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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
RISPETTO AL TEMA DELL’INNOVAZIONE IN EDILIZIA
Manzini E. (1990) Verso una nuova tecnologia dell’ambiente artificiale, Domus Academy, Milano
Nardi G., Campioli A., Mangiarotti A. (1991) Frammenti di coscienza tecnica, F.Angeli, Milano
Mangiarotti A. (1991) L’innovazione nel progetto, F.Angeli, Milano;
Molinari C., Campioli A. (a cura di) (1994) Formazione per il progetto. Progetto della formazione. Metodi, tecniche e nuovi operatori per una gestione innovativa dell’attività progettuale, F.Angeli, Milano
Caturano U. (1996) Le Tecnologie dei materiali tra progetto e innovazione: esperienze a confronto, F.Angeli, Milano
Tonelli Michail M.C. (1996) L’avventura dell’innovazione: fra cultura materiale e strategia del processo, Alinea, Firenze
Sinopoli N. (1997) La tecnologia edilizia: il processo di produzione dell’architettura e le sue regie, F.Angeli, Milano
Claudi de Saint Mihiel C., a cura di (1998) Le forme dell’innovazione, Pinelli, Milano
Claudi de Saint Mihiel C. (1999) Innovazione tecnologica e architettura, Edizioni del Grifo, Lecce
Sinopoli N., Tatano V., a cura di (2002) Sulle tracce dell’innovazione. Tra tecniche e architettura, F.Angeli, Milano
Lavagna M. (2002) Temi e interpretazioni del costruire contemporaneo, Clup, Milano
Goldenberg J., Mazursky D. (2003) Creatività e innovazione di prodotto; ETAS, Milano
Paoletti I. (2003) Una finestra sul trasferimento. Tecnologie innovative per l’architettura, Clup, Milano
Tonelli C. (2003) Innovazione tecnologica in architettura e qualità dello spazio: note per un accordo; Gangemi, Roma
Morabito G. (2004) Scienza e arte per progettare l'innovazione in architettura, UTET, Torino

RISPETTO AL RISCHIO TECNICO ED ALLA VALIDAZIONE DEL PROGETTO
R. Baden Hellard (1993) Total quality in construction projects, Thomas Telford, Londra
Mecca S., Torricelli C.M. (1996) Qualità e gestione del progetto nella costruzione, Alinea, Firenze
Mecca S., Naticchia B. (1996) Costruire per sequenze. Efficienza e affidabilità nel cantiere edile, Alinea, Firenze
Meli R. (1998) SAFE: a method to understand, reduce, and accept project risk, ESCOM-ENCRESS 98 – Project Control for 2000 and Beyond – May 27-29, 1998 , Roma
Petrangeli Papini L. (1998) I lavori pubblici negli Enti locali, Ancitel-D'Anselmi, Hoepli, Roma
Gieri V. (1999) Organizzazione (Pianificazione e fabbisogno del cantiere) e Costruzione (Cicli di lavorazione, controllo delle forniture, materiali di qualità con caratteristiche prestazionali, suggerimenti per la posa in opera e voci di capitolato), Il Sole24Ore, Milano
Gieri V. (1999) Progettazione (Architettonica, strutturale, impiantistica, relazione tecnica e d'impatto ambientale) e Studio economico (Capitolati, Previsione dei costi unitari, Computi estimativi, Rapporto costi benefici), Il Sole24Ore, Milano
Socotec, (2001) Guide Socotec de la Maintenance et de la réhabilitation – Techniques – Réglementation - Pathologie, Le Moniteur, Paris
Rigamonti G. (2001) La gestione dei processi di intervento edilizio – Tecniche e strumenti di project e construction management, UTET, Torino.
