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PROGRAMMA DI RICERCA

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Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
ARCHEOLOGIA; PREISTORIA

APPROVVIGIONAMENTO E CIRCOLAZIONE DELLA SELCE NELLA PREISTORIA RECENTE IN ITALIA: APPROCCIO INTEGRATO MEDIANTE METODOLOGIE ANALITICHE E NUOVE TECNOLOGIE.

Università degli Studi di Siena
Abstract
Il programma di ricerca ha come obbiettivo principale lo studio delle modalità di approvvigionamento e circolazione della selce durante il Neolitico e l'Età del Rame, partendo dal presupposto che la comprensione delle modalità di acquisizione delle materie prime sia elemento chiave per lo studio delle dinamiche economiche, sociali e comportamentali delle società preistoriche.
Il progetto propone di affrontare questo tema prendendo in esame due realtà geografiche campione fra loro distanti, diverse per caratteristiche geomorfologiche, per disponibilità, giacitura e modo di approvvigionamento della materia prima, nonché per tipologia degli insediamenti, seppure riferibili allo stesso arco cronologico-culturale. Da un lato il Gargano con la sua eccezionale disponibilità di selce di elevata qualità, dove l'approvvigionamento avviene nelle formazioni primarie per mezzo di miniere sotterranee; dall'altro l'area toscana di Sesto Fiorentino e il retrostante Mugello, dove invece il reperimento si selce di qualità inferiore avviene soprattutto in superficie nelle formazioni secondarie (alluvioni, conoidi) comprensoriali, e viene integrato con selce migliore importata da lunghe distanze.
Si tratta di due realtà diverse ma fra loro complementari, il cui studio può permettere di comprendere le strategie di approvvigionamento messe in atto dall'Uomo in differenti contesti.
Il progetto, che ha un obbiettivo eminentemente archeologico, propone l'integrazione di differenti metodologie, facenti capo all'Archeologia in primo luogo, alla Geochimica (analisi per la caratterizzazione della selce degli affioramenti e degli insediamenti per il confronto) e alle Geotecnologie applicate (lettura del territorio attraverso indagini specifiche, come il telerilevamento, il remote sensing e le indagini geofisiche).
Il progetto si conclude con la creazione di una piattaforma GIS per una lettura integrata di tutti i dati provenienti dalle tre Unità di ricerca. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Attilio GALIBERTI Università degli Studi di SIENA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obbiettivo centrale del progetto di ricerca è la ricostruzione dei modi di approvvigionamento e di circolazione della selce fra i punti di estrazione e gli insediamenti, durante il Neolitico e l'Età dei Metalli in Italia (VII-III millennio av.Cr.). Il progetto muove dalla convinzione che la comprensione delle modalità di questo processo di acquisizione delle materie prime, spesso difficile da documentare, sia un elemento chiave per lo studio delle dinamiche economiche, sociali e comportamentali delle società preistoriche.
Per il raggiungimento di tale obbiettivo, che ha carattere prettamente archeologico ricostruendo comportamenti dell'attività umana, il progetto propone l'integrazione di metodologie diverse facenti capo all'archeologia, alla geologia e alla geochimica, e alle geotecnologie applicate. L'utilizzo di uno strumento integrato di questo tipo è di per sé un secondo obbiettivo della ricerca, in questo caso di carattere metodologico; si ritiene infatti che solo attraverso un approccio interdisciplinare di questo genere, in questo caso da sperimentare ex novo, si possa giungere alla realizzazione dell'obbiettivo primario.
Il progetto propone anche che lo studio dell'approvvigionamento e della circolazione della selce venga affrontato in due realtà geografiche campione, diverse per caratteristiche geomorfologiche e per giacitura della materia prima, nonché per i contesti archeologici, seppure entrambi siano riferibili allo stesso arco cronologico-culturale; ma complementari per la conoscenza delle strategie messe in atto dall'Uomo nella ricerca della materia prima.
