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PROGRAMMA DI RICERCA

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Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
PACE; ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI; STORIA CONTEMPORANEA; RELAZIONI INTERNAZIONALI; MOVIMENTI PACIFISTI; OPINIONE PUBBLICA; MISSIONI DI PACE; ARBITRATO; COOPERAZIONE SCIENTIFICA

Pensieri e azioni di pace. Prospettive internazionali, azioni degli Stati e dibattiti italiani dalla fine dell'Ottocento al secondo dopoguerra

Università degli Studi di Milano
Abstract
Il programma di ricerca si propone di cominciare ad investigare un tema molto presente nel dibattito culturale e politico odierno, ma ancora poco studiato nel suo complesso dalla storiografia. Una prima fase della ricerca da parte di tutte le tre unità operative dovrà quindi essere dedicata ad una ampia ed approfondita ricognizione della bibliografia esistente e, soprattutto, delle fonti archivistiche utili per gli studi successivi. E' possibile ipotizzare la pubblicazione di un repertorio archivistico e bibliografico sui temi della pace, organicamente strutturato. A questa prima fase della ricerca ne seguirà una seconda di approfondimento di taluni temi considerati particolarmente significativi. Tra questi saranno affrontate in particolare ricerche dedicate al ruolo delle Organizzazioni Internazionali, della Santa Sede e della Svizzera neutrale, dei movimenti pacifisti italiani e del loro influsso sull'opinione pubblica e sull'attività dei governi, i tentativi degli Stati di dare vita ad istituzioni per la conservazione della pace. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Alfredo CANAVERO Università degli Studi di MILANO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca si propone di cominciare ad investigare un tema molto presente nel dibattito culturale e politico odierno, ma ancora poco studiato nel suo complesso dalla storiografia. Una prima fase della ricerca da parte di tutte le tre unità operative dovrà quindi essere dedicata ad una ampia ed approfondita ricognizione della bibliografia esistente e, soprattutto, delle fonti archivistiche utili per gli studi successivi. E' possibile ipotizzare la pubblicazione di un repertorio archivistico e bibliografico sui temi della pace, organicamente strutturato. A questa prima fase della ricerca ne seguirà una seconda di approfondimento di taluni temi considerati particolarmente significativi. Nell'ambito complessivo della ricerca si sono individuati in particolare i seguenti filoni:
a) ruolo delle organizzazioni internazionali (a partire dall'ONU e dalle organizzazioni del "Sistema ONU" , senza dimenticare l'antecedente della Società delle Nazioni, alle istituzioni dell'attuale Unione Europea) nel promuovere e mantenere la pace o nel cercare di ripristinarla ove venuta meno.
b) Ruolo di un paese neutrale come la Svizzera nel corso delle guerre mondiali, in particolare la prima.
c) Ruolo della Santa Sede, sia dal punto di vista dell'impostazione dottrinale che da quello dei concreti interventi diplomatici.
d) Tentativi da parte degli Stati di dare vita ad istituzioni internazionali per la conservazione della pace, specie attraverso conferenze intergovernative.
e) Ruolo dei movimenti pacifisti, sia di matrice laica che socialista e cattolica, specie nella creazione di "società" per favorire la pace tra le nazioni.
f) Missioni di pace delle forze armate italiane, a partire da quella in Alta Slesia nel primo dopoguerra, alle numerose operazioni compiute dal 1948 in avanti e interesse e coinvolgimento dell'opinione pubblica
g) Atteggiamento dell'opinione pubblica italiana di fronte ai temi della pace e dell'organizzazione della società internazionale.
h) Rapporto tra le culture pacifiste diffuse nella società civile e le azioni concrete intraprese dai governi italiani.

