, Venezia-Vicenza 2002, pp. 83-98
• Ruiz Hernando, La testamentaría de Francisco Sabatini, in Francisco Sabatini 1721-1797, catalogo della mostra (ott.-dic. 1993), Madrid 1993, pp. 91-114.
• Ryckwert J., I primi moderni. Dal classico al neoclassico, Milano 1986
A. Saba, La biblioteca di S. Carlo Borromeo, Firenze 1936
• Scaduto, Serlio e la Sicilia. Alcune considerazioni sul successo di un trattato, Palermo 2000.
• Schirò G., Le biblioteche di Monreale: la Biblioteca del Seminario e la Biblioteca comunale, Palermo1992.
• Schofield R.V., “Tu es porta Diaboli”; Carlo Borromeo, misoginia e architettura (in course of publication, Kunsthistorisches Institut Florence)
• Schofield R.V., Architecture and the Assertion of the Cult of Relics in Milan’s public spaces, “Annali di architettura”, 16, 2004, pp. 9-50
• Schofield R.V., Repishti F., Architettura e controriforma. I dibattiti per la facciata del Duomo di Milano 1582-1682, Milano 2004
• Scotti A, Soldini N., Borromini milanese, in Il giovane Borromini dagli esordi a San Carlo alle Quattro fontane, cura di M. Kahn-Rossi, M. Franciolli, Milano 1999, pp. 53-75
• Simoncini G., “L’Architettura” di Leon Battista Alberti nel commento di Pellegrino Tibaldi, Roma 1988
• F. Strazzullo, Architetti e ingegneri napoletani dal ‘500 al ‘700, Napoli 1969.
• Tafuri M., La sfera e il labirinto, Torino 1980
• Tafuri M., Teoria e storia dell’architettura, Roma-Bari 1988 (4.a ed.)
• Thoenes C., Sostegno e adornamento, Milano 1998
• Tracce di letteratura artistica in Lombardia, a cura di A. Rovetta, Bari 2004
• Turner P., Catalogo della biblioteca di Jeanneret fino al 1920, Cronologia delle letture di Jeanneret fino al 1920, in P. V. Turner, La formazione di Le Corbusier, Milano (La Formation de Le Corbusier, Paris 1987), 2001, pp. 231-241
• Tusa S., La cultura di Giacomo Amato e la sua attività nel Settecento, in Architettura del Settecento in Sicilia, a cura di M. Giuffrè, Palermo 1997, pp. 47-63.
• Vendramin R., La biblioteca di Carlo Scarpa, in Carlo Scarpa. Opera completa, a cura di F. Dal Co, G. Mazzariol, Milano 1984, p. 307
• Vidler A., The writing of the Walls, New York 1987
Parole Chiave
ARCHITETTURA; STORIA DELL'ARCHITETTURA; LIBRI DI ARCHITETTURA; DISEGNI DI ARCHITETTURA; BIBLIOTECHE; ARCHITETTO; INCISIONI DI ARCHITETTURA; FORMAZIONE DELL'ARCHITETTO; SECOLI XV-XVIII

La biblioteca dell'architetto. XV-XX secolo.

Università IUAV di Venezia
Abstract
I progetti di ricerca presentati dalle diverse unità intendono affrontare il tema della trasmissione del sapere architettonico e delle fonti letterarie dell'architetto tra XV e XX secolo, in ambiti cronologici e geografici differenziati, e ritenuti particolarmente significativi. Temi affrontati saranno, per un verso, i libri scritti dagli architetti, a partire dal testo inaugurale della trattatistica di architettura in età moderna, il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, opera ricchissima di rimandi, riferimenti e citazioni alla letteratura antica e medievale, per passare alla fortuna di Vitruvio nel primo Cinquecento lombardo, fino a L’architettura di Pellegrino Pellegrini e alla grande summa storico-architettonica del Tempio Vaticano di Carlo Fontana e alla codificazione del sapere architettonico operata da Francesco Milizia. Altro modo di affrontare il tema è quello di sondare i documenti che attestano la consistenza delle biblioteche raccolte dagli architetti nel corso dei secoli, o di compiere questa stessa verifica sui cataloghi delle raccolte librarie di committenti, o di personaggi e istituzioni a contatto con architetti. Da questa seconda modalità di indagine, si dirama un’ulteriore filone di ricerca sui repertori di forme architettoniche e sulla loro circolazione in epoche diverse, dalle raccolte di disegni in taccuini, all’uso di stampe sciolte o raccolte, alla diffusione e alla fortuna dei trattati a stampa - Alberti, Palladio, Vignola - fino ai libri e alle riviste di architettura dei nostri giorni.
