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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di TERAMO
SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE
TERAMO(TE) - Università Cattolica del Sacro Cuore
Storia moderna e contemporanea
MILANO(MI) - Università degli Studi della BASILICATA
SCIENZE STORICHE, LINGUISTICHE ED ANTROPOLOGICHE
POTENZA(PZ) - Università di PISA
STORIA
PISA(PI) - Università degli Studi ROMA TRE
STUDI STORICI,GEOGRAFICI E ANTROPOLOGICI
ROMA(RM)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - La cultura europea e il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell’uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)
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- 10 - La rappresentazione dello straniero e il suo effetto sulle relazioni inter-etniche: basi cognitive, dinamiche sociali, differenze culturali.
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Abruzzo
Bibliografia
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Parole Chiave
COMUNICAZIONE POLITICA; ETA' MODERNAComunicazione politica e storia
Università degli Studi di TeramoAbstract
La storia, intesa come quel campo discorsivo che utilizza il passato a fini di conservazione sociale e/o di ridisegno dell'ordine costituito, rappresenta una caratteristica essenziale della società europeo-occidentale, esattamente ciò che ne fa, per dirla con Claude Lévi Strauss, una società "calda". Negli ultimi venti anni una serie di mutamenti intervenuti nella concezione della storia e nella prassi storiografica, permettono di affrontare in un modo diverso, e per molti aspetti lontano dalla doxa tradizionale, questo nesso tra il discorso sul passato e il suo uso, lato sensu, politico. Grazie a queste evoluzioni è possibile adesso soffermarsi (in modo assai diverso da come tradizionalmente poteva intendersi) sul tema degli usi della storia nella comunicazione politica. Non solo la tradizione storiografica in senso proprio, non solo la più vasta letteratura d'occasione ma anche le immagini e le forme del cerimoniale, e soprattutto i simboli rientrano in questa prospettiva. Se per la storia contemporanea un'importante dimensione in cui si è concretato il nuovo approccio è stato quello dei «luoghi della memoria» (P.Nora), la storia dell'età moderna costituisce un terreno estremamente fertile di applicazione del tema. E' proprio nell'ambito dell'indagine di antico regime che si è manifestata infatti, prima e più consistentemente che altrove, quella insofferenza nei confronti degli anacronismi modernizzanti che ha poi costituito la nota metodologica dominante della nuova storia politica.Il progetto intende concentrarsi su alcuni aspetti della comunicazione politica nella storia, con particolare attenzione al linguaggio, al simbolismo e ai segni che consentono tali forme di comunicazione, agli artefici e ai destinatari di tali medium, e alle valenze ideologiche più o meno nascoste nel messaggio scritto o 'rappresentato'. Si cercherà di realizzare un programma nel quale concorrono diversi percorsi interpretativi e critico-metodologici, misurandosi con particolari, delimitati aspetti scelti per la loro capacità di incrociare diversi "saperi" e consentire feconde interconnessioni:
a) L'uso del passato, l'uso pubblico della storia, la costruzione di identità sociali e politiche, anche attraverso l'invenzione della tradizione, in particolari situazioni storiche in cui l'emergere di una nuova soggettività politica si accompagna alla "riscoperta" e fruizione dell'antico all'interno di una complessa strategia di legittimazione. Si analizzeranno, in particolare la realtà del granducato mediceo e di altre realtà toscane (nei secoli XVI-XVIII), della Roma pontificia (tra il XVI e il XVII secolo), della Francia cinque-seicentesca, nel Nuovo Mondo, dopo la metà del XVI secolo.
b) La cultura e la pratica politica di governo, le reti associative tra la fine del XVIII e i primi decenni del XIX secolo,in area lombardo-veneta, nel Regno di Napoli, in Francia, con riferimento, in particolare, al discorso rivoluzionario francese, ma con un'attenzione rivolta anche al versante controrivoluzionario, reazionario, realista. In particolare si analizzeranno le forme della comunicazione del pensiero politico (rivoluzionario e non) attraverso la trattatistica, la pubblicistica, i giornali, le gazzette, ma anche gli strumenti e i linguaggi più confacenti alla diffusione delle nuove idee politiche tra gli strati popolari, come, ad esempio, l'uso dei "catechismi rivoluzionari".
c) Il linguaggio simbolico e le forme di comunicazione iconografica realizzate attraverso la letteratura municipalistica, nei trattati di nobiltà, nella cerimonialità, nelle processioni, nelle feste,nelle raccolte di uomini illustri, ecc., con particolare attenzione alla realtà toscane del XVI-XVIII secolo, alla Roma rinascimentale e barocca, alla Sicilia del XVIII secolo, e alla figura di Alessandro Farnese. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Francesco BENIGNO Università degli Studi di TERAMOObiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca si propone di raggiungere una serie di obiettivi fra loro correlati.a) Dal punto di vista storiografico le ricerche daranno origine a contributi originali (sotto forma di monografie, volumi collettanei e saggi), al fine non solo di comunicare e rendere concretamente fruibile il lavoro svolto, ma anche di incidere in modo significativo nei dibattiti in corso a livello internazionale, contribuendo alla ridefinzione e all'innovazione degli orientamenti della storiografia sui temi in oggetto.