Mecca S., Masera M. (2002) Il rischio nel progetto di costruzioni, ETS, Pisa
Mecca S. (2002) Comprendere il cantiere. Verso nuovi paradigmi per l'organizzazione del cantiere edile, ETS, Pisa
Mari M., Paganin G., (2002) Validazione di progetto e certificazione di sistema – Guida alla lettura e all’interpretazione delle norme UNI EN 9000: 2000 e della UNI CEI EN 45004, Casi studio, Il Sole24ore, Milano
AQC- Agence pour la prèvention des dèsordres et l’amèlioration de la qualitè de la construction (2003) Observatoire de la Qualitè de la Construction 2003, Paris
Paganin G. (a cura di) (2003) Danni e guasti dell’edificio – 270 soluzioni per evitarli, SE Sistemi Editoriali, Napoli
Grigoriadis D. (2003) Project Management e progettazione architettonica – Il controllo del progetto dalla ideazione alla costruzione con tecniche di Project Management, DEI, Roma

RISPETTO AL TEMA MATERIALI-QUALITÀ-INFORMAZIONE
Naisbitt J., (1987) Megatrends, Sperling & Kupfer, Milano
Wurman R., (1989) L’ansia da informazione, Leonardo, Milano
Addleson L., Rice C. (1991) Performance of materials in Buildings. A study of the principles and agencies of change, Butterworth, Londra
BRE/ Housing Association Property Mutual (1993) Component Life Manual, Spon, Londra
RILEM Recommendation (1993) Systematic methodology for service life prediction of building materials and components, RILEM Technical Recommendation 64
Ambiente Italia Istituto di ricerche (1994) Analisi del ciclo di vita dei processi e dei prodotti, Milano
Maggi P.N. (1994) Il processo edilizio: metodi e strumenti di progettazione edilizia, Città studi, Milano
CIB Report W088 (1994) Quality Management in Construction. State of the Art, Pubblication 168, International Council for Building Research Studies and Documentation, CIB, Rotterdam
Oice, Quaser, (1994) Come costruire un sistema qualità certificabile, Milano
Piardi S., Carena P., Oberti I., Ratti A. (1996) Costruire edifici sani: guida alla scelta dei prodotti, Maggioli, Rimini
Maldonado T. (1997) Critica della ragione informatica, Feltrinelli, Milano
Lannutti C. (1999) Controllo della qualità tecnico-prestazionale del componente edilzio, Gangemi, Roma
CIB Report (2000) From data to decision - life cycle assessment and service life prediction - descriptive sciences in a prescriptive context, pubblication 248, International Council for Building Research Studies and Documentation, CIB, Rotterdam
AA.VV. (2001) La qualità tecnologica dei componenti edilizi. La valutazione della durabilità, Collana Processo Edilizio e Qualità, Epitesto, Milano
Sjostrom C., Jernberg P., Caluwaerts P., Kelly S., Haagenrud S., Chevalier J. (2002), Implementation of the European Construction Products Directive via the ISO 15686 standards, 9th International Conference on DBMC, Brisbane, Australia

NORME E DOCUMENTI A CARATTERE NORMATIVO
ISO 7162 (1992) Performance standards in building - Contents and format of standards for evaluation of performance
ISO 8402 (1994) Quality Management and Quality Assurance - Vocabulary
ISO 9000 - Vision 2000 (2000) Quality Management System
ISO 15686 (2000) Buildings and constructed assets - Service life planning - Part 1: General principles.
ISO 15686 - 2 (2001) Buildings and constructed assets - Service life planning - Part 2: Service life prediction procedures.
CEE 89/106 (1989) Construction Products Directive, European Commission, Brussels, Belgium
EOTA (1999) Assumption of working life of constructional products in guidelines for European Technical Approval, European Technical Approvals and harmonized standards. Document 2, Brussels
EOTA (1999) Assessment of working life of products. Document 3, Brussels
EOTA (1999) The provision of data for assessments leading to ETA. Document 4, Brussels
EOTA (1999) Reference material for ETAGs Comprehension documents for ETAGs Updating process of ETAGs. Document 5, Brussels
European Commission, DG III (1999), Levels and classes in the Construction Products Directive. Concerning the Construction Products Directive, CEE 89/106. Guidance Paper E, Brussels
European Commission, DG III (1999) Durability and the Construction Products Directive. Guidance Paper F, Brussels
BS 7543 (1992) Guide to Durability of Buildings and Building Elements, Products and Components. British Standards Institution, London
D.P.R. n.246/93 del 21 aprile 1993 Regolamento di attuazione della Direttiva 89/106 CEE relativa ai materiali da costruzione
UNI 9038, (1987) Guida per la stesura di schede tecniche per prodotti e servizi,
UNI 10722-1/2/3 (1998) Qualificazione e controllo del progetto edilizio di nuove costruzioni
UNI 10723 (1998) Classificazione e definizione delle fasi processuali degli interventi edilizi di nuova costruzione.
UNI 10914-1/2 (2001) Qualificazione e controllo del progetto edilizio di interventi di nuova costruzione e di interventi sul costruito
Parole Chiave
INNOVAZIONE; MATERIALI; PROGETTO; INFORMAZIONE TECNICA; QUALITÀ; CERTIFICAZIONE; VALIDAZIONE; TRASFERIMENTO TECNOLOGICO; TECNOLOGIE ADATTIVE

Percorsi e gestione delle informazioni tecniche per la promozione e il controllo dell'innovazione nei materiali e nel progetto di architettura

Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria
Abstract
Negli ultimi decenni, l'edilizia è passata da una secolare stagione di certezze alla necessità di una riformulazione dei propri riferimenti e delle proprie regole.