Temi individuati dalle diverse unità di ricerca sono:
-Alberti e il De re aedificatoria
-Milano 1400-1500 (committenza sforzesca, fortuna di Vitruvio nel primo Cinquecento, Cristoforo Lombardo, Martino Bassi, Vincenzo Seregni)
-Fonti, biblioteca e scritti di Pellegrino Pellegrini in rapporto alla biblioteca e agli scritti di Carlo Borromeo
-Fonti e biblioteche degli architetti attivi a Napoli tra fine Cinquecento e fine Seicento (Cosimo Fanzago, Domenico Fontana, ricezione dell’antico)
-Milano 1600. Francesco Maria Ricchino e dintorni (Collegio degli ingegneri architetti, Fabio Mangone, Francesco Castelli e Andrea Biffi)
-Fonti e biblioteche degli architetti attivi a Roma tra Seicento e inizio Settecento (Carlo Fontano, figura professionale dell’architetto)
-Sicilia in età moderna (biblioteche di Jacopo del Duca, Mariano Smiriglio, Giovan Battista Vaccarini, Giacomo Amato, Andrea Gigante, Carlo Miller, Léon Dufourny)
-Fortuna di Frank Lloyd Wright e Le Corbusier (biblioteche di Carlo Mollino e Mario Passanti, Carlo Scarpa e Bruno Zevi)
Le diverse indagini, che si articoleranno secondo approcci differenti a seconda dell’oggetto di studio, saranno tuttavia condotte promuovendo un continuo confronto di metodi, finalità ed esiti. A questo scopo è nostra intenzione promuovere, nel corso dei lavori, incontri seminariali fra gli studiosi delle varie unità, con la partecipazione di studiosi esterni. I risultati della ricerca saranno resi accessibili con modalità diverse: digitalizzazione di dati e documenti, organizzazione di un convegno internazionale, pubblicazioni. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giovanna CURCIO Università IUAV di VENEZIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca prende avvio dagli studi condotti nel corso degli ultimi decenni da studiosi quali Manfredo Tafuri, Joseph Connors, Anthony Vidler, Joseph Rykwert, Jorg Garms, Christof Thoenes. Obiettivo della ricerca è avviare un'indagine sistematica sugli strumenti culturali a disposizione dell'architetto tra XV e XX secolo ai fini di una più vasta riflessione sul rapporto tra Progetto e Storia e, più in generale, tra Progetto e Scienze (‘umane' e non).
Oggetto di indagine sono i libri degli architetti, intendendo con questo sia i libri composti dagli architetti che quelli da loro utilizzati. Gli interrogativi, nei diversi ambiti cronologici e geografici, riguardano: la riflessione dell'architetto sul rapporto tra il proprio lavoro e i processi di trasformazione della società, del pensiero politico, religioso e filosofico, delle tecniche; gli strumenti di cui l'architetto ha ritenuto opportuno dotarsi al fine di meglio articolare la sua risposta alle istanze del mondo a lui contemporaneo; l'autorappresentazione dell'universo culturale di riferimento e dei compiti dell'architetto; la dialettica tra "autorità" e sperimentazione nel formarsi della cultura architettonica; gli strumenti e le modalità di trasmissione, diffusione, insegnamento dei saperi dell'architettura.