Da un lato abbiamo il Gargano con la sua straordinaria disponibilità di selce di elevata qualità, dove l'approvvigionamento viene fatto direttamente sulle formazioni primarie attraverso miniere sotterranee; dall'altro l'area toscana di Sesto Fiorentino e Mugello, dove il reperimento di materiale siliceo, di varia natura e di qualità scadente, avviene soprattutto nelle formazioni secondarie, mentre il reperimento di materiale di migliore qualità deve essere fatto a lunghe distanze.
Da un punto di vista culturale il confronto si svolge fra due situazioni per certi versi opposte, ma che in realtà si integrano: una che parte dalle fonti di materia prima per seguirne i percorsi verso i siti, l'altra che parte dallo studio delle materie prime presenti in alcuni siti per arrivare sugli affioramenti. In entrambi i casi vengono analizzati contesti sia del Neolitico che dell'Eneolitico, al fine di avere una visione diacronica del fenomeno.
Il lavoro in queste due realtà comporta obbiettivi intermedi diversi, seppure tutti finalizzati all'obbiettivo centrale.

In Gargano è indispensabile arrivare alla caratterizzazione di tutta la selce delle formazioni selcifere compresa quella delle varie miniere (campionatura e analisi di laboratorio), al fine di creare una banca dati da mettere a disposizione della comunità scientifica, in base alla quale definire i percorsi attraverso il confronto con i dati analitici di siti archeologici significativi in aree vicine e lontane dal Gargano, appartenenti agli orizzonti culturali stabiliti. Nella realizzazione di questo obbiettivo intermedio è basilare l'apporto dell'Unità geochimica.
Altro obbiettivo intermedio è il lavoro sul territorio interessato dalle estrazioni minerarie, al fine di approfondirne le conoscenze sia sul piano geomorfologico per l'individuazione di nuove emergenze, che su quello delle singole strutture (indagini geofisiche per accertarne l'estensione), di cui deve essere indagato anche l'aspetto archeologico. In questa fase può essere affrontato anche il rapporto fra miniere e insediamenti nell'area campione della valle dell'Ulso a Peschici. Nella realizzazione di questo secondo obbiettivo intermedio è basilare l'apporto dell'Unità di Geotecnologie in accordo con quella Archeologica.

In Toscana, il lavoro sulle materie prime deve essere affrontato sul terreno con l'individuazione di tutte le possibili fonti di approvvigionamento, primarie (formazioni geologiche) e secondarie (alluvioni e conoidi) del territorio comprensoriale, con l'ausilio delle Geotecnologie ( telerilevamento, remote sensing, etc.) per una lettura preliminare della geomorfologia, e con l'intervento di campagna per la raccolta dei campioni.
In una seconda fase è prevista l'analisi (macroscopica e petrografica) delle materie prime raccolte nel territorio e di quelle provenienti dai siti archeologici più significativi dell'area di Sesto Fiorentino, al fine di stabilire somiglianze e quindi possibili collegamenti. L'indagine, che può ovviamente essere fatta per orizzonti culturali diversi, può darci una lettura diacronica della natura degli approvvigionamenti. In questa fase è basilare il contributo dell'Unita Geotecnologica in accordo con quella Archeologica.
Tutti i dati raccolti nel corso delle indagini nelle due aree campione dovranno confluire in due specifici data-bases, i cui contenuti andranno a costituire una piattaforma GIS, attraverso la quale sarà possibile eseguire indagini spaziali, che mettano in stretta relazione paesaggio archeologico, fonti di materia prima e circolazione della stessa, relativamente ai vari orizzonti culturali presenti nei due territori.
Quest'ultimo punto rappresenta la fase conclusiva dell'intero progetto di ricerca, nella quale i dati delle tre Unità devono essere fra loro integrati, ed interpretati unitariamente ( Obbiettivo centrale e finale del progetto).