Le certezze erano rappresentate da consolidate regole dell'arte, da una manualistica statica ma capace di codificare bene quelle regole, dalla loro trasmissione diretta tra le diverse generazioni d'artigiani e costruttori. Gli stessi materiali descritti dai trattatisti dell'architettura sono rimasti, per secoli, pressoché invariati: da Vitruvio all'Alberti, da Rondelet a Fromenti, ai più recenti Griffini e Ridolfi, le proposte tassonomiche hanno presentato poche innovazioni.
In pochi decenni, la situazione è del tutto cambiata: non solo per i molti materiali "nuovi" proposti dalla produzione al sistema delle costruzioni, ma anche perché i materiali della tradizione non sono più gli stessi, per complessità e per prestazioni. Queste novità rendono più complicata la gestione delle informazioni tra gli operatori e riducono l'affidabilità della progettazione e della costruzione.
La questione coinvolge diversi ambiti operativi e di ricerca; dalla teoria della qualità alla teoria del rischio, fino agli approfondimenti sulla concezione e organizzazione sistematica del processo edilizio. Si tratta di riferimenti che oggi esprimono esigenze quasi assolute, specie in relazione ad alcune prescrizioni normative (vedi Legge 109/94 e relativo Regolamento), che hanno introdotto due esigenze nuove per il nostro sistema: la certificazione dei materiali e dei prodotti intermedi e la validazione del progetto.
Per affrontare in modo adeguato queste nuove mansioni, è necessario che il progettista abbia informazioni certe sui prodotti offerti dal mercato; solo così, fra l'altro, potrà raggiungere i propri obiettivi (valutazione delle opzioni tecnologiche possibili) e descriverli correttamente nel progetto ("istruzioni" sui materiali scelti e sulle modalità d'impiego, "richieste" all'impresa).
Il problema è che queste informazioni, troppo spesso, sono limitate e parziali, soprattutto dipendono alla capacità/volontà d'informare della produzione. A far crescere queste difficoltà è l'instabilità dei prodotti di base e intermedi, la loro evoluzione/innovazione che raramente consente d'avere certezze sulle conoscenze utili al progetto. Un problema particolarmente grave se il progettista orienta le sue scelte verso materiali particolarmente innovativi e poco sperimentati ("innovazione adattiva"), o, peggio, quando esclude di scegliere questi materiali e queste tecniche per paura di non riuscire a controllarne l'impiego.
In questo quadro la ricerca propone di avviare un'informativa tecnica su scala nazionale, con carattere monografico, su alcuni "nuovi" materiali; scelti, cioè, tra quelli che sono ancora scarsamente storicizzati e per i quali non si sono del tutto compiuti o stabilizzati i passaggi ricerca - applicazione sperimentale – produzione – divulgazione - applicazione diffusa (con riferimento al nuovo e al recupero).
A tal fine, si prevedono azioni operative e strategiche, all'interno di specifiche strutture scientifiche, intermedie e terze rispetto alla produzione e ai progettisti (Unità operative di ricerca, Laboratori materiali); interfacciandosi con la produzione, acquisendo, elaborando e archiviando informazioni davvero utili ai fini di una definizione controllata e affidabile del progetto.
Tra i materiali innovativi, la sede di Napoli "Federico II" si occuperà dei compositi FRP, la sede di Venezia delle nuove tecnologie del vetro, la sede di Roma "La Sapienza" dei compositi in legno, la sede di Milano dei tessili tecnici, la sede di Reggio Calabria delle leghe metalliche.
La sede di Reggio Calabria, oltre a trattare il suo materiale, svolgerà il coordinamento della ricerca a livello nazionale; lavorando, fra l'altro, alla messa a punto di un sistema ipertestuale che possa raccogliere, normalizzandoli e facilitandone la divulgazione, i prodotti locali della ricerca. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Attilio NESI Università degli Studi "Mediterranea" di REGGIO CALABRIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Nei processi degli attuali sistemi produttivi, gli operatori della progettazione, della produzione e dell'impresa si confrontano quotidianamente sulla necessità di sperimentare nuovi materiali. Si tratta di una tendenza in crescita, fortemente connessa con le esigenze d'innovazione di prodotto e con il tentativo di contrastare e compensare i fenomeni di globalizzazione e d'instabilità produttiva; fenomeni che, da tempo, caratterizzano il nostro sistema. L'obiettivo è di potenziare e rinnovare l'offerta, utilizzando materiali che siano in grado di reagire agli stimoli esterni in maniera innovativa, garantendo funzionalità nuove rispetto a quelle tradizionali e, non ultimo, promuovendo caratteristiche di design originali e stimolanti sul piano della comunicazione.