In particolare, quanto a quest'ultimo aspetto, è nostra intenzione valutare l'impatto dei diversi tipi di media. Particolarmente in relazione alla diffusione di immagini, e soprattutto con riferimento alla diffusione della stampa, che non solo contribuisce in modo determinante alla fortuna del trattato di architettura in quanto genere letterario, ma garantisce il pieno controllo da parte dell'autore sull'esatta riproduzione delle immagini, precedentemente affidata alla cura dei singoli copisti. Il che è probabilmente il motivo principale per cui Alberti preferisce affidarsi a un testo assolutamente aniconico.
In relazione a questo aspetto della ricerca, è stato deciso un ampliamento del campo di indagine. Il progetto, infatti, pur essendo incentrato su temi relativi all'architettura di età moderna, propone di saggiare il problema proiettandolo anche sull'epoca contemporanea, con l'obiettivo di tentare una prima verifica in relazione alle profonde trasformazioni che hanno interessato le tecniche di riproduzione e di stampa. Ad esempio prendendo in considerazione la fortuna straordinaria della fotografia come mezzo di diffusione di progetti e architetture, che ha permesso, fra l'altro, la proliferazione delle riviste di architettura e di storia dell'arte.
Il gruppo di ricerca è composto di tre unità (Venezia, Milano, Palermo), ognuna delle quali prende in esame ambiti geografici e cronologici diversi, individuati sulla base degli specifici interessi degli studiosi coinvolti e, soprattutto, nel quadro delle tematiche ritenute più significative ai fini del lavoro da svolgere.
Ogni unità, o sottounità di ricerca concorre a realizzare un segmento di un'indagine che con la presente ricerca si intende soltanto avviare. La successione prevista delle operazioni viene esposta sommariamente qui di seguito.
Nel complesso, si prevedono quattro fasi di articolazione della ricerca. Ogni unità procede inizialmente a una prima fase di ricognizione, che può applicarsi ai testi dei trattati presi in considerazione, o ai repertori archivistici individuati. Lo scopo è quello acquisire dati e conoscenze necessari a dare corpo alla ricerca. Le fasi successive sono di elaborazione, studio e confronto dei dati acquisiti.
A conclusione, è previsto un seminario internazionale di presentazione dei risultati conseguiti e di discussione con studiosi esterni. Il seminario potrebbe essere articolato in sezioni dedicate a: le fonti e la fortuna critica del De re aedificatoria; la cultura architettonica post-tridentina; la "biblioteca dell'architetto"; repertori di fonti architettoniche. Pur nella diversa articolazione dei compiti che ciascuna unità si prefigge di svolgere nel corso delle quattro fasi, particolare attenzione sarà posta alla messa a punto di un comune sistema di elaborazione informatica dei dati e di digitalizzazione delle immagini in modo da costituire una banca dati facilmente accessibile e tale da consentire una consultazione più diffusa di materiali spesso a rischio di dispersione e, comunque, quasi sempre di difficile fruizione. Questa procedura sarà avviata, quando possibile, in accordo e in collaborazione con istituzioni pubbliche, che potranno quindi usufruire del lavoro specialistico di indagine, precedentemente svolto, ai fini della tutela e della consultazione pubblica dei materiali. Prevediamo, inoltre, incontri periodici fra i componenti le diverse unità per mettere a confronto lo stato di avanzamento della ricerca durante le varie fasi.