b) Sotto il profilo metodologico, la volontà di studiare e analizzare questioni e problemi a carattere decisamente interdisciplinare impone un'attenta considerazione dei percorsi migliori e più innovativi per il trattamento (a livello sia teorico sia tecnico) dei diversi e indispensabili tipi di fonti, scritte e iconografiche. Infatti si intende procedere all'inventariazione, alla digitalizzazione e alla pubblicazione di fonti documentarie, materiali iconografici e testi, a stampa e manoscritti, di particolare rilevanza.
c) Per quanto riguarda il confronto scientifico e la divulgazione dei risultati conseguiti, saranno organizzati seminari tematici e convegni internazionali da parte delle singole Unità. In particolare, al termine del programma di ricerca, l'Unità centrale provvederà a organizzare un convegno internazionale al fine di presentare e di discutere il lavoro svolto e gli obiettivi conseguiti tanto dal punto di vista critico-metodologico, quanto da quello del progresso delle conoscenze, così da sottoporli al vaglio della comunità scientifica nazionale e internazionale. Tutte le Unità del programma, infatti, intrattengono rapporti di vario tipo con studiosi appartenenti a centri di ricerca universitaria di livello internazionale (Parigi, Cambridge, Marsiglia, Madrid, Barcellona, Coimbra), di cui seminari e convegni - soprattutto quello conclusivo - vedranno il coinvolgimento. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La storia, intesa come quel campo discorsivo, che utilizza il passato a fini di conservazione sociale e/o di ridisegno dell'ordine costituito, rappresenta una caratteristica essenziale della società europeo-occidentale, esattamente ciò che ne fa, per dirla con Claude Lévi Strauss, una società "calda". Negli ultimi venti anni una serie di mutamenti intervenuti nella concezione della storia e nella prassi storiografica, permettono di affrontare in un modo diverso, e per molti aspetti lontano dalla doxa tradizionale, questo nesso tra il discorso sul passato e il suo uso, lato sensu, politico.La prima grande trasformazione attiene alla crescente consapevolezza del modo specifico di essere scienza della disciplina storica. Dopo una lunga fase di attrazione per le scienze cosiddette esatte, e per la possibilità di rintracciare nell'universo sociale delle coerenze di fondo, assimilabili per certi versi alle leggi naturali, si è fatto strada un atteggiamento diverso, che -pur salvando la dimensione scientifica della storia sul piano metodologico e, va da sé, deontologico - assume come punto di riferimento il carattere contingente della realtà sociale. Si tratta, in altri termini, dello stesso percorso di fuoriuscita dai paradigmi scientisti, di stampo positivista o funzionalista o strutturalista, che hanno attraversato a partire dagli anni ottanta del XX secolo altre discipline scientifiche "umanistiche" quali la sociologia e l'antropologia. Svanito il noble dream oggettivistico (Peter Novick), nutrito della suggestione durkheimiana che i fatti sociali non siano altro che "cose", si è fatta strada, grazie all'influsso del cosiddetto riorientamento critico dell'antropologia (A. Gouldner) e dell'influenza dell'individualismo metodologico, una consapevolezza crescente della natura essenzialmente interpretativa del discorso storico. Di più, si è colta con evidenza come questa valenza interpretativo-creativa e non meramente ricostruttiva, si avvalga di retoriche e di stili specifici, che sono stati qualificati come metastorici (Hayden White). Non si è trattato soltanto, di un "ritorno al narrativo" (Lawrence Stone) ma di una più profonda svolta che è stata chiamata ermeneutic o anche linguistic turn.
Questa trasformazione è parallela ad una seconda svolta metodologica di enorme portata, che si potrebbe definire come l'irruzione della dimensione identitaria nell'analisi storico-sociale. Abbandonate le macrocategorie predefinite con cui si ordinava l'universo sociale, ispirate a una rigida ascrizione delle identità politiche alla sottostante realtà socio-economica, si è manifestata la tendenza a ricostruire la disposizione degli attori storici nei contesti politici come determinabile solo a posteriori, svincolandola sostanzialmente da ogni deterministico ancoraggio alla loro posizione rispetto ai modi e ai mezzi di produzione. L'enorme successo della dimensione identitaria non si spiega solo col fatto che essa consente di dar conto del processo di costruzione dei gruppi sociali, (della classe attraverso la lotta di classe per dirla con E.P.Thompson) ma anche che con essa si è potuto rischiarare il ruolo del nesso presente-passato nella reinvenzione della tradizione che accompagna i processi di legittimazione e di rilegittimazione del mutamento sociale.
