Contenuto
Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricercaINIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi del PIEMONTE ORIENTALE "Amedeo Avogadro"-Vercelli
STUDI UMANISTICI
VERCELLI(VC) - Università degli Studi di BOLOGNA
DISCIPLINE STORICHE
BOLOGNA(BO) - Università degli Studi di BOLOGNA
STORIE E METODI PER LA CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI
BOLOGNA(BO) - Università degli Studi di TRIESTE
STORIA E DI STORIA DELL'ARTE
TRIESTE(TS) - Università degli Studi di TORINO
STORIA
TORINO(TO)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - La tutela multilivello dei diritti sociali
- 2 - Disuguaglianza e coesione sociale
- 3 - Gli assistenti sociali. Analisi di una professione in trasformazione
- 4 - Terzo Settore, mondi vitali e capitale sociale in Italia
- 5 - La distanza sociale in alcune aree urbane in Italia
- 6 - SALUTE E DISEGUAGLIANZE SOCIALI IN ITALIA PROGETTO DI COSTRUZIONE DI UNA RETE INTEGRATA DI OSSERVATORI REGIONALI
- 7 - Politiche pubbliche e sviluppo negli anni del centro-sinistra (1962-1974)
- 8 - Società multiculturale, immigrazione e sicurezza: problemi di integrazione sociale
- 9 - Mercato del lavoro e ammortizzatori sociali
- 10 - Solidarietà, mercato e concorrenza nel welfare italiano. Profili di diritto europeo e comparato
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Piemonte
Bibliografia
Michael B. Katz and Christoph Sachsse ( a cura di ), The Mixed Economy of Social Welfare . Public / Private: The Relations in England, Germany and The United States, the 1870's to the 1930's, Baden-Baden, Nomos 1996Gosta Esping-Andersen, The Three Worlds of Welfare Capitalism, Princeton, Princeton University Press, 1990
Peter Baldwin, The Politics of Solidarity: Class Bases of the European Welfare State, 1875-1975, Cambridge, Cambridge University Press 1990
Ann Shola Otroff, The Politics of Pensions: A Comparative Analysis of Britain, Canada and the United States, 1890-1940, Madison, University of Wisconsin Press, 1993
Keenth H. F. Dyson, The State Tradition in Western Europe: A Study of An Idea and Istitution, Oxford, Martin Robertson, 1980
Sheila B. Kamerman and Alfred J. Kahn ( a cura di ), Privatization and The Welfare State, Princeton, Princeton University Press 1989.
Hugh Heclo, Modern Social Politics in Britain and Sweden: From Relief to Income Maintenance, New Haven: Yale University Press, 1974
Allan Mitchell, The Divided Path: The German Influence on Social Reform in France after 1870, Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1991.
Gerhard Ritter, Social Welfare in Germany and Britain: Origins and Development, trans. Kim Traynor, Leamington Spa, England: Berg, 1986.
John A. Garraty, Unemployment in History: Economic Thought and Public Policy, New York: Harper and Row, 1978.
Nicholas Bullock and James Read, The Movement for Housing Reform in Germany and France, 1840-1914, Cambridge, England: Cambridge University Press, 1985.
Michael Walzer, Socializing the Welfare State, in Amy Gutmann, ed., Democracy and the Welfare State, Princeton: Princeton University Press, 1988.
Peter Gourevitch, Politics in Hard Times: Comparative Responses to International Economic Crises, Ithaca: Cornell University Press, 1986.
Ramesh Mishra, The Welfare State in Crisis: Social Thought and Social Change, New York: St. Martin' s Press, 1984.
Jane Lewis, ed., Labour and Love: Women's Experience of Home and Family, 1850-1940, Oxford: Basil Blackwell, 1986.
Gisela Bock and Pat Thane, eds, Maternity and Gender Policies: Women and the Rise of European Welfare States, 1880-1950s, London: Routledge, 1991.
Jens Alber, Vor Armenhaus zum Wohlfahrtsstaat. Analysen zur Entwicklung der Sozialversicherung in Westeuropa, Frankfurt / M.: Campus, 1982.