Altro obiettivo qualificante è la pubblicazione dei risultati ottenuti, in forma di raccolta di saggi - atti dei seminari - con l'esposizione delle prime riflessioni storico-critiche. Si prevede inoltre di pubblicare in edizione commentata fonti, inedite o poco conosciute, di particolare interesse (ad es. il codice di disegni BAV, Barb. lat. 4409 di Domenico Castelli). <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Leon Battista Alberti e il De re aedificatoria
Lo stato degli studi sulle fonti dell'opera albertiana contempla un numero cospicuo di contributi, fino al convegno dedicato a questo specifico tema tenutosi lo scorso anno ad Arezzo. Del De re aedificatoria, sono disponibili traduzioni in lingue diverse con apparati, e studi specifici, ad esempio sulle fonti medievali, sul rapporto con Vitruvio, o su singoli concetti. Non c'è dubbio, tuttavia, che i risultati più interessanti riguardino le altre opere letterarie, e in genere siano frutto del lavoro di storici della letteratura, o della cultura. Recentemente, il tema delle fonti è stato affrontato, indagando il significato, o i significati, che l'uso di uno specifico modello comporta nel disegno dell'opera albertiana (Grafton, Cardini, Rinaldi). Si tratta non solo di allineare i testi presenti sullo scrittoio di Alberti, ma di interrogare l'intervento albertiano che li deforma, li modifica, li fa interagire fra loro, e di comprendere cosa sottenda questa complessa strategia testuale. Un approccio del genere è rimasto sostanzialmente estraneo al trattato sull'architettura e all'architettura stessa.

Milano 1400-1500
Il rinnovato impegno di ricerca che da diversi anni ha caratterizzato gli studi sull'architettura dell'area lombarda in un periodo compreso tra XV e XVIII secolo, ha portato a riconoscere la centralità che essa ha assunto nella storia dell'architettura in alcuni momenti cruciali, in cui Milano è stata crocevia di scambi culturali e luogo di elaborazione di modelli compositivi, formali e tecnologici. Basti pensare ad esempio agli anni finali del Quattrocento, quando Bramante e Leonardo caratterizzarono in maniera determinante la cultura della corte di Ludovico il Moro, e giunse a piena maturazione l'aggiornamento della cultura architettonica alla corte sforzesca. Vi aveva preso corpo, sotto il profilo della circolazione e formazione della letteratura artistica, lo sviluppo degli studi vitruviani nell'ambito di un umanesimo archeologico e letterario (Francesco Filelfo, Giorgio Merula), mediato con la teoria albertiana e con studi geometrico-scientifici (Filarete e Luca Pacioli). Questa base di estrema contiguità fra umanisti e architetti fu il fondamento su cui si sviluppò nel primo cinquecento l'edizione a stampa di Vitruvio di Cesare Cesariano (Como 1521). Per tutto il Cinquecento e ancora all'inizio del Seicento, lo Stato di Milano fu crocevia di molteplici esperienze, legate da un lato alla politica spagnola che poneva il milanese in un ambito di relazioni allargato a tutte le aree dei domini asburgici (dalla Sicilia alle Fiandre), e dall'altro alla fortuna e mobilità di maestranze di costruttori e decoratori altamente specializzati, provenienti dalle terre lombarde e dai laghi o dalle valli prealpine, che furono protagoniste di rilevanti cantieri in una realtà estesa da Roma a Parigi, a Praga, a Varsavia . Il ruolo di crocevia si misura considerando la molteplicità di esperienze che connota la Lombardia degli anni Quaranta e Cinquanta del Cinquecento con l'incontro fra il raffinato e purista linguaggio classico di Domenico Giunti, gli sperimentalismi lessicali uniti alla continuità con la tradizione di cantiere impersonati da Cristoforo Lombardo, il pragmatismo operativo di Giovanni Maria Olgiati e, subito dopo, le innovazioni di Galeazzo Alessi che obbligarono le maestranze lombarde a fare i conti con un modello di composizione e decorazione aggiornato sulla maniera romana della metà del Cinquecento. Nella seconda metà del Cinquecento si è fatta piena luce sul ruolo esemplare che assunse l'operato di un lombardo richiamato da Roma a Milano, Pellegrino Pellegrini con la sua azione non solo riconducibile alla progettazione di una serie di eccezionali edifici nella storia dell'architettura, da San Fedele a Milano al San Gaudenzio a Novara (Bösel; Scotti Tosini; Della Torre-Schofield), ma calata nella minuta prassi di interventi sul territorio e sul paesaggio, nel dilatarsi della sua operatività nel Piemonte sabaudo prima che in Spagna.