Ciò crea certamente problemi alle piccole e medie imprese produttrici di beni e servizi che, in Italia, costituiscono circa il 70% del totale e che, in generale, non dispongono di valide strutture di ricerca per affrontare efficacemente questa necessità. E' per questo che da tempo si assiste ad un'interessante fenomeno di "trasferimenti tecnologici": materiali e tecnologie consolidate in alcuni settori merceologici, spesso, si rivelano innovativi per altre tipologie di prodotto, eliminando i tempi di una lunga e costosa fase di ricerca.
Anche il settore delle costruzioni edili si trova al centro di un processo di rapidi cambiamenti tecnologici. L'edificio non è più quello della tradizione costruttiva; un fatto non facile da cogliere, anche perché il suo aspetto tende a mantenersi non dissimile da quello di un tempo e, specie nell'architettura diffusa, molte innovazioni tecnologiche rimangono inespresse, prive d'elaborazioni morfologiche e simboliche.
Queste difficoltà di comprensione sono forse destinate a permanere; tuttavia, l'attuale e prevedibile accelerazione del livello d'innovazione di processo e di prodotto, influenzerà in modo crescente le dinamiche costruttive del prossimo futuro.
Rispetto a questo quadro, la conoscenza delle nuove tecnologie dei materiali rappresenta un segmento tecnico-produttivo di notevoli potenzialità che richiederà una completa riformulazione della fase progettuale, dalla strategia d'approccio alla definizione di soluzioni specifiche e di dettaglio. Senza tralasciare il fatto che una sperimentazione "nuova" dei materiali esistenti e, soprattutto, l'uso di "nuovi" materiali richiederanno una contemporanea ridefinizione di tecnologie applicative e nuove strategie di controllo e manutenzione.
Per molto tempo, progettare con materiali tradizionali, come pietra, legno, argilla, ha significato lavorare con sistemi perfettamente riconoscibili, caratterizzati da proprietà estetiche, prestazionali e di lavorabilità ben note; la materia stessa suggeriva le tecniche per la propria lavorabilità. Oggi, a questi materiali della tradizione - essi stessi, fra l'altro, spesso soggetti ad una globale revisione delle prestazioni e dei loro modi di impiego - se ne affiancano molti del tutto "nuovi". Volendo citarne alcuni, tra quelli che stanno trovando maggiori utilizzazioni sperimentali nel settore delle costruzione, si ricordano: i compositi fibrorinforzati FRP (Fiber Reinforced Polymers); nuove tecnologie del vetro per involucri edilizi; compositi in legno costituiti da legno naturale e polimeri (non a caso definiti "legni tecnologici"); tessili tecnici per mebrane e schocche (TUT-tessili per usi tecnici); nuove leghe metalliche quali alluminio-magnesio, alluminio-rame, alluminio-zinco, leghe di titanio, leghe di cobalto, leghe di nichel e superleghe; calcestruzzi rinforzati con tessuti; film plastici; reti e tessuti di acciaio; materiali termoregolanti a cambiamento di fase (Phase Change Material-PCM), che cambiano il loro comportamento fisico in funzione della temperatura; ecc..
Le architetture che utilizzano questi materiali, richiedono crescenti livelli di conoscenza, un nuovo atteggiamento progettuale e un maggiore rigore nella definizione delle azioni di controllo e di mantenimento delle prestazioni nel tempo. L'alta tecnologia e la sua non compiuta sperimentazione fà, infatti, aumentare il rischio di rotture e/o malfunzionamenti che potrebbero compromettere l'efficienza dell'intero sistema.
Proporre un "uso innovativo" di materiali tradizionali o, ancor di più, l'uso di materiali "nuovi" diviene, quindi, una scelta difficile in relazione alle aspettative, non solo di comfort ma anche economiche, dell'utenza; una decisione coraggiosa, da parte del progettista, che, a sua volta, richiede un forte supporto di conoscenze e certezze culturali e tecniche. Rispetto a queste considerazioni, è, infatti, inevitabile una complessificazione della gestione del progetto e, conseguentemente, la richiesta di diversi specialismi. Il progetto deve arricchirsi di nuove competenze, configurandosi sempre di più come una sorta di "ponte" tra ambiti culturali e tecniche interdisciplinari, tra le potenzialità formali delle nuove tecnologie e il loro impiego sapiente. Sono queste le condizioni per non sbagliare o, peggio per non rinunciare all'uso dei "nuovi" materiali per la sola preoccupazione di non riuscire a controllarne l'impiego.