Gourevitch P., La rottura con l’ortodossia: un’analisi comparata delle risposte alla depressione degli anni Trenta, in “Stato e mercato” n.11, agosto 1984, pp.229-274
Mason T. W., La politica sociale del Terzo Reich, Baride Donato, 1980
Voegeli W., Nazi family policy: securing mass loyalty, in “Journal of family history”, Voll 28, 2003, n.1, pp.123-148
Telò M., La socialdemocrazia europea nella crisi degli anni Trenta, Franco Angeli, Milano 1985
Paggi Leonardo, Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta, Einaudi, Torino, 1989
J. ALBER, Dalla carità allo Stato sociale, Il Mulino, Bologna 1987.
M. J. MOMMSEN (ed.), The Emergency of the Welfare State In Britain and Germany, 1850-1950, Croom Helm, London 1981.
E. P. HENNOCK, British Social Reform And German Precedents. The Case of Social Insurance, 1880-1914, Clarendon, Oxford 1987.
A. MITCHELL, The Divided Path, The German Influence on Social Reform in France after 1870, University of North Carolina Press, Chapel Hill 1991.
A. BARBIERI, Lo Stato sociale in Francia. Dalle origini alla seconda guerra mondiale, Donzelli, Roma 1999.
F. DE FELICE, Il Welfare State: questioni controverse e un’ipotesi interpretativa, in “Studi Storici”, XXV (1984), pp. 605-58.
G. RIMLINGER, Welfare Policy and Industrialisation in Europe, America and Russia, Wiley, New York 1971.
J. ALBER, L’espansione del Welfare State in Europa occidentale: 1900-1975, in “Rivista italiana di scirnza politica”, XIII (1983), n. 2, pp. 203-60.
P. FLORA, A.J. HEIDENHEIMER (a cura di), Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America, Il Mulino, Bologna,1983.
P. ROSANVALLON, Lo stato provvidenziale tra liberalismo e fascismo, Armando, Roma 1984.
G.A. RITTER, The Rise and the Development of the social State. A Comparative Study, in “Il Pensiero Politico”, XIX (1986), n.1, pp. 48-62.
M. LA ROSA (a cura di), Welfare State: teorie e metodologie di analisi, Franco Angeli, Milano 1990.
F. GIROTTI, Welfare State. Storia, modelli e critica, Corocci, Roma 1998.
J. KLAUSEN War and Welfare. Europe and the United States, 1945 to the Present, Macmillan, London Basingstoke 1998.
G. ESPING-ANDERSEN, Politics against Markets. The Social Democratic Road to Power, Princeton University Press, Princeton 1985.
G. SILEI, Le socialdemocrazie europee e le origini dello stato sociale (1880-1939), Università di Siena, Dipartimento di Scienze storiche, Politiche e Sociali Working Papers, n.35, Siena 1998, pp. 1-23.
G. SILEI, Welfare state e socialdemocrazia. Cultura, programmi e realizzazioni in Europa occidentale dal 1945 ad oggi, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2000.
F. BONELLI, Appunti sul Welfare State in Italia, in “studi Storici” XXXIII (1992), n. 3, pp. 669-80.
M.S. QUINE, Italy’s Social Revolution. Charity and Welfare from Liberalism to Fascism, Palgrave, New York 2002.
G. GOZZI, Modelli politici e questione sociale in Italia e Germania fra Otto e Novecento, Il Mulino, Bologna 1988.
D. PRETI, Economia e istituzioni dello Stato fascista, Editori Riuniti, Roma 1980.
D. PRETI, La modernizzazione corporativa (1922-1940). Economia, salute pubblica, istituzioni e professioni sanitarie, Franco Angeli, Milano 1987.
M. FERRARA, Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata, Il Mulino, Bologna 1984.
D.LEVINE, Poverty and Society. The Growth of the American Welfare State in International Comparison, Rutgers University Press, New Brunswick 1988.