Fonti, biblioteca e scritti di Pellegrino Pellegrini in rapporto alla biblioteca e agli scritti di Carlo Borromeo
Il catalogo dell'immensa biblioteca di Carlo Borromeo è stato pubblicato senza commento molti anni fa; e recentemente, sono stati ritrovati, e analizzati, i cataloghi della biblioteca del figlio di Pellegrino. Oltre all'elenco dei loro libri, disponiamo, inoltre, dell'insieme degli scritti di Carlo Borromeo connessi all'architettura, innanzi tutto le Instructiones, ma anche molti altri trattati, importanti per l'architettura e la città, riguardanti i mali del carnevale, del teatro, i comportamenti in strada, ecc.; nel caso di Pellegrino, ci rimane il suo Trattato, principalmente composto di parti copiate dal De re aedificatoria, nella traduzione di Bartoli, e dal commentario a Vitruvio di Barbaro.

Fonti e biblioteche degli architetti attivi a Napoli tra fine Cinquecento e fine Seicento
La cultura degli architetti attivi a Napoli nel Seicento è un argomento ancora non sufficientemente indagato. Della formazione di Fanzago si conosce solo l'apprendistato come scultore nella bottega del suocero, il fiorentino A. Landi, e come architetto al fianco di G. Conforto nel cantiere della certosa di San Martino. La distinzione fra i numerosi tavolari e ingegneri ordinari e gli architetti e gli ingegneri maggiori –e tale era Fanzago- sembra giocarsi proprio sulla dicotomia fra un sapere trasmesso dalla prassi e dall'esperienza e uno fondato sulla cultura teorica per il tramite dei testi. Si riferiscono già a tale distinzione C. Stigliola –tipografo, filosofo e accademico dei Lincei in corrispondenza con Galilei- e G. B. Cavagna, allorché rimproverano a D. Fontana la sua carenza di preparazione teorica. Le fonti suggeriscono però un quadro più articolato: quando F. Picchiatti, alla metà del secolo, collezionava antichità e possedeva una biblioteca con migliaia di volumi, altri architetti di spicco, come D. Lazzari erano persino incapaci di firmare. La presenza del trattato albertiano nelle biblioteche dei monasteri napoletani è indizio di un ambiente in cui le riflessioni teoriche sull'architettura erano più diffuse di quanto ipotizzato finora. Solo una ricerca sistematica potrà consentire di precisare quali siano i debiti di Fanzago rispetto ai tradizionali strumenti di formazione intellettuale di un architetto.

Milano 1600. Francesco Maria Ricchino e dintorni
I progetti di Pellegrini furono nodali nello stimolare un confronto sullo specifico del linguaggio con gli architetti lombardi a lui contemporanei e nel porsi come modelli di architetture "moderne alla romana", a cui non mancarono di guardare anche i giovani che, nel primo Seicento, si assunsero l'onere di riformulare le basi della professione nei suoi fondamenti culturali e non solo tecnici, da Francesco Maria Ricchino o Fabio Mangone, allo stesso giovane Borromini negli anni della sua formazione (Oechslin; Scotti Tosini-Soldini). Nuova centralità assunse Milano a metà Seicento nel reimpostare il dibattito sulla fusione fra le arti, riportando in Lombardia tecniche del pieno barocco romano e sviluppando ulteriormente il dibattito sulle complesse e nuove relazioni fra architettura, tecnica e scienze matematiche (Scotti