I risultati della ricerca saranno presentati nel corso di convegni pubblici, che daranno luogo a pubblicazioni specifiche. Si prevede che ogni unità operativa organizzi alla fine del primo anno di ricerche un seminario di approfondimento e messa a punto dei propri specifici temi di ricerca. Al termine del secondo anno si pensa di organizzare un più ampio convegno, anche con la partecipazione di esperti e studiosi che non hanno partecipato al progetto, che permetta una attenta riflessione sul tema della pace visto in prospettiva storica. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Se il tema della pace è oggi al centro di un appassionato dibattito politico-ideologico, la cui eco è largamente presente sui mezzi di comunicazione, la storiografia sul tema è ancora ad uno stadio iniziale. La questione è complessa, anche perché complessa è la nozione di pace, che può avere una dimensione storica, politica, ideologica, giuridica e religiosa. Tutta la tematica dedicata alla pace, insomma, attende ancora una sua sistematizzazione dal punto di vista storico. Si prenda ad esempio la storiografia sulle organizzazioni internazionali, settore che, soprattutto in Italia, è ancora piuttosto diseguale. Mentre ampia e approfondita è stata la ricerca sulle istituzioni europee (CECA, CED, MEC) o su organizzazioni militari come la NATO (Kaplan) o la UEO (Varsori), e benché non manchino studi recenti su altre organizzazioni internazionali (Tosi sulla CECA e sulla FAO, Meneguzzi Rostagni sulla cooperazione, Costa Bona sulla Società delle Nazioni), ancora episodici sono i lavori sulle principali organizzazioni internazionali, dalla Società delle Nazioni all'ONU e agli istituti specializzati di quest'ultima (FAO, UNESCO, WHO, OIL etc.). In particolare è carente la storiografia dedicata specificamente all'attività delle istituzioni internazionali (e in questo caso comprese le istituzioni europee) per il mantenimento, il consolidamento o il ripristino della pace. Fa eccezione qualche studio dedicato in particolare al problema dell'educazione alla pace (Giuntella, Hermon), ma manca a tutt'oggi, ad esempio, uno studio sui dibattiti al Parlamento europeo per trovare soluzioni di pace a crisi internazionali, o una storia delle istituzioni europee che avevano il compito di organizzare a fini pacifici l'energia atomica (Euratom, Enea), quella cioè che era in qualche misura il simbolo della guerra estrema e potenzialmente distruggitrice della vita sulla terra, e che invece avrebbe potuto diventare un simbolo della cooperazione pacifica.
Delle Organizzazioni Internazionali e la pace si sono occupati spesso gli studiosi del diritto, che hanno discusso su quale base giuridica si sono potuti svolgere interventi militari o politici in zone sconvolte da guerre o guerriglie nel corso del tempo e ne hanno opportunamente sottolineato similitudini e differenze (De Guttry, Riondato), oppure si sono occupati della normativa per l'istituzione di tribunali post-bellici (Bassiouni Nanda, Cassese), piuttosto che gli storici.
Anche dal punto di vista dei rapporti tra movimenti pacifisti e politica internazionale degli Stati (e in particolare dell'Italia) la ricerca è ancora agli inizi. Mentre infatti relativamente solida appare la storiografia relativa alla politica estera italiana sul periodo «costituente» dell'immediato dopoguerra, fino al 1953 - sia in relazione all'Alleanza atlantica (i lavori di Bariè, Cacace, Nuti, Del Pero Giovagnoli, Sebesta), che al processo d'integrazione europea (Canavero, Durand, Olivi, Preda, Varsori) e alla dimensione mediterranea (Di Nolfo, Vigezzi, Brogi, Calandri) - così come esistono approfonditi studi sulle dinamiche internazionali che riguardarono i grandi partiti nazionali (Scoppola, Formigoni, Giovagnoli, Flores, Morozzo della Rocca, Gentiloni Silveri, Galante, Maggiorani, Ardia) e sulle trasformazioni della Chiesa cattolica nella stagione conciliare e giovannea (Melloni, Riccardi, Guasco, Giovagnoli), ancora in ritardo appare lo studio dei decenni '60 e '70 (nonostante l'eccezione recente di Giovagnoli-Pons) e in specifico la ricostruzione della storia dei movimenti pacifisti e del rapporto tra temi di politica internazionale, mobilitazione civile e opinione pubblica. Solo a livello frammentario si è infatti studiata l'azione di singoli personaggi resisi protagonisti di originali iniziative per la pace come Lanza del Vasto, Aldo Capitini, Danilo Dolci o, sul fronte cattolico, don Primo Mazzolari, Giorgio La Pira, don Milani, David Maria Turoldo ed Ernesto Balducci.
Eppure è ipotesi sostenibile che la connessione tra mobilitazione per l'obiezione di coscienza e l'ingresso nel dibattito politico di temi legati alla tutela dei diritti e alla lotta per il sottosviluppo nel «Terzo mondo» (culminati nelle grandi campagne contro la fame e per il disarmo dei primi anni Settanta), abbia avuto non solo una ricaduta socio-culturale ma abbia assunto anche, in diversi casi, una dimensione politico-istituzionale. Sullo sfondo di questi problemi sta il nesso tra canali diplomatici e istituzionali formali e una serie di percorsi politici «informali» ma non trascurabili, nel quadro di una diplomazia «democratica» e del multilateralismo (si vedano gli studi di Tosi, Bedeschi, Gozzi e Meneguzzi Rostagni). Il dibattito sulla guerra e le sue nuove forme si sviluppò non solo tra i gruppi pacifisti italiani e quelli organizzati in reti internazionali (il caso del Mir), ma anche in seno al mondo cattolico, al radicalismo e alle sinistre (particolarmente con le nuove divisioni fra socialisti e comunisti successive al 1956). Nacque poi e si sviluppò una cultura della mobilitazione personale attiva (dalla prima marcia per la pace Perugia-Assisi alle manifestazioni contro i missili a Comiso). Mentre la rilettura dell'esperienza coloniale e delle lotte di liberazione nazionale nel Terzo Mondo favoriva la nascita di nuovi miti e modelli di riferimento (Gandhi, Einstein, Kennedy, Khruscev e Papa Giovanni XXIII nella stagione della distensione, Mao, Che Guevara, Camillo Torres in quella delle crisi degli anni Settanta, Oscar Romero alle soglie degli anni Ottanta).
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per i movimenti pacifisti, che in questi anni hanno avuto un ruolo di grande rilievo. Malgrado ciò la storiografia su tale argomento è piuttosto carente, soprattutto per quanto riguarda l'Italia. Non esiste una sintesi generale sul tema, ma solo studi specialistici, spesso privi di rilievo scientifico. Possediamo infatti studi su singoli protagonisti (E.T. Moneta, Edoardo Giretti, Ezio Bartalini, Aldo Capitini, Giuseppe Lanza del Vasto, Primo Mazzolari, Giorgio La Pira, ecc.) oppure su movimenti politici del secondo dopoguerra (i partigiani della pace). In particolare, per quanto riguarda il periodo che va dalla fine dell'Ottocento al fascismo, si hanno poi studi sull'antimilitarismo socialista o sul pacifismo di gruppi minoritari cattolici o di preti di campagna, al tempo della I guerra mondiale. Mancano invece studi organici sulle proposte di arbitrato internazionale e sui suoi sostenitori: per es. su Angelo De Gubernatis (1840-1913), professore di sanscrito a Firenze e di letteratura italiana all'università di Roma e presidente della Società Italiana per la difesa del diritto dei popoli e della pace.
La storiografia, pur fornendo dunque utili piste investigative, non si è per il momento soffermata in modo sistematico sul problema della ricerca, del ristabilimento e dell'organizzazione della pace, che rimane ancora in gran parte da indagare nelle sue connessioni. <<<