E. VEZZOSI, Madri e Stato: politiche sociali negli Stati Uniti del Novecento, Carocci, Roma 2002.
William H. BEVERIDGE, Full Employment in a Free Society, London, Allen and Unwin 1944, pp.429 (versione italiana William H. Beveridge, versione sull’impiego integrale del lavoro in una società libera, Torino, Einaudi, 1948, pp.600);
Thomas E. J. DEWITT, The Economics and Politics of Welfare in the Third Reich, Central European History 11 (1978):256-278;
Aryeh L. UNGER, Propaganda and Welfare in Nazi Germany, Journal of social History 4 (1970): 125-140;
Parole Chiave
SOCIALI; DIRITTI; SICUREZZA; CONTEMPORANEO; STATO; AUTORITARISMO; DEMOCRACYSicurezza e diritti sociali nello stato novecentesco tra autoritarismo e democrazia
Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" - VercelliAbstract
La sicurezza sociale e i diritti sociali sono stati concetti fondamentali nello sviluppo delle società industriali del ventesimo secolo.La sicurezza sociale è stata a lungo considerata in Europa come una fonte alternativa di reddito quando la legittima attività lavorativa diveniva impossibile.Il Programma di Ricerca ricostruisce la storia della sicurezza sociale e dei diritti sociali, intesi sia nei loro fondamenti nel pensiero socio-politico, che nelle pratiche programmatiche, legislative e istituzionali, nonchè nei soggetti che se ne sono fatti promotori in un lasso di tempo che spazia dall'inizio del secolo fino all'inizio degli anni sessanta.Nel far questo la ricerca focalizza diverse tematiche di fondo della società contemporanea: i doveri dello stato e della politica rispetto a quelli della società civile decentrata, nell'assicurare ai soggetti condizioni di sicurezza sociale.Il coinvolgimento delle politiche sociali del Novecento europeo nella grande competizione tra sistemi liberal-democratici e totalitari, ciascuno dei quali rivendicava primati e originalità (magari su base razziale)nel campo del progresso sociale.La dimensione comparativa europea e transnazionale nella sequenza spazio-tempo che ipotizza da una parte l'esistenza di modelli storicamente radicati dello stato sociale (il modello statalista bismarckiano, quello inglese, quello decentrato newdealista) ma riscontra poi nell'analisi storica concreta una complessità di sovrapposizioni e contaminazioni.Questa caratteristica complessità è tipica del caso italiano a cui viene data particolare attenzione, nella dimensione sia nazionale che locale, mentre ampio spazio viene egualmente dedicato comparazione intra-europea (con forte attenzione alla Germania e alla Gran Bretagna) e in minore misura transatlantica.Lo sbocco del Progetto Nazionale è un libro in più volumi,su carta e on line,di cui almeno uno in lingua inglese, che rappresenti una sintesi dei lavori storici fatti fin qui in materia di storia dei diritti sociali e un trampolino per il futuro.Il progetto di libro si perfeziona attraverso due conferenze internazionali,l'una iniziale metodologica, l'altra finale di valutazione dei risultati di ricerca (oltre a un incontro interno di work in progress) che mettano in discussione di fronte alla comunità degli studiosi il Progetto.Quest'ultimo ambisce infine a diventare un punto di riferimento stabile e istituzionalizzato,anche al di là dei termini temporali di questo Progetto di Ricerca, per studiosi nazionali e internazionali di storia dei diritti sociali. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Maurizio VAUDAGNA Università degli Studi del PIEMONTE ORIENTALE "Amedeo Avogadro"-VercelliObiettivo del Programma di Ricerca