Obiettivo generale della ricerca proposta è di supportare le esigenze che scaturiscono da questo quadro e di ridurre le difficoltà delle azioni necessarie per il loro soddisfacimento, mitigando le incertezze e contribuendo, indirettamente, all'accelerazione delle innovazioni tecniche, alla conoscenza di alcune importanti tecnologie adattive e all'affermazione della loro applicazione nei processi di realizzazione dell'architettura.
Si partirà dalla considerazione che l'attuale gamma dei materiali utilizzabili sfugge, per vastità e scarsa sperimentazione, alla possibilità di utilizzare classificazioni e definizioni convenzionali.
In generale, si potrebbe intendere quest'abbondanza di offerta come un grande contenitore all'interno del quale scegliere, caso per caso, i materiali più idonei; in realtà, è prevalente il rischio di non riuscire a gestire le informazioni fornite dalla produzione, a valutarne l'attendibilità, a verificare l'appropriatezza delle caratteristiche descritte rispetto alle specifiche situazioni. E' su tale questione che si concentrerà l'obiettivo specifico del programma di ricerca: elaborando conoscenze scientifiche e tecniche, acquisite dalla ricerca avanzata e da altre fonti disciplinari ed esprimendole nel linguaggio "tecnico" proprio dell'architettura; orientando il progettista, nella sua tendenza naturale all'innovazione; aiutandolo a pensare nuovi campi del possibile.
Più in particolare, ci si propone di avviare un'informativa tecnica, con carattere monografico, su "nuovi" materiali; scegliendoli tra quelli che, ad oggi, risultano scarsamente storicizzati e per i quali non si possono considerare del tutto sperimentati e stabilizzati i passaggi ricerca – produzione – applicazione sperimentale – divulgazione – applicazione diffusa (nel nuovo e/o nel recupero).
Ognuno dei cinque materiali scelti in relazione agli obiettivi dello studio è stato "attribuito" ad una Unità Operativa: la sede di Napoli "Federico II" si occuperà dei compositi fibrorinforzati FRP, la sede di Venezia delle nuove tecnologie del vetro, la sede di Roma "La Sapienza" dei compositi in legno, la sede di Milano dei tessili tecnici, la sede di Reggio Calabria delle nuove leghe metalliche.
La sede di Reggio Calabria oltre ad occuparsi dello studio del "suo" materiale, nella figura del suo responsabile scientifico, svolgerà il ruolo di coordinamento della ricerca a livello nazionale; lavorando, fra l'altro, alla messa a punto di un sistema ipertestuale che possa raccogliere, normalizzandoli e facilitandone la divulgazione, i prodotti della ricerca prodotti nelle singole sedi. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Di materiali si sono sempre interessati i trattatisti dell'architettura e la manualistica tecnica delle costruzioni. Per Vitruvio i materiali da costruzione erano la pietra, la terra e il laterizio, la calce, la sabbia, alcuni pigmenti e, unico metallo, il piombo; Leon Battista Alberti proponeva lo stesso elenco, con l'aggiunta del rame e qualche sporadico riferimento al ferro; per Giovanni Rondelet, trattatista dell'Ottocento, la conoscenza dei materiali, nel "Trattato teorico e pratico dell'arte di edificare" (1832), riguardava le pietre, le pietre artificiali (terre crude e cotte), le malte di calce, il gesso, il legname, il ferro. In sostanza, in piena rivoluzione industriale, la conoscenza dei materiali era sostanzialmente quella dei tempi di Vitruvio.
Nel 1893 viene pubblicato un importante manuale, "La Pratica del fabbricare" di Carlo Fromenti. In esso compare una casistica abbastanza ampia di prodotti in ghisa e ferro che completano e consolidano la vecchia tradizione; solo una sua riedizione del 1920 inserisce il calcestruzzo armato, il materiale che avvierà una nuova tradizione costruttiva.
A questo punto, la manualistica decade: ultimi tassomisti della pratica del costruire in Italia, contemporanei di Ernst Neufert autore di uno dei più diffusi manuali dell'epoca, sono Griffini (Costruzione razionale della casa, 1933), e Ridolfi (Manuale dell'Architetto, 1946) che aggiungono ai vecchi elenchi molti materiali tratti dallo studio delle tecniche regionali, ma tutti in posizione subordinata rispetto ai materiali della tradizione.
In pochi decenni la situazione è del tutto cambiata: non solo per i molti materiali "nuovi" proposti dalla produzione al sistema delle costruzioni, ma soprattutto perché i materiali della tradizione non sono più gli stessi, per complessità e per prestazioni. In generale, migliora la loro adattabilità all'immagine e il confort che contribuiscono a realizzare; non sempre migliorano la durabilità, l'affidabilità e la sostenibilità della costruzione.