Tosini). Proprio su questo argomento sembra utile approfondire la cultura degli architetti, cercando di ricostruire la loro biblioteca, intesa naturalmente non come mero elenco di titoli ma come straordinario deposito culturale e come utile insieme di modelli teorico-pratici, legati alla produzione di scritti teorici e di trattati, ma anche come repertorio di modelli nelle raccolte di disegni e stampe e infine come sedimento del lavoro progettuale. Un efficace esempio è costituito dal fortunato ritrovamento degli inventari della biblioteca di famiglia di Pellegrino Pellegrini, la cui pubblicazione (Giuliani) ha consentito di approfondire la cultura complessa dell'architetto ed ha aperto nuovi interrogativi sul suo lascito grafico. Inoltre il ritrovamento dell'inventario dei primi anni del Seicento della bottega del libraio milanese Antonio delli Antoni (Nuovo) può costituire la base per approfondire la disponibilità e la circolazione dei testi a stampa, e può essere utile per ricollocare in un contesto di produzione libraria specialistica anche i numerosi esiti editoriali di architetti e ingegneri lombardi – da Gabrio Busca, a Pietro Antonio Barca a Osio (Coppa), senza dimenticare che anche Guarini Guarini fece incidere e stampare a Milano i primi esemplari delle tavole del suo trattato di architettura – e per la forza di attrazione che gli editori milanesi esercitarono anche su matematici di qualità come Muzio Oddi che pubblicò ben tre delle sue opere a Milano (Gamba-Montebelli). Un ulteriore campo di analisi proviene dalla conoscenza di alcuni dei testi utilizzati anche nelle scuole private di matematica e architettura tenute da ingegneri come quella di Bernardo Ricchino (Scotti Tosini) o quella dello stesso Oddi, frequentate da aspiranti architetti ma anche da nobili milanesi e spagnoli.

Fonti e biblioteche degli architetti attivi a Roma tra Seicento e inizio Settecento.
Nel complesso panorama dell'architettura romana del Seicento si confrontano personaggi formatisi nell'ambito dell'Accademia di San Luca, o che comunque ad essa fanno riferimento, e altri che, invece, fanno della pratica del cantiere il fondamento del loro sapere architettonico. Tra i primi si può citare, ad esempio, Pietro da Cortona, tra i secondi Francesco Borromini. Tuttavia, i numerosi e approfonditi studi degli ultimi decenni sull'architettura romana del Seicento (Connors, Fumaroli, Curcio, Hager, Oechslin, Schuetze, Curti-Zampa) hanno dimostrato come i due universi – quello teorico e quello pratico – non possano essere considerati realmente disgiunti e hanno spostato l'attenzione sulla necessità di uno studio più approfondito e articolato dei testi – di architettura, ma non solo – che hanno fatto da riferimento nella formazione dell'architetto: dalle opere autorevoli degli antichi, fino ai manuali confezionati in numero sempre maggiore nel corso del secolo.
In particolare, un nuovo tema di riflessione riguarda la fortuna dell'opera teorica di Leon Battista Alberti, che proprio tra fine Seicento e inizio Settecento – significativi sono i casi di Carlo Fontana e di Filippo Juvarra - sembra emergere come la più adeguata a riproporre con autorevolezza una concezione intellettuale della pratica architettonica (Curcio).