L'interesse che gli storici hanno rivolto ai diritti sociali è stato fino agli anni ' 80 piuttosto scarso; malgrado alcuni apporti molto significativi, anche dopo quella data a contributi individualmente importanti non è corrisposta una corrente di studio storico sufficientemente corposa. Lo studio dello stato sociale, anche nella sua dimensione temporale, è stato soprattutto appannaggio degli scienziati sociali e politici. Le ragioni che dopo quella data hanno cominciato ad attirare l'attenzione di alcuni storici(Alber, Gordon, Kessler-Harris,Rodgers,Rimlinger,Ritter) su questo tema sono probabilmente di varia natura: tra queste è da citare il dibattito sulla natura storica del Novecento, che ha sottolineato lo sviluppo della società del Welfare come una delle caratteristiche del secolo appena terminato.D'altra parte sta la svolta verificatasi negli anni'70- inizio anni '80;allora la natura non controversa dell'allargamento dello stato sociale come caratteristica fondamentale della cittadinanza e della statualità dei paesi industriali avanzati , con una crescita continuativa e ininterrotta di un secolo, ha cominciato ad essere messa in discussione nelle pratiche politiche e nelle concezioni dei diritti di cittadinanza e del rapporto tra stato e cittadino: un processo che è stato definito come "crisi" ( ma sarebbe meglio dire "trasformazione" ) del welfare e dei diritti sociali. Negli ultimi 25 anni un gruppo di storici o di scienziati sociali a forte sensibilità storicista hanno rinnovato la tradizione britannica dei decenni immediatamente successivi la Seconda Guerra Mondiale di studio storico dello stato sociale, contribuendo un complesso di ricerche di grande valore conoscitivo e metodologico, in stretta connessione con le scienze sociali e politiche.In Italia vi sono state e vi sono tradizioni di studio storico molto significative che hanno a che fare col tema di questo progetto:la storia della Chiesa e del mondo cattolico, la storia economica,la storia del movimento operaio, socialista e sindacale, la storia delle condizioni di vita e di reddito, la storia delle istituzioni, la storia della sociabilità,dell'associazionismo e del mutualismo. Tuttavia nei loro indirizzi prevalenti queste aree di ricerca non si sono indirizzate in primo luogo alla discussione dei principi e delle pratiche della cittadinanza sociale e delle politiche assistenziali welfariste. Solo negli ultimi quindici anni circa singoli, meritevoli ricercatori hanno lavorato su questi temi, sia in relazione all'Italia tardo-ottocentesca e liberale, che fascista, che, in misura minore, del secondo dopoguerra.(Bartocci, Cherubini, Varni, Degl'Innocenti, Preti, Tomassini, Silei, Girotti, Masulli).In tempi recenti poi lo studio del "caso italiano" in materia di diritti sociali ha derivato dalla contiguità con le scienze sociali una vocazione fortemente comparativistica che arricchisce la visione di storia patria. Si tratta di contributi estremamente importanti che hanno la potenzialità di sistematizzarsi in una tendenza storiografica vera e propria e di collocarsi in posizione importante nel panorama degli interessi storiografici italiani, diventando un interlocutore tra i più autorevoli del dibattito internazionale su questo soggetto.
Lo scopo di questo progetto di ricerca è quindi molteplice:
a)dare approfondimento e sistematicità ai lavori fin qui svolti, per superare quella soglia sopra indicata e porre il tema della storia dei diritti sociali in posizione di rilevanza nel dibattito storiografico nazionale, anche attraverso una corposa pubblicazione storica che faccia il punto sullo stato di avanzamento degli studi e rappresenti un trampolino per il futuro.
b) coagulare un gruppo di studiosi italiani capaci di una forte presenza nella storiografia internazionale dei diritti sociali,cui gli storici stanno mostrando un interesse crescente ed intenso sia in Europa che in America.
c) sanare il frequente gap tra le ricerche di storia del pensiero sociale e quelle di politiche,soggetti e istituzione della sicurezza sociale,attraverso un Progetto di ricerca che rigorosamente definisca la complementarietà tra i due settori di studio.
d) approfondire la vocazione transnazionale e comparativa nello studio della storia dei diritti sociali in Italia, grazie alla contiguità con studiosi e casi-studio internazionali.
e) costituire un punto di riferimento di lungo periodo, anche al di là dei termini temporali del presente Progetto di Ricerca, cui possano fare riferimento,anche grazie a un ampio uso di media elettronici e costituzione di database significativi, studiosi italiani e stranieri,studiando anche le modalità migliori per istituzionalizzare nel lungo periodo la cooperazione nata nel progetto di ricerca.