Gli stati dell'arte che trattano queste nuove condizioni sono ampi e sufficientemente noti. In primo luogo, la teoria della qualità; ma anche la teoria dei rischi e quella che attiene all'organizzazione e al controllo del processo edilizio. Tre riferimenti che oggi esprimono esigenze assolute, specie in relazione alle attuali normative nazionali (Legge 109/94 e relativo Regolamento) che hanno introdotto due questioni nuove per il nostro sistema produttivo: la richiesta di certificazione dei materiali e quella di validazione del progetto (in particolare di quello esecutivo).
Il tema della qualità, affrontato per la prima volta in ambito industriale intorno agli anni '20, si è evoluto successivamente, sempre in campo industriale, con l'introduzione della teoria dell'affidabilità (anni ‘50), della prassi del controllo totale di qualità (anni ‘60), fino agli attuali sistemi dinamici per la qualità.
In edilizia, la qualità è notoriamente considerata espressione del rapporto tra esigenze degli utenti e prestazioni fornite dall'edificio e dalle sue parti. Ciò presuppone integrazione e complementarietà tra diversi fattori, superando l'apparente contrapposizione tra le definizioni di "qualità come idoneità d'uso" (qualità totale rispetto alle prestazioni e riferita alla qualità di progetto) e di "qualità come conformità" alle specifiche di prestazione (riferita al processo di produzione e controllo).
Alla fine degli anni ‘50, in Europa, queste tendenze si sono tradotte in azioni di controllo ed informazione su materiali e prodotti. Si ricordano i DTU francesi, una sorta di codice di pratica, e gli Agrèment Techniques introdotti nel settore delle costruzioni dal CSTB, importante centro di ricerca francese, fucina di sperimentazioni, norme e ricerche. In Italia, grazie all'UNI, si avviò, invece, un processo di normazione che ha integrato positivamente, oltre a quella francese, l'importante produzione normativa del DIN tedesco e del BSI inglese.
L'insieme di questi sforzi ha accelerato i processi d'armonizzazione per un regime di qualità a livello comunitario. Tra le iniziative più significative rispetto al tema della ricerca, si ricorda, ad opera del CEN-Comitato Europeo di Normazione, la promulgazione della direttiva 89/106 sui prodotti da costruzione. Questa Direttiva, impone per l'approvazione tecnica dei prodotti, la loro totale rispondenza a sei requisiti fondamentali. L'obiettivo è di definire linee guida per la European Organization for Technical Approvals (EOTA), al fine di produrre European Technical Approval Guidelines (ETAG) e per l'introduzione di una certificazione Europea, l'European Technical Approvals (ETA). L'EOTA, costituita proprio in seguito all'applicazione della direttiva 89/106, ha pubblicato, nel 1999, quattro documenti guida in cui sono descritti i principi in base ai quali valutare la qualità nella vita utile di un prodotto. Queste ed altre Guide di indirizzo rappresentano passaggi e riferimenti essenziali per poter valutare, nella fase euristica del progetto, i comportamenti dei sistemi edilizi nel tempo e la loro affidabilità.
Ancora a livello Europeo, si richiama il lavoro di ricerca del gruppo coordinato CIB e RILEM, International Association for Building Materials and Structures, denominato CIBW80/RILEM175-SLM Service Life Methodologies, che, negli anni '80 e '90, ha pubblicato una serie di raccomandazioni relative alla stima della Service Life di componenti e sistemi edilizi. Queste raccomandazioni hanno rappresentato le basi per la stesura, da parte dell'ISO, degli indirizzi normativi di ultima generazione: la serie ISO 15686 Buildings and constructed assets - Service Life Planning, che fa propri ed implementa diversi strumenti di normazione e codici di pratica, per il controllo qualitativo dei prodotti.
Connessi con i concetti di qualità e con l'affidabilità delle costruzioni sono le "teorie del rischio". I rischi sono "l'incertezza relativa alla progettazione ed alla pianificazione degli obiettivi economici (costo, tempi di lavorazione, durata, ecc.), alla qualità tecnica del progetto, alla possibilità di eventi, generalmente sfavorevoli, che comportano delle conseguenze sulla conformità del prodotto finale, sulla protezione dell'ambiente, della salute e della sicurezza delle persone." (Mecca, 2002)
Comprendere quali sono, come prevederli, quanto gravi possono essere le conseguenze e come agire al fine di ridurli ad un livello accettabile, sono le domande che si pongono i progettisti responsabili. Ciò può avvenire, con particolare ansia, nei casi in cui le loro decisioni sono segnate dall'interesse per i prodotti dell'innovazione e della sperimentazione. L'innovazione tecnologica rappresenta di per sé un rischio per la costruzione, poiché propone scenari poco sperimentati, difficili da gestire, specie nella fase della realizzazione, in presenza di imprevisti e di incertezze (carenza d'informazione, utilizzo di nuovi macchinari, di "nuovi" materiali di base e componenti intermedi, utilizzo di tecnologie nuove e/o "adattive", necessità di integrazione di tecnologie eterogenee, ecc.).