Riteniamo che il progetto, nella sua modalità multidisciplinare, può assumere un valore metodologico di riferimento, e quindi essere replicato in altri contesti. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Lo studio delle modalità di approvvigionamento e di circolazione delle materie prime nella Preistoria, sia antica (Paleolitico) che soprattutto recente ( Neolitico ed Età dei Metalli), ha registrato in questi ultimi anni un forte e crescente interesse anche da parte degli studiosi italiani, soprattutto per quanto riguarda la " selce", una categoria di materiale molto diffusa in tutta la Preistoria, perché adatta ad essere facilmente lavorata mediante scheggiatura. Recentemente infatti l'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze ha dedicato al tema delle materie prime l'annuale Riunione scientifica del 2004, cinquantenario della sua fondazione, facendo seguito fra l'altro ad un programma di studio sullo stesso argomento curato poco tempo fa dallo stesso Istituto.
A questo riguardo dobbiamo però ricordare che in campo internazionale a partire dal 1969 ( anno del I Flint Symposium tenutosi a Maastricht in Olanda) ogni quattro anni si tiene un Colloquio internazionale sulla selce, a cui partecipano studiosi di vari paesi europei ed extraeuropei.
In Italia diversa invece è la situazione degli studi per altre categorie di materiali, come l'ossidiana e le pietre verdi in genere (diabasi, serpentiniti, basalti, steatite, etc.) particolarmente diffuse nella Preistoria dell'Olocene (Neolitico ed Età dei Metalli), per le quali c'è da lungo tempo un forte interesse, per il significato e il valore che esse rivestono per la ricostruzione dei percorsi, dalle fonti di approvvigionamento ai siti archeologici. Spesso questi materiali provengono da gradi distanze e possono essere frutto di ripetuti scambi. ( per l'ossidiana cfr. tra gli altri TYKOT 1998; TYKOT 2002; BIGAZZI e RADI 1996; DE FRANCESCO et Alii 1998 per le pietre verdi cfr. tra gli altri VENTURINO e GAMBARI 1996; D'AMICO 1999, RICQ-de-BOUARD et Alii 1990).
Queste indagini hanno comportato sempre analisi specialistiche di tipo geochimico (ossidiane) o petrografico (pietre verdi) sia sui reperti archeologici che sugli affioramenti per lo più già noti nella letteratura geo-mineralogica. L'utilizzo di queste metodiche, proprie delle scienze geologiche e mineralogiche, è risultato basilare per l'Archeologia italiana ed europea, ai fini dell'individuazione delle fonti di approvvigionamento di queste materie prime. Attualmente i risultati conseguiti sono considerati di grande rilievo, anche su aree molto estese, proprio per l'affidabilità dei metodi usati, che si avvalgono di analisi anche molto sofisticate (spettrometria di emissione atomica, diffrattometria, fluorescenza a raggi X per la determinazione degli elementi in tracce nelle ossidiane). Nel caso delle ossidiane questi metodi hanno permesso di caratterizzare tutti gli affioramenti di questa materia prima nel Mediterraneo per cui è facilmente possibile risalire alla fonte per un qualsiasi reperto di ossidiana trovato in un sito archeologico.

Non altrettanto può dirsi per la selce, argomento di questo progetto di ricerca, in fatto di metodologie per lo studio della caratterizzazione e soprattutto in fatto di risultati conseguiti.