f) contribuire al dibattito specialistico ma anche a quello più ampio relativo al futuro dei diritti sociali, che a tutt'oggi è stato dominato a livello di esperti dagli scienziati politici e sociali la specificità dell'apporto degli storici: la loro capacità cioè di indicare la complessità dei panorami spazio-temporali, di utilizzare lo strumento di conoscenza insito nella diacronicità, di dare spessore analitico ai sistemi conoscitivi modellistici. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Nella storica tripartizione dei diritti di cittadinanza avanzata da H.T.Marshall nel suo celebre "Cittadinanza e classi sociali", i diritti sociali sono venuti temporalmente per ultimi, dopo quelli umani (l'habeas corpus)e politici. Il concetto giuridico e costituzionale di "diritto sociale" sostiene la titolarietà da parte del cittadino a una condizione economica e sociale dignitosa per la propria sussistenza, il proprio benessere, e la propria collocazione nei rapporti pubblici e privati; questo soprattutto in rapporto ai grandi rischi della società industriale quali vecchiaia, inabilità,malattia o disoccupazione, e alla prestazioni fondamentali di una cittadinanza esistenzialmente dignitosa come il diritto alla casa e all'istruzione.La sicurezza sociale è stata a lungo controversa come fonte di "diritti" e tra fine ottocento e gli anni tra le due guerre,quando la sicurezza sociale come "diritto" ha la sua prima compiuta formulazione nella costituzione di Weimar,le è stata frequentemente invece attribuita la qualità di intervento a sostegno di condizioni particolarmente disagiate, manifestazione della solidarietà sociale, rete di sicurezza contro disagi e rischi materiali e sociali. Assumendo il concetto di diritti sociali nel proprio titolo,questo Progetto Nazionale si innesta pienamente nella storia novecentesca della sicurezza sociale, che ne è quindi il fondamento e che qui di seguito viene brevemente sintetizzata.Nel ventesimo secolo la cittadinanza sociale ha coinciso con l'emergere dello stato interventista e con la diffusione dell'ideale della solidarietà sociale.Durante l'Ancien Regime l'emergere dello stato moderno coincise con il suo coinvolgemento nel corpo sociale della cui fluidità e instabilità si occupavano in passato le diversificate e molteplici istituzioni sociali medievali e della prima età moderna.Di conseguenza ospizi,ospedali,case di lavoro, luoghi d'ospitalità furono il risultato dello sforzo delle corporazioni,delle chiese,delle istituzioni cittadine.In diversi stati europei dal diciassettesimo secolo in poi anche lo spazio sociale divenne prerogativa del monarca/stato che stava intanto costruendo un esercito nazionale centralizzato,una burocrazia, un sistema fiscale.Due aspetti complementari vennero a caratterizzare le nuove responsabilità dello stato in materia di politica sociale:il dovere di soccorrere solidaristicamente i poveri,i deboli e gli emarginati, e quello di stabilizzare il sistema sociale contro gli scossoni che "quelli in basso" potevano infliggergli.
La transizione dall'Ancien Regime all'Illuminismo e alla Rivoluzione Francese vide l'emergere di alcune delle più importanti razionalizzazioni intellettuali del principio di solidarietà e del dovere dello stato verso di esso.Rousseau,ad esempio, sottolineò "il primato del cuore" nella vita pubblica e sostenne che la vicinanza emotiva e il senso di carità verso i fratelli meno fortunati erano le forze che spingevano il cuore alla comprensione del dolore sociale.Al contrario Kant vedeva la solidarietà sociale come un principio di giustizia razionale che rendeva le persone consapevoli di una comunanza di interesse con i poveri e gli sfruttati.Le definizioni liberali di solidarietà sociale erano molto diversificate: John Stuart Mill sostenne che il tema dell'eguaglianza degli uomini ricadeva pienamente e in modo rilevante nelle competenze delle autorità pubbliche mentre la scuola manchesteriana restrinse le misure di sostegno dei poveri e criticò il senso di solidarietà vittoriana che sembrava richiamare l'appello rousseauiano alla "vicinanza emozionale" in termini di solidarietà e riforma morale.