Nel nostro Paese e nella pratica corrente delle costruzioni, la valutazione del rischio è un'attività poco esercitata; ciò, in contrasto col fatto che, come indicano altri settori, una sua corretta applicazione potrebbe consentire: nella programmazione, di valutare la fattibilità e la convenienza dell'intervento; nella progettazione, di migliorare la scelta dei materiali e delle soluzioni tecniche; nell'affidamento dei lavori, di valutare i rischi di acquisizione della commessa; nell'organizzazione del cantiere, di concordare con i fornitori le specifiche tecniche dei prodotti, temporizzare le fasi di esecuzione e concordare le strategie di controllo (piano di qualità).
I principali studi sul Risk Management sono di origine anglosassone. Si ricordano: il metodo SAFE (Safe Activities for Enhancement), che guida il Project Manager, mediante check list dedicate, ad acquisire piena consapevolezza delle singole cause di rischio, ed il metodo FMEA (Failure Mode and Effects Analysis), una tecnica analitica che può supportare le decisioni e la pianificazione della qualità, in diverse fasi della progettazione e della gestione.
In Italia, il controllo della qualità è stato posto come obiettivo centrale dell'attività edilizia nella Legge Quadro sui lavori pubblici, ed in particolare all'articolo 15 del suo Regolamento d'attuazione, DPR n.554 del 21/12/1999, dove si dichiara che "la progettazione ha come fine fondamentale la realizzazione di un intervento di qualità e tecnicamente valido, nel rispetto del miglior rapporto fra i benefici e i costi globali di costruzione, manutenzione e gestione. La progettazione è informata, tra l'altro, a principi di minimizzazione dell'impegno di risorse materiali non rinnovabili e di massimo riutilizzo delle risorse naturali impegnate dall'intervento e di massima manutenibilità, durabilità dei materiali e dei componenti, sostituibilità degli elementi, compatibilità dei materiali ed agevole controllabilità delle prestazioni dell'intervento nel tempo."
Perseguire obiettivi di qualità significa configurare un preciso e controllato processo di relazioni tra competenze differenti. La capacità del progetto di investire tutte le fasi del processo edilizio e lo sviluppo delle potenzialità che esso esprime, in quanto strumento di "previsione programmatica", diventa, invece, elemento fondamentale per un efficace sistema di comunicazione tra gli operatori. Su questi temi, l'UNI ha pubblicato tra il ‘98 ed il ‘99 le norme UNI 10722-1/2/3-Qualificazione e controllo del progetto edilizio di nuove costruzioni. In esse, si pone l'obiettivo di assicurare la qualità del bene edilizio in termini di conformità tra progetto, opera realizzata e quadro di esigenze poste alla base dell'intervento; si riportano gli elementi normativi che fanno da supporto alla definizione del programma di intervento per le nuove costruzioni; infine, si specificano criteri, metodi e strumenti finalizzati alla pianificazione e all'esecuzione dei controlli di un progetto edilizio da parte degli operatori coinvolti.
In questa logica, come descritto nella UNI 10723 (1998) Classificazione e definizione delle fasi processuali degli interventi edilizi di nuova costruzione, il coordinamento e il controllo delle attività contribuisce a migliorare e sviluppare una politica di qualificazione dei prodotti, basata sulla diffusione dell'informazione tecnica e sull'unificazione dei sistemi di certificazione.
In quest'ultimo campo, è ormai decisamente avviato, ad opera del Sistema Nazionale per l'Accreditamento dei Laboratori (SINAL), un processo, basato sulle ISO 9000, per l'accreditamento di laboratori preposti ai controlli dei prodotti.
Si sottolinea che il richiamato Regolamento d'attuazione della Legge Quadro sui lavori pubblici (109/94), ha rafforzato l'esigenza della qualificazione dei soggetti, dei processi e dei prodotti. I suoi articoli 40 e 45 trattano infatti dei requisiti d'accettazione dei materiali, dei relativi controlli e degli strumenti che vanno assumendo importanza strategica crescente, quali il Capitolato Speciale d'Appalto, il Piano di Manutenzione ed il Piano di Qualità. Documenti importanti che, per la loro collocazione tra il progetto e la realizzazione, definiscono il campo nell'ambito del quale si gioca l'ottenimento o meno di un predeterminato livello di qualità.