In Europa gli studi di caratterizzazione della selce, che hanno una storia meno recente che in Italia, hanno visto fino dagli anni 70 l'utilizzo dei metodi geochimici ( cfr. tra gli altri DAS 1975; FERGUSON 1975; NEWCOMER 1987; KARS et Alii 1990; PAWLIKOWSKI 1990; LUEDTKE 1992) accanto a quelli empirici tradizionali, appoggiati spesso da osservazioni petrografiche e micropaleontologiche. Le diverse metodiche, applicate separatamente oppure insieme, hanno portato talora ad interessanti risultati, per lo nelle situazioni specifiche in cui sono stati usate; nessuna di esse si è rivelata per ora valida su grandi distanze, come è accaduto per l'ossidiana. Di particolare rilevanza è risultato per esempio uno studio, seppure datato, sulla circolazione della selce durante il Paleolitico superiore nel Perigord in Francia, basato su elementi macroscopici di indagine (colore, tessitura, omogeneità, inclusioni, tipo di cortice, etc.) (DEMARS 1982). Significativo, fra molti altri, è anche uno studio preliminare di carattere geochimico e petrografico sulla selce di Rijckolt in Olanda ( KARS et Alii 1990) oppure quello sulla selce del bacino di Parigi ( CONSIGNY e WALTER 1997)
Attualmente le varie metodiche sono a confronto e in alcuni casi si possono rivelare addirittura complementari.
In Italia l'interesse per questi studi è relativamente recente e le metodiche finora usate si rifanno soprattutto all'osservazione macroscopica dei caratteri della materia prima, appoggiata da esami petrografici e micropaleontologici di sezioni sottili, con risultati talora di un certo interesse (cfr. tra gli altri FERRARI e MAZZIERI 1999, CIPRIANI et Alii 2000-01, MARTINI et Alli 2003).
Recentemente è stata tentata con successo un'altra strada, basata sull'analisi geochimica degli elementi in tracce ( Spettrometria di Emissione Atomica con Plasma Accoppiato Induttivamente ICP-AES), nota da tempo in ambito europeo, che è stata applicata ad una serie di campioni di selce provenienti da miniere sotterranee del Gargano e da siti archeologici limitrofi, culturalmente e cronologicamente noti ( D'OTTAVIO 2001).
Il programma di ricerca sull'approvvigionamento e la circolazione delle materie prime durante la Preistoria recente che viene proposto, prende le mosse proprio dall'obbiettivo di mettere a confronto i due approcci di studio in due differenti situazioni geologico archeologiche, nelle quali sono già state preliminarmente verificate le potenzialità; facendo intervenire, oltre alle analisi di laboratorio sui materiali (geochimiche e petrografiche), anche indagini geotecnologiche applicate, per l'individuazione e la ricostruzione paleomorfologica dei contesti di approvvigionamento delle materie prime. Tra i più efficaci citiamo il remote sensing, i sistemi informativi geografici (GIS), i metodi geofisici e il GPS, che sono fra gli strumenti che trovano maggiore impiego per studi di questo genere sia in ambito nazionale che internazionale (cfr. tra gli altri SCOLLAR 1990; CANDELARO et Alii 2003; PIRO 2001). Sono sempre più numerosi infatti gli studiosi che indagano il rapporto tra Uomo e ambiente nell'Antichità, utilizzando le potenzialità analitiche di questi sistemi (cfr. BARD et Alii 2001; CAMPANA et Alii 2001)
Nella situazione toscana, comprendente l'area pedecollinare di Sesto Fiorentino e quella retrostante montuosa del Mugello, gli studi preliminari sui materiali, effettuati su base geologico –petrografica,
sembrano indicare un approvvigionamento rivolto prevalentemente a materie prime di qualità scadente, reperibili probabilmente a brevi distanze, nelle alluvioni dei fiumi e dei torrenti oppure nei conoidi alla base degli affioramenti. Non mancano però materie prime di migliore qualità, estranee a queste aree, per le quali sono state ipotizzate fonti di approvvigionamento nel bacino Umbro-Marchigiano ad oltre 100-150 km di distanza (CIPRIANI et Alii 2001).
Sul piano archeologico quest'area ha restituito nel corso degli anni una serie imponente di siti stratificati riferibili ad un periodo compreso fra il Neolitico e l'antica del Bronzo, di cui sono noti i principali aspetti della cultura materiale e le principali dinamiche insediamentali; all'argomento sono state dedicate varie e importanti monografie (SARTI,MARTINI 1993, 2000) (MARTINI, POGGESI, SARTI 2000; SARTI 1997). L'area di Sesto Fiorentino è stata anche interessata da studi approfonditi sulla provenienza delle argille usate per le ceramiche ( MARTINI,PALLECCHI, SARTI 1996).