Verso il 1870 l'arrivo della "sozialfrage" al centro della vita pubblica dei paesi industrializzati, accanto all'emergere di idee e movimenti di origine socialista,sindacalista o di dottrina sociale religiosa confermò l'affermarsi del moderno stato sociale.E tuttavia il precedente nesso tra lo sviluppo in Antico Regime e le nuove responsabilità statali nella società moderna continuò ad avere conseguenze anche contemporanee:l'emergere cioè del primo sistema moderno di sicurezza sociale nella "monarchia sociale" della Germania autoritaria e bismarckiana, ci ricorda il nesso tra monarchia assoluta e popolo che aveva caratterizzato la prima apparizione dello stato moderno.In Germania infatti una teoria dello stato fondata su un solido paradigma conservatore fece sì che l'emergere della questione sociale passasse attraverso una ridefinizione dei compiti economici dello stato.Nelle controversie costituzionali del 1848/1849 e poi ancora in quelle degli anni 1870 e 1880, la relazione tra la questione del lavoro, la "Arbeitsfrage" e la questione sociale condizionò la ridefinizione delle categorie fondamentali della legge e dell'economia, disegnando una percezione della società come "comunità del lavoro".Il "bene sociale" e il "diritto sociale", due termini che prendevano le mosse dai linguaggi rivali della legge e dell'economia, vennero a coincidere.Lavoro e sicurezza sociale divennero concetti fondamentali e interdipendenti nello sviluppo delle società industriali al torno del secolo:il lavoro era la fonte principale di principi e atteggiamenti politici,morali e sociali sia in Europa che in America, e la prestazione di sicurezza sociale era una fonte legittima di reddito quando la attività lavorativa remunerata era per qualche ragione impossibile.
Poichè l'Europa fu il teatro dove la centralità della "questione sociale" nello strutturare la vita pubblica fu anticipata nel tempo e più intensa, ne seguì che la definizione novecentesca di una "identità europea" venne ad essere intimamente legata alla sua definizione in termini sociali.Di conseguenza, nella seconda metà del XIX secolo e attraverso tutto il ventesimo, la storia europea fu caratterizzata dalla crescente importanza assunta da questioni di identità e di "responsabilità sociale":il che vuol dire che la creazione di un tipo particolare di cittadinanza socio-economica basata sulla solidarietà e strettamente connessa con la statualità divenne un tratto dominante della "identità europea".
E tuttavia la storia novecentesca della cittadinanza sociale in Europa non partecipò solo delle glorie ma anche delle tragedie della storia europea: così la battaglia ottocentesca tra l'autocrazia e il liberalismo,che era stata così importante nello sviluppo della "questione sociale," vide una radicalizzata ripresa novecentesca nel conflitto tra democrazia e totalitarismo, fino alla fine della Guerra Fredda che in notevole misura coincise anche con l'apertura della cosiddetta "crisi del welfare state".
Nella prima metà del ventesimo secolo la politica sociale dei paesi liberal-democratici, anzitutto la Gran Bretagna di Lloyd George, ma anche la Francia, sembrò piuttosto reagire alle pretese avanzate dal comunismo,dal socialismo, dal fascismo,dal cattolicesimo sociale di essere all'avanguarda delle politiche di sicurezza sociale e subire le critiche al preteso indifferentismo liberale ai bisogni sociali delle grandi masse.Fino agli anni trenta lo stesso programma sociale di Lloyd Giorge attuato intorno al primo decennio del novecento sembrò ancora una reazione allo statalismo sociale tedesco, e alla bandiera della consapevolezza sociale sventolata, seppure in modi molto diversi, sia dalla rivoluzione russa del 1917 che dall'ascesa del potere del fascismo in Italia nel 1922 e del nazismo in Germania nel 1933.La costituzione della repubblica di Weimar diede bensì la prima, compiuta definizione della sicurezza sociale come diritto giuridicamente e costituzionalmente rilevante, invece che come principio di solidarietà sociale o rete di salvataggio.La perpetua instabilità che caratterizzò la vicenda weimariana impedì tuttavia a quel regime politico di connotarsi fino in fondo, come avrebbero desiderato le sue dirigenze socialdemocratiche, come una democrazia caratterizzata dalla centralità della cittadinanza sociale. Hitler e Mussolini rivendicarono entrambi una socialità nazifascista che superava il preteso astensionismo dello stato liberale.Ma mentre il primo riformò il sistema sociale tedesco subordinandolo a principi di fedeltà patriottico/politica e di "purezza" razziale ariana, il secondo si discostò di poco dal carattere tradizionalmente misto del welfare italiano: nato e cresciuto con forti squilibri territoriali, influenzato fortemente dalle istituzioni caritative della chiesa e dalla discontinuità territoriale delle forme mutualistiche e cooperative, il fascismo costruì la sua politica sociale in chiave di prevalente continuità con l'Italia liberale, introducendovi semmai elementi di tipo natalista non sgraditi a significativi settori della società italiana,cattolica e non, tanto da essere poi sostanzialmente raccolti dalla repubblica postbellica.