A questi contenuti si aggiungono, nella stessa legge, i richiami (art. 47 e 48) agli obblighi di qualificazione dei soggetti esecutori e alla validazione del progetto esecutivo prima dell'esecuzione. Nel merito è recentissima inoltre (gennaio 2005) la pubblicizzazione, da parte dell'apposita commissione istituita presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della bozza di modificazione del Regolamento d'attuazione della legge 109/94 che contiene importanti specificazioni delle molteplici questioni connesse alle attività di verifica del progetto, da cui potranno derivare significativi impulsi proprio verso la diffusione di efficaci prassi di validazione.
Da un lato, dunque, l'innovazione del processo progettuale trasforma i ruoli e le competenze dei progettisti che dovranno tenere conto di nuove variabili: la complessità delle tecnologie; la costante evoluzione degli strumenti normativi e procedurali; le molteplici forme d'analisi dei parametri qualitativi legati all'affidabilità dei sistemi; il coinvolgimento di nuove figure professionali. Dall'altro, la ricerca di nuove soluzioni e di nuovi materiali, rende sempre più evidenti le difficoltà applicative. La rapida dinamica innovativa della produzione non consente, infatti, un'agevole strutturazione delle conoscenze. E chi progetta deve considerare l'opportunità di allestire corpose parti dell'edificio presso il produttore stesso. Un criterio, un modus operandi che vede la creazione di competenze diverse per la manodopera ed una conseguente necessità di qualificare e formare sia progettisti che esecutori.
Cambia e si evolve anche il ruolo della forza di vendita, che è chiamata a portare in cantiere non più solo il prodotto ma anche assistenza tecnica. Una novità importante, specie quando si ricorre a determinati materiali, che comporta la ridefinizione delle modalità di conduzione dei rapporti tra gli attori impegnati nella realizzazione di un'opera e che, al tempo stesso, sottolinea il fatto che l'industria delle costruzioni è sempre più un settore ad alto contenuto di informazione.
In questo scenario, il progettista spesso non riesce ad orientarsi tra i molteplici e diversificati flussi informativi; "l'informazione non sottoposta a controllo né ad organizzazione, cessa di essere una risorsa e diventa invece il nemico principale di chi opera." (Naisbitt 1987).
A ciò si aggiunga che nell'attuale panorama italiano, l'informazione tecnica è priva di punti di riferimento unificanti, e non riesce a produrre documenti informativi sui prodotti edilizi utilizzando criteri rigorosi d'adesione alle norme tecniche vigenti. Un fatto di non poco conto, se si considera che, se si esclude l'informazione veicolata dai testi scientifici e dalle normative, che costituiscono un bacino di conoscenza particolare per i progettisti, la letteratura commerciale è, nonostante i suoi limiti, uno dei vettori di informazione maggiormente utilizzati.
Unico riferimento strutturato sull'argomento appare, oggi, la norma UNI 9038 - Guida per la stesura di schede tecniche per prodotti e servizi, che risale al giugno del 1987 e che non ha subito ancora significativi aggiornamenti. Essa fornisce sia i criteri di compilazione di schede prodotto, sia una serie di considerazioni e chiarimenti, espresse in forma discorsiva, utili per la comprensione degli intenti specifici, oltre che delle finalità generali di un sistema informativo sui prodotti edilizi.
Si tratta di un'iniziativa importante, ma certamente insufficiente. Considerazione confermata dai risultati di recenti indagini conoscitive in ambito produttivo, effettuate da alcune delle Unità operative proponenti. Queste, in modo diretto o all'interno di proprie strutture intermedie (Laboratori dei Materiali per l'Architettura), lavorano da tempo all'acquisizione di notizie affidabili e utili sulle caratteristiche fisco-meccaniche e prestazionali dei prodotti. Da queste indagini emerge:
- l'insufficienza di indicazioni utili al fine di individuare caratteristiche tecnologiche e prestazionali;
- la forte disaggregazione delle informazioni, che rende quasi impossibile un raffronto lineare di prestazioni tra prodotti offerti da produttori diversi;
- la mancanza di qualsiasi riferimento alla durabilità e all' affidabilità del materiale;
- l'assenza quasi generalizzata di certificazioni e di riferimenti a prove di laboratorio.
Tutti fattori che inducono ad un'utilizzazione quasi sempre non idonea. <<<