Abbiamo quindi su questa situazione toscana una base di conoscenze estesa e approfondita per quanto riguarda gli aspetti propriamente archeologici, a differenza di quelli concernenti le materie prime silicee, le fonti di approvvigionamento e la loro circolazione sul territorio, che attendono di essere indagate in questo progetto.

La seconda situazione è il Gargano, senza dubbio l'area italiana più importante per quanto riguarda l'approvvigionamento della selce nella Preistoria ed in particolare per quella recente (Neolitico-Eneolitico), essendo l'unica regione italiana in cui si trovano delle miniere sotterranee per l'estrazione della selce, cioè le fonti primarie, appositamente costruite dall'Uomo.
Ricognizioni non sistematiche hanno portato nel corso di venticinque anni all'individuazione di 18 complessi estrattivi, che interessano un arco di tempo compreso fra gli inizi del VI e la seconda metà del III millennio av. Cristo; dei quali sono state indagate , seppure in maniera preliminare le tecniche estrattive e i rapporti con il contesto geo-morfologico (DI LERNIA , GALIBERTI 1993; DI LERNIA et Alii 1997; BASILI et Alii 1995). Tra le evidenze note, attenzione particolare è stata rivolta alla miniera della Defensola, la più antica struttura mineraria d'Europa, di dimensioni e di livello tecnologico sorprendenti, sulla quale si sono concentrate indagini sistematiche dal 1986 al 2004, i cui risultati, già oggetto di oltre 25 articoli scientifici in riviste e atti di convegni internazionali, sono confluiti recentemente in un'apposita monografia (GALIBERTI 2005), che segna la chiusura di una prima fase delle ricerche, centrata sullo studio di un solo complesso).
L'indagine archeologico-mineraria si è quindi fermata quasi esclusivamente all'approvvigionamento, cioè alla prima fase di quel circuito produttivo che dall'estrazione della materia prima porta alla circolazione sotto forma di blocchi grezzi, destinati ad essere lavorati e trasformati in strumenti nei luoghi di destinazione, cioè gli insediamenti.
Recentemente tuttavia sono state messe le basi per uno studio di caratterizzazione della selce su base geochimica, ai fini della ricostruzione della circolazione di questa materia prima (D'OTTAVIO 2001).
L'indagine, seppure preliminare, ha permesso, utilizzando un particolare trattamento statistico dei dati (analisi discriminante), di caratterizzare il materiale delle varie miniere e di stabilirne i rapporti con i siti archeologici considerati, cioè di conoscere in questo caso la miniera garganica di provenienza. Questo metodo, avendo dato risultati così incoraggianti, rappresenta fondamentalmente la strada da battere per arrivare alla creazione di una banca dati geochimica relativa alla selce di tutte le miniere e di tutti gli affioramenti del territorio (compito dell'Unita geochimica di questo progetto).
Il Gargano ha una lunga tradizione di studi anche sugli innumerevoli complessi industriali di età olocenica individuati sul territorio nel corso di oltre trenta anni di ricerche, contemporanei all'attività estrattiva ed in parte ad essa legati (cfr. tra gli altri PALMA DI CESNOLA 1968; PALMA DI CESNOLA 1982; MANFREDINI 1972; PALMA DI CESNOLA, VIGLIARDI 1984; CALATTINI, CRESTI 1981; CUDA, GRAVINA 2001), ma mancano ancora scavi e studi sistematici di abitati e necropoli, così come mancano del tutto analisi territoriali e studi di tecnologia litica, del tipo di quello che si propone nel progetto per il bacino del torrente Ulso presso Peschici , ricco di presenze minerarie e insediamentali. <<<