La grande crisi e la seconda guerra mondiale furono il punto di svolta della competizione tra liberalismo e totalitarismo sul terreno della politica sociale.Accanto agli esperimenti socialdemocratici scandinavi e alla tormentata esperienza del fronte popolare francese, furono negli anni trenta soprattutto gli Stati Uniti newdealisti che raccolsero la bandiera di una democrazia socialmente consapevole contro l'offensiva totalitaria rappresentata dalla popolarità dei piani quinquennali sovietici e dei grandi lavori pubblici nazisti:Franklin D. Roosevelt definì le caratteristiche di fondo di un ordine liberal/democratico che coniugava insieme diritti individuali e cooperazione sociale come alternativa alla rivendicazione di primato sociale avanzata dalle dittature all'offensiva negli anni trenta. Malgrado le critiche contemporanee al rischio di autoritarismo e paternalismo nei nuovi compiti sociali dello stato democratico e nello sviluppo delle grandi burocrazie pubbliche, come ad esempio le tesi di Von Hayek nel celebre The Road to Serfdom, tuttavia la tendenza all'interventismo sociale democratico fu accentuato dalla seconda guerra mondiale che vide una vittoria eclatante delle democrazie liberali, ma coincise, come mostrato dal famoso Piano Beveridge, fondamento dello stato sciale britannico del dopoguerra, con la convinzione che la ricompensa dei gravi sacrifici affrontati in guerra era il riconoscimento e l'attivazione di diritti sociali diffusi e comprensivi.La politica economica keynesiana prevalente nei paesi industrializzati nei primi trent'anni del dopoguerra fece della espansione della spesa sociale e delle misure di sicurezza sociale uno strumento fondamentale di controllo del ciclo economico e di stimolo alla crescita.
Analisti dello stato sociale a sfondo storicista, anche se erano ben consci che le origini dell'assicurazione sociale risalivano alla "monarchia sociale" paternalista del mondo tedesco, tuttavia misero la sordina alla sfida lanciata alle istituzioni democratiche dalla critica sociale di stampo bolscevico o fascista,e cercarono invece di analizzare la crescita contemporanea della democrazia e della ampiezza delle misure di sicurezza sociale."I veri inizi del moderno welfare state" hanno detto Peter Flora e Arnold J. Heidenheimer, "sarebbero emersi dopo la trasformazione dello stato assolutista in democrazie di massa negli ultimi tre decenni del diciannovesimo secolo. Nei termini della relazione tra lo sviluppo dello stato sociale e l'evoluzione della democrazia di massa, il welfare state può quindi essere interpretato come risposta alla crescente domanda di eguaglianza socio-economica o come l'istituzionalizzazione dei diritti sociali in relazione allo sviluppo di quelli politici e civili."
Le tradizioni politiche diverse e i diversi bisogni dei paesi nel dopoguerra determinarono gli sbocchi diversi e le diverse caratteristiche dei vari sistemi di sicurezza sociale euro-americani:soluzioni differenziate si ebbero in termini di centralizzazione/decentralizzazione, sistemi partecipati o burocratizzati, vari livelli di generosità delle prestazioni, vari gradi di copertura dei beneficiari anche in base alla loro collocazione nello stratificazione sociale,di genere e di lavoro, diversi atteggiamenti verso l'egualitarismo o la gerarchia sociale, diversi attori al lavoro per realizzare le misure sociali.Tra gli anni 1940 e i primi anni 1970s i programmi di espansione del welfare godettero di un sostegno continuato e solido da parte della pubblica opinione, divennero una caratteristica centrale dei sistemi politici dei paesi industrializzati e furono parte essenziale dei cosiddetti "sistemi misti" di economia di mercato e interventismo statale.E tuttavia a partire dagli anni 1970 la stagflazione, nuovi bisogni sociali e soggetti diversi dal passato che ne erano portatori, mentre spesso i vecchi beneficiari erano divenuti coloro che ne pagavano i costi, tutti questi fattori hanno aperto la cosiddetta "crisi del welfare state" che è uno dei maggiori problemi pubblici che le società postindustriali dell'inizio del ventunesimo secolo si trovano ad affrontare. <<<