Sicilia in età moderna
Nella Sicilia di età moderna, tra XV e XVIII secolo, fra tardogotico e tardobarocco, il libro e, più in generale, la stampa hanno avuto un ruolo decisivo per i cambiamenti di gusto e per la progressiva definizione di figure professionali relazionate al progetto di architettura. La preparazione di progettisti, sia all'interno di botteghe artigiane, che per formazione diretta presso un architetto affermato, non poteva prescindere, infatti, da un bagaglio di conoscenze libresche che legittimavano le scelte operate. Il libro era inoltre uno strumento distintivo con cui rappresentare il proprio status di architetto ed eventualmente difenderlo. L'auctoritas di Guarini è stata, per esempio, evocata da architetti come Giovan Battista Vaccarini o Francesco Battaglia in momenti delicati della loro attività (Nobile). Rilevare la diffusione di stampe e di trattati non è sufficiente a spiegare ogni mutazione, ma andando oltre alla semplice constatazione si possono, attraverso i testi presenti nelle biblioteche siciliane, ricostruire le strade vittoriose e quelle scartate. La varietà di figure professionali che pervengono all'architettura da differenti premesse (soprattutto tra XV e primo XVII secolo) impone di estendere il campo delle riflessioni anche a quelle attività di bottega che si nutrono di stampe, cioè al mondo degli argentieri, degli stuccatori, degli ebanisti. Spesso si è considerata l'attività artigianale come un fenomeno statico, inerziale. In realtà nel mondo isolano il consumo di modelli incisi assume un ritmo frenetico e la concorrenza obbliga al veloce ricambio dei repertori per evitare di perdere quote di mercato. Il fenomeno è largamente verificabile in alcune fasi storiche cruciali, tra le quali si possono segnalare: l'opzione classicista nel primo Cinquecento, o la possibilità di saggiare varianti decorative rocaille alla metà del XVIII secolo. In tempi recenti la ricerca documentaria ha permesso di ricostruire le biblioteche di alcuni tra i maggiori architetti del XVIII secolo. In particolare sono oggi noti (ma non opportunamente studiati) i titoli dei libri (con molteplici incertezze) che erano in possesso di Giacomo Amato o di Giovanni Amico (Tusa, Neil). Questi inventari testamentari svelano l'esistenza di copiose biblioteche private. Si tratta di testi solo in parte prevedibili. I trattati del Cinquecento (dalle traduzioni di Vitruvio, alle edizioni di Alberti, Serlio, Vignola, Palladio) costituiscono certamente una base imprescindibile, ma non è infrequente trovare edizioni più rare e destinate a connotare con maggiore precisione cultura e preferenze del proprietario. Libri più moderni, legati alle grandi opere romane (Pozzo, De Rossi), ma anche libri di provenienza estera e raccolte di incisioni denunciano spesso l'ambizione di raccogliere modelli. Le immagini e le incisioni costituiscono pertanto un settore determinante, forse addirittura predominante, rispetto alla dimensione teorica. Per gli architetti operanti in Sicilia si possono poi elencare ulteriori aspetti peculiari. La matematica e le sue connessioni con l'architettura (geometria, prospettiva, ottica) offrono un ambito privilegiato di interesse (Neil). Molto spesso è possibile ritrovare un consistente settore dedicato a opere di carattere liturgico, forse strettamente connesse ad architetti-sacerdoti, ma forse utili anche nella progettazione di fabbriche religiose. Un ultimo campo di interesse è legato al settore dei classici e della letteratura. In questo caso è possibile che i libri abbiano una finalità legata agli aspetti decorativi. La conoscenza approfondita di testi come Le Metamorfosi di Ovidio risultava, in realtà, necessaria per progettare programmi iconografici. Rimane del tutto plausibile, tuttavia, che questa conoscenza restasse limitata all'ambito delle rappresentazioni incise (come per esempio ha ampiamente dimostrato Carlo Ginzburg in relazione a Tiziano) e che questo fosse il medium più veloce e adatto alle esigenze della professione.

Fortuna di Frank Lloyd Wright e Le Corbusier
Agli inizi del Novecento è uno dei protagonisti della cultura architettonica americana, Frank Lloyd Wright, a intraprendere un viaggio in Europa per mettere a punto la pubblicazione di un portfolio di suoi disegni (Berlino 1911) che la storiografia dell'architettura contemporanea riconoscerà come un testo capace di porre i semi per l'avanguardia architettonica del XX secolo, ma nel cui impatto reale e sulla effettiva diffusione alcuni studi hanno sollevato ragionevoli dubbi (Alofsin). Anche in Italia la critica ha spesso insistito sulla conoscenza, da parte di alcuni protagonisti dell'architettura italiana del Novecento, come ad esempio Carlo Scarpa, dell'opera del maestro americano; anche se la verifica nella biblioteca dell'architetto (Vendramin) e nel suo archivio (Lanzarini) ha portato a più problematiche interpretazioni di tale fenomeno. <<<