Queste trasformazioni di fondo della prassi storiografica si sono tradotte in alcuni riorientamenti culturali di grande importanza. Il primo tra questi è l'affermarsi per l'appunto di una attenzione nuova ai processi di invenzione e reinvenzione della tradizione (E.J.Hobsbawm). Se al cuore della crescita epistemologica della disciplina storica sta, sin dalle sue origini, un'aspirazione euristica, riconoscibile almeno a partire dai testi di bollandisti e maurini fino alle teorizzazioni di Ranke e della scuola prussiana, la maturità epistemologica conquistata dalla disciplina nel XX secolo, unita alla consapevolezza dell'esistenza, nell'operazione storica, di un doppio registro ermeneutico, ha prodotto una crescente attrazione per l'uso politico di un passato continuamente inventato e riutilizzato ai fini del presente. L'attenzione si sposta così dalla coppia vero-falso all'uso che si fa della fonte e/o del testo storico. Genealogie "incredibili" e prosopografie inventate divengono fonti altrettanto utili, in questa prospettiva, dei dati demografici raccolti con pazienza secondo i metodi di ricostruzione delle famiglie insegnati da Henry e Fleury. Mentre gruppi sociali considerati come solide realtà, quali la classe operaia inglese, sono stati indagati in questa prospettiva come realtà in divenire, complesse e stratificate, lo stesso processo di nation-building è stato riletto a a partire da presupposti di integrazione culturale (L.Colley) forgiati da "comunità immaginarie" (R.Benedict), spesso pilotate dalla costruzione di topoi e di stereotipi (E.Said).
Il secondo riorientamento si è verificato nell'area di quella che una volta si chiamava la storia del pensiero politico. Se infatti tradizionalmente la storia delle idee politiche era stata indagata essenzialmente alla ricerca dell'innovazione teorica, con un privilegiamento della "grande tradizione" autoriale, si è passati a prestare molta più attenzione alla circolazione corrente. Quest'evoluzione si è verificata anzitutto per quella Francia prerivoluzionaria considerata, a torto o a ragione ma comunque a seguito dei seminali lavori di J.Habermas e R.Koselleck, la culla dell'opinione pubblica modernamente intesa. Dismessa una tradizione che vedeva essenzialmente nelle trasformazioni della sfera pubblica secondo-settecentesca il terreno di caccia ideale per scorgervi le orme del mutamento culturale e anzi le radici intellettuali della Rivoluzione (D.Mornet), i lavori di D.Roche, di R.Darnton, di R.Chartier hanno gradualmente allargato l'attenzione dalla tradizione illuminista ad un più complesso universo di testi, fatto di pamphlets, giornali, romanzi d'appendice, scritti d'occasione, libelli, trascrizioni di sentenze, invettive satiriche in prosa e in versi. Una tendenza per certi versi parallela a questa si è verificata in Inghilterra, dove Quentin Skinner e J.A.G.Pocock hanno modificato la tradizionale visione di una storia delle idee circoscritta ai grandi pensatori per allargarla a tutta l'enorme massa di testi prodotti nell'epoca delle "guerre civili britanniche" e che era stata messa già valorizzata a suo tempo da Christopher Hill.
Un terzo riorientamento sta nell'affermarsi, sempre a partire dagli anni Ottanta, e grazie al recupero dell'opera seminale di Ernst Kantorowicz, di una concezione più estesa della comunicazione politica. La nuova attenzione alle stampe, alla circolazione delle immagini satiriche, agli emblemi e alle imprese, influenzata da trasformazioni parallele che hanno attraversato la critica artistica (A.Warburg) si è accompagnata ad una grande attenzione alle modalità della retorica della gestualità, della ritualità pubblica e, soprattutto attraverso la riscoperta di Norbert Elias, della etichetta e del cerimoniale di corte. Lo studio della comunicazione politica ha travalicato così non solo la trattatistica, ma la stessa parola scritta, estendendosi all'analisi di quella sorta di "politica illustrata" costituita da tutte le rappresentazioni organizzate del corpo sociale, dalle cerimonie pubbliche agli auto da fé, dai riti collettivi alle "buone maniere", dai "trionfi" celebrativi alle manifestazioni ritualizzate di dissenso, protesta, opposizione. Soprattutto, la caratterizzazione a base identitaria, e perciò evidentemente in fieri, conferita ai gruppi sociali ha obbligato la nuova storia politica a dedicare maggiore attenzione alla dimesione simbolica, a quei segni di riconoscimento attorno a cui le identità collettive si concentrano e si coagulano.
Grazie a queste evoluzioni è possibile adesso soffermarsi (in modo assai diverso da come tradizionalmente poteva intendersi) sul tema degli usi della storia nella comunicazione politica. Non solo la tradizione storiografica in senso proprio, non solo la più vasta letteratura d'occasione ma anche le immagini e le forme del cerimoniale, e soprattutto i simboli rientrano in questa prospettiva. Se per la storia contemporanea un'importante dimensione in cui si è concretato il nuovo approccio è stato quello dei "luoghi della memoria" (P.Nora), la storia dell'età moderna costituisce un terreno estremamente fertile di applicazione del tema. E' proprio nell'ambito dell'indagine di antico regime che si è manifestata infatti, prima e più consistentemente che altrove, quella insofferenza nei confronti degli anacronismi modernizzanti che ha poi costituito la nota metodologica dominante della nuova storia politica. <<<



